LE RADICI CHE FANNO “PAURA”

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crocifisso sulle alpi

 

Al di là della interpretazione delle Sacre Scritture, esistono delle basi sulle quali si poggia tutto un “pensiero”,o meglio una delle radici della cultura spirituale europea.

A nostro avviso sono due i pilastri sulle quali si basa una struttura etica e morale sana, che il Crocefisso rappresenta, e sulle quali possiamo dire con tutta serenità che qualsiasi persona (credente, atea, laica, diversamente credente) possa convergere con serenità ed armoniua spirituale senza esserne “offeso”.

I DIECI COMANDAMENTI:

I) Non avrai altro Dio fuori di me.

II) Non nominare il nome di Dio invano.

III) Ricordati di santificare le feste.

IV) Onora il padre e la madre.

V) Non uccidere.

VI) Non commettere adulterio.

VII) Non rubare.

VIII) Non dire falsa testimonianza.

IX) Non desiderare la donna d’altri.

X) Non desiderare la roba d’altri.

 
I SETTE VIZI CAPITALI:

I) Superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri).

II) Avarizia (mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione).
 
III) Lussuria (dedizione sfrenata, senza limiti al piacere e al sesso).

IV) Invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie).

V) Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).

VI) Ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera).

VII) Accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso se stessi, verso la vita e verso la comunità nella quale si vive).

E queste sono le radici delle quali l’Europa ha paura?

Ne ha paura l’Europa delle Banche e dei Banchieri e di qualche credo ultraconservatore e radicale.

I popoli dell’Europa rivendicano questi basilari principi di convivenza, rispetto e dignità dell’uomo.

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Written by Maurizio Guarino

novembre 9th, 2009 at 8:22 am

65 Responses to 'LE RADICI CHE FANNO “PAURA”'

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  1. 9 nov. – di Ambrogio Crespi – Non svelo informazioni segrete, ne tantomeno si tratta di portare “sfiga” a Roberto Formigoni, che comunque vada, non perderà certo il posto per avere perso la fiducia dei lomabardi che in ogni tornata elettorale sono sempre stati generosi nel riconosce il suo operato tanto che qualche giorno fa l’indagine di Ekma Monitor Regione lo ha messo per la prima volta sul trono dei presidenti di regione più amati dai propri amministrati, che ha dovuto dividere con Galan e Lomabardo, quello siciliano.
    Voglio sottoporvi in modo schematico, per punti, i motivi che mi hanno convinto a credere che la partita delle candidature si chiuderà a sfavore di Roberto Formigoni.

    1) Nell’ultima settimana il governatore lombardo si è agitato moltissimo, cene, incontri e dichiarazioni culminanti con il reiterato annuncio della sua candidatura a cui hanno fatto eco i suoi sponsor più storici come Igniazio La Russa. Se Formigoni fosse sicuro di essere il candidato non si agiterebbe in questo modo, questo conferma una reale incertezza che cerca di superare con un potente impianto di comunicazione in positivo.

    2) Umberto Bossi è un furbastro, abilissimo nelle trattative, capace di nascondere il vero obbiettivo fino all’ultimo momento, alza il prezzo, chiede due regioni Piemonte e Veneto, sapendo che in Piemonte il candidato avrebbe vita durissima e rischierebbe di essere causa di una mancata vittoria, anche perché la Bresso non è certamente un avversario da sottovalutare, quindi perché avventurarsi su una strada tanto insidiosa? Chiede due regioni per ottenerne una, è un classico e poi il PdL non può abdicare al nord e cedere il passo alla Lega che da quelle parti rappresenta il più pericolose dei competitor.

    3) La trattativa quindi è più ampia: se Berlusconi riuscirà ad ottenere la solidarietà concreta sulla questione giustizia non esiterà a concedere la Lombardia a Bossi. L’alternativa a questo scenario per Berlusconi è lo scioglimento delle camere e il voto alla ricerca del plebiscito capace di chiudere i conti con la magistratura, questo percorso penalizzerebbe, anzi bloccherebbe l’attuazione del federalismo fiscale, per il quale Bossi gli concederebbe tutto.

    COME VEDETE INTERESSI CONVERGENTI GIOCANO TUTTI A SFAVORE DI ROBERTO FORMIGONI.

    Aggiungo qualche altro indizio: vi sembra credibile che il gruppo dirigente della Lega che è lombardo, possa cedere un posto chiave sull’asse ereditaria di Bossi al Veneto? Poco probabile, perché credo evidente a tutti che il primo presidente di regione del nord leghista diventerà in modo naturale il vero numero due della Lega. A Questo aggiungo che secondo me Berlusconi se si trovasse su una torre e dovesse scegliere chi buttare giù tra il ciellino Formigoni e il “suo” Galan, secondo me non avrebbe nessun dubbio a far volare gambe all’aria il ciellino.

    Ecco queste sono solo alcune considerazioni che mi hanno convinto che alla fine Formigoni lascerà lo scettro della Lombardia ad uno come Castelli, uomo di fiducia di Bossi, ma che in cinque anni da guardasigilli ha saputo creare un rapporti con Silvio cementato e collaudato, facendo tutto quello che Berlusconi voleva. Meglio di Alfano, anche più produttivo.

    Scusate la lunghezza, per me inusuale, ma la cosa meritava.

  2. Sintesi relazione
    SECONDA CONFERENZA PROGRAMMATICA NAZIONALE DE LA DESTRA
    Pomezia, 7/8 novembre 2009

    Seconda conferenza programmatica de La Destra, dopo due anni trascorsi lottando contro ogni ostacolo. Impossibile non tornare con la memoria ai giorni della Costituente, alla prima conferenza programmatica di Orvieto, al Congresso Nazionale e alle già tante campagne elettorali affrontate.

    Due anni di battaglie
    Nonostante le difficoltà incontrate, La Destra è ancora qui, in piedi, con l’orgoglio e la fierezza dei nostri militanti che custodiscono nel cuore radici incancellabili e vogliono lottare per l’Italia di domani. Per noi la politica è prima sacrificio e poi successo. Il nostro primo tratto di identità sta nella missione e nella sofferenza. A noi non ci ha regalato niente nessuno: e lo dobbiamo rivendicare; e abbiamo voluto celebrare questo nostro evento – due giorni di lavoro per il futuro – proprio alla vigilia di un evento straordinario, felice e amaro al tempo stesso.

    L’evento: la caduta del Muro di Berlino
    Tra le date spartiacque della nostra storia c’è lunedì prossimo, il ventennale della caduta del muro di Berlino. E pensiamo a quanti muri, a quante pietre, a quante pallottole sono stati gettati addosso per decenni sui militanti della destra italiana: fummo anticomunisti quando era l’identità più difficile da esibire.
    Per questo celebriamo con gioia la destra italiana della coerenza e del coraggio. Questa Destra ha cantato l’avversione al comunismo, l’ha praticata, non ci si è compromessa nemmeno negli anni in cui il Pci riceveva rubli da Mosca e altri intascavano dollari da Washington. Ma c’è anche amarezza nel constatare che il 9 novembre 1989 segnò l’avvento di altri miti che hanno caratterizzato negativamente la nostra esistenza: il pensiero unico, l’impossibilità di mettere in discussione la storia, la globalizzazione del mondo, la soggezione della politica all’economia, la crisi della rappresentanza democratica ormai soggetta ai ticchettio dei computer di piazza affari.
    No, non è solo una festa; ma anche l’inizio di un mondo nuovo a cui non ci piace appartenere, una prospettiva imbarazzante di meticciato; l’affermazione di un relativismo culturale che segna la fine dell’identità dei popoli e del valore della persona. Se questa destra ha un senso è perché vent’anni dopo punta a rialzare il vessillo di valori che non ci rassegniamo a vedere cancellati.

    L’American Way of Life non ci piace
    A noi continua a piacere una comunità che spende e non sperpera per il proprio ospedale, la propria scuola, la propria stazione ferroviaria; una comunità che considera il disabile una persona e non un costo; una preghiera un valore e non una perdita di tempo; un inno un simbolo di appartenenza e non una canzonetta.
    Berlino, vent’anni dopo, sia l’affermazione di una pretesa popolare di democrazia e libertà.
    A quel pensiero unico si sono assoggettati tutti, in Europa e nel mondo: basti pensare a quel trattato di Lisbona che consegna al burocratismo europeo la nostra vita, la nostra economia, calpestando ogni traccia di sovranità nazionale e di tradizione culturale come testimonia l’odiosa sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che pretenderebbe di cancellare il crocefisso dai nostri luoghi pubblici: noi non accetteremo mai questa decisione.
    Lo dico con chiarezza al Pdl: se in questa Europa si scambia per diritto umano quello di negare la visione del crocefisso a milioni di persone che credono, è perché è spaventosamente fragile la difesa dei valori dell’uomo. In Europa si decide così perché c’è una politica incapace di reagire persino quando si mette in discussione il valore della famiglia costituita da un uomo e da una donna e il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre.
    L’identità rappresentata dal diritto naturale è elemento fondativo della Destra e nessuno la deve più mettere in discussione.
    Al Governo rivolgiamo l’invito a tenere ferma la barra della cultura nazionale. Non ci piace la libertà di coscienza che travolge l’etica quando viene messo in discussione il diritto alla vita.

    Una sinistra che ha dimenticato la sua tradizione sociale
    Ma ha da pagare un costo politicamente elevato soprattutto una sinistra come quella italiana che ha abbandonato ogni traccia della propria tradizione sociale: capita sempre più spesso vedere operai che protestano sui tetti delle fabbriche per timore di perdere il lavoro. Ma sono sempre più soli, il che non capita mai alle associazioni che rivendicano il diritto a drogarsi, il diritto a sposarsi e ad avere figli anche se si è dello stesso sesso, il diritto a vedere gli immigrati pretendere quei servizi sociali che sono negati agli italiani in un crudele esercizio di razzismo alla rovescia. Lì i dirigenti del Pd e non solo, affollano il parterre. Se oggi Berlusconi ha praterie davanti a se, è anche perché, da Prodi in poi, gli esempi di governo della sinistra non sono stati certo esaltanti: Renato Soru cacciato dagli elettori, Ottaviano Del Turco finito in gattabuia, la preistoria con personaggi come Bassolino, Vendola, Loiero. Per finire con Marrazzo.

    Il caso Marrazzo
    Quella di Marrazzo non è solo una vicenda privata. E’ una storia che conferma che la stessa sinistra di oggi è lontana anni luce da quella dei decenni passati. Il perimetro della vita privata di un uomo pubblico è nel rapporto con la sua famiglia e nessuno di noi è autorizzato a sindacare sul tradimento coniugale di chi guida una Regione.
    Ma la vicenda che riguarda tutti è la droga, di cui Marrazzo era assuntore. Era l’incapacità a reagire ad un ricatto.
    La sinistra che difende un presidente cocainomane con la scusa che è un fatto privato è la stessa che più di cinque anni or sono accusava mio padre di aver torturato ebrei alla tenera età di dodici anni. Una balla clamorosa, ma nessuno che ammetta che, se fosse stato vero, anche quello sarebbe stato un deprecabile fatto privato del mio genitore. Invece si preferì usare la clava della calunnia su un fatto inesistente.
    Nei cinque anni di mandato, Marrazzo ha sparso veleni sul debito sanitario del Lazio, fingendo di ignorare i debiti che ci aveva lasciato Badaloni e gli otto miliardi di euro incassati dai governi Prodi e Berlusconi. Ha ignorato persino la relazione della Corte dei Conti, che ad agosto ci ha dato atto di correttezza amministrativa.
    Ma eravamo noi ad ignorare un fatto: nella vicenda di trans e cocaina i magistrati si chiedono da dove provenissero i quattrini che si spargevano in uno scantinato di via Gradoli. Marrazzo – ha detto a difesa il suo avvocato, nominato da Marrazzo presidente dell’istituto che gestisce le case popolari… – percepiva ventimila euro al mese, una cifra che mi ha fatto ovviamente incuriosire, visto che io guadagnavo di meno.
    In quei ventimila euro al mese, ce n’erano tremila che incassava come presidente della Fondazione Tor Vergata, che anch’io ricoprii ma senza percepire né pretendere compensi. Perché legata alle funzioni di presidente della Regione. E’ come se il capo dello Stato avesse una quota di stipendio aggiuntivo come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

    La Destra: siamo alternativi alla sinistra
    E’ anche per questo che siamo, per scelta e non per costrizione, orgogliosamente alternativi alla sinistra e ai suoi spericolati derivati. E’ anche per questo che diciamo al centrodestra di non regalare nulla a chi non lo merita, a partire da questa incredibile operazione che vorrebbe affidare a Massimo D’Alema la guida della politica estera dell’Europa. Ma, ci chiediamo, non era proprio D’Alema il capo degli anti-italiani? Non crediamo neppure che possa essere praticabile uno scambio con la giustizia, su cui il Pd sarebbe distrutto da Di Pietro. Al presidente del Consiglio ci permettiamo di suggerire che se proprio deve procedere lo faccia su un obiettivo alto, coincidente finalmente con la responsabilità civile dei Magistrati – chi sbaglia paga deve valere anche per loro – e bullonando una maggioranza che talvolta sembra volere usare il consenso di Berlusconi.

    Un consiglio al Cavaliere
    A Berlusconi dico di fare attenzione a chi ha in casa. Non ci sono solo le liti sempre più frequenti tra fondatori del Pdl e ministri della coalizione di governo; ma accadono fatti inquietanti che dimostrano che non avevamo torto quando invitavamo a non inseguire la mistica della semplificazione, musicata impropriamente con l’inno al bipartitismo. Le notizie che provengono dalla Sicilia dimostrano che è in corso una vera e propria scissione. Quando metà gruppo parlamentare ne forma un altro, di che cosa si tratta se non di scissione? E perché ce l’avevate con noi, che eravamo solo quattro deputati, tre senatori, e un parlamentare europeo?
    Probabilmente questa riflessione si fa strada, se avvengono fatti nuovi che possono vederci protagonisti. E qui sta anche il tema della nostra Conferenza Programmatica, dove ragioneremo su come tradurre in pratica politica ed amministrativa la nostra identità politica e culturale.

    Gli ospiti della nostra conferenza programmatica
    Anzitutto Renata Polverini, che interverrà dopo la mia relazione.
    Nel pomeriggio sarà la volta di uno dei sindaci più amati d’Italia, Giuseppe Scopelliti.
    Domani ascolteremo con amicizia, rispetto e attenzione Ignazio La Russa, al quale ho chiesto di portare il saluto del Pdl, per testimoniare che non ha senso la stagione del rancore, che possiamo ancora discutere appassionatamente su quello che ci separa, ma che dobbiamo verificare se siamo capaci di individuare il nemico che è a sinistra attraverso obiettivi comuni di lotta politica.

    Le proposte de La Destra
    Cosa proponiamo all’Italia e agli italiani. E’ identità il legame con la terra e con la nazione. E’ identità il lavoro che è ricchezza dell’uomo e non costo di produzione. E’ identità un modello di Stato sociale che non vediamo come elemosiniere ma come riequilibratore di differenze sociali enormi ancora oggi. E che veda nel merito l’unico discrimine tra persone. E’ identità la sovranità dello Stato – rispetto all’economia, rispetto ai grandi del mondo, rispetto alle mafie e alle camorre -.
    Ecco, presentiamo il Partito della Nazione e del Lavoro che ora comincia a formarsi, con l’avvio della campagna di tesseramento che al 30 maggio vedrà la data finale per i delegati da eleggere per l’elezione, entro luglio, dei segretari regionali. Dovremo rappresentare il Partito dello stile e non quello della moda.
    Moralizzare la politica, moralizzare la società, debellare il malcostume, lottare per il diritto e non per il favore, dismettere l’arroganza di casta. C’è bisogno di una forza politica che rivendichi questo ruolo.
    Ci aiuterà anche la scuola di partito che vedrà il suo esordio il 13 gennaio del prossimo anno.
    Poi, le Regionali e le Amministrative di fine marzo.
    Domenica 13 dicembre ci ritroveremo qui per l’assemblea con i segretari regionali e provinciali di tutta Italia. Ciascuno per le sue competenze dovrà avere già pronte le liste dei candidati locali de La Destra ai quali affidare il messaggio che svilupperemo in questi due giorni a Pomezia.

    Dobbiamo mettere al centro dei nostri programmi opzioni precise, sapendo che tenteremo di farle condividere alle forze politiche con cui ci alleeremo e che comunque le porteremo avanti, gelosi come siamo della nostra autonomia culturale.
    Sul versante istituzionale, battendoci sul territorio per l’affermazione del presidenzialismo a garanzia dell’unità nazionale.
    E poi sul sociale. Vogliamo amministrazioni regionali che diano il segno della svolta nei drammi ignorati e inesplorati dalla politica: siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il lavoro; siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli avidi signori che dominano l’usura bancaria; siano le nostre amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale; siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di un’immensa catena di montaggio; siano le nostre Amministrazioni locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale garantendo i servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.
    Su queste basi andremo alle elezioni regionali.

    Alleanza
    Abbiamo letto che l’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha dato mandato al presidente Berlusconi di verificare con noi la volontà di alleanze comuni per battere la sinistra. La mia opinione è che questa volontà c’è e che sentiamo come un dovere morale sradicare la sinistra da quelle undici regioni che incredibilmente ancora governa.
    Noi vogliamo un patto di rappresentanza e di governo che valga per tutte le amministrazioni regionali e locali in cui si voterà. Noi non proponiamo alleanze a macchia di leopardo. Noi non siamo l’Udc.
    Ragioneremo su ogni aspetto dell’alleanza, ma ci sentiamo già in combattimento e lavoreremo anche sulle disponibilità reciproche a coinvolgere la stessa Fiamma Tricolore in un progetto di radicamento a destra del bipolarismo italiano.

    Iniziative future
    Celebreremo i nostri colori, la nostra identità, i nostri uomini, le nostre donne in una nuova, grande manifestazione popolare che convocheremo ancora a Napoli il prossimo 13 febbraio, su una precisa piattaforma politico sociale che scaturirà qui da Pomezia.

    di Francesco Storace

  3. SECONDA CONFERENZA PROGRAMMATICA DE LA DESTRA
    Pomezia 7/8 novembre 2009

    Relazione segretario nazionale Francesco Storace

    Carissimi dirigenti e militanti della Destra, grazie a tutti per questa bella presenza. Grazie a tutti per questi due anni che abbiamo trascorso insieme lottando contro ogni ostacolo; è impossibile non tornare con la memoria ai giorni della Costituente, alla prima conferenza programmatica di Orvieto, al Congresso Nazionale e alle già tante campagne elettorali trascorse assieme.

    Due anni che hanno registrato un turn over impressionante, tanti macigni sul nostro cammino, eppure siamo ancora qui, in piedi, con l’orgoglio e la fierezza dei nostri militanti che custodiscono nel cuore radici incancellabili e vogliono lottare per l’Italia di domani. Ci siamo; ci siamo con determinazione; non ci siamo spaventati per l’asprezza della lotta; siamo caduti e ci siamo rialzati.

    Sì, per questa Destra ne vale proprio la pena! Del resto, lo dico a chi non ha avuto la pazienza di veder crescere questo movimento – non immaginando che per noi la politica è prima sacrificio e poi successo – che cosa è un’attesa come quella che abbiamo vissuto finora di fronte al sacrificio di generazioni che veneriamo per aver combattuto quando si rischiava e si lasciava la pelle?

    Mai dimenticare perché facciamo politica: il nostro primo tratto di identità sta nella missione, nella sofferenza a cui sorrideremo quando sarà più bella la nostra vittoria. A noi non ci ha regalato niente nessuno: e lo dobbiamo rivendicare; e abbiamo voluto celebrare questo nostro evento – due giorni di lavoro per il futuro – proprio alla vigilia di un evento straordinario, felice e amaro al tempo stesso.

    Tra le date spartiacque della nostra storia c’è lunedì prossimo, il ventennale della caduta del muro di Berlino. E pensiamo a quanti muri, a quante pietre, a quante pallottole sono stati gettati addosso per decenni sui militanti della destra italiana: fummo anticomunisti quando era l’identità più difficile da esibire.
    Per questo celebriamo con gioia, vent’anni dopo, la destra italiana della coerenza e del coraggio.
    Questa Destra ha cantato l’avversione al comunismo, l’ha praticata, non ci si è compromessa nemmeno negli anni in cui il Pci riceveva rubli da Mosca e altri intascavano dollari da Washington. Noi abbiamo davvero il diritto di gioire nel celebrare la fine simbolica del comunismo.
    Ma c’è anche amarezza nel constatare che il 9 novembre 1989 – anche noi abbiamo qualcosa da dire ai ragazzi nati in quell’epoca – segnò l’avvento di altri miti che hanno caratterizzato negativamente la nostra esistenza: il pensiero unico, l’impossibilità di mettere in discussione la storia, la globalizzazione del mondo, la soggezione della politica all’economia, la crisi della rappresentanza democratica ormai soggetta ai ticchettio dei computer di piazza affari.
    No, non è solo una festa; ma anche l’inizio di un mondo nuovo a cui non ci piace appartenere, una prospettiva imbarazzante di meticciato; l’affermazione di un relativismo culturale che segna la fine dell’identità dei popoli e del valore della persona.
    Se questa destra ha un senso è perché vent’anni dopo punta a rialzare il vessillo di valori che non ci rassegniamo a vedere cancellati.

    Obama o no, l’American Way of Life continua a non piacerci.
    A noi continua a piacere una comunità che spende e non sperpera per il proprio ospedale, la propria scuola, la propria stazione ferroviaria; una comunità che considera il disabile una persona e non un costo; una preghiera un valore e non una perdita di tempo; un inno un simbolo di appartenenza e non una canzonetta. Berlino, vent’anni dopo, sia l’affermazione di una pretesa popolare di democrazia e libertà, senza che a una dittatura criminale se ne sostituisca una più raffinata che adoperi la moneta di pochi al posto del fucile del plotone di esecuzione.

    A quel pensiero unico si sono assoggettati tutti, in Europa e nel mondo: basti pensare a quel trattato di Lisbona che consegna al burocratismo europeo la nostra vita, la nostra economia, calpestando ogni traccia di sovranità nazionale e financo di tradizione culturale come testimonia l’odiosa sentenza della cosiddetta Corte dei diritti dell’uomo che pretenderebbe addirittura di cancellare il crocefisso dai nostri luoghi pubblici – Noi non accetteremo mai questa decisione –
    Mi ci voglio soffermare per denunciare la troppa ipocrisia che regna nella politica nostrana.
    A parole – a parte qualche sciagurato esponente della estrema sinistra e i soliti radicali – tutti hanno criticato quella sentenza. A parole, ma con quanta sincerità? Lo dico con chiarezza al Popolo della Libertà: se in questa Europa si scambia per diritto umano quello di negare la visione del crocifisso a milioni di uomini e donne che credono, è perché è spaventosamente fragile la difesa dei valori dell’uomo. E ci auguriamo che si voglia finalmente mettere a tacere sia chi predica nuove Moschee nel nostro Paese, sia chi vaneggia di ore di religione islamica nelle nostre scuole. E’ da lì, da quel dibattito interno, che parte l’attacco alla nostra cultura. In Europa si decide così perché c’è una politica incapace di reagire persino quando si mette in discussione il valore della famiglia costituita da un uomo e da una donna e il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre.
    L’identità rappresentata dal diritto naturale è elemento fondativo della Destra e nessuno la deve più mettere in discussione.

    Al Governo – e soprattutto alla maggioranza – rivolgiamo l’invito a tenere ferma la barra della cultura nazionale. No, non ci piace la libertà di coscienza che travolge l’etica quando viene messo in discussione il diritto alla vita, travolto dal caso di Eluana Englaro come dall’introduzione della pillola abortiva.
    Ma ha da pagare un costo politicamente elevato soprattutto una sinistra come quella italiana che ha precipitosamente abbandonato persino ogni traccia della propria tradizione sociale: capita sempre più spesso vedere operai che protestano sui tetti delle fabbriche per timore di perdere il lavoro.
    Ma sono sempre più soli, il che non capita mai alle associazioni che rivendicano il diritto a drogarsi, il diritto a sposarsi e ad avere figli anche se si è dello stesso sesso, il diritto a vedere gli immigrati pretendere quei servizi sociali che sono negati agli italiani in un crudele esercizio di razzismo alla rovescia. Lì i dirigenti del Pd e non solo, affollano il parterre. E’ una sinistra che ha scoperto nuove forme di egemonia culturale, ma per fortuna inversamente proporzionale ai suoi destini elettorali. E del resto, che cosa rimane ad un partito che si vanta solo della pur brillante organizzazione delle primarie, senza rendersi conto di quanto sia devastante per un progetto politico cambiare tre segretari nazionali in otto mesi?
    Molto attenti alla forma partito, scarsamente credibili nella pratica di governo.

    Se oggi Berlusconi ha praterie davanti a se, è anche perché, da Prodi in poi, gli esempi di governo della sinistra non sono stati certo esaltanti: non c’è stato solo Renato Soru cacciato dagli elettori e Ottaviano Del Turco finito in gattabuia, ma desta stupore che la preistoria di cinque anni fa veda ancora in sella personaggi come Antonio Bassolino, Niki Vendola, Agazio Loiero.
    Vanno buttati giù ed è solo un caso che Piero Marrazzo li abbia preceduti con l’incredibile vicenda che lo ha riguardato.

    Permettetemi una riflessione che non è solo personale. Non ho mai avuto la presunzione di considerarmi il miglior presidente che il Lazio abbia avuto, certo è che nessuno potrà mai dire che ne sia stato il peggiore.
    Ma quella di Marrazzo non è solo una vicenda privata. E’ una storia che conferma che la stessa sinistra di oggi è lontana anni luce da quella dei decenni passati; del resto non è un caso, evidentemente, se ci si iscrive al Pd di Castellammare di Stabia e si uccide un altro iscritto; se a Roma uno stupratore seriale diventa dirigente territoriale del partito. E’ l’identità fragile che si afferma, l’accogliere chiunque determinato dalla fine del modello partito con selezione, che genera poi ai livelli istituzionali più elevati l’assenza di qualunque elemento di verifica delle persone che si propongono agli elettori.
    Abbiamo subìto centinaia e centinaia di pagine della sinistra editoriale che ci informava delle performance sessuali del presidente del Consiglio e ora scopriamo le strabilianti prodezze dell’ex governatore del Lazio. Che non si è dimesso per stile, ma solo perché è stato pizzicato. Il perimetro della vita privata di un uomo pubblico è nel rapporto con la sua famiglia.

    Nessuno di noi è autorizzato, e soprattutto non nutriamo particolari curiosità, a sindacare sul tradimento coniugale di chi guida una Regione. Né sulla persona a cui rivolgeva la sua morbosa e ben remunerata attenzione. Ma la vicenda che riguarda tutti è la droga, di cui Marrazzo era assuntore. Era l’incapacità a reagire ad un ricatto. Ma la sinistra che difende un presidente cocainomane che la scusa che è un fatto privato, è la stessa che più di cinque anni or sono, accusava mio padre di aver torturato ebrei alla tenera età di dodici anni.
    Una balla clamorosa, come sanno tutti, ma nessuno che ammetta che, se fosse stato vero, anche quello sarebbe stato un deprecabile fatto privato del mio genitore. Invece si preferì usare la clava della calunnia su un fatto inesistente.

    E ancora, nei cinque anni di mandato, Marrazzo ha sparso veleni sul debito sanitario del Lazio, fingendo di ignorare i debiti che ci aveva lasciato Badaloni e gli otto miliardi di euro incassati dai governi Prodi e Berlusconi.
    Ha ignorato persino la relazione della Corte dei Conti, che non più tardi dello scorso mese di agosto ci ha dato atto di correttezza amministrativa. Ma eravamo noi ad ignorare un fatto: nella vicenda di trans e cocaina i magistrati si chiedono da dove provenissero i quattrini che si spargevano in uno scantinato di via Gradoli. Marrazzo – ha detto a difesa il suo avvocato, nominato da Marrazzo presidente dell’istituto che gestisce le case popolari… – percepiva ventimila euro al mese, una cifra che mi ha fatto ovviamente incuriosire, visto che io guadagnavo di meno.
    In quei ventimila euro al mese, ce n’erano tremila che incassava come presidente della Fondazione Tor Vergata, che anch’io ricoprii ma senza percepire né pretendere compensi. Perché legata alle funzioni di presidente della Regione. E’ come se il capo dello Stato avesse una quota di stipendio aggiuntivo come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

    Tutti questi scrupoli Marrazzo non li ha avuti: da una parte cianciava di sanità in rosso, dall’altra si prendeva tremila euro netti al mese dalla spesa per i malati e investiva in trans e in cocaina. Uno svergognato, non c’è altro da dire. Al termine dell’ultimo interrogatorio si è coperto la faccia per non farsi riprendere dalle telecamere. Ha fatto bene, è meglio non farsi riconoscere!!!
    Verrebbe da chiedersi: ma di questo appannaggio aggiuntivo sapeva nulla la sua maggioranza, il suo assessore alla sanità, il suo assessore al bilancio? Tutti zitti. Nessuno che sapesse neppure che si drogava?
    Qui si misura la capacità della sinistra di riconoscere un errore che non è solo di Marrazzo, ma di uno schieramento che pensa che battere il nemico sia più importante che governare bene e più semplicemente dare l’esempio.

    E’ anche per questo che siamo per scelta e non per costrizione, orgogliosamente alternativi alla sinistra e ai suoi spericolati derivati. E anche per questo che diciamo al centrodestra di non regalare nulla a chi non lo merita, a partire da questa incredibile operazione che vorrebbe affidare a Massimo D’Alema la guida della politica estera dell’Europa, che certo diventerebbe, diciamo, un po’ più bombardiera. Ma, ci chiediamo, non era proprio D’Alema il capo degli anti italiani?
    Non crediamo neppure che possa essere praticabile uno scambio con la giustizia, su cui il Pd sarebbe distrutto da Di Pietro. Al Presidente del Consiglio ci permettiamo di suggerire che se proprio deve procedere, lo faccia su un obiettivo alto coincidente finalmente con la responsabilità civile dei Magistrati – chi sbaglia paga deve valere anche per loro – e bullonando una maggioranza che talvolta sembra volere usare il consenso dell’On.le Berlusconi.

    A Berlusconi dico di fare attenzione a chi ha in casa. Non ci sono solo le liti sempre piu’ frequenti tra fondatori del Pdl e ministri della coalizione di governo; ma accadono fatti inquietanti che dimostrano che non avevamo torto quando invitavamo a non inseguire la mistica della semplificazione, musicata impropriamente con l’inno al bipartitismo. Le notizie che provengono dalla Sicilia – e per ora solo dalla Sicilia – dimostrano che è in corso una vera e propria scissione. Quando metà gruppo parlamentare ne forma un altro, di che cosa si tratta se non di scissione? E perché ce l’avevate con noi, che eravamo solo quattro deputati, tre senatori, e un parlamentare europeo?

    Probabilmente questa riflessione si fa strada, se avvengono fatti nuovi che possono vederci protagonisti. E qui sta anche il tema della nostra Conferenza Programmatica per la cui organizzazione voglio ringraziare Nello Musumeci, Adriano Tilgher, Bruno Esposito, Antonio Mazzella e Stella Mele, assieme ad Andrea Ruggeri, Antonio De Angelis e alle ragazze che lavorano al Partito tra mille difficoltà personali.
    Ragioniamo di come tradurre in pratica politica ed amministrativa la nostra identità politica e culturale, attraverso dibattiti profondi come quelli che si snoderanno tra oggi e domani pomeriggio, al termine dei quali tirerà le conclusioni il Presidente Buontempo e dopo aver ascoltato gli ospiti che abbiamo scelto con cura.

    Anzitutto Renata Polverini, che interverrà con un suo saluto dopo la mia relazione.
    Alle 18 sarà la volta di uno dei sindaci più amati d’Italia e che rappresenta la rabbia del Mezzogiorno nella corsa alla conquista di una delle Regioni più sfortunate del Paese, quella che da marzo in poi speriamo di poter individuare come la nuova Calabria di Peppe Scopelliti.

    E domani, attorno a mezzogiorno, un intervento che ascolteremo con amicizia, rispetto ed attenzione, quello di Ignazio La Russa.
    Non sarà un intervento rituale, questo non è un Congresso. E se ho chiesto ad un uomo che proviene da Alleanza Nazionale di portare il saluto del Pdl è per testimoniare plasticamente che non ha senso la stagione del rancore, che possiamo ancora discutere appassionatamente su quello che ci separa, ma che dobbiamo verificare se siamo capaci di individuare il nemico che è a sinistra attraverso obiettivi comuni di lotta politica.

    Ma voglio tornare più avanti al rapporto con il Pdl. Qui, oggi e domani, discutiamo soprattutto di noi e di che cosa proponiamo all’Italia e agli italiani. E’ identità il legame con la terra e con la nazione. E’ identità il lavoro che è ricchezza dell’uomo e non costo di produzione. E’ identità un modello di Stato sociale che non vediamo come elemosiniere ma come riequilibratore di differenze sociali enormi ancora oggi. E che veda nel merito l’unico discrimine tra persone.
    E’ identità la sovranità dello Stato – rispetto all’economia, rispetto ai grandi del mondo, rispetto alle mafie e alle camorre -.
    Ecco, presentiamo il Partito della Nazione e del Lavoro che ora comincia a formarsi, con l’avvio della campagna di tesseramento che al 30 maggio vedrà la data finale per i delegati da eleggere per l’elezione, entro luglio, dei Segretari Regionali sulla base del Regolamento che Bruno Esposito sottoporrà all’esecutivo del Partito sulla base della Delega ricevuta in Comitato Centrale.
    Dovremo rappresentare il Partito dello stile e non quello della moda.
    Moralizzare la politica, moralizzare la società, debellare il malcostume, lottare per il diritto e non per il favore, dismettere l’arroganza di casta.
    C’è bisogno di una forza politica che rivendichi questo ruolo.
    Ci aiuterà anche la scuola di partito a cui sta lavorando Adriano Tilgher e che vedrà il suo esordio il 13 gennaio del prossimo anno.
    Poi, le Regionali e le Amministrative di fine marzo.
    Domenica 13 dicembre ci ritroveremo qui per l’Assemblea con i Segretari regionali e provinciali di tutta Italia.
    Ciascuno per le sue competenze dovrà avere già pronte le liste dei candidati locali de la Destra ai quali affidare il messaggio che svilupperemo in questi due giorni a Pomezia.

    Dobbiamo mettere al centro dei nostri programmi, opzioni precise sapendo che tenteremo di farle condividere alle forze politiche con cui ci alleeremo e che comunque le porteremo avanti, gelosi come siamo della nostra autonomia culturale.
    Anzitutto sul versante istituzionale, battendoci sul territorio per l’affermazione del presidenzialismo a garanzia dell’unità nazionale.
    E poi sul sociale: vogliamo amministrazioni regionali che diano il segno della svolta nei drammi ignorati e inesplorati dalla politica: siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il lavoro;
    siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli avidi signori che dominano l’usura bancaria;
    siano le nostre amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale;
    siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di un’immensa catena di montaggio;
    siano le nostre Amministrazioni locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale garantendo i servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.

    Su queste basi, amici della Conferenza Programmatica de La Destra andremo alle elezioni regionali. Abbiamo letto che l’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha dato mandato al Presidente Berlusconi di verificare con noi la volontà di alleanze comuni per battere la sinistra.
    La mia opinione è che questa volontà c’è e che sentiamo come un dovere morale sradicare la sinistra da quelle undici regioni che incredibilmente ancora governa.
    Noi vogliamo un patto di rappresentanza e di governo che valga per tutte le amministrazioni regionali e locali in cui si voterà. Noi non proponiamo alleanze a macchia di leopardo. Noi non siamo l’Udc.

    Ragioneremo su ogni aspetto dell’alleanza, ma ci sentiamo già in combattimento e lavoreremo anche sulle disponibilità reciproche a coinvolgere la stessa Fiamma Tricolore in un progetto di radicamento a destra del bipolarismo italiano.

    Celebreremo i nostri colori, la nostra identità, i nostri uomini, le nostre donne in una nuova, grande manifestazione popolare che convocheremo ancora a Napoli il prossimo 13 febbraio su una precisa piattaforma politico sociale che scaturirà qui da Pomezia.
    Ancora una volta chiameremo i fantastici militanti di Gioventù Italiana a svegliare una comunità antica che non vuole smettere di sperare di cambiare il mondo.

    di Francesco Storace

  4. UDC: TABACCI, ADDIO A CASINI, BERLUSCONI NON FA PER ME (ANSA) – ROMA, 9 NOV – «Mi auguro che con Pier Ferdinando Casini ci si possa ritrovare più avanti; prima o poi, pure lui dovrà ricollocarsi al centro nell’orizzonte di un partito comune; anche perchè immagino che ad Arcore non caverà un ragno dal buco. Io comunque con Arcore e dintorni non intendo avere nulla a che fare». Bruno Tabacci, deputato dell’Udc, annuncia il suo addio al partito centrista e l’iscrizione al gruppo misto della Camera. In un’intervista al Corriere della sera, Tabacci parla di un futuro centro «distante e alternativo al populismo di Berlusconi e della Lega», di «un’alleanza dinamica, aperta al dialogo tra laici e cattolici, distinta ma attenta all’evoluzione della sinistra politica e del Pd». In proposito, definisce «coerente»l’evoluzione del Partito democratico che ha eletto Pier Luigi Bersani segretario collocandosi «nell’alveo del socialismo europeo». Ma osserva: «In questo senso l’iniziativa di Rutelli è motivata e ineccepibile. Bersani fa il suo mestiere, ma noi dobbiamo fare il nostro».(ANSA).

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 09:37

  5. Roma, 8 nov. – (Adnkronos) – Domani, alle 15.30, presso la Sala Stampa di Palazzo Chigi, il ministro per le Pari Opportunita’, Mara Carfagna, presentera’ nel corso di una conferenza stampa lo spot della prima campagna istituzionale di sensibilizzazione contro l’omofobia e le discriminazioni di genere. Lo rende noto un comunicato del ministero per le Pari Opportunita’.

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 09:39

  6. Brigata Golani annuncia una sospensione momentanea della sua attività sul blog e sul gruppo Facebook a causa del suo impegno politico, che lo assorbe totalmente, in quanto impegnato nella definizione delle candidature per le prossime elezioni regionali.
    Un abbraccio!
    A presto !

    wladimiro

    Brigata Golani

    9 nov 09 at 09:41

  7. REGIONALI: CALDEROLI, PIEMONTE E VENETO CI SPETTANO (ANSA) – ROMA, 9 NOV – Piemonte e Veneto alla Lega nord «non sono dei desideri campati in aria, ma delle precise richieste. Si tratta dell’esatta traduzione dei voti che abbiamo preso alle scorse elezioni europee rispetto al peso della popolazione del nord sul sistema paese». Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione normativa, assicura che il Carroccio non arretra dalle sue richieste in vista delle elezioni regionali 2010 e dice: «Non c’è nessun ricatto. Non vogliamo la luna, ma solo quello che ci spetta». Intervistato da Repubblica, Calderoli ragiona: «Il minimo che ci sarebbe toccato sarebbe stata la Lombardia. Senza contare che il Veneto è una regione sicuramente vincente, ma per dimensioni non è certo la Lombardia. In Piemonte, poi bisognerà giocarsela fino in fondo per vincere. E Roberto Cota – osserva – mi sembra il candido più adatto». E si chiede: «Qualcuno vuole forse dimenticarsi chi è passato alle scorse elezioni dall’8 al 10 per cento? Chi ha vinto, ricordo, è stata la Lega. Gli altri, semmai, hanno perso qualcosa». Calderoli, poi, mette in guardia Berlusconi dalle insidie di una trattativa con l’Udc di Pier Ferdinando Casini: «L’Udc non è un problema nostro, ma di coerenza con gli elettori. Quelli pretendono di fare addirittura la politica dei tre forni. Stare all’opposizione del governo, presentarsi in alcune regioni alleati con il centrodestra e in altre con il centrosinistra. Anche Berlusconi – conclude – dovrebbe prendere coscienza che fare delle alleanze a macchia di leopardo risulterebbe incomprensibile per il nostro elettorato». (ANSA).

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 09:43

  8. GIUSTIZIA: BONGIORNO, SISTEMA SIA MESSO IN CONDIZIONE DI CELEBRARE PROCESSI = Roma, 9 nov. – (Adnkronos) – L’obiettivo di ridurre i tempi dei processi «è condivisibile», ma deve essere accompagnato, se non addirittura preceduto, «da una serie di interventi concreti volti a mettere il sistema in condizione di celebrare i processi». Lo afferma, in una lettera al Corriere della Sera, Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera a proposito delle iniziative di legge per favorire il ‘processo brevè con la riduzione dei tempi di prescrizione. «Se è vero, come è vero, che la giustizia oggi è al collasso e povera di risorse, le possibili soluzioni tecniche da sole non bastano. Ecco perchè -prosegue Bongiorno- dobbiamo porci un interrogativo: una riduzione dei tempi di prescrizione dei reati, o l’indicazione di nuovi limiti entro i quali i processi devono essere celebrati, quali conseguenze concrete può avere se prima non si mette il sistema in condizione di celebrare i processi in tempi brevi, compatibili con le riduzioni di prescrizione?». «Nel maneggiare lo strumento della prescrizione -sottolinea Bongiorno- si deve tenere conto che non è ordinando sic et simpliciter di ridurre i tempi dei processi che si trasforma un ordinamento arrugginito in una macchina ben oliata ed efficiente». Inoltre, occorre soppesare bene le possibili conseguenze che simili scelte potrebbero avere anche sul piano della lotta alla criminalità, «perchè un ordinamento nel quale non vengono emesse condanne offrirebbe un formidabile incentivo al crimine». (Pol/Zn/Adnkronos)

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 09:43

  9. Dal 2 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010 la Galleria Borghese celebra Caravaggio, in occasione del IV centenario dalla morte, affiancando ai suoi capolavori venti dipinti di uno dei grandi artisti della seconda metà del XX secolo, Francis Bacon, di cui ricorre, invece, il centenario dalla nascita. Due personalità estreme, entrate nell’immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell’esistenza con pari intensità e genialità inventiva.

    A distanza di quattrocento anni queste personalità sconvolgenti si incontrano per la prima volta alla Galleria Borghese, arricchita da trenta capolavori dei due maestri, provenienti dai maggiori musei del mondo.

    “Caravaggio – Bacon” è curata da Anna Coliva, Direttrice della Galleria Borghese, e da Michael Peppiatt, biografo, amico intimo e massimo conoscitore di Francis Bacon, organizzata da MondoMostre e resa possibile grazie al sostegno di BG Italia, ENEL e Vodafone. La mostra alla Galleria Borghese offre un accostamento tra i dipinti di Caravaggio e quelli di Bacon, proponendo allo spettatore di aderire all’eccezionale esperienza estetica che ne consegue, piuttosto che seguire una consueta ricostruzione storico critica. Non vuole quindi teorizzare dipendenze di Bacon da Caravaggio, ma provocare le suggestioni visive, evocare corrispondenze spontanee risultanti da accostamenti formali. Bacon non ha nulla di Caravaggio e non si è ispirato a lui, ma se c’è un artista del nostro tempo che può essere equiparato a Caravaggio è proprio Bacon.

    Caravaggio e Francis Bacon sono tra gli interpreti più rivoluzionari e profondi della rappresentazione della figura umana. Entrambi, nelle diversità della loro poetica e del loro tempo, hanno penetrato con sconvolgente originalità ilmistero dell’esistenza e dell’arte, rappresentando la verità spirituale nella più traumatica immediatezza della carne.

  10. ok brigata: in bocca al lupo!

  11. commento a caldo sulla lega: mi domando che cosa voglia dire “CI SPETTANO”.

    ma la lega non vantava di essere il “nuovo”?

    posizioni e linguaggio da mera spartizione di potere.

    lega: si salvi chi può…

  12. povero tabacci… entra, esce, rientra, riesce… ok bersani è nel giusto ma rutelli ha ragione… quando metterà i pantaloni?

  13. Magari non concordo completamente che le nostre radici siano I dieci comandamenti e i sette vizi capitali ma la questione importante è che si riconoscano delle radici. Che si riconoscano le diversità proprio in base a queste radici. Non per mettere muri e negare le contaminazioni o integrazioni. Ma quanto meno per evitare di cedere alla globalizzazzione massificante… certo, in alcuni momenti pare proprio che in pochi anni sia stato creato un pensiero unico. Anche con la fine del blocco sovietico e della guerra fredda, si è creduto nella fine della storia e delle diversità. Tutti a riconoscersi dietro non alla propria bandiera, ma all’insegna del Mc Donald o della Coca Cola. Ma non è così. Questi sono solo alcuni aspette esteriori contro cui non mi interessano e anzi i fan sorridere certe crociate massimaliste e di propadanda della cosiddetta sinistra antagonista.
    Quel che mi interessa è appunto evitare di violentare in maniera traumatica la nostra Storia, la nostra coscienza, il nostro modo di vivere, il nostro essere. Non significa essere i migliori, ma essere il frutto di un passato che non si può cancellare pena la nostra stessa alienazione.
    Tornando quindi all’attualità della sentenza sul Crocefisso, la religione Cristiana è stata a lungo religione di Stato dell’Italia unita. Ma ancora prima, rappresentava proprio l’elemento unificante del nostro Paese. Cosa dovremo fare, oscurare anche i crocefissi delle nostre Chiese?

    Vincenzo

    Vincenzo

    9 nov 09 at 10:07

  14. condivido vincenzo.

    le radici che abbiamo postato le abbiamo volute segnalare come humus della comunità. le basi sulle quali si poggia la condotta di un buon cristiano e a nostro avviso di una “brava persona”.

    non vogliamo aprire un post modello “trattato teologico” o interpretazione delle Sacre Scritture (che sono in perenne dibattito all’interno del vaticano) ma trovare quella sintesi estrema che, a nostro avviso, il crocefisso rappresenta per tutti noi: laici e non, credenti e non, altrimente credenti e non.

  15. Bellissimo articolo,complimenti.

    Di Giuseppe Riccardo

    Riccardo

    9 nov 09 at 10:23

  16. SE LO POTETE, SBUGIARDATEMI

    Se il comunismo è morto (dicono), i comunisti sono sempre vivi

    di Filippo Giannini

    Da il Corriere della Sera del 31 ottobre scorso: “Il Garko dei record: diventò un violento con la camicia nera”; è un articolo che anticipa una nuova fiction dal titolo: “Il peccato e la vergogna”. Anche se lo ritengo superfluo, riporto alcune frasi ricavate dal pezzo: (…). Gli ingredienti del romanzo popolare ci sono tutti. Osserva Giancarlo Scheri, responsabile fiction Mediaset: “In questo momento in cui esiste qualcuno che nega l’Olocausto (!?), è un modo per contribuire a non dimenticare”. Ma rappresentando la storia di un criminale, che nella divisa nera corona la sua natura perversa (e te pareva…,nda), non si rischia di creare il binomio fascisti tutti delinquenti? Assicura il produttore Alberto Tarallo: “Ci siamo affidati alla consulenza di storici (e mò sò tranquillo, nda). Non raccontiamo solo il fascino oscuro del fascismo (quanto erano imbecilli i nostri padri e nonni e quanto sono acuti sia Tarallo che i suoi storici, nda), ma anche la generosità di alcuni italiani che, pur essendo inseriti nel regime, contrastarono le leggi razziali, nascondendo ebrei in casa, salvandoli dai campi di concentramento. Anche se questo (la persecuzione degli ebrei) non è l’argomento che desidero trattare, chiedo al Signor Tarallo – e ai suoi storici – spiegatemi come mai gli ebrei, a migliaia e migliaia, in quel periodo, invece di fuggire in Usa, in Svizzera, in Gran Bretagna, in Russia, si rifugiavano in Italia; eppure in Italia vigevano le famigerate leggi razziali.
    Attendo risposta (che non arriverà mai, perché vige la regola del vermetto furbetto).

    IL FASCISMO NACQUE VIOLENTO E I ROSSI LO SUBIRONO?

    Ma quando mai! E vediamo da quale parte fosse la violenza, almeno chi la originò. E come è nel mio modo di fare, citerò Autori non fascisti.
    Partiamo da una data fondamentale: 23 marzo 1919: quella della fondazione dei Fasci di Combattimento e i motivi che ne determinarono l’origine.
    Ha scritto il giornalista inglese William Phillips (e siamo solo nel 1923): Tutti gli scritti di Mussolini dedicati alla questione russa andrebbero oggi riletti. Ci si accorgerebbe che con tutto quello che abbiamo saputo dopo ben poco in realtà siamo venuti a conoscere di cui egli non si fosse già allora perfettamente reso conto. Vide a nudo il comunismo e ne fu atterrito (Domenico Settembrini, Fascismo, controrivoluzione imperfetta, pag. 91). Ciò premesso, vediamo quali erano le direttive di Antonio Gramsci, il più accreditato pensatore comunista. Il programma del nascente Partito Comunista d’Italia, dettato proprio da Gramsci è sintetizzato su Il Comunista, che in data 20 gennaio 1920 titolava: Con l’Internazionale di Mosca – Per la Rivoluzione Proletaria Mondiale. Antonio Gramsci era tutt’altro che un democratico e un pacifista, egli spingeva le masse verso una rivolta In questa campagna al massacro, Antonio Gramsci non era solo; il cattolico filocomunista (oggi diremmo cattocomunista) Giovanni Miglioli (Attilio Tamaro, Vent’anni di storia, pag. 174n.): Faremo fare agli agrari la fine di Giuda; li appenderemo coi piedi in su e la testa in giù agli alberi delle nostre terre: squarceremo il loro putrido ventre da cui usciranno le grasse budella turgide di vino. E nelle contorsioni dell’agonia noi danzeremo intorno non la danza della vendetta, ma la danza della più umana giustizia (…). Ed i fascisti, delinquenti, scherani lanzichenecchi, assoldati all’Agraria, seguiranno eguale sorte. Riconosce Settembrini, pag. 70: Quando mai il fascismo ha raggiunto il grado di fredda ferocia nella soppressione degli avversari politici, di sistematicità scientifica nel soffocamento di qualsiasi forma di spontaneità popolare, di oscurantismo nella censura dell’alta cultura – è noto che Lenin incaricò la moglie di fare un’attenta epurazione delle biblioteche, mentre nulla si sa di analoghe attività assegnate a Donna Rachele. Ancora Settembrini (pag. 150): Il ricorso alla violenza all’interno alla sinistra nelle campagne italiane risale agli anni della prima guerra, quando tra i repubblicani, che avevano la loro base in mezzo ai mezzadri, e i socialisti, che reclutavano forze soprattutto tra i braccianti, non erano infrequenti in certe zone le risse, gli assassini a tradimento e talvolta rudimentali spedizioni punitive a scopo di vendetta. Allora trova conferma quanto ho ripetutamente scritto:le prime azioni squadristiche portavano il vessillo rosso! Ma non è davvero finito (Zumino Pier Giorgio, La questione cattolica nella sinistra italiana, pagg. 31-33): Gli episodi di violenza si esauriscono in questi pochi casi? No davvero. Ad esempio ecco quanto ricorda lo scienziato Ardito Desio che, ad una domanda di un giornalista, così rispose: Il fascismo ha avuto molti aderenti, dopo la fine della prima guerra mondiale, fra noi ufficiali perché si viveva in un clima di puro terrore. Si subivano pestaggi, bastonature. Numerosi furono assassinati per il solo fatto di portare le stellette (…). Un altro giornalista inglese, Percival Phillips, corrispondente del Daily Mail, ha scritto: Essi (i fascisti) combattevano il terrore rosso con le stesse armi. Compivano rappresaglie che turberebbero quei pacifisti che vogliono la pace a tutti i costi. Ai sistemi di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Di certo non imitarono i sistemi comunisti di gettare vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso a Torino da un tribunale rosso composto in parte da donne, né torturavano i prigionieri come fecero in altre parti d’Italia i seguaci di Lenin.
    Sarebbe opportuno ricordare le violenze perpetrate a danno di militari che avevano già tanto sofferto nelle trincee, violenze che si verificarono principalmente nelle grandi città. Sarebbe bene ricordare anche quel che si verificò tra il 10 e il 15 aprile 1919 a Roma e a Milano, quando socialisti e anarchici scesero in piazza con l’intento di dimostrare che le forze bolsceviche dominavano ormai la piazza. Anche se in quei giorni di aprile il fascismo come forza organizzata non esisteva ancora, tuttavia la manifestazione rossa fece esplodere il fenomeno fascista. A luglio del 1919 i socialisti scatenarono una serie di violenze che provocarono ventisei morti, oltre trecento feriti e il saccheggio di 1200 negozi. Sempre in quell’anno vennero costituiti i Soviet. In Val Bisenzio addirittura venne proclamata una Repubblica sovietica. A giustificazione del saccheggio dei negozi, sull’Avanti! del 5 luglio si poteva leggere: Le merci sono del popolo, prodotte dal sudore del popolo e ad esso ritornano per il potere di una forza contro la quale nessuno può reagire (…). Il movimento insurrezionale, appunto sulla falsariga di quella di Mosca, si sviluppò a Forlì dove venne emesso il primo decreto del Soviet, Milano, Genova, Torino hanno fatto seguito. Il Corriere della Sera del 7 luglio riporta: Violente scene di saccheggio si sono verificate oggi a Torino (…). Particolarmente prese di mira, oltre parecchie salumerie e negozi di uova e pollame, furono le rivendite di calzature, specie le più eleganti del centro (…). A questi atti, che ormai erano di prassi quotidiana, il 20 e 21 luglio fu organizzato uno sciopero generale in segno di solidarietà verso i compagni rivoluzionari russi e ungheresi che si concluse con disordini e pestaggi. Questi avvenimenti dettero vita al movimento fascista, che fu così giustificato da Alcide De Gasperi (Il Nuovo Trentino del 7 aprile 1921): Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione (…). Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima.
    Allora qualcuno mi potrebbe chiedere: I fascisti tutti angioletti?. Certamente no! Primo: quando la violenza viene scatenata la colpa di questa ricade su coloro che la scatenano, e una volta che ciò accade, la violenza è difficile controllarla. Secondo: c’è violenza e violenza; questa distinzione viene spiegata oltre che dal già citato giornalista inglese Percival Phillips, anche dallo storico Antonio Falcone, il quale su Storia Verità ha scritto: In un certo senso si può dire che i fascisti la violenza non tanto la imposero quanto la subirono. Lo dimostra il numero dei loro caduti, che fu di gran lunga superiore a quello degli avversari. Secondo Roberto Forges-Davanzati (nazionalista siciliano, nda), le vittime fasciste, tra morti e feriti, si contano a centinaia, mentre quelle avversarie si contano a decine. Nel 1924, uno degli anni più “caldi”, specialmente nei mesi che precedettero e seguirono le elezioni legislative, caddero una ventina di fascisti e ne furono feriti almeno 140, mentre nella parte avversa si ebbe un solo morto (…). La sproporzione si spiega col fatto che, mentre gli squadristi cercavano lo scontro frontale e aperto, i rossi conducevano la loro lotta a forza di imboscate e di attentati. Se poi opponendo violenza a violenza, furono i fascisti ad avere il sopravvento, ciò non fu perché fossero più violenti, o numericamente più forti ( anzi era tutto il contrario), ma solo perché erano meglio organizzati e quindi più efficienti. E questo è tanto vero che in moltissimi casi il fascista rispondeva all’agguato con il manganello o con l’olio di ricino. Per coloro che volessero provare, accerteranno che fa meno male l’olio di ricino che un colpo di pistola alla nuca. Quanto sopra scritto si ripeterà in forma più violenta e vile al termine del secondo conflitto mondiale.
    Quindi se il comunismo ateo fu “intrinsecamente perverso”, come fu definito dal Pontefice Pio XI nella Enciclica Divini Redeptoris, la sua sconfitta va attribuita all’”Uomo della Provvidenza”. Dello stesso parere è Winston Churchill, il quale nel 1947 ha scritto: Così terminò la dittatura di Mussolini in Italia, durata ventun anni, durante i quali egli aveva sollevato il popolo italiano dal bolscevismo, nel quale avrebbe potuto sprofondare nel 1919, a una posizione in Europa quale mai l’Italia aveva raggiunto prima. L’alternativa al suo governo avrebbe potuto essere un’Italia comunista che avrebbe causato pericoli e disgrazie di tipo diverso sia per il popolo italiano che per l’Europa.

  17. DA BUFALA A BUFALA (E INSISTONO!)

    Mussolini “coureur de jupon”? E anche « espion »?

    di Filippo Giannini

    Dopo il mio precedente articolo: “Bufale, Bufalone” non avrei voluto tornare sull’argomento ma, visto il persistere di alcuni organi d’informazione, molti dei quali stranieri, anche se a malincuore, riprendo la penna.
    Prendiamo ad esempio il giornale svizzero “Tribune de Geneve” il quale, in un articolo a firma di Yannik Van Der Schueren, senza alcun ritegno titola: “Benito Mussolini, un espion à la solde des Britanniques”, oppure “Il Sole 24 Ore”: “Mussolini spia degli inglesi per 100 sterline alla settimana”. Certo che per molti editorialisti le parole non hanno più un senso, questo per un giornalista onesto ma ignorante; per quelli il cui senso delle parole hanno ancora un valore, l’accusa è più grave: provocatori o calunniatori. O entrambi le cose. Andiamo ad aprire il “Dizionario Fondamentale della Lingua Italiana” e vediamo quale senso reale dare al sostantivo “Spia” e leggiamo: Chiunque indagando di nascosto, riferisce i fatti altrui o notizie importanti e riservate, come segreti militari, politici e industriali; in particolare, informatore clandestino al servizio di una nazione straniera.
    Ed ora mi rivolgo alle persone oneste e a coloro che ancora riconoscono il valore della parole: Mussolini è stato una spia?
    Riporto alcuni cenni di Maurizio Barozzi, concetti che condivido a pieno: Questo termine, in ogni caso, così denigratorio e non dissociabile da quello di “traditore”, non può essere utilizzato per qualificare l’attività e la posizione di Mussolini al tempo notoriamente impegnato a sostenere lo sforzo bellico italiano in sintonia con l’alleata Gran Bretagna e neppure per insinuare il suo interesse venale quando è storicamente acquisito che mai il futuro Duce palesò desiderio di arricchimento.
    Il 5 dicembre 1912 al ventinovenne Mussolini venne affidata la direzione dell’Avanti! Il dinamismo dimostrato dal giovane direttore creò gelosie e preoccupazioni nella direzione del partito stesso. Queste si accrebbero ancor più a seguito di un discorso tenuto al teatro Banci di Cesena, nel quale Mussolini puntualizzò la netta distinzione esistente fra il partito socialista e il socialismo. E’ una distinzione di valenza storica nella quale già si nota l’evoluzione del pensiero mussoliniano. Ecco il passo più interessante: Il socialismo non ha bisogno di Karl Marx (…). Il nostro socialismo sarà una civiltà superiore, perché erediterà dalla società capitalistica quanto ha di buono, come la produttività sempre più intensa e febbrile, eliminando quanto vi è di nocivo, come lo sfruttamentp e la servitù. Già da queste poche parole, si può intravedere il motivo di tanto rancore, da parte delle consorterie finanziarie, verso quell’uomo.
    1914, è l’inizio del grande conflitto che poi diverrà mondiale. Il 1° agosto l’Italia dichiara la propria neutralità.
    La posizione di Mussolini era chiara: Abbasso la guerra!, come titolava a tutta pagina su l’Avanti! Nello stesso tempo Mussolini prendeva coscienza che i partiti dell’Internazionale socialista si sfaldavano e si schieravano, da una parte e dall’altra delle trincee, con i governi dei propri Paesi in guerra. Questo si rivelerà un passaggio fondamentale nell’azione rivoluzionaria di Mussolini, coerente al pensiero mazziniano quale “grande prova di popolo”. Mussolini intuì, come altri pensatori socialisti, che la vera evoluzione delle masse proletarie poteva avvenire con la forza di rivoluzionarie trasformazioni nell’ambito di ogni singola nazione. E la strada era la guerra e verso quella strada dirigerà la sua azione. Così, se il 1° agosto aveva scritto “Abbasso la guerra!”, il 18 ottobre scrisse un articolo dirompente: “Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante”.
    A seguito di questa svolta politica, il 20 ottobre, durante una riunione del PSI, Mussolini fu costretto a dimettersi dalla direzione del giornale.
    Le correnti interventiste divenivano sempre più agguerrite e ricche di personalità autorevoli. Fra queste troviamo, oltre al futurista Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele D’Annunzio, i repubblicani Eugenio Chiesa, Luigi De Andreis e i socialisti Leonida Bissolati e Gaetano Salvemini.
    Domenica 15 novembre 1914, vide la luce il primo numero de “Il Popolo d’Italia – Quotidiano socialista”, nel quale il futuro Duce chiariva i motivi della sua scelta: l’interventismo. E da questa linea non ha più derogato, avendo preso atto del fallimento dei partiti socialisti europei e la guerra, come abbiamo visto, aveva reso l’Internazionale una parola senza più contenuti. A conferma di ciò è sufficiente leggere tutti gli scritti di Mussolini, ognuno di questi è una campagna per la continuazione della guerra a fianco degli alleati; e questo anche, e ancor più, dopo il disastro di Caporetto. Quindi quale motivo aveva Sua Maestà Britannica a finanziare un giornale che tanto bene sosteneva la volontà di proseguire la lotta? Questo è solo uno dei motivi (perché ce ne sono ben altri, che in questa sede non è possibile esaminare) per cui ritengo che il documento di Peter Mortland è un falso. D’altra parte che tutta questa storia sia una bufala, è data dal fatto che l’intento degli estensori era di diffamare quanto più possibile quel morto appeso per i piedi a Piazzale Loreto. A controprova propongo quanto ha scritto l’articolista de Tribune de Geneve, il quale con malcelata, sciocca ironia e senza prove, ha scritto: Je n’ai aucune preuve, mais je soupçonne Mussolini, connu pour étre un coureur de jupon, d’avoir dépensé une bonne partie de cet argent (il “salario” fornito dalla Gran Bretagna per “fare la spia”, nda) pour ses maitresses, précise-t-il. Evidentemente l’articolista, o il signor Peter Mortland, ha trovato le ricevute delle marchette rilasciate dalle maitresses a Mussolini, per ogni prestazione sessuale fornita.
    Al giornalista svizzero Yannick Van Der Schueren contrappongo quanto scrisse il ben più noto e ritenuto il miglior giornalista di quel Paese, Paul Gentizon: Se v’è un nome che nel dramma resterà puro ed immacolato, sarà quello di Mussolini. In tutte le circostanze ed anche dinanzi alla più atroce avversità, Egli è rimasto di una fermezza incrollabile; sino alla morte è rimasto fedele all’onore, e non ha capitolato. I suoi avversari, senza parlare dei suoi fedeli, non possono che inchinarsi sulla sua tomba in rispetto e ammirazione.

  18. vincenzo mi dai le tue impressioni sulla 2 giorni de la destra?

    io nonn potendo andarci ho mandato un mio amico per farmi il punto e darmi le sue impressioni.

    mi piacerebbe avere le tue dato che sei, come noi, persona che cerca sempre l’oggettività, l’onestà intellettuale e la traspareza.

  19. CRISI, E’ ORA DI PENSARE ALLE FAMIGLIE

    Polverini: “Se c’è ripresa procedere a riforme, a partire da meno tasse a redditi fissi”

    “Non si può pensare ad altre misure rivolte esclusivamente alle imprese, bisogna pensare alle famiglie”.
    Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl Renata Polverini intervenendo al congresso nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni a Roma, ribadendo la richiesta affinchè “in coerenza con il programma di governo, si acceleri l’introduzione del quoziente familiare e nel frattempo si definiscano misure di alleggerimento della pressione fiscale che penalizza lavoratori dipendenti e pensionati a fronte di privilegi quali quelli concessi alle rendite finanziarie”.
    Per Polverini “il taglio dell’Irap rappresenterebbe una ulteriore misura in direzione delle sole aziende, quando è invece prioritario dare un segnale a quanti da almeno quattro finanziarie attendono interventi a loro vantaggio, puntualmente disattesi. I lavoratori, infatti, hanno già dovuto scontare il mancato taglio del cuneo fiscale nella scorsa legislatura, che pure ha premiato in modo strutturale le imprese, con fondi garantiti ogni anno”.
    “Si può accelerare l’uscita dalla recessione proprio sostenendo i redditi e le famiglie, aumentando il potere d’acquisto di salari e pensioni affinché si possa tornare a consumare, stimolando in questo modo la produzione industriale e scongiurando ulteriori contraccolpi sui posti di lavoro già sufficientemente provati dalla crisi. E la via fiscale è quella più immediata”.
    “Se la ripresa c’è come certifica l’Ocse e ribadisce il governo – conclude – non si esiti allora ad avviare le riforme di cui il paese ha bisogno. A cominciare da una riforma fiscale che ripristini un principio di giustizia ed equità, con particolare attenzione alle famiglie”.

  20. MURO BERLINO: PICCHI (PDL), LA STORIA DICE CHE TUTTI I MURI CADONO = Firenze, 9 nov. – (Adnkronos) – «Venti anni fa cadeva il muro di Berlino e con esso la guerra fredda, il comunismo e il mondo diviso in blocchi. Dopo 20 anni il messaggio che ci trasmette la città riunificata di Berlino è che i muri non possono resistere a lungo anche quelli che sembrano più solidi e sono difesi con le armi. Può succedere inaspettatamente o alla fine di un lungo processo ma alla fine i muri che dividono cadono sempre». Così Guglielmo Picchi, deputato del Pdl, rievoca il ventennale della caduta del Muro di Berlino. «L’eredità che ci ha lasciato il muro di Berlino si deve trasformare in impegno politico e sociale per far cadere tutti quei muri che ancora impediscono di godere la piena libertà a uomini e donne e a popoli interi. Il mio impegno sarà sempre di più indirizzato a far cadere i muri che dividono e oggi festeggiamo questa grande festa di libertà e ricordiamo di quel 9 novembre 1989 in cui la storia cambiò il suo corso», ha aggiunto Picchi. (Red-Xio/Ct/Adnkronos)

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 10:52

  21. IMMIGRAZIONE:SCHIFANI, INTEGRAZIONE CON RISPETTO LEGALITÀ (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 9 NOV – «La solidarietà e l’integrazione saranno più solide se da parte degli immigrati saranno adottati comportamenti che diano concreta dimostrazione della loro reale volontà di osservare le leggi e le regole che governano il nostro paese che li ospita: rispetto della legalità, delle nostre tradizioni, della nostra cultura». È quanto ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, intervenendo questa mattina in Vaticano al Vi congresso mondiale della Pastorale per i migranti e gli itineranti. «Non possiamo e non dobbiamo – ha aggiunti Schifani – allontanare i nostri fratelli immigrati e rifugiati considerandoli un problema che lo Stato deve risolvere solamente sotto il profilo dell’ordine pubblico e della sicurezza» ma, ha ribadito Schifani, il rispetto della legalità «è un loro preciso dovere, un indispensabile presupposto per la civile convivenza, volano per un piena e totale integrazione». (ANSA).

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 10:52

  22. Buongiorno e buon inizio settimana a tutti .
    Le radici , sono fondamentali per qualsiasi cultura , non si tratta solo di religione , ma anche del nostro essere , “chi siamo”, ogni popolo ha una storia , tramandata dai nostri avi con delle tradizioni , che non possono essere cancellate . Essere aperti al mondo , non razzisti , non significa cancellare il nostro essere , ma significa convivere ed accettare anche altre culture , senza rinunciare a cio’ che siamo e da dove veniamo .Il Crocefisso per noi è un simbolo di cristianita’ , di credo , il rimuoverlo significa rinnegare noi stessi , i nostri valori , non ci fara’ sentire piu’ vicini alle altre culture , ma fara’ capire algli altri popoli che noi non crediamo nei nostri stessi valori , quindi siamo gia’ inferiori . Chi arriva nel nostro paese deve capire che deve rispettarci , prima di tutto per l’ospitalita’ e poi devono rispettare le nostre leggi e le nostre tradizioni , come noi rispettiamo le loro , gli islamici ormai credono di essere padroni del nostro paese , credo che noi gli abbiamo concesso molto , quando noi ci rechiamo nel loro paese ,dobbiamo rispettare le loro leggi , vestirci in un determinato modo , parlare in un determinato modo , altrimenti rischiamo di essere lapidati ,credo che se un italiano si permettesse di toccare una delle loro tradizioni verrebbe trucidato senza appello , noi invece che facciamo? Tiriamo via il nostro crocefisso e con esso il nostro credo e la nostra tradizione , beh aime un popolo piu’ fesso di noi credo che al mondo non esista.

    Petronilla

    Petronilla Corsaro

    9 nov 09 at 10:56

  23. verissimo petronilla. ma sul crocefisso sono certo, non verrà toccato.

    sul resto condivido il tuo principio, che è anche il nostro, del diritto-dovere alla reciprocità. altrimenti non si può e deve aprire nessun dialogo. ognuno a casa sua.

  24. x marco: post di ieri.

    quello che tu dici è sacrosanto ed è questa la profonda differenza tra politca e show.

    se si fa show per avere spazio nei media spacciandola per politica si ottengono risultati mediocri.

    risultati mediocri che sono sotto gli occhi di tutti…

    la politica è cosa ben più grande ed importante di una pagina sul giornale o sull’essere ospiti dalla d’urso della situazione. quella linea serve solo ad avere uno straccio di visibilità per portare avanti la propria figura e non un progetto solido e serio. a mio avviso.

    la politica è passione, non è imprenditoria. la politica è una missione, non appagare il proprio egocentrismo. la politica è altra cosa e più si va avanti più certi personaggi si rivelano per quello che sono e cioè poca cosa.

  25. “barbaro non è colui che viene da lontano, barbaro è colui che ha perso le sue radici” M. Veneziano da il libro “la Tradizione”.
    penso che questa frase racchiuda benissimo il mio pensiero.
    Ritengo che un popolo che rinunci alle proprie radici sia un popolo che ha smesso di sentirsi tale e per questo è giusto pensare che non gli sia dovuto alcun rispetto. Siamo troppo distratti e remissivi con chi, in nome di una falsa integrazione, ci sta imponendo anzi, pretendendo, di poter modificare ogni nostro modo di vivere e tramandare il nostro patrimonio culturale, le nostre tradizioni, il nostro stesso percorso di popolo.A salvaguardia del nostro stesso essere POPOLO ognuno di noi ha il preciso compito morale di essere un novello Enea che guarda avanti recando sulle spalle il vecchio padre e conducendo per mano il giovane figlio. Regaliamoci questa immagine ogni giorno altrimenti non avremo alcun patrimonio da difendere e avremo perso noi stessi.

    marina rotini

    marina rotini

    9 nov 09 at 11:21

  26. ottimo marina e ben riletta.

  27. biongiorno a tutti…

    —————
    x marco: post di ieri.

    quello che tu dici è sacrosanto ed è questa la profonda differenza tra politca e show.

    se si fa show per avere spazio nei media spacciandola per politica si ottengono risultati mediocri.

    risultati mediocri che sono sotto gli occhi di tutti…

    la politica è cosa ben più grande ed importante di una pagina sul giornale o sull’essere ospiti dalla d’urso della situazione. quella linea serve solo ad avere uno straccio di visibilità per portare avanti la propria figura e non un progetto solido e serio. a mio avviso.

    la politica è passione, non è imprenditoria. la politica è una missione, non appagare il proprio egocentrismo. la politica è altra cosa e più si va avanti più certi personaggi si rivelano per quello che sono e cioè poca cosa.
    —————————–
    non avrei potuto esprimermi meglio Morfy.. mi associo.. ;-)

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 11:32

  28. ben ritrovata Marina

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 11:33

  29. un popolo piu’ fesso di noi credo che al mondo non esista.
    ———————-
    Petronilla, hai talmente ragione che aanche le righe sopra pubblicate in riferimento anche a Mussolini.. chiariscono esattamente come e quanto buoni siamo sempre stati.. questo ci fa passare da Fessi.. è vero..

    Sono la prima a rispettare le altrui usanze o case se vado fuori dal mio recinto.. ma continuo a pretendere lo stesso rispetto che concedo..

    Per il Crocifisso, ritengo che la sentenza in oggetto, sia una strategia politica per lavarsi le mani.. o atta a risolvere con faciloneria il problema immigrazione ed integrazione, in questo modo forse pensano diminuiranno i contrasti od i motivi di discussione con gli extracomunitari presenti nel territorio.. Scelta non proprio sorprendente da parte di un’Europa si cristiana ma poco cattolica, è come se Lutero si fosse preso una rivincita.. in fondo..

    Per quello che mi riguarda abbiamo il diritto Corte Europea o no di mantenere affisso l’emblema delle nostre radici e del nostro credo.. non ha mai fatto male a nessuno..

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 11:43

  30. siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il lavoro;
    siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli avidi signori che dominano l’usura bancaria;
    siano le nostre amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale;
    siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di un’immensa catena di montaggio;
    siano le nostre Amministrazioni locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale garantendo i servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.
    ———————–
    Questa di Storace mi piace…

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 11:48

  31. Be’ che dire sulla storia del Crocifisso…
    Io sono talmente aperto al dialogo con altre Religioni che sarei propenso non solo a tenere la Croce (mi piace chiamarla così) ma addirittura farei esporre anche la mezzaluna e la Stella di David.
    Questa signora finlandese non doveva permettersi neanche lontanamente di adire la Corte Europea sulla questione, in questi casi divento xenofobo, se le da fastidio La Croce, torni pure nella sua bella terra piena di laghi.
    Per me la Croce ha un significato profondo che trascende i valori e le radici di cui parlate, per me significa identificarmi in Cristo e per Cristo, significa amarlo come Lui ha amato noi, fino alla morte di Croce, significa la nostra Resurrezione alla vita eterna, e tanto altro ancora.
    A me delle radici non me ne frega un accidente, credo nella Croce e in ciò che rappresenta. Punto.

    giovanni

    Giovanni Dal Molin

    9 nov 09 at 11:59

  32. Gesù Cristo rappresenta un fatto storico, una persona reale, che è stata uccisa dopo essere stata torturata per non avere abiurato quello che è stato il suo messaggio per tutta la vita. Che lo si reputi Figlio di Dio, oppure se si pensi che non sia stato altro che un uomo come Dio passato alla Storia, Gesù ha dato scandalo a tutti, credenti e non. Lui è il vero rivoluzionario, è il prototipo del rivoluzionario positivamente inteso. In lui è evidente l’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (”date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (”Padre perdona loro perché non sanno quello che che fanno”)“. Dico questo da non cattolico, ma credente.

    Ecco perchè va difeso il crocifisso, per quello che rappresenta, non per il fatto di essere radice della nostra cultura. Se tentiamo di assolutizzare il principio che sta dietro la difesa di questo simbolo, perdiamo la battaglia. Non opponendo le nostre radici (solo per il fatto di essere tali) a quelle di eventuali futuri cittadini ma dimostrando la validità delle stesse che si otterrà ciò che si vuole.

  33. ciao giovanni.

    credo che la nostra tradizione imponga il crocefisso.

    nulla da eccepire verso la stella di david e sono chiarissime le nostre posizioni filo-israeliane.

    ma in italia c’è il vaticano, la santa romana chiesa: da lì si parte per l’italia.

    la nostra tradizione è questa ed aggiungere elementi creerebbe solo confusione, a mio avviso.

    il crocefisso rappresenta “tutti”, la stella di david rischia di essere “settaria”.

  34. valerio ottimo intervento.

  35. Ciao a tutti…un paio di cose veloci:ieri la santa ha esagerato,i toni sono stati troppo alti e di cattivo gusto…sono onorato di aver vissuto la caduta del muro di berlino ed è uno degli avvenimenti che più ricordo dell’infanzia…secondo me la lega avrà la lombardia e non il veneto…

    Marco

    Marco

    9 nov 09 at 13:01

  36. Si Valerio..
    rivoluzionario, l’Esempio per eccellenza di martire..

    ed il martire con il martirio ha sempre fatto si che la massa poi subisca la fatidica scossa di risveglio spontaneo.. verso il bene.. come diceva Gandhi stesso..

    fai bene ha ricordarci cosa il crocifisso in realtà rappresenta, per vedere l’umanità mossa verso il positivo.. si ha sempre bisogno di un martire immolato per la causa giusta.. questo è quello che non dovremmo dimenticare mai.. ogni volta che lo guardiamo.. il sacrificio estremo..

    chissà se riusciremo a vedere l’alba di un giorno in cui .. il mondo non avrà più bisogno di martiri, per comportarsi con umanità..

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 13:04

  37. ciao Marco
    ieri la santa ha esagerato,i toni sono stati troppo alti e di cattivo gusto…
    ———————-
    quoto visto il programma.. cattivo gusto a voler essere buoni..

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 13:07

  38. chissà se riusciremo a vedere l’alba di un giorno in cui .. il mondo non avrà più bisogno di martiri, per comportarsi con umanità..
    ——————
    NOI CERTAMENTE NO. MA NON MOLLEREMO MAI.

  39. … e chiamiamolo cattivo gusto…

  40. d’altronde se no hai altre argomentazioni per far parlare di te, il cattivo gusto è sempre un rimedio affinchè se ne parli… occhio…

  41. IL CROCIFISSO ADOSSO

    di Emilio Gentile, in “Il Sole 24 Ore” dell’8 novembre 2009

    Forse i giudici della Corte di Strasburgo che hanno emesso la sentenza sull’esposizione del crocifisso nelle scuole dello Stato, entità eminentemente profana, sono stati inconsapevoli strumenti di un Disegno Superiore mirante a restituire la maestà del sacro al simbolo massimo della religione cristiana, sottraendolo ai molti usi che se ne fanno.
    Infatti, il crocifisso lo si vede dondolare dai lobi, dalle narici o dall’arco sopraccigliare di giovani uomini e donne; ondeggiare su prosperosi seni di attrici, cantanti e presentatrici; pencolare da bracciali, portachiavi, specchi retrovisori; e apparire stampigliato su indumenti e tatuato sulla pelle.
    Chi lo esibisce dichiara di manifestare la sua fede in Cristo, ma probabilmente ha frainteso le parole di Gesù: «Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Matteo, 16,24). Molti che esibiscono il crocifisso hanno probabilmente scambiato “portare” per “indossare”.
    Dello stesso fraintendimento sembrano essere vittime inconsapevoli quanti sostengono che la presenza obbligatoria del crocifisso nelle scuole dello Stato sia doverosa testimonianza di una antica tradizione, nella quale si identificano le radici e l’identità italiana. Così facendo, forse non si avvedono di trasformare il simbolo della più universale e antimondana delle religioni nell’idolo tribale di una entità mondana, attribuendo una fissità vegetale alle radici della identità nazionale.
    Il fraintendimento del comando di Gesù sul portare la croce è antico quanto le guerre di religione fra cristiani. Nel secolo scorso, il crocifisso fu insegna degli opposti eserciti che si massacrarono durante la Grande Guerra, la più anticristiana fra le guerre mai combattute da nazioni che si proclamavano cristiane. La croce col Sacro Cuore, sovrapposto al tricolore repubblicano, accompagnò i soldati francesi all’uccisione dei soldati tedeschi, che correvano a uccidere i francesi esibendo come protettore della Germania il Cristo crocifisso. Come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasta in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto «una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato … e molto probabilmente si sarebbe spenta, senza lasciar traccia di sé». Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI.
    Da allora, l’esposizione del crocifisso è rimasta obbligatoria nelle scuole. Qualcuno oggi la giudica inoffensiva, altri lesiva dei diritti umani, altri imprecano contro chi vuol togliere il crocifisso invocando la difesa dell’identità italiana. Non sembra, comunque, che tale esposizione obbligatoria abbia ispirato finora una effettiva pratica del comando di Cristo: «Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno, e mi segua» (Luca, 9,23). Appeso alle pareti delle scuole per comando dello Stato, il crocifisso non ha mosso molti italiani a seguire Cristo prendendo la propria croce: al massimo, l’hanno indossata. Senza rinnegare se stessi.

  42. Se cadono i veti… Inizia una nuova stagione politica per La Destra, che la presenza del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ieri a Pomezia, alla seconda conferenza programmatica del partito, ha sancito ufficialmente, di fronte ad una platea gremita ed entusiasta.
    “Qui non ci sono solo io, c’è il Pdl: ne ho parlato con Gianfranco Fini e con Silvio Berlusconi, senza il loro assenso non sarei qui” ha sottolineato La Russa, confermandoci la “valutazione su quello che è stato un allontanamento non giustificato da profonde ragioni politiche. Visto col senno del poi – ha chiarito – continuo a ritenerlo un errore politico”.

    Se cadono i veti… si può quindi ragionare ”non su quello che è stato – ha detto il ministro – ma su quello che potrà essere in futuro”, mettendo “la parola fine ai pregiudizi e ricominciando a guardare avanti per navigare nel modo migliore, sicuri che alla fine l’obiettivo vincente è quello di far parte tutti insieme di una grande famiglia antitetica alla sinistra”.

    Ho accolto La Russa alla nostra conferenza programmatica con un benvenuto, un bentrovato e infine un bentornato, perché in questi anni abbiamo preso strade diverse ma la politica è fatta di individuazione di obbiettivi comuni. Adesso è giunto il tempo di avviare un confronto per percorrere un pezzo di strada insieme a partire dal territorio.

    di francesco storace

  43. BENE O MALE, PURCHE’ SI PARLI DI ME..
    sempre grande Wilde, con la sua ironia.. vale la pena spendere due parole per ricordare che questa massima è efficace, nel momento in cui è sostenuta dallo spessore culturale della persona, va detto che lo stile è qualcosa che si possiede, come dote naturale, non si impara…

    Monica Da Vià

    monica

    9 nov 09 at 13:26

  44. FINI: NON FIRMO NULLA. NON MI PIACE UN PARTITO CASERMA (IL PUNTO)

    (ASCA) – Roma, 9 nov – Dopo il rinvio della scorsa settimana, Silvio Berlusconi ha intenzione di incontrarsi martedi’ o mercoledi’ con il leader della Lega Umberto Bossi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. All’ordine del giorno del vertice ci sono la riforma della giustizia e le elezioni regionali del marzo 2010.

    Sul primo punto il premier sta lavorando con i suoi collaboratori a un documento che stabilisce le linee di una riforma della durata dei processi, delle norme sulla loro prescrizione accanto alla separazione delle carriere dei magistrati e al cambiamento dei criteri di nomina del Consiglio superiore della magistratura.

    Secondo alcune indiscrezioni, Berlusconi avrebbe intenzione di ottenere un impegno scritto di tutti i parlamentari del centrodestra sul documento in questione che prevede anche la rapida riforma del processo penale e delle intercettazioni (i due provvedimenti, gia’ approvati alla Camera, sono fermi al Senato). Dopo questa firma, i provvedimenti verrebbero presentati ufficialmente in Parlamento.

    Il presidente del Consiglio deve convincere sulla bonta’ di questa linea soprattutto Fini, che ieri sera, intervenendo alla trasmissione televisiva ”Che tempo che fa”, ha ribadito le proprie perplessita’: ”Il Pdl cosi’ com’e’ organizzato non mi soddisfa al cento per cento. E la caserma che non mi piace”. Aggiungendo una battuta polemica: ”Gli autografi si chiedono a Sting, non ai deputati. Il presidente della Camera non firma nulla. I deputati si regolino loro” (il cantante britannico era ospite della stessa trasmissione).

    Fini conferma la non identita’ di vedute con il premier: ”Non ho difficolta’ a dire che su alcune questioni con Berlusconi abbiamo opinioni diverse. Quando non condivido alcuni obiettivi non lo mando a dire, lo dico. Quando si e’ leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si e’ leali, si e’ supini”.

    Alla domanda su cosa ne pensa dell’ipotesi di Vittorio Feltri, direttore del ”Giornale”, che ha scritto che sarebbero necessarie elezioni anticipate qualora Berlusconi non ottenga l’appoggio dell’intera maggioranza, Fini replica: ”Comunque quel che scrive Feltri mi lascia del tutto indifferente. Feltri e’ un direttore indipendente, bisogna vedere se e’ indipendente dalla sua volonta’. Il fatto e’ che Berlusconi e’ il suo editore. E questo e’ quello che non mi quadra”.

    Il presidente di Montecitorio appoggia riforme generali della giustizia ma resta contrario a norme ad personam: ”Una legge sulla prescrizione breve danneggerebbe molti cittadini in cui sono parte lesa nei processi. Il 95% dei magistrati e’ da ringraziare. La magistratura ha pagato un tributo altissimo di vite. Fatte queste premesse, discutiamo pure delle cose che non vanno, come l’abnorme lunghezza dei processi”.

    Sull’eventualita’ di una condanna del premier nei processi che si sono riaperti dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta, Fini chiarisce: ”Berlusconi ha diritto di governare perche’ quel diritto glielo hanno dato gli elettori. Ma deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione. Governare implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del presidente della Repubblica e della magistratura”. Da qui anche l’auspicio che le riforme siano il piu’ possibile condivise con l’opposizione perche’ riguardano il funzionamento delle istituzioni.

    Pure sulle elezioni regionali c’e’ qualche distinguo.

    Mentre Bossi annuncia che la Lega avra’ assegnati i candidati-governatori del centrodestra in Piemonte e Veneto, Fini ha definito ”inopportune” alcune candidature del Pdl anche se quest’ultime ”hanno un sacco di voti”. Il presidente della Camera ha nei giorni scorsi espresso la propria contrarieta’ alla candidatura come capolista in Campania di Nicola Casentino, Pdl, sottosegretario all’Economia e alle Finanze, indagato per presunti rapporti con i clan della camorra di Casal di Principe.

    Rosy Bindi, eletta sabato presidente del Pd, ribadisce che il suo partito e’ disponibile a discutere della riforma della giustizia ma a condizione ”di partire da problemi reali dei cittadini e non dalla situazione personale del premier”.

    Sulle elezioni regionali c’e’ da annotare una dichiarazione di Ignazio La Russa, ministro della Difesa e tra i coordinatori del Pdl che frena la Lega: ”Non ho visto ancora la parola accordo, ho visto quello che legittimamente desidera Bossi e a cui noi abbiamo sempre risposto che e’ legittimo chiedere ma la decisione deve essere comune”.

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 13:54

  45. GIUSTIZIA: BONGIORNO, PALETTI PER PRESCRIZIONE O SISTEMA NON REGGE

    (ASCA) – Roma, 9 nov – ”Nel maneggiare lo strumento della prescrizione si deve tener conto che non e’ ordinando sic et simpliciter di ridurre i tempi dei processi che si trasforma un ordinamento arrugginito in una macchina ben oliata ed efficiente: esiste insomma il fondato timore che, introducendo una soluzione che il sistema non e’ in grado di sostenere, si porrebbe una pietra tombale sopra una serie di vicende processuali che magari proprio adesso stanno, con enorme ritardo, volgendo al termine. Ed allora, come spiegheremmo alle vittime dei reati in attesa di giustizia, che, vista la lentezza del sistema, si e’ deciso che il tempo per ottenere le sentenze – quelle sentenze che attendono da anni – e’ scaduto?”. E’ quanto afferma la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, del Pdl, in una lettera al direttore del Corriere della Sera, chiarendo che ”e’ necessario che le misure per realizzare il condivisibile obiettivo della riduzione dei tempi dei processi siano accompagnate, se non addirittura precedute, da una serie di interventi concreti volti a mettere il sistema in condizione di celebrare i processi stessi”.

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 13:56

  46. MURO BERLINO: GASPARRI, BENE INVITO GELMINI. IN SCUOLE TROPPA SINISTRA

    (ASCA) – Roma, 9 nov – Nella scuola italiana c’e’ ”troppa sinistra e troppo servilismo” che impediscopno di raccontare ai ragazzi la verita’ sul muro di Berlino. Lo ha affermato il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che condivide l’invito del ministro dell’Istruzione Gelmini a ricordare il ventennale nelle scuole.

    ”Ha fatto bene il ministro Gelmini ad invitare la scuola italiana a ricordare il ventennale del crollo del Muro di Berlino. Purtroppo troppi insegnanti post-sessantottini, nostalgici del Muro e del comunismo, tacciono su questa pagina di storia. Ho constatato personalmente – sostiene Gasparri – come questo evento sia stato sottovalutato, non spiegato ai ragazzi, a conferma che la scuola italiana ha bisogno non soltanto delle riforme strutturali che la Gelmini ha proposto, ma anche di una riforma delle coscienze. Manca la liberta’ nell’insegnamento, c’e’ troppa sinistra e troppo servilismo che impedisce di raccontare la verita’. Il caso del Muro di Berlino e’ emblematico. In troppe occasioni – conclude Gasparri – nulla si e’ detto per spiegare la verita’ della storia e sono convinto che questa omerta’ derivi dal conformismo ideologico di troppi docenti”.

    BREAKING NEWS

    9 nov 09 at 14:03

  47. PDL: ROTONDI, NESSUNA ‘CASERMA’. C’E’ RICCHEZZA DIALETTICA

    (ASCA) – Roma, 9 nov – ”Il Pdl e la maggioranza di governo non sono caserme. Gianfranco Fini esprime una ricchezza dialettica che non danneggera’ il governo fondato su un programma condiviso da tutti. Tra l’altro, non c’e’ nessun contrato tra Fini e Berlusconi, la legislatura durera’ ancora quattro anni”.

    Lo dichiara il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi.

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    9 nov 09 at 14:04

  48. MURO BERLINO: SCHIFANI, SUA CADUTA RESTITUI’ LIBERTA’ DI UN POPOLO

    (ASCA) – Roma, 9 nov – ”Fu un inno alla liberta’ dalle note immortali. La caduta del Muro di Berlino restitui’ ai tedeschi e al mondo la liberta’ di un popolo, accrebbe la sicurezza internazionale e la fiducia nella prevalenza del bene sul male”. Cosi’ il Presidente del Senato, Renato Schifani, nel ventesimo anniversario della caduta del Muro.

    ”Il tracollo della tirannide sovietica, proprio perche’ ritenuto impensabile – prosegue il Presidente Schifani -, ha insegnato alle generazioni contemporanee che anche i traguardi apparentemente irraggiungibili possono essere conquistati e che altri muri, come la fame nel mondo e il terrorismo internazionale, possono essere abbattuti”.

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    9 nov 09 at 14:05

  49. IMMIGRATI: MONS. MARCHETTO, SI’ A INTEGRAZIONE MA NO AD ASSIMILAZIONE

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 9 nov – ”L’integrazione non e’ una strada a senso unico, non e’ cammino da percorrere solo dall’immigrato, ma anche dalla societa’ di arrivo, che, a contatto con lui, scopre la sua ”ricchezza’, cogliendone i valori della cultura”. Lo ha affermato oggi mons. Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, nel suo discorso in apertura del XVI Congresso mondiale per la pastorale dei migranti e dei rifugiati, in corso a Roma fino al 12 novembre. ”La vera integrazione – ha sottolineato mons.

    Marchetto – si realizza la’ dove l’interazione tra gli immigrati e la popolazione autoctona non si limita al solo campo economico-sociale, ma si attua in pienezza, comprendendo anche quello culturale. Ambedue le parti, comunque, devono essere disposte a farlo, giacche’ motore dell’integrazione e’ il dialogo, e cio’ presuppone un rapporto reciproco”.

    L’arcivescovo e’ critico contro un tipo di inserimento piu’ simile all”’assimilazione”, che ”rappresenta in fondo un impoverimento anche delle societa’ d’accoglienza, perche’ il contributo culturale e umano dell’immigrato alla societa’ che lo ospita e’ in tal modo minimizzato se non annullato”.

    ”Senz’altro i migranti devono fare i passi necessari per essere inclusi socialmente nel luogo di destino – ha detto -, ma tale processo deve rispettare l’eredita’ culturale che ognuno porta con se”’.

    D’altra parte, ha precisato mons. Marchetto, se pero’ il migrante ”non si apre alla realta’ piu’ vasta della societa’ d’approdo, corre il pericolo di formare, insieme agli altri suoi simili, un ghetto, con relativa emarginazione”. Il migrante e’ quindi chiamato a ”compiere i passi necessari all’inclusione sociale, quali l’apprendimento della lingua nazionale e il proprio adeguamento alle leggi e alle esigenze del lavoro, cosi’ da evitare il crearsi di una differenziazione esasperata”.

    Nel suo intervento l’arcivescovo ha poi messo in guardia dal pericolo della fuga dei cervelli dai Paesi meno sviluppati verso i Paesi ricchi. Mons. Marchetto ha concluso citando l’enciclica Caritas in veritate e ricordando che ”l’autentico sviluppo proviene dalla condivisione dei beni e delle risorse, nella ricerca di un nuovo ordine economico internazionale che contempli una piu’ equa distribuzione dei beni della terra”.

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    9 nov 09 at 14:05

  50. MURO BERLINO: LA RUSSA, DA PD C’E’ SILENZIO ASSORDANTE

    (ASCA) – Milano, 9 nov – Il Pd dovrebbe celebrare il ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino cosi’ come viene ”giustamente” ricordato il 25 aprile, e invece ”e’ un silenzio assordante” quello che arriva dai partiti di centrosinistra nel giorno del 20* anniversario dalla caduta del muro di Berlino. E’ l’opinione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che da Milano punta il dito contro i partiti di centrosinistra e in particolare contro il nuovo Pd targato Pier Luigi Bersani.

    ”Noto assenze allarmanti, e mi aspetto che Bersani, in qualita’ di nuovo capo del Pd, considerera’ in maniera diversa questa data che deve essere soprattutto per loro una data fondante. Io il muro di Berlino lo combattevo quando ancora c’era, altri dovrebbero almento celebrarne la caduta”.

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    9 nov 09 at 14:06

  51. bellissimo il passaggio sulla signora ricca dei salotti…

  52. questi video sono per me fonte di felicità. sento che an non è morta. fermo restando l’indipendenza dell’associazione, trovo che è tornato nuovamente un interlocutore autorevole sulla scena della destra italiana che non si autoemargina in un’esaltazione fine a se stessa ma che cerca un dialogo per un bene supremo che si chiama italia.

    le parole che ho sentito, portano la destra in pieno spirito della propria costituente sgomberando ogni dubbio da derive estremistiche extraparlamentari.

    le due giorni a pomezia sono state molto importanti e belle per una gran parte di area di destra nel paese.

    logicamente noi ci muoveremo sempre nell’ottica autonoma e di interlocuzione con tutti i soggetti conservatori che vivono nel III millennio e non in un remoto ventennio e che la nostra impronta laica e di rispetto sarà sempre portata avanti con determinazione in base a fatti e non per partito preso.

    l’area conservatrice che noi ci auspichiamo andare oltre il pdl (elemento imprescindibile e base fondamentale), continua a crescere.

  53. MURO DI BERLINO: PALMA (PDL), RESTA MOLTO DA ABBATTERE IN CASA NOSTRA = Roma, 9 nov, (Adnkronos) – «La celebrazione è importante ed ha indubbiamente segnato un passaggio storico epocale.Probabilmente a quello che accadde 20 anni fa avrebbero dovuto seguire una serie di eventi altrettanto importanti e significativi sia dal punto di vosta dell’abbattimento dei muri reali (Irlanda come in Palestina fino alle due Coree) che rispetto a quanto di inclusivo avrebbe dovuto provocare questo avvenimento». Lo ha dichiarato l’esponente romano del Pdl Marco Palma presidente della commissione Trasparenza e Garanzia del Municipio XV di Roma. «In realtà – ha proseguito Palma – nel celebrare oggi il ventennale, non possiamo non considerare i muri che dobbiamo abbattere in casa nostra: l’inclusione sociale, una politica dei redditi per la sostenibilità familiare, l’accesso alla prima casa ed ad un affitto sostenibile, i giovani, le periferie». «Oggi si volerà alto e si toccheranno temi importanti di natura certamente europea e mondiale, degli ex comunisti e di come è cambiata anche la politica in Italia. L’importante – ha concluso l’esponente del Pdl – è cercare di non dimenticare la realtà affinchè la politica si renda protagonista di un reale cambiamento teso a migliorare la qualità della vita delle persone attraverso la partecipazione e la condivisione».

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    9 nov 09 at 15:02

  54. PDL: FORMIGONI, UDC SCELGA IL SUO FUTURO (ANSA) – MILANO, 9 NOV – «È l’Udc che deve scegliere cosa fare per il suo futuro». Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (Pdl), rispondendo a una domanda sull’incontro tra il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, con Pier Ferdinando Casini. «Noi – ha spiegato Formigoni – riteniamo ci sia una vicinanza tra i nostri elettorati ma non siamo noi a chiedere nulla. Berlusconi e Casini hanno affrontato insieme il tema e ora il presidente del Consiglio ne parlerà con Bossi e Fini».(ANSA).

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    9 nov 09 at 15:03

  55. PDL: MELONI, FINI È UNA GRANDE RISORSA PER IL PARTITO = ‘NON SIAMO NÈ ANARCHICI NÈ MONARCHICÌ Milano, 9 nov. – (Adnkronos) – Il presidente della Camera Gianfranco Fini è «una grande risorsa» per il Popolo della Libertà, come tutti coloro «che hanno qualcosa da dire». Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni commenta, a margine di un’iniziativa pubblica a Milano per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino, le parole di Fini sul Pdl. «Considero -afferma la Meloni- una grande risorsa per il Pdl tutti coloro che hanno qualcosa da dire e il fatto che lo si possa dire in maniera assolutamente libera, come fa per esempio Gianfranco Fini che pone delle tesi più o meno condivisibili su tante tematiche che rappresentano la criticità del nostro quotidiano, ma che ha il merito di interrogarsi sui grandi temi del nostro tempo». (segue)

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    9 nov 09 at 15:04

  56. PDL: MELONI, FINI È UNA GRANDE RISORSA PER IL PARTITO (2) = (Adnkronos) – Per la Meloni, comunque, quello sulle parole di Fini sulla «caserma» è «un dibattito che appassiona gli addetti ai lavori e la stampa. Quando non discutiamo abbastanza si dice che siamo una caserma, quando discutiamo troppo siamo un partito anarchico». «Non siamo – continua la Meloni – nè un partito anarchico nè un partito monarchico: siamo un partito enorme e questo vuol dire avere tante sensibilità, punti di vista diversi. Vuol dire avere ancora il gusto del dibattito». La discussione, conclude il ministro, è essenziale: «Credo che questo sia ciò che deve fare un partito, soprattutto un partito ampio come il Pdl. Tutto il resto è utile per le polemiche da giornale».

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    9 nov 09 at 15:04

  57. CASO MARRAZZO: AUGELLO (PDL), BATTAGLIA CONFERMA FONDAMENTO MIE OBIEZIONI = Roma, 9 nov. -(Adnkronos) – «La replica dell’ex assessore Augusto Battaglia conferma che le mie obiezioni, rispetto alle erogazioni di indennità elargite all’ex presidente Marrazzo dalla Fondazione Policlinico Tor Vergata, hanno un fondamento». Lo ha dichiarato in una nota il senatore del Pdl, Andrea Augello. «Se infatti l’ex assessore Battaglia – ha spiegato Augello – è il primo a convenire sull’inopportunità di sommare due indennità, quella assessorile, e quella della fondazione, per un incarico amministrativo riconosciuto di diritto per un’unica funzione, non si capisce come mai questa regola non sia stata applicata nel caso di Marrazzo». «Ancor più stravagante – ha continuato il senatore – appare questa situazione nella prospettiva dei prossimi cinque mesi: tra indennità regionali e appannaggi della Fondazione l’ex presidente Marrazzo rischia, di qui a marzo, di incassare 100mila euro netti senza fare un giorno di lavoro. Sono certo che lui stesso non potrà non rendersi conto dell’inopportunità di questo paradosso». «Quanto all’ex assessore Battaglia, lo dico senza alcuna ironia, gli fa certamente onore aver rifiutato ogni compenso aggiuntivo dalla Fondazione policlinico Tor Vergata: tuttavia – ha concluso Augello – non mi è del tutto chiaro per quale ragione continui a far parte di quel Cda visto che era stato nominato in qualità di assessore alla sanità in carica. È solo una richiesta di chiarimento, visto che nel quadro generale delle vicende che stanno travolgendo la Regione si tratta di un problema di dettaglio». (Rre/Zn/Adnkronos)

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    9 nov 09 at 15:06

  58. MURO BERLINO: LA RUSSA, DAL PD UN SILENZIO ASSORDANTE (2) = BERSANI MI SORPRENDE, PER LORO DOVREBBE ESSERE DATA FONDANTE (Adnkronos) – Secondo La Russa, il 9 novembre 1989 «è la giornata centrale della nostra storia ‘modernissimà. Credo che ricordarlo sia un modo per celebrare non tanto il passato, quanto il futuro dell’Europa. La nuova Europa è nata quel giorno e a me non interessa sapere dove sono oggi i tanti che dimenticano di celebrarlo. Quando si avvicina il 25 aprile, mi chiedono cosa farò e io rispondo sempre dicendo come è giusto celebrare quella data nella maniera più corretta, come segno di pacificazione». «È giusto – continua La Russa – ma nessuno chiede mai a tanti perchè non ci sono a celebrare questa data. Noto delle assenze allarmanti, non solo a questa cerimonia, ma in generale. Mi aspetto che Bersani, il nuovo capo del Pd, consideri in maniera diversa questa data, che dovrebbe essere anche e soprattutto per loro una data fondante. Io il muro di Berlino lo combattevo quando ancora c’era: altri dovrebbero almeno celebrarne la caduta». «Il capo del Prc – continua La Russa – mi ha detto in una trasmissione tv che il 9 novembre riguarda la politica interna tedesca. Giuro. Ma la cosa che mi sorprende è Bersani. Il Pd e le amministrazioni locali di sinistra che stanno facendo per questa data? Lo dico senza iattanza – conclude – affinchè l’anno prossimo il 21esimo anno magari ci sia una celebrazione più larga». (Tog/Col/Adnkronos)

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    9 nov 09 at 15:06

  59. SILVI, APPESA UNA CROCE IN PIAZZA
    da http://www.primadanoi.it

    SILVI (TERAMO). Domenica mattina grande sorpresa a Silvi. Nella notte tra sabato e domenica qualcuno ha posizionato nella centralissima piazza Marconi una grande croce proprio sul muro della scuola elementare Giudo Bindi.
    A fianco due striscioni con le scritte “Il crocefisso non si tocca” e “Dio, Patria e Famiglia”.
    A firma dei due striscioni c’era una croce celtica. Moltissimi cittadini sono rimasti sbigottiti dall’estemporanea messa in scena che contesta la sentenza della Corte europea dei ditti dell’uomo che ha bocciato il crocifisso nelle aule scolastiche come «violazione della coscienza e della liberta’ religiosa».
    Mentre il governo italiano ha annunciato che ricorrerà contro la sentenza il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, ha assicurato che «nessun crocifisso verrà tolto dalle aule delle scuole, né da alcun altro ufficio di pertinenza dell’Amministrazione Comunale».
    «Sono fermamente convinto», ha detto il primo cittadino, «che la manifestazione della fede, nella sua massima applicazione simbolica, non solo non possa minimamente interferire con l’azione civica e pubblica della macchina dello Stato, ma sia al contrario il segno di una storia, di un passato, di una memoria che è parte stessa del nostro essere italiani».
    Per Brucchi non è questione di “credo”: «le questioni della fede appartengono alla più intima e personale delle sfere dell’individuo, ma è questione di rispetto di un percorso che ci consente oggi di essere quello che siamo».
    «In quel Crocifisso», ha continuato il sindaco, «esposto nelle stanze della nostra vita pubblica, e sulle pareti delle nostre scuole, a fianco della foto del nostro Presidente della Repubblica, non c’è e non c’è mai stata una dichiarazione di fede “a priori”, né quel riconoscimento implicito ad una preferita “religione di Stato” a discapito di ogni altra confessione religiosa. In quel Crocifisso c’è il senso profondo di un insegnamento, di un messaggio, di una scelta che, oggi, ci consente di chiamarci “italiani”».
    «Non toglieremo i crocifissi dalle nostre aule e dai nostri uffici. Né ora né mai. E non saranno le direttive di Strasburgo ad imporcelo, e bene ha fatto il presidente del Consiglio nell’annunciare ricorso contro la decisione dell’Alta Corte».
    09/11/2009 10.11

    mazz domenico

    Domenico

    9 nov 09 at 15:44

  60. Ciao Ragazzi, complimenti per la tematica. Sopra vi ho segnalato una delle notizie del giorno “crocefisse” del giorno: più “fisse” che “croce”. Quella stessa mattina stavo celebrando i festeggiamenti del IV novembre in quella stessa piazza; al mio fianco il parroco del paese che ha sorriso un pò dell’accaduto, malcelando una piccola soddisfazione. Subito però mi ha ricordato che faremmo bene a ricodarci un pò di più delle radici cristiane praticando con essa anche un pò di fede e magari andando in chiesa, soprattutto la domenica. Secondo me non ha tutti torti, altrimenti certe critiche sono naturali che ci piovono addosso. O no?

    mazz domenico

    Domenico

    9 nov 09 at 15:54

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