LA “CASERMA” PDL
MILANO – «Il Pdl così com’è organizzato non mi soddisfa al 100 per cento. È la caserma che non mi piace».
Lo ha detto Gianfranco Fini a Che tempo che fa. A una domanda del conduttore della trasmissione, Fabio Fazio, sull’ipotesi avanzata dal direttore del Giornale, Vittorio Feltri, dell’intenzione di Berlusconi di chiedere a tutti i parlamentari del Pdl di firmare un documento che li impegni ad appoggiare una legge che metterebbe il premier al riparo dai processi, il presidente della Camera ha risposto: «Gli autografi si chiedono a Sting, non ai deputati. Il presidente della Camera non firma nulla. I deputati si regolino loro. Comunque quel che scrive Feltri mi lascia del tutto indifferente. Feltri è un direttore indipendente, bisogna vedere se è indipendente dalla sua volontà. Il fatto è che Berlusconi è il suo editore. E questo è quello che non mi quadra. Mi fa ridere la definizione di “compagno Fini”».
OPINIONI – «Non ho difficoltà a dire che su alcune questioni con Berlusconi abbiamo opinioni diverse», ha aggiunto l’ex leader di An. «Quando non condivido alcuni obiettivi non lo mando a dire, lo dico. Quando si è leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si è leali, si è supini».
GIUSTIZIA – Una legge sulla prescrizione breve «danneggerebbe molti cittadini in cui sono parte lesa» nei processi che cadrebbero in base a questa norma, ha chiarito l’ex leader di An. E poi: «Il 95% dei magistrati è da ringraziare. La magistratura ha pagato un tributo altissimo di vite. Fatte queste premesse, discutiamo pure delle cose che non vanno, come l’abnorme lunghezza dei processi». Fini ha detto di ricordarsi del «problema di non togliere ai cittadini il sacrosanto diritto di sapere chi ha ragione e chi ha torto. Se con una leggina questo diritto gli viene tolto, giustamente il cittadino si arrabbia».
RISPETTO DELLA COSTITUZIONE – «Berlusconi ha diritto di governare perché glielo hanno dato gli elettori», ha aggiunto il capo di Montecitorio. «Ma deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione. Governare implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del presidente della Repubblica e della magistratura. Auspico che le riforme siano condivise. Una riforma a maggioranza non è oppresione, ma le istituzioni sono la casa degli italiani». Sulle riforme istituzionali è meglio il dialogo con l’opposizione, superando il clima «da derby permanente».
REGIONALI – Fini ha poi parlato anche delle regionali del prossimo marzo, trovando alcune candidature del Pdl «inopportune» anche se le persone interessate «hanno un sacco di voti». Fazio ha chiesto se si riferiva a Cosentino in Campania: «Anche a me – ha risposto Fini – è capitato di sentire discorsi tipo “quello deve essere candidato perché ha un sacco di voti, perché conta nella zona”. La politica farà un passo avanti quando dirà: meglio non candidarlo perché anche se ha un sacco di voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti».
corriere della sera
Fini sul Pdl: «Non mi piace la caserma
Prescrizione breve? Danneggia cittadini»
«Feltri è libero, ma Berlusconi è il suo editore. Inopportune alcune candidature alle regionali. Su riforme serve il dialogo»
ROMA (8 novembre) – Il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto questa sera a Che tempo che fa, la trasmissione condotta da Fabio Fazio su Raitre. Molti gli argomenti toccati, dalla giustizia agli assetti interni del Pdl, punto sul quale ha detto: «Il PdL così come è organizzato non mi seduce al 100%. Non mi piace la caserma. Vorrei che ci fosse un po’ più di rispetto delle opinioni degli altri, anche se queste dovessero apparire eretiche».
Sul tema giustizia, commentando l’eventuale legge sulla prescrizione breve, caldeggiata da Berlusconi, Fini ha detto che danneggerebbe molti cittadini in cui sono parte lesa nei processi che cadrebbero in base a questa norma: «Berlusconi ha diritto di governare – ha detto FIni – glielo hanno dato gli elettori. E deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione. Governare implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Magistratura». Fini ha quindi detto che occorre discutere «di ciò che nella giustizia non va, compreso l’abnorme lunghezza dei processi. Tutti coloro che seguono questi problemi sanno che ci sono testi su questo problema già depositati alla Camera».
Poi la frenata sulla legge sulla prescrizione breve: «Il problema è dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina si annullano processi. il cittadino che ha già pagato l’avvocato, che si è imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia».
«Gli autografi si chiedono a Sting non ai deputati. Ma sono convinto che le volontà che Feltri attribuisce a Berlusconi non sono tali – ha commentato Fini l’ipotesi formulata da Feltri che Berlusconi chieda a tutti i parlamentari del Pdl di firmare un documento che lo impegna ad appoggiare una legge di “scudo” rispetto ai suoi processi. «Il presidente della Camera come tale – ha aggiunto FIni – non firma nulla. I deputati si regolano loro».
«Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui è l’editore, e questo è quello che non mi quadra. Con tutto il rispetto per Feltri, mi preoccuperei se gli intendimenti che Feltri attribuisce a Berlusconi fossero veri. Feltri è indipendente, bisogna vedere se è indipendente dalla sua volontà».
Alcune candidature per le prossime regionali «sono inopportune» anche se le persone interessate «hanno un sacco di voti», dice anche Fini. «Nella politica – ha affermato – deve valere il detto della “moglie di Cesare” che deve essere al di sopra di ogni sospetto. Per questo dico che alle regionali alcune candidature sono inopportune».
Fazio ha chiesto se si riferiva a Cosentino in Campania: «Anche a me – ha risposto Fini – è capitato di sentire discorsi come ‘quello deve essere candidato perchè ha un sacco di voti, perchè conta nella zona’. La politica farà un passo avanti quando dirà: meglio non candidarlo perchè anche se ha un sacco di voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti».
Sulle riforme istituzionali è meglio il dialogo con l’opposizione, superando il clima «da derby permanente», ha aggiunto Fini. «La differenza con Berlusconi – ha spiegato – è che lui dice ‘confrontiamoci con l’opposizione, ma se non ci incontriamo allora facciamo da soli’. Per carità, è legittimo, e lo prevede la nostra stessa Costituzione. Ma così le tensioni si acuiscono. La politica da un pò di tempo sembra un derby permanente».
il messaggero































































LA VITTORIA DELLA LIBERTÀ
di Gianni Baget Bozzo
info@ragionpolitica.it
In occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, proponiamo ai lettori di Ragionpolitica.it un articolo del novembre 2005 di Gianni Baget Bozzo, dedicato al crollo del comunismo sovietico.
Quando celebriamo la caduta del Muro di Berlino celebriamo la più grande vittoria della libertà e la fine della possibilità dell’olocausto nucleare nel mondo. Se il sistema sovietico non fosse caduto, i rischi della mutua assicurata distruzione sarebbero aumentati con il tempo.
Ciò che è nato dalla fine del comunismo non è certamente un mondo perfetto. La traccia del comunismo è rimasta in tutti i paesi che l’hanno conosciuto e soprattutto in Russia, dove esso aveva distrutto le basi di una società civile autonoma e quindi le regole che garantissero il funzionamento della società in base al consenso della quotidianità e non per esercizio del potere e della burocrazia. Il popolo russo ha sofferto il comunismo pagandolo con milioni di morti. Ma ha dovuto sopportare anche il caos economico e sociale che è nato da «settant’anni di marcia verso il nulla», come recitava in quei giorni un manifesto a Leningrado. I comunisti divennero capitalisti, si appropriarono delle istituzioni economiche che gestivano le incalcolabili risorse della terra russa, mentre la sicurezza della vita cittadina cadeva molto in basso. Dobbiamo a Boris Eltsin la cancellazione in Russia del partito sovietico, ma ciò fu pagato con l’incertezza sui criteri che governavano la vita comune. Un sistema regolato dalla pianificazione e dall’integrazione per via burocratica, si disfaceva in pezzi autonomi, ciascuno alla ricerca del proprio spazio e della propria direzione.
Quello che resse la Russia allora fu il suo sentimento di popolo imperiale più che di nazione, di una vocazione russa a esistere, a essere Russia. Riapparvero i segni della storia pre-comunista e il segno più appariscente fu la ricomparsa della Chiesa ortodossa, l’unico vincolo che in qualche modo era rimasto con la Russia pre-comunista.
Si può guardare al passato e fare il bilancio della storia del comunismo russo: un tentativo unico di cambiare a un tempo la natura e la storia umana con regole partorite dalla sola ragione astratta. L’Unione Sovietica fu la perfetta realizzazione del razionalismo moderno, del suo progetto di costruire un mondo dedotto dalla razionalità della mente, che pensava di organizzare la società perfetta, in cui la dimensione personale dell’uomo coincideva con la sua integrazione sociale, in cui la società era tutto e la persona niente. Tuttavia, la scelta del pensiero occidentale fu quella di dimenticare invece che considerare l’immensa violenza perpetrata dall’uomo sull’uomo in nome di una giustizia interamente dedotta dal razionale e non indotta dal reale, come se l’uomo fosse solo pensiero astratto.
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 09:02
Oltre ogni muro
di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino. Grazie a questo evento storico il Novecento si concludeva con la vittoria della libertà, con il crollo dei regimi comunisti, con la fine dell’utopia della Rivoluzione e la nascita di un’ Europa finalmente libera da ogni totalitarismo. Sono passati vent’anni da allora. Eppure, alla luce di questo fatto, è importante sottolineare come in Italia si verificò una situazione paradossale: a crollare sotto le macerie del Muro non fu il Partito comunista, ma furono i partiti democratici occidentali, la Dc e il Psi.
In Italia i comunisti si trasformarono in post-comunisti e, a differenza dell’Spd tedesca, che scelse la via socialdemocratica antimarxista, essi non ebbero il coraggio dell’autocritica. Per anni, dopo la caduta del Muro, l’Italia è rimasta culturalmente dominata dai comunisti. Nel nostro Paese il comunismo si è riciclato sotto altre etichette, ma ha mantenuto intatto lo spirito che lo animava: si è fuso con il giustizialismo, strumento di delegittimazione non democratica dell’avversario, si è mascherato da ecologismo militante per dimostrare la tesi secondo cui il capitalismo porterebbe alla distruzione dell’ambiente, ha spesso mantenuto lo spirito anti-occidentale che lo contraddistingueva. Eppure, mascherato sotto il velo di false apparenze (socialdemocrazia, riformismo), la sinistra postcomunista, dopo vent’anni, è ancora alla ricerca di un «nuovo inizio». Il crollo del Muro di Berlino rappresenta, anche per le giovani generazioni che si affacciano al futuro, una svolta epocale, un vero «nuovo inizio», poiché ha segnato la fine della contrapposizione storica dei due blocchi che hanno diviso il mondo. Ecco perché la Giovane Italia (giovani del Pdl) ha deciso di organizzare delle manifestazioni in tutte le piazze del paese.
La commemorazione della caduta del Muro, ribattezzata, nel 2005, Giorno della Libertà, vuol essere non solo un occasione di ricordo della storia passata, rivolta anche a quelle giovani generazioni che non l’hanno vissuta, ma si propone anche di rappresentare un momento di condivisione di quei valori che costituiscono i principi fondanti delle nostre democrazie europee. Purtroppo, in questi giorni, abbiamo assistito ad una negazione di essi: la sentenza della Corte europea, che ha bollato il crocifisso come strumento di discriminazione, non è un segno di laicità dell’Europa, ma è un provvedimento laicista, che disconosce il valore di un simbolo, il crocifisso, che è alla base della nostra tradizione, della nostra storia e di un’identità, quella europea, che affonda le sue radici sui valori cristiani. Eliminare i simboli religiosi rappresenta il primo passo verso l’annientamento culturale di una civiltà, significa frapporre un Muro tra noi e la nostra storia, tra noi e la nostra libertà.
Noi giovani, oggi, a vent’anni dalla caduta materiale del Muro, intendiamo batterci contro la costruzione di tutti quei muri immateriali, di tutti quegli steccati che, giorno dopo giorno, ostacolano il percorso di libertà del mondo e del nostro paese. A livello internazionale, in alcuni paesi, i muri rappresentano tutti quei sistemi di potere che opprimono le popolazioni, e che spesso si presentano sotto forma di fondamentalismi e regimi. In Italia, invece, l’odio ideologico contro chi governa legittimamente, fomentato da alcune minoranze, rappresenta un Muro volto a destabilizzare la scelta democratica di un popolo che si riconosce in chi ha votato. Il 9 novembre, il Giorno della Libertà, è una data destinata a non svuotarsi mai di significato.
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 09:03
Il «Giorno della Libertà» è la «nostra» festa
di Remo Viazzi
viazzi@ragionpolitica.it
Oggi, cade il ventesimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino: un evento e una data importanti, tanto che con due brevi articoli di Legge, il 15 aprile del 2005, venne istituito il «giorno della Libertà», da celebrare ogni anno proprio il 9 novembre, memoriale della caduta del Muro di Berlino. La raccomandazione contenuta nel testo di Legge è quella di organizzare manifestazioni e momenti di riflessione, che aiutino a meglio comprendere «il valore della democrazia e della libertà evidenziando gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti». Così, il politicamente corretto, che cerca di accontentare tutti e riesce a non soddisfare nessuno, ha colpito ancora e quella data, ma ancor più quell’evento, vengono disinnescati, svuotati di significato, ridotti all’impotenza e abbandonati al destino di riempire le pagine dei giornali di una retorica vuota di valori e quindi inutile.
Sarebbe invece il caso di dire le cose come stanno e di capire a fondo che cosa dobbiamo realmente «festeggiare» oggi. Perché una ricorrenza, che pure non ha legami diretti con il territorio della nostra nazione, deve essere celebrata? Perché la parola libertà rimanda immediatamente nell’immaginario collettivo a quel muro? Credo che sia necessario convincersi del fatto che la caduta di quel muro e quanto essa ha determinato da lì a poco serve soprattutto a ricordare simbolicamente che la libertà vince sempre… Magari ci mette un po’ di tempo, ma alla fine vince!
La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e poco dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 indussero don Gianni Baget Bozzo ad affermare trionfalmente che il Novecento si era chiuso con la fine del totalitarismo comunista. Perché di questo si tratta e questo deve essere proclamato con forza: festeggiare, cioè, la libertà ritrovata dal nostro continente, che all’epoca era ancora attanagliato dall’unico totalitarismo ancora vivo e operante, quello comunista, ché quelli fascista e nazista erano morti già da un po’ e le loro ultime innocue propaggini erano svaporate in maniera incruenta alla metà degli anni Settanta.
Eppure che questa data voglia celebrare l’avvenuta scomparsa del totalitarismo comunista si fa fatica ad ammetterlo, perfino dalla nostra parte politica, e anche il numero speciale di Panorama, Epoca (una testata storica che di quei 28 anni del Muro di Berlino si occupò spesso), afferma che da quel lontano 9 novembre 1989 «… nulla è stato come prima. Un’ondata rivoluzionaria ha sommerso l’Europa centrale e orientale, spazzando via in pochi mesi tutti i regimi socialisti». In questo modo si mistifica la storia e si dice il falso, deliziandosi nel turpe e assai praticato giochetto di confondere il socialismo e il comunismo e gettando un’ombra oscura su un’ideologia politica nobile e che da oltre mezzo secolo aveva distinto e separato la sua strada dal comunismo rivoluzionario e, appunto, totalitario.
Se si celebra – e giustamente – la festa di Liberazione il 25 aprile, per ricordare la definitiva sconfitta del totalitarismo di marca fascista, non si comprendono la reticenza, la timidezza, la prudenza che accompagnano questa ricorrenza e ancor meno si può condividere il fatto di non volere ammettere che la libertà vi è solo laddove non vige alcun totalitarismo, rosso o nero che sia. Ed è per questo motivo che è proprio la nostra parte politica quella che maggiormente si sente in dovere di celebrare il 9 novembre, organizzando manifestazioni in quasi tutta Italia. Infatti – non compromessi storicamente con alcun totalitarismo storico – possiamo sostenere le ragioni della libertà e auspicare la caduta di ogni «muro», sia esso materiale o di altra natura.
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 09:04
La sinistra dopo il crollo del Muro
di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard si domandava, mentre i berlinesi abbattevano a colpi di piccone il Muro che aveva diviso destini un tempo comuni e creato separazioni ideologiche gigantesche in Occidente, se ancora vi fosse spazio per l’Evento unico, «miracoloso», l’eccezionalità assoluta, storicamente evidente e palpabile, tangibile, decisiva. La sua risposta era negativa: no, non esiste più questo tipo di Evento. C’è solo il contemporaneo, che agisce anche quando le cose appaiono eccezionali. Come nel caso del crollo del Muro di Berlino. Altra è, invece, l’idea di Angela Merkel, formatasi al di là della Cortina, nella DDR. Secondo la Cancelliera, il crollo di quel Muro ha reso evidente al mondo che tutto può accadere, può essere possibile e realizzabile nella storia.
Con gli occhi di un osservatore geopolitico, ci accorgiamo che abbiamo davanti a noi ancora un fronte che, durante il pre-crollo del Muro, svolse un ruolo significativo nel dissestamento del mondo comunista: l’Afghanistan. Nel ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti stanno perdendo la guerra nel «paese degli aquiloni». L’Afghanistan è un paese che indirettamente contribuì al crollo della Cortina di ferro. Negli anni Ottanta, i mujaheddin afghani combatterono il jihad antisovietico proprio come oggi le forze della coalizione occidentale danno battaglia ai Talebani e ad Al Qaeda. Nel febbraio del 1989, dopo una ritirata lunga, dolorosa e umiliante, gli ultimi militari sovietici uscirono dall’Afghanistan, pochi mesi prima dell’implosione del sistema sovietico. Senza quella sconfitta, oggi forse non potremmo festeggiare i vent’anni dalla fine della guerra fredda e l’Europa unita. Ma oggi l’Afghanistan determina ancora una volta il nostro futuro. E, paradossalmente, il cimitero di una superpotenza è diventato il campo di battaglia dell’altra, gli USA, che finanziarono i mujaheddin insieme ai sauditi e che hanno usato questo paese così ostile per sconfiggere l’Unione Sovietica. Oggi il mondo è in pieno caos. Un caos nel quale dobbiamo imparare a vivere sempre più comodamente, mentre, ancora ai tempi di Reagan, la «complessità» sembrava potesse essere in qualche modo governata. Ecco, questo è il contesto geopolitico e storico-antropologico che contiene il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.
Ma vi è da analizzare anche lo sgretolamento della sinistra mondiale. Crollato il Muro, negli USA si è avuto il ciclo degli anni ‘90 tutto all’insegna del progressismo del «nuovo ordine mondiale» di Bill Clinton. Le cause della rottura dell’ordine internazionale si devono all’utopismo radical-liberista dei liberal. Clinton è stato l’ideologo di punta della finanziarizzazione selvaggia e della guerra preventiva. Nonché della dismissione di fatto dell’etica politica fondata sulla funzione del government. Non il neoliberismo repubblicano e conservatore di Bush, che, alla resa dei conti, era un «conservatorismo compassionevole». In Inghilterra, abbiamo avuto Blair e il suo liberismo social-modernizzatore, che ha reso il volano thatcheriano la macchina riformatrice per una società dei meriti e dei bisogni.
Si tratta di due volti del mondo liberal e di sinistra, una sinistra occidentale e globalizzatrice, che non ha confronti con quella europea continentale e in particolare con quella italiana. Quest’ultima, infatti, nella versione post-comunista, è rimasta prigioniera del «senno del post» ed ha cominciato a scavalcare con furore ideologico ogni tradizione del movimento operaio e del socialismo riformista, per approdare ad un vuoto contenitore che don Gianni Baget Bozzo definì genialmente «partito radicale di massa». Un mix di laicismo fuori tempo massimo e liberismo maldigerito e trangugiato come uno sciroppo per la tosse sotto forma di «mercatismo», la versione deterministica ed applicata alla finanza ed all’economia del materialismo storico. Il comunismo finisce e i comunisti italiani perdono la più grande occasione storica per riaprire le frontiere della storia, oltre la loro storia di condizionamenti, dovuti al legame con l’URSS, che finanziava lautamente e in moneta sonante la megastruttura del partito, in Italia. Un paradosso storico-culturale che affonda le sue radici in un’antropologia elitaria ai limiti del razzismo etico, in uno gnosticismo di massa che gli intellettuali comunisti hanno propagato e propalato per decenni. Sulle ceneri del Muro è morto anche Craxi, vittima della violenza ideologica e giacobina di Tangentopoli, l’esito elitario e confindustrial-tecnocratico della fine della guerra fredda. Anche su questo punto ancora molta buona analisi deve essere esercitata e soprattutto molta altra storia deve circolare. L’ultima fase della storia dei post-comunisti, il crollo del Pd, l’Ulivo incompiuto che non ha mai prodotto l’olio buono della politica e delle riforme. Ma questo è il presente. Un presente da conquistare per tornare alla politica.
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10 nov 09 at 09:04
La vittoria di Reagan
di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
Il 9 Novembre 1989 Ronald Reagan, benemerito Presidente degli Stati Uniti, vinse la Guerra Fredda. E, contrariamente a quanto affermano mestatori e apologeti del Gorbaciov-pensiero, la vinse da solo. Forte di una convinzione per la quale fu più volte accusato dai suoi detrattori di essere «matto col botto»: «Una nazione ove si contano i fogli per le fotocopiatrici non reggerà mai il confronto con l’Occidente». Aveva perfettamente ragione. La cosiddetta «perestroika» non fu un moto spontaneo generatosi autonomamente in seno al Pcus diretto da Gorbaciov: fu semplicemente l’ultimo tentativo, l’ultima reazione improntata al soft-power per cercare di rappezzare malamente le innumerevoli falle che tarlavano, ormai irreparabilmente, la cortina di ferro.
Ronald Reagan spinse con consumato talento da pugile professionista il Politburo all’angolo, e lo costrinse a gettare la spugna. Forte di un consenso popolare ineguagliato, dovuto oltre che al suo inarrivabile carisma («il grande comunicatore», così lo chiamavano anche gli avversari) alle sue accorte scelte di politica economica (vale qui la pena ricordare l’abolizione delle imposte dirette) che rilanciarono l’economia statunitense in pesante stagnazione dopo la pessima presidenza Carter. La corsa agli armamenti fu uno dei suoi cavalli di battaglia: oltre a ridimensionare il tasso di disoccupazione degli Usa, costrinse la Russia a sforzi inimmaginabili ed estenuanti per cercare, vanamente, di mantenere il passo. Brillante una volta di più fu l’idea tutta reaganiana di gettare sul tavolo, con vero piglio da cowboy, la carta dello «scudo stellare», arma di difesa strategica che avrebbe di fatto vanificato la possibilità per l’Urss di avvalersi del «first strike» nucleare. Dello «scudo» poi non se ne fece nulla, ma la semplice idea fece venire la sincope al direttorio Pcusoro non ce l’avrebbero mai fatta.
Reagan senza sparare un colpo aveva strappato gli artigli al grande orso rosso. Vaniloqui senza significato apparivano all’alba del 1989 le bellicose dichiarazioni di Breznev: «Vi seppelliremo!» aveva tuonato il Primo Segretario Leonid, sulla cui effettiva data di morte tutt’oggi si specula, e invece chi si ritrovò seppellito fu proprio il gigante dai piedi d’argilla, la Grande Russia che faceva tremare il mondo al suono dei suoi titanici razzi.
Certo, Reagan non fu solo l’uomo giusto, ma agì anche nel momento giusto: come ben sottolinea Luttwak ne «La grande strategia dell’Impero Sovietico», l’unico collante che ancora teneva assieme l’Urss era l’idea ancora viva, diffusa e tangibile nei primi anni’80 di essere una potenza imperiale, espansionista, che, inevitabilmente, sarebbe arrivata allo scontro frontale con l’Occidente e lo avrebbe travolto. Per questa ragione l’intero globo era infestato da agenti e consulenti militari russi, dal Sud America all’Africa fino all’estremo oriente.
Lo sfacelo dell’Armata Rossa in Afghanistan fu il primo segno evidente che l’Urss non era più una potenza imperiale: il mito stava crollando. Ai poveri Russi non era più rimasto nulla: svanito l’orgoglio nazionalista, ultimo baluardo che ancora faceva loro sopportare un’esistenza infame, l’erosione era inevitabile. Ma l’involucro ormai vuoto della «tigre di carta» sarebbe sopravvissuto a se stesso forse ancora per mezzo secolo, se Reagan non lo avesse messo ai punti.
Certo, ancora oggi una punta di nostalgia per quel mondo diviso in blocchi forse permane, per noi che siamo nati a metà degli anni ‘70. Nella sua drammaticità e nell’incombenza tutt’altro che fantasiosa di un terzo conflitto mondiale, le cose apparivano con una nettezza ed una chiarezza che oggidì pare impensabile. Ad oggi possiamo dirlo: c’era una sorta di latente poesia in quella Guerra ideologica prima ancora che tecnologica che grazie a Dio non sfociò mai in conflitto armato. C’era un senso di appartenenza e una vitalità nel confronto oggi impensabile. Forse perché al di là del feticismo verso un simbolo ormai vuoto, i comunisti di oggi nulla hanno a che spartire con quelli di allora…
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 09:05
Il vecchio che avanza
di Gianteo Bordero
bordero@ragionpolitica.it
«E’ il nuovo che avanza, non lo senti il suo viavai», cantava Antonello Venditti pochi anni dopo l’avvento del berlusconismo politico nel nostro paese. Oggi, dopo aver ascoltato il discorso programmatico di Pierluigi Bersani di fronte all’Assemblea Nazionale del Pd, potremmo parafrasare il cantautore romano e dire che, dalle parti della sinistra italiana, «è il vecchio che avanza». Lo stile Bersani, per quanto egli si sforzi di dare qualche incipriata di novità al Partito Democratico, rimane quello del vecchio dirigente del Pci, dell’ex presidente di Comunità Montana. Lo stile – così lui l’ha chiamato – «da bocciofila». Meglio sarebbe dire da Festa dell’Unità del piccolo paese, con le salamelle, la piadina, il Lambrusco, il torneo di carte e l‘orchestra del liscio…
«Nostalgia canaglia», direbbero Albano e Romina. E va bene che dopo l’ubriacatura collettiva del nuovismo di Veltroni ci voleva una robusta frenata, qualcuno che facesse tornare il Partito Democratico con i piedi per terra dopo i voli pindarici di Walter il sognatore, l’Obama «de noantri». Ma qui si è esagerato, perché non c’è stata soltanto la frenata: il terzo segretario del Pd ha innestato con decisione la retromarcia e ha fatto capire che la musica che suonerà il Pd nei prossimi anni non sarà più il pop veltroniano, ma la ballata folk in stile gucciniano. Dal «Mi fido di te» jovanottiano alla «Locomotiva», con tutti i suoi richiami al bel tempo che fu, il proletariato, gli operai, le fabbriche, la lotta contro le ingiustizie…
E allora corre, corre, corre la locomotiva bersaniana. Ma corre all’indietro. Se il Veltroni del Lingotto auspicava la «nuova stagione», la fine dell’antiberlusconismo, il dialogo leale tra due grandi partiti, l’uscita definitiva dal Novecento, il partito «liquido» e postmoderno, Bersani non rinuncia ai vecchi, cari temi della lotta al Cavaliere (sulla riforma della giustizia, ad esempio, ha detto che il problema è rappresentato dalla «insuperabile interferenza di questioni che si riferiscono alla situazione personale del premier» e «dalla aggressività e dalla volontà di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e la magistratura»), della grande coalizione tra le forze di sinistra (il Pd si rivolgerà «a tutte le forze di opposizione», da quelle parlamentari a quelle rimaste sotto la soglia per entrare a Palazzo, «come Sinistra e Libertà, Verdi, formazioni civiche e di origine socialista e repubblicana»), del partito «solido» e fortemente radicato sul territorio.
«Costruire il partito, preparare l’alternativa», dice Bersani. Ma intanto c’è da sbrigare la pratica delle nomine e del riassetto interno della nomenklatura. Ed anche qui il ritorno alle vecchie logiche è garantito. Bisogna accontentare tutte le correnti e correntine, trovare il posto ad ognuno in modo che nessuno si lamenti, Franceschini e Marino in primis. Perché vanno bene le primarie e la lotta serrata tra diverse idee di partito, ma poi mica si può fare troppo sul serio e mandare a casa gli sconfitti. E allora, via col manuale Cencelli per sistemare il tale qui e il tal’altro là, in un gioco di potere ed equilibrio interno da far rimpiangere la tanto deprecata Prima Repubblica. A rimanere fuori dalla «gestione plurale» sono solo gli assenti: Romano Prodi, che ha declinato l’invito a diventare presidente del partito (carica assegnata a Rosy Bindi, evvai!), Walter Veltroni, ormai in tutt’altre faccende affaccendato, e Francesco Rutelli, che ha sciolto gli ormeggi in direzione Casini dopo la vittoria di Bersani alle primarie. Tre «padri nobili» del Pd che, per un motivo o per l’altro, hanno intrapreso altre strade rispetto a quella impervia che oggi si appresta a percorre il nuovo segretario: tenere in vita un partito che a soli due anni dalla nascita rischia di soffocare sotto il peso della storia politica dei suoi padri.
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 09:06
Dieci, cento, mille risposte
di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
Niente paura: non c’entra l’influenza. Ora che l’Ocse ha certificato quanto sia robusta la ripresa economica dell’Italia, il quadro clinico della sinistra si è notevolmente aggravato. La prognosi non resta riservata perché è sotto gli occhi di tutti. La glasnost è arrivata anche qui, sebbene ci abbia impiegato molto più tempo. L’unica chance del Pd, dell’Idv e di tutta quella ciurma di oppositori sparpagliata per i sette mari della politica nostrana, è anche l’ultima spiaggia: quelle logorroiche dieci domande a Berlusconi. Forse – aperta parentesi – sono diventate il peggior tormentone mediatico degli ultimi anni, seconde per insofferenza del pubblico soltanto a quella celebre pubblicità di una ditta di merendine che ha imperversato nel tubo catodico delle famiglie italiane per anni e anni. Ora è un cult per i nostalgici degli anni Ottanta. Chiusa parentesi. Ora invece le dieci domande, che hanno prostrato persino le più agguerrite voci critiche, hanno trovato le loro dieci risposte. Infatti Berlusconi, dopo aver sistemato problemi ben più seri per l’Italia, ha risposto. Ma delle sue dieci risposte nessuno ha quasi accennato. Perché? Dovevano essere la pistola fumante puntata contro il premier e che avrebbe dovuto far scoppiare la rivoluzione? Invece niente. Anzi, proprio niente.
No! Qualcosa s’è detto. Viene da sorridere a scoprire che la fantasia non conosce limiti, quando è sobillata dalla disperazione. Infatti la reazione è: Berlusconi doveva rispondere in parlamento. Non da Vespa. Ecco. Prima doveva rispondere. Ora, quando ha risposto, non va più bene il luogo? O forse non piacciono le risposte? Ma perché il parlamento? Non risulta che La Repubblica sia un partito politico con un gruppo parlamentare. E cosa dovevano essere le risposte del premier? Un discorso programmatico, una dichiarazione di voto? Che cosa? Forse dovevano essere soltanto uno spot a favore de La Repubblica. Ma il parlamento non è uno studio televisivo – agli esordi del berlusconismo, era questa l’accusa preferita dall’opposizione: Berlusconi era colpevole di aver mediatizzato la politica, trasformandola in un uno spot televisivo. Allora, con questa logica, Obama avrebbe «internettizzato» la politica americana? Eppure s’è guadagnato un premio Nobel, lui. E Kennedy che inventò l’uso politico della televisione? Eppure è quasi percepito un santo accanto a Elvis e agli Ufo dell’Area 51.
E’ confortante che su questo punto la sinistra sia diventa più berlusconiana di Berlusconi nel considerare la televisione e i media come il principale mezzo di comunicazione politica. Però, popolo della sinistra, non esagerare! Il parlamento ha le sue prerogative che vanno rispettate, come ammonisce il presidente Fini. Però, popolo di giornalisti anti-berlusconiani, con l’elmetto da guerra per combattere contro il vostro odiato premier, parlate delle dieci risposte senza cercare il pelo nell’uovo che non c’è. L’informazione vale per tutti. Ora il tormentone delle domande-risposte è finito. Sipario. Basta. La musica è finita e gli amici se ne vanno, come diceva Umberto Bindi. Altrimenti, se continuerà il rumore su queste dieci domande, inizieremo noi a scrivere: dieci, cento, mille risposte.
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10 nov 09 at 09:07
Storia di Craxi
di Umberto Camaiora
camaiora@ragionpolitica.it
Autore: Ugo Finetti
Editore: Boroli
Prezzo: 14 €
Pagine: 160
Non è facile il compito che si è dato Ugo Finetti firmando, per l’editore Boroli, Storia di Craxi. Miti e realtà della sinistra italiana. Il libro parte da un dato di realtà ineludibile: nonostante la progressiva e sempre più significativa rivalutazione politica della figura di Craxi, la storiografia dominante, sia quella di matrice comunista che socialista, lo giudica «con un voto molto negativo». L’autore chiama in causa storici affermati come Giardina, Sabbatucci, Vidotto, Degl’Innocenti, Colarizi. E oppone loro l’eterno controcorrente, Renzo De Felice, che nel 1995 scriveva: «I socialisti nel bene e nel male hanno avuto una funzione culturale solo con Craxi. Prima non esistevano». Finetti – date, avvenimenti e documenti alla mano – confuta i grandi inganni con cui è stata infangata la memoria politica di Craxi e del socialismo riformista craxiano.
Scrivere di Craxi eludendo il «giovane Craxi» non sarebbe possibile. E così l’autore richiama la vicenda appassionante dell’UNURI (Unione rappresentativa degli universitari italiani). Ma prima Finetti libera Rodolfo Morandi, lo storico dirigente PSI, dall’etichetta di filo-stalinista: «In verità gli uomini di fiducia di Stalin e del PCUS sono sempre stati Pietro Nenni per il PSI e Palmiro Togliatti per il PCI». Anzi. Finetti ricorda come già in occasione del congresso del partito del 1955 egli «avesse caldeggiato una politica socialista verso i democristiani già in direzione autonoma sul piano propositivo e dell’iniziativa parlamentare ovvero – questa la formula di Morandi – secondo “una sempre più spiccata individualità” del PSI».
Secondo Finetti, per indagare a fondo la storia di Craxi occorre anzitutto capire fino in fondo la generazione del 1956 che – anche se non citata dall’autore – è pur sempre la generazione scossa dalla rivoluzione di Budapest. L’effetto emozionale dei moti d’Ungheria, repressi con pugno di ferro dai sovietici, è ben rappresentato dalla viva voce di Craxi nel film La mia vita è stata una corsa di Paolo Pizzolante. Per Craxi «il popolo ungherese si batteva per la libertà, i carri armati sovietici schiacciavano gli ungheresi e noi, che stavamo dalla parte della libertà diventammo anticomunisti».
Particolarmente riuscito è il capitolo sul primo successo di Craxi: «Milano, il laboratorio riformista». Il giovane Benedetto parte dalla Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni, dove tempra il proprio anticomunismo e dove la «cura Craxi» dà i suoi frutti: il partito sale dal 12,2% al 14,63%. Vinta con successo la prova di Sesto, è la volta di Milano. Una prova difficile per Bettino, che non può contare sull’amico Mazzali ormai malato. Il suzzarese sarà però geniale autore della campagna elettorale dei socialisti milanesi. Lo slogan d’apertura – come annota Finetti – è suo: «A novembre Milano socialista e in Italia sarà primavera». Eletto consigliere comunale ed entrato in giunta alla fine del ‘60, Craxi è estromesso dal Comitato centrale nel quale rientrerà nel 1963. Nel laboratorio Milano, puntando sulle divisioni interne alla DC, lavorerà per un primo esperimento di centro-sinistra. E giungerà poi alla segreteria della federazione meneghina.
Arriva il ‘68 e Nenni viene definito «fascista», mentre Craxi soltanto – si fa per dire – «socialtraditore». Finetti scrive che Bettino è in quel tempo «in minoranza contro la Storia», e ha ragione. Nenni e Craxi devono affrontare la loro «traversata del deserto» perché il socialismo autonomista pare destinato ormai a finire in soffitta. L’unità socialista tra PSI e PSDI va in frantumi, complice anche l’azione del presidente della Repubblica Saragat, ma Bettino e il suo leader restano in minoranza nel partito. A Milano, invece, resiste una precaria maggioranza nenniana che conta però su un inaffidabile Aniasi. Il sindaco socialista di Milano, che finirà i suoi giorni miseramente iscritto ai Ds, vive con fatica l’accanimento autonomista di Craxi.
A pagina 86 è riportata una curiosa successione temporale. La sede dell’ex albergo Commercio è occupata con la benevolenza del PCI da estremisti di sinistra che la battezzano «Nuova casa dello studente e del lavoratore». Craxi, sostenendo che «non c’è bisogno del coltello degli pseudo-rivoluzionari nel cuore della città capitalistica», ne ottiene la demolizione dopo molte insistenze. Annota Finetti: «L’edificio è in piazza Fontana dove poco dopo, il 12 dicembre, scoppia la bomba che provoca la strage alla Banca dell’Agricoltura. Craxi – prosegue lo storico – interpreta l’atto terroristico come dettato da una “strategia di riequilibrio”… La strage sembra infatti voler “riequilibrare” incombendo come spallata che avverte la presenza e l’incombere di un “peso” di segno opposto».
Quando la gestione del professor De Martino porta nel 1976 il PSI alla disfatta, il partito si consegna a Craxi perché ritenuto il solo capace di marcare «autonomia» dalle sirene comuniste e da quelle democristiane. «Si realizza così – afferma Finetti – una nuova allenza autonomista tra una destra non filo-democristiana e una sinistra non filo-comunista che ha preso le distanze persino dal suo leader, Riccardo Lombardi». Parte così la sfida autonomista craxiana in campo nazionale. Ed essa non può che partire da dove i comunisti sono più radicati: in campo culturale e sindacale. Per questo lavorerà per una segreteria socialista della UIL con Giorgio Benvenuto, sostenendo contemporaneamente la componente socialista della CGIL.
Finetti rappresenta con lucidità anche il complesso rapporto di Craxi con l’intelletualità di Mondo Operaio e descrive bene la strategia «lib-lab», che punta al rafforzamento dell’area laica nell’ambito del pentapartito, ossia in un ultima analisi il tentativo – in parte riuscito – di costruire un centrosinistra diverso.
Nelle ultime venti pagine del suo libro, infine, l’autore tenta di dare risposta alla fine del leader socialista. L’ultimo Craxi è il capitolo conclusivo della storia craxiana. La fine di Bettino è resa possibile da una serie di sfortunati errori politici, dall’atteggiamento sul referendum per la preferenza unica, fino all’elezione di Scalfaro alla presidenza della Repubblica.
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10 nov 09 at 09:07
Perché il mondo arabo non è libero
di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
Autore: Moustapha Safouan
Editore: Spirali
Prezzo: 30 €
Pagine: 199
Per sconfiggere il terrorismo occorre mettere fine ai regimi dispotici del mondo arabo e per farlo bisogna conoscere a fondo e quindi indebolire gli strumenti di cui essi si servono per esercitare un potere assoluto: corruzione, repressione e censura. Fuori dal coro che attribuisce all’Occidente la responsabilità della nascita di Al Qaeda e delle altre organizzazioni terroristiche sorte all’interno del mondo arabo-islamico, Moustapha Safouan, psicanalista lacaniano di origine egiziana e tra i maggiori studiosi francesi contemporanei, analizza la struttura del potere assoluto nei paesi arabi in un libro intitolato Perché il mondo arabo non è libero. Politica della scrittura e terrorismo religioso.
«Corruzione» significa che chi gode del potere assoluto detiene per questo la libera disposizione della ricchezza del proprio paese: in ciò non si vede un atto riprovevole, ma al contrario l’attributo naturale del regime. Significa anche che è il dittatore a nominare gli addetti all’apparato amministrativo: quindi il corpo amministrativo tiene a lui come alla propria esistenza e, di fatto, «il regime del potere assoluto si può definire il regno di un apparato amministrativo, fabbrica di despoti», disposto a difendere il «bottino», ovvero le cariche acquisite e le risorse che ne derivano, reprimendo con una ferocia senza limiti ogni tentativo di disputarglielo.
Ma la repressione, dimensione intrinseca del potere assoluto, non è soltanto reazionaria – osserva Safouan – bensì permanente e onnipresente. Ogni cittadino infatti «sa che niente sarà realizzato se prima non si è fatta domanda all’amministrazione, che decide»: nulla si può fare senza l’autorizzazione dello Stato, senza la quale ogni azione, benché utile e benefica, viene per ciò stesso considerata un grave atto di delinquenza.
Infine vi è la censura, che in un regime dispotico è molto più che il mero controllo sui mezzi di comunicazione di massa. Certo la parola libera viene punita severamente, in modo esemplare. Ma, prima ancora, è la divisione tra lingua parlata e lingua scritta, quest’ultima resa inaccessibile ai più, a costituire strumento di potere assoluto imponendo una censura «non dichiarata e massiccia che abolisce ogni pensiero nei sudditi». La loro esclusione dalla parola scritta è tanto più radicale ed efficace se, come avviene nel mondo arabo islamico, questa divisione coincide con una separazione tra lingua «grammaticale» (per usare l’espressione di Dante) e lingua materna, «volgare». La distanza tra l’arabo classico e l’arabo, ad esempio, egiziano, tunisino, marocchino, è la stessa che separava un tempo il latino, usato dalle gerarchie politiche ed ecclesiastiche, dalle lingue romanze parlate dalle masse europee analfabete e ritenute inadatte a esprimere idee elevate, concetti profondi e sentimenti sublimi. In più l’arabo classico è sacralizzato dal fatto di essere la lingua del Corano, della rivelazione divina.
L’evoluzione democratica, ma anche i progressi scientifici e lo sviluppo economico dell’Europa, ripercorsi da Safouan nel mirabile capitolo intitolato I fattori della dominazione occidentale, procedono anche, essenzialmente, dal superamento di questa barriera linguistica che ha consentito la nascita di una società civile grazie alla diffusione delle conoscenze e alla trasmissione del pensiero. Così non è stato finora nei paesi arabi: «Finché durerà la sacralizzazione dell’arabo con cui impariamo a scrivere – sostiene Safouan – resteremo nell’impossibilità di rivedere i concetti che regolano la nostra esistenza e che passano per evidenze o per cose che fanno parte dell’ordine naturale. Finché durerà il disprezzo della lingua materna come lingua inadatta al pensiero, il popolo non potrà che rassegnarsi».
Non soltanto i regimi dispotici non verranno abbattuti, e continueranno a reggersi sull’impostura di essere rappresentanti di Dio, ma – conclude Safouan – senza un riorientamento politico e culturale del mondo arabo, la differenza di filosofia politica tra Occidente e mondo musulmano «rischia di degenerare in uno “scontro di civiltà”, anzi in crociate».
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10 nov 09 at 09:09
MURO BERLINO: NAPOLITANO, TUTELA DIRITTI LIBERTA’ E PRINCIPI DEMOCRATICI
(ASCA) – Roma, 9 nov – Il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e’ stato ricordato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione di una cerimonia al Quirinale. ”Quel giorno del 1989 – dice Napolitano – ha segnato, al pari del 9 maggio del 1945, uno spartiacque della storia europea e mondiale del XX secolo: si apri’ allora la strada in Germania dell’Est all’affermazione di diritti di liberta’ che erano gia’ stati sanciti con l’adozione delle Costituzioni subito dopo la II Guerra Mondiale, in particolare a Roma e a Bonn, nei paesi in cui erano stati sconfitti il nazismo e il fascismo. Diritti di liberta’, a cominciare dalla liberta’ di espressione, articolo 21 della nostra Carta, e principi democratici da tenere sempre cari, da preservare e far vivere in Italia e ovunque”.
Napolitano si e’ quindi rivolto agli artisti presenti alla Giornata dello Spettacolo, con il Quirinale che ha ospitato i Premi Vittorio De Sica e ”ETI-Olimpici del Teatro”.
”Vorrei – dice il Presidente della repubblica – che non dimenticassimo mai che se c’e’ oggi in tanta parte del mondo una corrente di simpatia, di stima, di riconoscimento per l’Italia, molto lo dobbiamo al vostro lavoro e di tutti coloro che vi hanno preceduto, di tutti coloro che hanno fatto bene, che hanno realizzato ed esportato prodotti e spettacoli di qualita’. Queste creazioni italiane – conclude il Capo dello Stato – sono diventate davvero parte essenziale della identita’ e della immagine dell’Italia all’estero”.
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10 nov 09 at 09:11
REGIONI: FRATTINI E FORMIGONI LANCIANO IL ”G-15”
(ASCA) – Milano, 9 nov – Una rete mondiale tra le Regioni piu’ dinamiche ed economicamente piu’ sviluppate. ”I 15 motori del mondo”, per usare un’espressione del presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il battesimo ufficiale avverra’ con il World Regions Forum organizzato a Milano (Palazzo Mezzanotte) dal 19 al 21 novembre su iniziativa di Regione Lombardia insieme con il Ministero degli Affari esteri e la Presidenza del Consiglio dei ministri. Sono 15 le Regioni che arriveranno da tutti i 5 continenti.
sono date appuntamento. Oltre alla Lombardia, partecipano altre 4 Regioni europee: Baviera, Ile de France, Regione di Madrid, San Pietroburgo; 5 dalle Americhe: California e Illinois (USA), Nuevo Leon (Messico), San Paolo (Brasile), Buenos Aires (Argentina); una dall’Africa: Gauteng (Sudafrica); 3 dall’Asia:Dubai (Emirati Arabi Uniti), Shangai (China), Singapore; una dall’Australia: New South Wales (la Regione di Sidney). Il Forum si articolera’ in due sessioni plenarie politiche (quella di apertura e quella conclusiva cui interverra’ il ministro Frattini) e tre sessioni tematiche (sempre in seduta plenaria, dedicate a capitale umano, sanita’ e welfare, ambiente ed energia).
”World Regions Forum – ha spiegato Formigoni presentando l’iniziativa al Pirellone – nasce dalla consapevolezza che la competizione globale vede sempre piu’ i Governi regionali protagonisti. Il ruolo delle loro economie appare un fattore chiave per rispondere alla crisi economico finanziaria e per disegnare nuove regole di governo e cooperazione tra i paesi leader”. Due gli obiettivi fondamentali su cui il Forum e’ chiamato a lavorare. ”Il primo – ha detto Formigoni – e’ politico: riaffermare in una nuova visione globale l’identita’ delle economie regionali leader e sottolineare il supporto ai Governi nazionali. Il secondo obiettivo e’ istituzionale: sviluppare un network efficiente tra le economie regionali guida per contribuire alla soluzione della crisi globale e creare opportunita’ anche per i paesi meno sviluppati”.
L’idea di un Forum tra le Regioni, ha aggiunto Formigoni, e’ nata in Lombardia ma e’ stata subito condivisa dalla Farnesina.
Di ”condivisione profonda” ha parlato anche lo stesso Ministro degli Esteri: ”La Lombardia – ha osservato Frattini in collegamento audio-video da Roma – e’ in Europa una Regione che piu’ di altre esprime grande vitalita’ in settori chiave come la formazione, l’industria, l’internazionalizzazione, cosa che comincia ad essere riconosciuta anche dagli organismi internazionali”.
Frattini ha poi riferito degli ”echi positivi” avuti da altri ministri informati dell’iniziativa del Forum, e si e’ detto convinto che, anche in relazione al G8 e al G20, ”un mondo globalizzato deve considerare e investire su valori e opportunita’ che realta’ vive come i Governi regionali possono offrire”.
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10 nov 09 at 09:13
INFORMAZIONE: FORMIGONI QURELA L’ESPRESSO
(ASCA) – Milano, 9 nov – Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dato mandato ai suoi legali di querelare il settimanale l’Espresso. Nel mirino del governatore lombardo e’ soprattutto l’articolo ‘Affari troppo Grossi’, pubblicato a pag. 67 del numero attualmente in edicola: si tratta, riferisce una nota della Regione Lombardia, di articoli e foto ”gravemente lesivi della verita’ nei quali l’immagine del presidente stesso viene indebitamente accostata a vicende alle quali e’ totalmente estraneo”.
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10 nov 09 at 09:13
ISLAM: BAGNASCO, SOLO CATTOLICESIMO E’ PATRIMONIO STORIA ITALIA
(ASCA) – Assisi, 9 nov – Il parere negativo del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nei confronti della ”ventilata ipotesi dell’ora di religione islamica” non mette in discussione, come e’ naturale, ”la liberta’ religiosa di chicchessia” ma nasce dalla considerazione della ”peculiarita’ della scuola e le sue specifiche finalita’ che in uno Stato positivamente laico sono di ordine culturale ed educativo”. A ribadirlo oggi pomeriggio e’ stato lo stesso Bagnasco, nel testo della prolusione letta ai vescovi italiani per l’apertura dei lavori dell’Assemblea Generale della Cei. ”L’insegnamento di religione cattolica – ha spiegato l’arcivescovo di Genova – non e’ un’ora di catechismo, bensi’ un’occasione di conoscenza che si vuole ‘assicurare’ circa quei ‘principi del cattolicesimo’ che ‘fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”’, come affermato dall’Accordo di revisione del Concordato Lateranense. Questa conoscenza, ha concluso Bagnasco, ”e’ indispensabile in ordine ad una convivenza piu’ consapevole e matura”.
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10 nov 09 at 09:14
MURO BERLINO: BAGNASCO,SECOLARIZZAZIONE SI E’IMPOSTA PRIMA DI DEMOCRAZIA
(ASCA) – Assisi, 9 nov – A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, l’Europa ”ha ripreso a respirare con entrambi i suoi polmoni” ma mentre ”cambiamenti vorticosi si sono succeduti” purtroppo ”difficolta’ inedite sono affiorate ad Ovest come ad Est, dove l’elemento della secolarizzazione ha finito con l’imporsi quale denominatore comune piu’ rapidamente di quanto si sia radicato il costume democratico”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione con cui ha aperto oggi pomeriggio i lavori dell’Assemblea Generale della Cei.
”Sappiamo – ha spiegato – che alla base del cammino europeo non vi possono essere solo strategie politiche o strutture burocratiche, perche’ le une e le altre, pur necessarie, non sono sufficienti per scaldare i cuori dei singoli e dei popoli in ordine a quel senso di cordiale appartenenza che e’ indispensabile per sentirsi comunita”’.
”L’idea di un’Europa unita si e’ fatta largo nella mente e nel cuore dei Padri fondatori congiuntamente – ha conluso poi Bagnasco – alla constatazione di quanto il Vangelo aveva lungo i secoli inciso e scavato nella civilta’ del vecchio continente”.
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10 nov 09 at 09:15
MURO BERLINO: CARD.SODANO, FU SIMBOLO DIVISIONE IMPOSTA A EUROPA
(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 9 nov – Il 9 novembre del 1989 cadde ”un simbolo della divisione dell’Europa e soprattutto inizio’ a cadere nell’Europa centro-orientale quel sistema comunista che era stato imposto con la forza a quelle popolazioni. E’ stato il trionfo della liberta’ dei popoli”.
Sono parole del card. Angelo Sodano, ex-segretario di Stato vaticano, intervistato oggi dalla Radio Vaticana in occasione della pubblicazione del suo libro ”Per una nuova Europa”.
”Ero anch’io accanto al Papa in quell’occasione – ricorda il decano del Collegio cardinalizio – e ricordo come fosse ora la commozione del Cancelliere Kohl e di tutti i presenti, che vollero tributare una grande ovazione, quasi per ringraziarlo del suo contributo al ritorno della liberta’ nel cuore dell’Europa”. ”Questo suo contributo – aggiunge – e’ stato riconosciuto ormai da molte parti”, a cominciare da Mikhail Gorbaciov.
Oggi, conclude, i cristiani lavorano insieme ”per dare un fondamento solido alla nuova casa europea, il fondamento dei valori spirituali. Su questo tutti i cristiani d’Europa – siano essi cattolici, ortodossi o riformati – cercano di collaborare, per costruire un’Europa dello spirito”.
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10 nov 09 at 09:16
PARLAMENTO: QUAGLIARELLO, FINOCCHIARO FACCIA TOSTA
(ASCA) – Roma, 9 nov – ”Non e’ elegante da dire a una signora, ma le dichiarazioni della senatrice Finocchiaro sul funzionamento del Parlamento e in particolare del Senato, e sulla riforma dei regolamenti parlamentari, denotano una massiccia dose di faccia tosta”. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL.
”Il problema – prosegue – non e’ il numero di ore che si sta seduti in aula ma la produttivita’, e su questo fronte la parte politica in cui la Finocchiaro autorevolmente milita ha ben poco da insegnare al centrodestra, vista l’esperienza della scorsa legislatura. In ogni caso, invece di avventurarsi in polemiche che per il proprio schieramento potrebbero rivelarsi quantomeno improvvide, la sinistra accolga la nostra sfida e partecipi senza pregiudizi alla discussione gia’ avviata in Senato per una riforma del regolamento che assicuri al governo tempi celeri e certi per realizzare il programma su cui si e’ impegnato di fronte agli elettori e al Parlamento procedure e strumenti adeguati per esercitare al meglio le proprie funzioni. L’iter a’ gia’ iniziato, e sarebbe importante portarlo al termine al piu’ presto. Noi siamo pronti – conclude Quagliariello – , e auspichiamo che l’opposizione voglia fare la sua parte”.
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10 nov 09 at 09:17
MURO BERLINO: FINI, OGGI LIBERTA’ NON E’ PIU’ DAL COMUNISMO
(ASCA) – Roma, 9 nov – ”Oggi la liberta’ non e’ piu’ dal comunismo, dalla dittatura, dal Muro di Berlino. E’ oggi una liberta’ piu’ impegnativa, e’ la liberta’ di realizzare se stessi”. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini in un’intervista al Tg1 nel giorno della cerimonia per i vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino.
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10 nov 09 at 09:17
Roma, 9 nov. (Adnkronos) – A quanto apprende l’ADNKRONOS da ambienti giudiziari napoletani, sara’ consegnata domani alla camera dei deputati la richiesta per l’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.
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10 nov 09 at 09:38
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10 nov 09 at 10:07
L’ultima trovata dell’ex candidata premier: “Maometto pedofilo!”
Cara Santanchè, faccia spettacolo ma lasci stare la politica…
di Federico Brusadelli
Daniela Santanchè è una donna intelligente: imprenditrice e politica, si è addirittura candidata a premier con la Destra (raccogliendo qualche punto percentuale) e ha fondato un minipartito in attesa di varcare la soglia del Popolo della Libertà. Da esperta di public relations e di comunicazione, la signora Santanchè sa quanto sia importante l’immagine. Sa quanto sia importante finire sui giornali, sa quanto sia prezioso finire, anche per poche ore, nell’occhio del ciclone. “Bene o male, purché se ne parli”, insomma. E ieri ci è riuscita.
Nel contenitore domenicale di Canale 5 si affrontava un tema leggero: “Islam e Cristianesimo”. In un’atmosfera già elettrica per la cronaca di questi giorni (fra allarme terrorismo e sentenza anti-crocifisso), gli autori di Domenica 5 – memori forse del recente confronto sull’omosessualità in cui, fra urla e insulti, c’è stato chi ha tirato in ballo anche l’“orgoglio da deretano” – hanno voluto selezionare ospiti indiscutibilmente moderati come la Santanchè e come l’imam Ali Abu Schwaima di Milano. E tanto per essere ancora più tranquilli, hanno messo a fare da arbitro Vittorio Sgarbi. Assoluta buona fede.
Così, mentre il selezionato parterre si avventurava in dotte interpretazioni delle Sacre Scritture, colte disquisizioni sul ruolo di Cristo nel Corano, raffinate riflessioni sulla “storicizzazione” del crocifisso, la signora Santanchè non si è trattenuta: «Maometto era poligamo, aveva nove mogli, l’ultima di nove anni, quindi era pedofilo, pe-do-fi-lo. È la storia». E già, è la storia. Lo ha detto una, due, tre volte. Sono volati insulti, anche da parte del pubblico. Si è sfiorata la rissa. Poi la salvifica pubblicità. Un episodio che, se il tema del dialogo fra le religioni non fosse così importante per il futuro del nostro paese, si potrebbe derubricare a triste incidente, spettacolo decadente, circo deprimente e cafone.
Certo, poi sono arrivate le scuse degli autori e della conduttrice, ed è arrivata la goffa retromarcia della leader politica: «Non volevo offendere il profeta e gli islamici moderati. Ce l’ho con i fondamentalisti». Senza fronzoli la risposta dell’imam, che a quanto pare si intende di politica italiana: «E’ una cafona, va lasciata perdere, ha preso calci da Fini, Berlusconi non l’ha voluta ed è finita con Storace incassando percentuali di poco superiori allo zero. Vuol farsi pubblicità sulle spalle dei musulmani, non ha nessun argomento né come persona, né come politica». Ma è arrivata anche la difesa – e c’era da aspettarselo – del direttore del Giornale: Feltri, si sa, appena annusa la rissa va in estasi e affila le armi contro «i signori del politicamente corretto» – ecco, in questo caso ci farebbe piacere essere inseriti nella categoria – in nome stavolta di una «verità che fa male».
Quanto ci sia di vero in questa presunta verità di Feltri e della Santanchè, non è argomento da trattare in poche righe. Il punto è un altro. Sarebbe questo il modo migliore per rispondere a chi definisce il crocifisso “un morticino”? Per dimostrare la “superiorità dell’Occidente”? Per impostare il dialogo fra religioni diverse e disinnescare le tensioni che si accumulano nella nostra società? Ovviamente no. Così non si fa neanche la peggiore politica. Si fa comunicazione, e in modo spregiudicato per giunta: si fa audience, si finisce sui giornali, si riesuma il proprio nome. Daniela Santanchè lo sa benissimo. E se il prezzo da pagare per un giorno di notorietà è una bomba a mano lanciata in un campo minato, beh, ma chi se ne frega!
9 novembre 2009
farefuturo
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 10:09
farefuturo sostiene quello che sostenevamo ieri noi…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 10:40
INFORMALAVORO
http://www.francescopistilli.it/informalavoro
Cari Amici,
ho attivato sul mio sito una pagina dedicata allo SPORTELLO INFORMATIVO per coloro che cercano indicazioni utili ad orientare le proprie scelte relativamente a:
Ente di Patronato (E.P.A.S.) ed Assistenza Fiscale (FNA CONF S.A.L.) Gratuita per:
- Lavoratori Agricoli Dipendenti – F.N.A.
- Lavoratori Forestali – S.N.A.F. – F.N.A.
- Pensionati ed Invalidi – S.N.A.P. – F.N.A.
- Lavoratori del Turismo e servizio F.E.N.A.L.F.S.
- Formazione Professionale
- Assistenza Fiscale,RED,ISE,730
Domande da presentare o informazioni su:
INPS, INAIL, INPDAP, ASL, PREFETTURA, UFFICIO CATASTO, UFFICI COMUNALI, PROVINCIALI E REGIONALI, UNIVERSITA’ etc.
INFORMAZIONI per esperire domande per:
BONUS GAS, BONUS ELETTRICITA’, BONUS VACANZE
Sostegno alla maternità e orario di lavoro
Bonus auto ed elettrodomestici
Richiedere l’accredito di contributi figurati per malattia, infortunio o maternità
Ricongiungere periodi di contributi versati presso altri Enti diversi dall’INPS
Assicurare una colf
Ottenere la riduzione del canone Telecom
Cambiare il tuo medico di famiglia
Richiedere l’indennità di accompagnamento
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 10:41
Che dire di FINI….direi che ha ragione però non puo’ smettere di fare qualcosa per in guai giudiziari di Berlusconi.
….qui c’è un piano macchiavellico per buttare giù uno persona.
Berlusconi per alcuni sarà anche il diavolo in persona ma se ti comporti così non puoi pretendere che gli italiani poi credano nella Giustizia: non sono mica scemi!
Tanto se non fai nulla tutte le persone che seguono il Premier avrebbero una enorme delusione…..e in una societàorizzontale TUTTI DEVONO ESSERE ASCOLTATI.
Però si deve diffondere il più possibile la diffusione di una informazione trasversale e dibattito civile fra le parti sennò si formano veramente delle fazioni pronte ad usare le maniere forti.
Cmq Fini è diventato bravo a difendere gli interessi della sinistra….a sto punto basta ascoltare lui.
PS…..il Pd vuole aprirsi alla gente…..chissà se lo farà davvero.
Speriamo perchè delle persone capiscono veramente poco….
Ciao
Lisa
10 nov 09 at 10:47
lisa basta vedere cosa NON ha fatto e cosa NON ha detto in occasione del muro di berlino per capire la linea del PD anticipata dall’uscita di Rutelli e tanti altri su tutto il territorio…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 10:50
SICILIA: PROVE DI DIALOGO TRA PD E LOMBARDO, IL GOVERNATORE A CENA CON D’ALEMA = IERI SERA L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E L’ESPONENTE MPA IN UN RISTORANTE PALERMITANO Palermo, 10 nov. – (Adnkronos) – Prove di dialogo tra il Pd e il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo davanti a un piatto di risotto di mare e gamberoni. Ieri sera, come apprende l’ADNKRONOS, il governatore siciliano è andato a cena al ristorante ‘La scuderià di Palermo con Massimo D’Alema e i senatori dell’Mpa Giovanni Pistorio ed Enzo Oliva, quest’ultimo commissario regionale del partito in Sicilia. Tra un piatto di cruditè di tonno e cernia, l’ex premier e Raffaele Lombardo con gli altri commensali, sei in tutto, si sono intrattenuti nel ristorante di viale Del Fante fino a mezzonatte inoltrata. Per il governatore siciliano solo acqua, mentre D’Alema ha sorseggiato un vino rosso Sirah. Ieri pomeriggio, D’Alema aveva partecipato a Palermo a un convegno sul Mezzogiorno. Poi, in serata, la cena al ristorante con il presidente della Regione Raffaele Lombardo. (Ter/Gs/Adnkronos)
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 10:54
CAMORRA: GHEDINI (PDL), CONTRO COSENTINO ACCUSE INCREDIBILI E INCONSISTENTI = ‘OGGETTIVE INTERFERENZE TRA INDAGINI E POLITICA SI APPALESANO IN MODO CONCLAMATÒ Roma, 10 nov. (Adnkronos) – «Nicola Cosentino ha sempre svolto con passione ed onestà l’attività politica. Le accuse mosse appaiono tanto più incredibili ed inconsistenti solo ad osservare che da moltissimo tempo sono annunciati, a mezzo stampa, indagini e provvedimenti nei suoi confronti, al solo evidente fine di screditarlo ed impedire una fisiologica ed ottima candidatura alla guida della regione Campania». Lo afferma l’esponente del Pdl Niccolò Ghedini. «La richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti appare, poi, davvero incredibile poichè non è dato comprendere come possano sussistere nei suoi confronti le esigenze previste dal cpp, visti anche i numerosissimi e reiterati annunci in tal senso che si prospettano da mesi. Sicuramente sarà dimostrata l’estraneità e l’inconsistenza delle accuse mosse all’onorevole Cosentino ma, ancora una volta, le oggettive interferenze tra indagini e politica si appalesano in modo conclamato», conclude Ghedini. (Sin/Gs/Adnkronos)
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 10:54
eccoci lisa… don totò lombardo cuffaro con dallemah a cena… vicini, vicini…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 10:56
farefuturo sostiene quello che sostenevamo ieri noi…
ciao Morfeus
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monica
10 nov 09 at 11:09
ciao super monica!!!
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 11:21
Io non credo che Fini difenda gli interessi della sinistra Lisa..
tutt’altro sta proteggendo la sua parte politica, cominciando a dare spazio al dialogo ed a tutte le voci presenti all’interno…
trovo giustissimo il suo fermo diniego verso Cosentino.. almeno fino a quando non sia chiara la posizione di questo.. c’è bisogno di aria pulita e nuova.. e di fatti ed interventi energici, che rendano concrete e reali le parole espresse o i programmi e gli obiettivi prefissi..
la società orizzontale per me rappresenta un incubo, la prima immagine che la mente visualizza sono le divise di Mao tutte grige ed uguali.. non siamo tutti uguali non abbiamo tutti le stesse aspirazioni,
la vedo come prima assoluta forma di restrizione alla libertà di espressione in tutti i sensi e sotto tutti i profili..bisogna solo imparare a rispettare le necessità.. di tutti questo si..
altro che orizzontale e piatto.. io voglio i picchi di salita e discesa.. il movimento.. la trasformazione e l’evoluzione.. personale e diversa del singolo… all’interno dell’insieme..
anche il più piccolo può creare e sollecitare una forte spinta di trasformazione… nella globalità dell’insieme..
monica
10 nov 09 at 11:22
perfettamente d’accordo monica. infatti credo che il suo pensiero si possa racchiudere in queste sue ultime parole “E’ oggi una liberta’ piu’ impegnativa, e’ la liberta’ di realizzare se stessi”.
SANTE PAROLE!
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 11:33
su cosentino anche io esprimo perplessità, indipendentemente dal fatto che sia giusto o meno quanto gli viene imputato.
in italia abbiamo bisogno di aria nuova a 360° gradi, in tutte le formazioni politiche ed a tutti i livelli istituzionali.
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 11:34
GIUSTIZIA: BOCCHINO (PDL), EDITORIALE MINZOLINI NON DEVE SPAVENTARE NESSUNO = Roma, 10 nov. (Adnkronos) – «L’editoriale di Minzolini non deve spaventare nessuno perchè oltre ad essere coraggioso è politicamente, storicamente e giuridicamente perfetto». È quanto dichiara Italo Bocchino, presidente vicario del Pdl alla Camera. «Parlare di reintroduzione dell’immunità parlamentare è certamente impopolare -prosegue- ma è rispettoso della volontà dei costituenti e risolverebbe gran parte degli scontri tra politica e magistratura».
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 11:35
monica domani c’è women@work…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 11:37
BUONTEMPO (LA DESTRA) SU MURO DI BERLINO
“A costo zero è troppo facile partecipare oggi alla ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino da parte di esponenti della sinistra che hanno avuto ruoli importanti nel partito comunista italiano. Quanto meno avrebbero dovuto chiedere scusa agli italiani e recitare il mea culpa per averli ingannati per anni, in quanto, pur essendo a conoscenza dell’esistenza dei gulag, delle prigioni all’interno delle quali la dignità umana veniva calpestata e del fatto che interi popoli, oltre la cortina di ferro, non erano liberi, continuavano a indicare come modello da seguire il ‘paradiso sovietico’”. Lo dichiara il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo.
“In Italia – prosegue Buontempo – esisteva il maggiore partito comunista dell’Occidente, che condizionava l’intera politica del nostro Paese agli ordini di Mosca. Oggi, quegli esponenti, che rivestono ancora incarichi importanti nei partiti e nelle istituzioni, non mostrano alcun pentimento per aver seguito le direttive di quel Togliatti che ‘come cittadino sovietico si sentiva di essere migliore del migliore cittadino italiano’ e che, ben foraggiato dal Kgb, illudeva i nostri concittadini con ‘la via italiana al socialismo’”.
“Nella giornata odierna, inoltre – osserva il presidente de La Destra – si è stati costretti a riscontrare che in molti servizi radiotelevisivi, e anche su diversi quotidiani, si è ricordato l’abbattimento del muro senza rammentare che l’oppressione, le uccisioni e le persecuzioni nel mondo sotto l’orbita sovietica, venivano fatte in nome dell’aberrante ideologia comunista. E’ proprio il termine ‘comunista’ che si è tentato di nascondere con una omertà e una complicità vergognose. La caduta del muro significò la fine dell’efferata utopia totalitaria e mostrò il fallimento, anche dal punto di vista economico, del comunismo, che aveva causato centinaia di milioni di morti, non solo nell’Unione Sovietica – conclude Buontempo – ma anche in Cambogia e negli altri Paesi comunistizzati”.
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 11:42
Buongiorno a tutti.
Sono d’accordo con cio’ che ha detto Fini , anche se non si sputa sul piatto in cui si mangia.
Sono per una giustizia chiara e trasparente , la legge è e deve essere uguale per tutti , ammiro molto Berlusconi ,soprattutto come imprenditore ,un po’ meno come politico , facendo delle leggi a suo favore da ragione a quella sinistra che è convinta che sia un “mafioso”, credo invece che debba dimostrare che si stiano sbagliando .
Berlusconi pultroppo è sempre sull’occhio del ciclone ,perche’ ha delle capacita’ sia di gestire il potere che il denaro che aime ‘ altri non hanno e questo suscita invidia .
E’ riuscito ha dare le case agli abruzzesi in poco tempo , ha cercato di sistemare le pecche che pultroppo aveva lasciato la sinistra , quindi dico che bisogna dare a Cesare cio’ che è di Cesare .
Sono per la giustizia , quindi se dovesse essere colpevole di illeciti è giusto che paghi o premier o non premier , la legge dal mio punto di vista, e penso la maggiorparte dei cittadini, ch’è uguale per tutti , a prescindere dal tuo portafoglio o dal tuo potere , anche se pultroppo nella realta’ non è cosi’.
Petronilla Corsaro
10 nov 09 at 11:56
giuste osservazioni petronilla. ma il pdl non è ancora un “piatto”, ma sta ancora in rodaggio.
questo rodaggio con relativi aggiustamenti deve essere fatto bene. altrimenti la macchina si “inchioda”…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 12:01
women in progress.. ci aggiorniamo..
monica
10 nov 09 at 12:06
Ciao Morpheus
Appunto non facciamola inchiodare , dobbiamo essere chiari e trasparenti , se cio’ non dovesse essere ci saremmo gia’ inchiodati da soli.
Petronilla Corsaro
10 nov 09 at 12:09
Appunto non facciamola inchiodare , dobbiamo essere chiari e trasparenti , se cio’ non dovesse essere ci saremmo gia’ inchiodati da soli
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Ciao Petronilla.. sante parole..
monica
10 nov 09 at 12:19
verissimo petronilla.
per questo ritengo che se il co-fondatore del pdl dica certe cose sono da prendere con la massima attenzione e considerazione.
d’altronde non è neanche possibile un duetto berlusconi-bossi (per esempio) ma un “pdl – altri moviemnti di destra e lega”.
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 12:23
PDL: BERLUSCONI, INCONTRO CON FINI? È ANDATO BENE (ANSA) – ROMA, 10 NOV – «È andata bene». Così il premier Silvio Berlusconi, uscendo dallo studio del presidente della Camera, ha risposto ad una domanda di Sky Tg24 sull’esito dell’incontro. (ANSA)
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 12:25
**FLASH -GIUSTIZIA: FINI, PRESTO PDL PER DEFINIRE TEMPI CERTI PER PROCESSI- FLASH**
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 12:25
“E’ oggi una liberta’ piu’ impegnativa, e’ la liberta’ di realizzare se stessi”.
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dimenticavo la battuta finale.. ahahahah
pura UTOPIA IN UN REGIME ROSSO.. dove non esiste e non viene contemplata l’esistenza del singolo..
credo sia ora di smantellare e fare a pezzi questo sogno del PD che Fini sia e lavori a loro favore.. comprendo che abbiano le idee parecchio confuse lì all’interno, ricordargli quello che sono ed erano non farebbe male.. del resto sappiamo che non hanno memoria.. è la loro peculiarità.. soprattutto in Italia..
monica
10 nov 09 at 12:34
è anche utopia in un regime dove non si hanno le stesse possibilità di partenza e dominato, in italia, da nepotismi, baronie, vassallaggio e mafie: problemi trasversali ai colori…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 12:42
è anche utopia in un regime dove non si hanno le stesse possibilità di partenza e dominato, in italia, da nepotismi, baronie, vassallaggio e mafie: problemi trasversali ai colori…
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per questo bisogna lavorare sulla trasparenza.. e avere le palle di prendere posizioni chiare e nette.. mio caro..
noi non viviamo di utopia.. realizziamo..
con l’impegno costante.. e la libertà di espressione che a differenza di altri PAESI ancora nonostante tutto abbiamo..
è vero che si hanno notevoli difficoltà di partenza, non dimenticare però che hai comunque la possibilità di sceglierti la tua base di partenza … sei tu che decidi fino a quale punto vuoi arrivare.. niente è facile, ma nemmeno impossibile.. e questa libertà esiste.. non è utopia.. a prescindere dalle varie caste..
che possono solo rallentare il cammino.. non fermarlo del tutto.. quella è una scelta individuale che può essere data solo da una resa.. consapevole..
le vittorie che regalano più soddisfazione sono proprio quelle più sofferte..
monica
10 nov 09 at 12:55
Io penso che Fini si sia reso conto di “cambiare” se stesso semplicemente cambiando il suo approccio con le problematiche del paese. Penso, come dicono molti, che ti stia parlando al paese e che questa responsabilità fa male soprattutto a lui che magari potrebbe avere diverse intenzioni su questo tipo di approccio del tutto nuovo. A mio avviso è un modo coraggioso di spostare la discussione politica del Paese su altri punti di vista.
Domenico
10 nov 09 at 12:58
condivido domenico. l’unico terreno che contesto fortemente a fini è quello sull’immigrazione e sul fatto che abbia accelerato troppo su alcuni accadimenti storici dando un’interpretazione (male assoluto) troppo pesanti e non giuste per amor di verità storica.
per il resto credo che non si poggia gettare solo la croce su di fini dal momento che tutti i colonnelli ex an prima o dopo lo hanno seguito nel pdl.
credo che si ponga più da statista che da politico anticipando alcuni problemi come la laicità di alcune questioni (come noi stiamo anticipando da tempo e gli altri arrancano dietro…).
credo anche che fini sia un cavallo di razza ma certi impeti in avanti non possono essere capiti: serve tempo e servono prima la risoluzione di tanti altri problemi.
anche quanto detto da la russa nella due giorni de la destra lo trovo molto interessante (non solo la parte amichevole, ma alcune considerazioni poitiche presenti e future).
una cosa è certa: che piaccia o meno è tornato sulla scena politica e come qualsiasi altro uomo che propone ci si può trovare d’accordo o meno.
fatto stà che le fughe in avanti, con tutti i problemi non risolti gli si torcono contro a prescindere quello che dice. su questo i suoi collaboartori dovrebbero consigliarlo meglio. se li ascolta logicamente…
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 13:08
GIUSTIZIA: FINI, PRESTO PDL PER DEFINIRE TEMPI CERTI PER PROCESSI = Roma, 10 nov. – (Adnkronos) – Nei «prossimi giorni» sarà presentato un disegno di legge «di iniziativa parlamentare per definire i tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi tre gradi». Lo ha annunciato il presidente della Camera Gianfranco Fini, a SkyTg24, dopo l’incontro con Silvio Berlusconi. «Si potranno avvalere di tempi definiti e brevi unicamente i cittadini incensurati», ha chiarito Fini.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:10
COSENTINO: GRANATA (PDL), RIGORE NEL SELEZIONARE CANDIDATURE (ANSA) – CATANIA, 10 NOV – ‘Legalità e contrasto alle mafie sono precondizioni della politica per questo serve rigore nella selezione delle candidature per le prossime elezioni regionali ed amministrative e un rapporto con le Procure più esposte e impegnate caratterizzato da sostegno politico,ascolto e mancanza di pregiudizio«. Lo afferma il vice presidente della commissione nazionale antimafia, Fabio Granata del Pdl. »Dalle stragi del ‘92 alle presenze delle mafie sul territorio nazionale – conclude Granata – serve pieno sostegno all’azione della magistratura«. (ANSA).
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:10
PD: FINI, BERSANI ELETTO DA POCO ANCORA NON SI PUÒ GIUDICARE = Roma, 10 nov. – (Adnkronos) – «Bersani è stato eletto da poco, non si può giudicare per quello che ha detto. Si giudica per quello che fa». Lo ha detto, a Sky Tg24, il presidente della Camera Gianfranco Fini. (Gmg/Gs/Adnkronos)
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:11
PDL: FINI; VOGLIO FARLO CRESCERE, DISCUTERE NON È ERESIA (ANSA) – ROMA, 10 NOV – «Riformare il Pdl? Lo abbiamo appena costruito. Il mio desiderio è farlo crescere. E ciò vuole dire discutere, affrontare delle questioni e in alcune circostanze, quando non si è d’accordo, democraticamente verificare l’opinione prevalente. Credo che non ci sia nulla di eretico». Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini nel corso di una intervista a SkyTg 24.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:11
“L’anniversario del Muro di Berlino segna non solo la fine del comunismo sovietico ma soprattutto la vittoria della libertà come bisogno insopprimibile dell’animo umano.
In ogni epoca storica e sotto qualunque regime politico l’uomo ha sempre desiderato di essere libero, come espressione della propria natura e della propria umana dignità. La storia in fondo è la storia della libertà, la ricerca continua dello spirito di prevalere sulla violenza, sulla forza, sui soprusi, sul potere fine a se stesso. Anche nei momenti più bui della storia, quando la dignità dell’uomo viene calpestata e offesa oltre ogni limite, la fiamma della libertà è stata alimentata dalla testimonianza di quegli uomini e di quelle donne che per essa hanno saputo rinunciare anche alla propria vita.
Anche ora, in molti continenti in cui dominano regimi autoritari e sanguinari, l’anelito insopprimibile alla libertà si fa strada attraverso l’esempio di quei giovani che rinnovano agli occhi del mondo intero la forza della verità e della libertà.
Questi esempi ci ricordano che la libertà non è data una volta per tutte, e che solo quando ci manca, come quando ci manca l’aria, avvertiamo il valore che essa ha per la nostra vita e per l’intera società. Per questo, soprattutto dopo la crisi delle ideologie totalitarie del Novecento, e dopo la sconfitta del comunismo che è stata l’ideologia che più di ogni altra si è diffusa nel mondo e che ha dominato più a lungo nel corso della storia, dobbiamo avere cura dei traguardi di libertà e di civiltà che abbiamo conquistato.
In particolare dobbiamo avere coscienza che la libertà non è sinonimo di egoismo, di individualismo, non significa libertà di fare ciò che più ci aggrada e ciò che è possibile fare grazie ai progressi della scienza e della tecnica. La libertà è vera libertà quando è relazione con gli altri, quando rivendica non solo i legittimi diritti, ma si fa carico dei doveri nei confronti dell’intera società. La libertà esplica tutte le sue potenzialità quando diventa relazione, quando diventa responsabilità, quando diventa solidarietà verso chi soffre e verso chi ha bisogno di noi, non solo all’interno dei confini nazionali, ma anche al di là dei nostri confini nei confronti degli altri popoli. Questo è il nostro sentimento della libertà”.
di Silvio Berlusconi – 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino
SMITH - INFILTRATE
10 nov 09 at 13:43
CASINI: UTILE CHE RUTELLI SI RAFFORZI – ALLE REGIONALI UDC DA SOLO
(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Per noi la strada maestra resta quella di andare da soli. Non e’ la politica del doppio forno, come si dice abitualmente. E’ il nostro modo di rifiutare il bipartitismo. Perche’ se ci schierassimo con il PD o con il Pdl su tutto il territorio nazionale, vorrebbe dire che abbiamo accettato lo schema che combattiamo e che abbiamo rifiutato, cioe’ lo schema di un bipartitismo finto, che non porta niente di buono”.
Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, intervistato da Belpietro nella rubrica ‘La Telefonata’ a Mattino 5.
”Come si vede in questi giorni, i due poli -ha aggiunto- sono paralizzati al loro interno dai contrasti o dai veti, da un lato della Lega e dall’altro di Di Pietro. Per questo alle Regionali sceglieremo le alleanze caso per caso: abbiamo tanti amministratori locali del Pdl con i quali governamo bene, cosi’ come abbiamo avviato in alcune realta’ rapporti con amministratori del PD seri”.
Al centro dello schieramento politico e’ spuntata la novita’ Rutelli. C’e’ qualche possibilita’ di alleanza dopo la sua uscita dal PD o vi sta portando via qualche parlamentare, come nel caso di Tabacci? ”Piu’ che qualche parlamentare -risponde Casini- e’ meglio limitarci a uno. Ma personalmente ritengo utile che Rutelli si rafforzi. Abbiamo strade che inevitabilmente si incontreranno. Io spero che il suo coraggio venga premiato”.
Sulla Legge Finanziaria all’esame del Parlamento sono possibili intese col la maggioranza?, domanda Belpietro.
”Noi -afferma il leader dell’Udc- abbiamo sollecitato al presidente del Consiglio di introdurre il quoziente familiare. Lo dico con forza, e’ la questione con la Q maiuscola. Gli italiani aspettano ossigeno per le famiglie.
Molte di esse sono scivolate nell’area della poverta’ e molte stanno sorreggendo il peso della crisi. Tutte le statistiche ci dimostrano che i risparmi familiari si sono assottigliati, che il peso della crisi viene pagato dalla solidarieta’ familiare. D’altra parte, il tema del quoziente familiare e’ anche nel programma del Pdl. Noi abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di ricordarsene”.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:45
SICILIA: UDC, LOMBARDO NON CERCHI ALTRE MAGGIORANZE E SI DIMETTA
(ASCA) – Palermo, 10 nov – ”Costetto dalla situazione politica che si e’ venuta a creare e che lo mette con le spalle al muro, il presidente della Regione, in zona cesarini, ammette quello che l’UDC va ripetendo da tempo, ossia che il governo regionale non ha una propria maggioranza e che quindi, per continuare a galleggiare ha bisogno di cercarne un’altra, e poco importa, per Lombardo, che non sia quella voluta dagli elettori, di cui si continua ad ignorare la volonta”’. Lo afferma Toto’ Cordaro, vicecapogruppo UDC all’Ars, segnalando: ”Chiediamo pertanto una cosa abbastanza semplice, le dimissioni di Raffaele Lombardo e lo invitiamo caldamente ad esaminare i preoccupanti dati sull’economia che riguardano la nostra regione che non ha bisogno di un governicchio per tirare a campare ma che necessita invece di un governo forte e capace di incidere sulla realta’ sociale del territorio e dello sviluppo”.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:46
GIUSTIZIA: ROTONDI, TENTATIVO SINISTRA E’ IMBAVAGLIARE MINZOLINI
(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Strano concetto della liberta’ di stampa, un direttore, secondo il Pd, non puo’ esprimere le opinioni sul suo giornale. Minzolini e’ intervenuto su una questione di merito esprimendo una posizione che e’ propria di autorevoli costituzionalisti e la sinistra lo vuole imbavagliare”.
Lo dice il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:47
REGIONALI/LAZIO: ROTONDI, POLVERINI E’ LA PERSONA GIUSTA
(ASCA) – Roma, 10 nov – ”La Polverini e’ la persona giusta per la difficile riconquista del Lazio. Su di lei si puo’ ripetere l’effetto Alemanno”. Lo dichiara il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:48
COSENTINO: FINI, CANDIDATURA REGIONALI? NON E’ NELLE COSE POSSIBILI
(ASCA) – Roma, 10 nov – Della vicenda del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, con la richiesta di arresto arrivata oggi alla Camera, ”non ne abbiamo parlato”. Ma non credo sia nel novero delle cose possibili” la sua candidatura alle prossime elezioni regionali in Campania. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervistato da Sky Tg24 al termine del suo incontro con Silvio Berlusconi.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:49
ACQUA: OBAMA RAFFORZA CONTROLLI SU QUALITA’ E SCARICHI INDUSTRIE
(ASCA) – Roma, 10 nov – Erin Brockovich, l’eroina della piu’ famosa causa contro i giganti della chimica per il diffondersi in California del tumore da contaminazione da cromo esavalente nelle acque del rubinetto, era scesa clamorosamente di nuovo in campo per chiedere al presidente Obama una nuova stretta contro gli abusi delle corporations.
L’Agenzia per la protezione ambientale della California, infatti, aveva denunciato la diffusione di cromo a livelli tossici nelle acque potabili di oltre 500 comunita’ dello Stato. E l’amministrazione statale ha risposto approvando il Chemical and Water Security Act (H.R. 2868) rafforzando cosi’ la sicurezza degli stabilimenti chimici, del trattamento delle acque potabili e reflue. Il provvedimento ha cominciato il suo iter sotto la pressione di possibili attentati terroristici volti a sabotare queste attivita’ per avvelenare I cittadini americani. La legge, pero’, proroga sine die la validita’ del programma Chemical Facility Anti-Terrorism Standards (CFATS) del ministero per gli Interni e autorizza la Environmental Protection Agency (EPA) a introdurre nuovi programmi di messa in sicurezza per gli stabilimenti per il trattamento delle acque potabili e delle acque reflue.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:50
ACQUA: BERSANI E GASPARRI, PIU’ EFFICIENTE GESTIONE CON PRIVATI
(ASCA) – Roma, 10 nov – PD e PDL sembrano condividere una visione simile sulla necessita’ di aprire al mercato la gestione dei servizi pubblici locali, in primo luogo della rete idrica. In un intervento sul Sole 24 ore, infatti, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri ha definito, infatti, l’approvazione del decreto legge 135/2009 ”una riforma di straordinaria portata, un intervento che mai nessun governo precedente era riuscito a compiere”, volta a ” innestare la competitivita’ all’interno di settori che ne sono stati per troppo tempo al riparo; per liberalizzare e, quindi, anche privatizzare, qualora ve ne siano le condizioni e le dinamiche del confronto competitivo tra operatori individuino soggetti privati come i migliori sul mercato di riferimento”. La sinistra, secondo Gasparri, dovrebbe spiegare al Paese ””il comune fenomeno di gestioni tutte pubbliche, che hanno primeggiato, negativamente, per i livelli tariffari raggiunti, a fronte di un servizio imbarazzante soprattutto in materia di depurazione”.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:51
PDL: GRANATA, LEGALITA’ E CONTRASTO MAFIE PER CANDIDATURE REGIONALI
(ASCA) – Roma, 10 nov – ‘Legalita’ e contrasto alle mafie sono precondizioni della politica per questo serve rigore nella selezione delle candidature per le prossime elezioni regionali ed amministrative e un rapporto con le Procure piu’ esposte e impegnate caratterizzato da sostegno politico,ascolto e mancanza di pregiudizio. Dalle stragi del ‘92 alle presenze delle mafie sul territorio nazionale serve pieno sostegno all’azione della magistratura”.
Lo afferma il vice presidente della commissione nazionale antimafia, Fabio Granata (Pdl).
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:52
FINI: IMMUNITA’ PARLAMENTARE NON E’ SCANDALO MA NON SIA IMPUNITA’
(ASCA) – Roma, 10 nov – Discutere di immunita’ parlamentare e della sua reintroduzione in Italia ”e’ un’ipotesi che non deve destare scandalo”. Ma ”e’ chiaro che non puo’ essere una sorta di impunita”’. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervistato da Sky Tg24 al termine del suo incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
In Italia, spiega Fini, ”abbiamo un originale assetto di tipo legislativo. I parlamentari nazionali non godono dell’immunita’ mentre i parlamentari europei si”’.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:52
UE/NOMINE: FINI, D’ALEMA ‘MR PESC’ E’ ALL’ALTEZZA DEL COMPITO
(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Auspico che D’Alema possa essere l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea perche’ questo sarebbe per l’Italia la dimostrazione di grande prestigio, anche a livello internazionale. D’Alema si rivelerebbe all’altezza del compito”. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini nel corso di un’intervista a Sky Tg24.
Fini poi definisce il suo presunto ‘asse’ con l’ex premier ”una semplificazione giornalistica”. Con lui, spiega, ”abbiamo affrontato alcuni temi, dimostrando che si puo’ dialogare senza arrivare agli insulti, alle barricate”.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:53
RAI: ROMANI, EDITORIALE MINZOLINI COMPATIBILE CON SERVIZIO PUBBLICO
(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Il fatto che i cittadini possono vedere in faccia il direttore del principale telegiornale che, con cautela e garbo, ieri ha parlato di un argomento cosi’ rilevante e’ compatibile col servizio pubblico e con il fatto che dirige un telegiornale”. Cosi’ il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, interpellato dai giornalisti sull’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, sull’opportunita’ del ripristino dell’immunita’ parlamentare, a margine di una conferenza stampa in Rai.
Sulle polemiche scatenate nelle ore immediatamente succcessive all’editoriale, Romani ha sottolineato che ”c’e’ sempre polemica su qualcosa quando si parla di televisione e la televisione e’ catalizzatore di qualsiasi processo dialettico”.
BREAKING NEWS
10 nov 09 at 13:54
http://www.facebook.com/home.php#/video/video.php?v=1151064612048&ref=mf
Vi consiglio questo video da facebook con una intervista a Saviano.
Vi chiedo solo una cosa…puo’ una organizzazione così potente come la mafia avere una sola parte politica? Io non credo perchè riesce a comandare sempre.
Se anche così non fosse chiudersi totalmente a quello che credono gli altri non serve a nulla….come sapete io sono per il confronto.
Nel Pd, nell’IDv ci sono anche tante brave persone che hanno deciso di credere nel progetto, ricordo che i partito sono la colonna partante del nostro sistema politico e se hanno problemi vanno individuati e risolti, lamentarsi non serve a nulla.
Io in un miglioramento nel Pd credo…..
Non si era parlato di unirsi nei valori?
Guardatevi il video di SAviano…pe la prima volta fa unire tutte le parti in causa in una unica causa….
Lisa
10 nov 09 at 13:55
UN’OTTIMA NOTIZIA LISA: COSENTINO NON E’ “TRA LE COSE POSSIBILI”.
SPERO CHE L’ON. COSENTINO NE ESCA INDENNE DALLE ACCUSE CHE GLI SI MUOVONO.
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 13:58
lisa, io non credo che saviano sia “l’oracolo” antimafia. è un uomo che ha tutta la mia stima e di enorme coraggio (forse non sapeva neanche lui che la sua questione si spingesse tanto oltre…) ed aver solo pensato di togliergli la scorta, per esempio, lo trovo un’indecenza: anche solo pensarlo.
però, per farti un esempio, mi preoccupa di più se certe cose le dice un “totò riina” che non uno scrittore che ha solo respirato a pieni polmoni in quell’ambiente…
non so se sono stato chiaro.
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 14:02
l’Ufficio Stampa del Ministro alle Pari Opportunità, in data odierna, ci ha contattato comunicandoci che valuteranno le azioni da intraprendere per la vicenda di Montalto di Castro.
Lo apprendiamo con soddisfazione e vedremo cosa accadrà.
MORPHEUS - SUPERVISOR
10 nov 09 at 15:28
MORFEUS SEI UN GRANDE..
monica
10 nov 09 at 15:59
STUPRO DI MONTALTOIl procuratore capo del tribunale dei minori ha presentato il ricorso:sul benificio concesso tutto da rivedereCondividi
Oggi alle 11.25
LA MESSA IN PROVA SARA’ RIDISCUSSA IN CASSAZIONE.
MONTALTO DI CASTRO-Sulla messa in prova degli otto ragazzi_all’epoca minorenni-accusati di avere stuprato una quindicenne nella pineta di Montalto di Castro nel marzo di due anni fa,pende la scure del ricorso in Cassazione avanzato dal Procuratore capo del tribunale dei minori a Roma.Il caso”Montalto”,dunque,è tutto da rivedere:il tribunale potrà essere costretto a fare dietro-front definitivamente-
Per l’avv Giorgio Bernardi”la messa in prova è sospesa fino alla sentenza della cassazione”-Ma altri suoi colleghi,anch’essi difensori degli imputati sostengono che”nessun provvedimento è stato ancora notificato”,neanche il ricorso ci è stato ancora notificato ufficialmente. E comunque sarà appunto la cassazione a prendere qualsiasi provvedimento”.
Sarebbe stata la bufera mediatica scatenata sul caso”Montalto”a spingere il procuratore generale a presentare il ricorso contro la decisione presa tre settimane fà dal tribunale dei minori che ha concesso il beneficio della messa in prova ai ragazzi. E non è escluso un capovolgimento di fronte,sull’onda proprio del clamore suscitato dalla questione(il paese che difende gli stupratori,il Comune che offre denaro in prestito delle famiglie del branco).
la decisione viene impugnata perchè non avrebbe valutato in profondità,caso per caso,la volontà di redimersi da parte dei ragazzi. Un ricorso “di stile”.
In pratica sulla motivazione del tribunale per ogni singolo ragazzo verrebbe adottata la stessa formula di testo.Segno- secondo la Procura-che il giudice si è mosso superficialmente senza approfondire sufficientemente la condizione di ciascuno. Uno degli avvocati conferma che il suo assistito sta regolarmente adempiendo agli incontri con i servizi sociali e le attività sociali da queste predisposte. L’udienza in cassazione è attesa in tempi relativamente brevi. Comunque prima di Natale.
IL NUOVO CORRIERE DI VITERBO MARTEDI’ 10 NOVEMBRE 2009 pag.7
monica
10 nov 09 at 16:16
Roma, 10 nov – ‘Legalita’ e contrasto alle mafie sono precondizioni della politica per questo serve rigore nella selezione delle candidature per le prossime elezioni regionali ed amministrative e un rapporto con le Procure piu’ esposte e impegnate caratterizzato da sostegno politico,ascolto e mancanza di pregiudizio. Dalle stragi del ‘92 alle presenze delle mafie sul territorio nazionale serve pieno sostegno all’azione della magistratura”.
Lo afferma il vice presidente della commissione nazionale antimafia, Fabio Granata (Pdl).
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condivido pienamente
monica
10 nov 09 at 16:17
una perla di civiltà la voce in diretta del Sindaco Carai..
http://www.tusciaweb.net/carai/carai.html
monica
10 nov 09 at 16:28
Voglio davvero vedere se Fini sarà coerente con le sue parole. A me interessano soprattutto quelle relative alla questione morale, mia vera necessità.
Dice che la politica farà un passo avanti nel momento in cui non candideranno determinate persone solo perchè hanno un sacco di voti… bè Fini ha il potere per mettere il veto su candidature scandalose… lo faccia, riacquisterebbe ai miei occhi (per quello che vale) molto credito. Altrimenti smetta di fare dichiarazioni buone solo per accreditarsi come persona perfettina (ma ipocrita). Delle due l’una…
Vincenzo
10 nov 09 at 18:28
A proposito, mi sia permessa una battuta… io conservo gelosamente da tanti anni (in memoria di quello che ero io) un autografo di Gianfranco Fini… su un pacchetto di fiammiferi col simbolo glorioso del MSI… in quell’occasione non mi parve di essermi fatto fare un autografo da una rockstar, ma bensì da un uomo coraggioso…
Vincenzo
10 nov 09 at 18:38
ciao Vincenzo ben riletto…
sogno che le candidature scandalose abbiano fine..
monica
10 nov 09 at 18:43
Ciao Monica,
in questo periodo mi è difficile stare molto tempo al pc…
il tuo sogno temo rimarrà tale, sono piuttosto disilluso sul tema…
Alla conferenza programmatica de La Destra è stato chiesto al pur bravo Scopellitti, sindaco di reggio Calabria e probabile prossimo governatore di quella bella regione, di controllare per bene le liste… Non si è sottratto, onore al merito. Ma si è limitato a dire che non ci sarà spazio per la gente legata alla ndrangheta… non basta… il malaffare, il clientelismo non sono esclusiva delle società mafiose tradizionali…
Vincenzo
10 nov 09 at 18:51
per l’acqua sono contraria alla privatizzazione nonostante ci sia del giusto nell’osservazione di Gasparri, colpa della fallimentare gestione governativa, delle regioni.. e trova tutto il mio appoggio in materia depuratori..
ciò nonostante l’acqua è un bene troppo prezioso per essere privatizzato.. è l’abitudine a guardare sempre avanti, valutando i pro ed i contro .. e tenendo in considerazione la desertificazione in atto, non si può lasciare la gestione di un bene a privati che potrebbero abusare di tale patrimonio..
monica
10 nov 09 at 19:41
Ma si è limitato a dire che non ci sarà spazio per la gente legata alla ndrangheta… non basta… il malaffare, il clientelismo non sono esclusiva delle società mafiose tradizionali
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condivido.. ma non perdo la speranza.. del resto erano i punti che anche MOrfeus indicava vanno combattuti anche questi..
monica
10 nov 09 at 19:42
Morfeus ….neppure io ho in Saviano l’oracolo però per la prima volta lo sento parlare di una collaborazione fra le parti .
La situazione Pd e Pdl alla fine è molto simile.
Basta leggere qui http://informazionesenzafiltro.blogspot.com/2009/11/lo-stalliere-del-pd.html
Perchè non approfittarne per sistemare insieme le cose?
MA tu come lo sai che Cosentino è innocente?
Lisa
10 nov 09 at 19:49
Fini parla di rapporto leale e sincero nei confronti di Berlusconi, ma forse sarebbe ora, in relazione alle prese di posizione da lui avute negli ultimi mesi, che mettesse in evidenza quelli ke sn i suoi obiettivi politici (x nn dire personali), nn sempre in linea cn la linea attuale di governo..
Davide
11 nov 09 at 00:07
Se una caserma è esistita, essa aveva un nome:
Alleanza Nazionale
Chi dissentiva da Fini veniva cacciato o costretto ad andare via: vedi Storace, vedi Santanché
La verità è che Fini non ha un programma, l’unico programma è comandare al posto di Berlusconi.
E’ una finalità da politicante puro, non gliene frega niente della gente.
Pario
11 nov 09 at 02:42
Fini non ha mai espresso una sola parola di elogio a Berlusconi per la straordinaria impresa di realizzare 10mila lloggi a L’Aquila in 120 giorni.
Basta questo a dimostra la malafede e l’opportunismo politici di un uomo, Fini, che ha perso la bussola.
Parla di futuro e di idee e intanto non ha fatto una sola proposta per il lavoro, per le tasse, per l’economia, per la droga, per la sicurezza.
C’è bisogno di aria nuova, Fini sono 35 anni che sta in politica, nel PDL non lo vuole nessuno.
Vada dove è amato, vada nel PD !
Pario
11 nov 09 at 02:48
Fini attacca a parole la Lega e poi impone a Berlusconi un candidato leghista in Veneto.
Fin idiceva che “Siamo alle comiche, non entreremo mai nel PDL” e poi sappiamo come è andata a finire.
Fini dice non al mercato delle vacche sulla Giustizia e poi accetta la prescrizione breve.
Fini fa tante chiacchiere. Berlusconi invece fa.
Pario
11 nov 09 at 02:50
Fini sta difendendo la posizione della sinistra che è preoccupata delle leggi a persona.
Anzi meno male che c’è lui a fare da mediatore sennò qui finisce male.
Io spero che riesca a sistemare tutto lo stesso mettendo d’accordo entrambe le parti.
Ciao
Lisa
11 nov 09 at 09:37
CHE BELLE PAROLE, VEDETE IO PER TANTI ANNI DA QUEL SIGNORE NE HO SENTITE TANTE MA TANTE MA TANTE DI CHIACCHIERE: MA PER FAVORE, IO MI FAREI UN ESAMINO DI COSCENZA OGNI TANTO, QUANDO MI PIACEREBBE FARGLI QUALCHE DOMANDINA A QUATTROCCHI CON QUESTO GRANDE PRESIDENTE DELLA CAMERA….
carlo
18 nov 09 at 18:47