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LA SALUTE E’ UN BENE PUBBLICO O E’ UN BENE REGIONALE E PRIVATO?

 

Fin da subito come Coordinamento Nazionale UGL-Intesa Funzione Pubblica per il Ministero della Salute abbiamo lanciato l’allarme sia in Federazione che al mondo politico che da sempre è il nostro interlocutore principale (centro-destra) per l’attacco alla Salute Pubblica che si registra da anni e non ultimo la reale e concreta possibilità che venga cancellato-accorpato il Ministero della Salute.

Illo Tempore contestammo la Legge Bassanini che fissa a dodici Dicasteri il numero massimo poiché fu una Legge dettata da una miopia sulle reali necessità di rappresentanza e tutela Istituzionale di una Nazione importante e grande come l’Italia anche se andava nel giusto principio del risparmio e della razionalizzazione.

Come sempre il gioco della politica passa sul corpo dei cittadini.

La Salute non è di Destra, di Sinistra, di Centro, sopra o sotto: la Salute è un bene universale non disponibile di tutto il popolo italiano.

In questi giorni solo l’ex Ministro alla Salute, Francesco Storace (che ringraziamo), si è espresso contro un eventuale accorpamento certamente proprio perché ex Ministro sa quanto sia complessa, specifica ed altamente tecnica questa materia. Certamente perché una normale vocazione sociale della politica non puo’ mettere neanche lontanamente in discussione o in pericolo l’art.32 della Costituzione.

Cosa pensano, cosa dicono e cosa vogliono fare gli ex Ministri alla Salute Rosy Bindi e Livia Turco dato che tacciono?

Si è già potuto verificare sul campo l’importanza di questo Dicastero in emergenze mondiali per la garanzia di una Salute Pubblica come la BSE (Mucca Pazza); l’Aviaria; la SARS etc… .

O verificare quotidianamente l’importanza del lavoro del Nucleo Operativo dei NAS che dipendono proprio dal Ministero della Salute.

Che vi sia una volontà politica di “scardinare” piano piano il secondo sistema pubblico sanitario del Mondo lo si registra dal depotenziamento dello stesso a favore delle Regioni (e ne vediamo i brillanti risultati); la creazione di Agenzie e per finire levando al Ministero il “POTERE ISPETTIVO” che era uno dei principali cardini per la sicurezza della nostra Salute.

Già nel 1993 la Corte Costituzionale, con sentenza n. 34, ha dichiarato la non ammissibilità del referendum per la soppressione dell’allora Ministero della Sanità, a differenza di quanto accaduto, parallelamente, per il Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

Nel 1999, il decreto legislativo n. 300/99 (in applicazione della cd. Legge Bassanini) ha previsto l’accorpamento del Ministero della Sanità con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sulla base di una visione del welfare ormai superata sia nel quadro delle istituzioni europee che al livello dei singoli Stati membri (basta verificare l’elenco dei  Ministeri della salute esistenti in Europa).

Recependo la più moderna visione internazionale, la legge n. 317 del 2001 (di conversione del decreto legge n. 217 del 2001) ha modificato il predetto decreto legislativo prima della definitiva fusione dei due dicasteri, mantenendone l’autonomia. Tale orientamento è stato molto recentemente confermato dalla legge n. 172 del 2009, approvata dal Parlamento in carica, la quale ha riconosciuto l’insopprimibile esigenza di uno specifico Ministero preposto alla tutela del diritto alla salute.

Nella breve fase legislativa di accorpamento del Ministero della Salute con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (dal maggio 2008 al dicembre 2009), si è avuto modo di verificare la mancanza non solo di qualsiasi complementarietà ma anche di semplice attinenza tra le materie di cui si devono occupare i due Ministeri. Le rispettive missioni risultano diverse e lontane una dall’altra, così come gli interessi perseguiti: la tutela del lavoro e quella della salute.

Queste differenze si traducono, innanzitutto, in una antiteticità dei modelli organizzativi adottati, consistenti in una struttura a Dipartimenti centrali per il Ministero della salute e in una articolazione territoriale prevalente nel caso del Ministero del lavoro; inoltre, la spiccata vocazione tecnico sanitaria del primo, comporta che le peculiari figure professionali impiegate presso il Ministero della Salute non siano comparabili con quelle delle altre Amministrazioni dello Stato, impedendo, quindi, potenziali economie di gestione in materia.

In una fase congiunturale così critica per il nostro Paese, riprodurre un accorpamento strutturale dei due Ministeri non comporterebbe significativi risparmi di spesa, ma anzi provocherebbe nuove inefficienze, tenuto conto dei tempi lunghi necessari a rendere operativo il nuovo assetto unitario.

Vogliamo andare sempre più verso una Salute Regionale o Privata? Vogliamo creare ulteriori fossati e discriminazioni tra Regioni ricche e quelle povere?

Peraltro, ove si volesse addivenire a una riduzione dei titolari di responsabilità ministeriali, senza rimettere in discussione gli  attuali modelli organizzativi appena definiti dalle amministrazioni in questione (dPR n. 108 dell’11 marzo 2011 per il Ministero della Salute e dPR n. 144 del 7 aprile 2011 per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali), si potrebbe procedere all’affidamento di un incarico ad interim, anche in considerazione del non lontano termine dell’attuale Legislatura.

Il Coordinatore Nazionale UGL-Intesa Funzione Pubblica per il Ministero della Salute
Maurizio Guarino

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