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Giano Accame

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Giano Accame (Stoccarda, 30 luglio 1928Roma, 15 aprile 2009) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Biografia

Nato in Germania, ma originario e cresciuto a Loano (SV), il 25 aprile 1945 si arruolò nella marina militare della Repubblica sociale italiana, venendo arrestato la sera stessa. Fino al 1968 fu dirigente del Movimento sociale italiano, uscendone dopo la presa di posizione del partito contro la contestazione giovanile.

Nel 1965 fu relatore al convegno dell’Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria.

È stato inviato speciale di vari quotidiani, stretto collaboratore di Randolfo Pacciardi nell’effimera esperienza dell’Unione Democratica per la Nuova Repubblica, anticipatrice, durante gli anni Sessanta, del dibattito sulla repubblica presidenziale.

Nella sua carriera è stato redattore de Il Borghese, Il Fiorino, L’Italia settimanale, collaboratore di numerose riviste tra le quali Il Sabato, Lo Stato, Pagine Libere, Letteratura – Tradizione, La Meta Sociale, Area.

Fu ricercatore per gli Annali dell’economia italiana (IPSOA) di Epicarmo Corbino e Gaetano Rasi. Tra il 1988 e il 1991 ricoprì l’incarico di direttore del Secolo d’Italia e collaborò con diversi quotidiani come Il Tempo, Lo Specchio, Vita. Ha diretto la rivista on line http://www.passarealbosco.it/ fino al giorno della sua morte.

Intellettuale scomodo

Giano Accame è considerato, insieme a Piero Buscaroli, Alfredo Cattabiani, Gianfranco De Turris, Fausto Gianfranceschi, Mario Polia e Marcello Veneziani, uno degli intellettuali storici della Destra italiana.

Un pensatore “eretico” considerata la sua appartenza politica, per le posizioni controcorrente. Basti pensare alle critiche avanzate alla politica di Gianfranco Fini. Stimato anche dalla sinistra [1].

Avvicinò la scienza economica di Ezra Pound stimolato da Antonio Pantano, presidente dell’Istituto di studi poundiani, che curò numerose manifestazioni del centenario della nascita del Poeta (vedi più sotto “saggi pubblicati in opere collettive”). Criteri poundiani che furono riproposti in manifestazioni e convegni cui anche Giano Accame partecipò con Antonio Pantano, e confluirono poi nella didattica della scuola “eretica”, per laureati, di “Valori giuridici e monetari” diretta da Giacinto Auriti all’università statale di Teramo, cui Accame collaborò per un anno nel 1997 nella sede di Atri. Scuola che ebbe risonanza mondiale, e fu anche “visitata” ed apprezzata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e, tra i molti, da Beppe Grillo, che da essa attinse elementi basilari per le sue polemiche civili.

Citazioni

« La politica deve usare argomenti accessibili al grande pubblico, quindi argomenti ormai banalizzati. Mentre il compito dell’intellettuale è quello di spingersi oltre, di dire delle novità; il compito più difficile, insomma. Ma la normalità non è la vera rivoluzione. La vera rivoluzione è il cambiamento »[2];

«Sono uno scrittore di destra che ha dovuto conquistare la propria libertà faticosamente e giorno per giorno, vincendo pregiudizi, difficoltà e tentativi di discriminazione» [3]

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Bibliografia

  • Socialismo tricolore, Editoriale Nuova, Milano1983
  • Il fascismo immenso e rosso, Edizioni Settimo Sigillo, Roma1990
  • Ezra Pound economista. Contro l’usura, Edizioni Settimo Sigillo, Roma1995
  • La destra sociale, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1996
  • Il potere del denaro svuota le democrazie, Edizioni Settimo Sigillo, Roma1998
  • Una storia della Repubblica. Dalla fine della monarchia a oggi, Rizzoli, Milano 2000
  • Dove va la destra? – Dove va la sinistra?, interviste a Giano Accame e Costanzo Preve, a cura di Stefano Bonisegni, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2004.

Saggi pubblicati in opere collettive (scelta):

  • “EZRA POUND 1985 – L’economia ortologica”, Giano Accame, Franz Maria D’Asaro, Gianfranco De Turris, Francesco Grisi, Antonio Pantano,A.P.E, Roma 1985.
  • I figli del sole e la cultura del dopoguerra, in Marco Iacona, Il maestro della tradizione, Controcorrente, Napoli, 2008.

Volumi curati (scelta):

  • - Giano Accame (a cura di), Roberto Michels, Homo Oeconomicus, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001.
  • - Giano Accame ( a cura di), Filippo Carli, L’idea partecipativa, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2003
  • - Giano Accame e Carlo Gambescia ( cura di), Giuseppe Mazzini, Interessi e Principii, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005

Su Giano Accame:

  • Speciale Giano Accame ( a cura di Luca Gallesi), “Letteratura – Tradizione” n. 42 (2008). Raccolta di scritti in onore di Giano Accame per i suoi ottant’anni. Contributi di Massimo Bacigalupo, Claudio Bonvecchio, Luigi G. de Anna, Simone Paliaga, Giuseppe Parlato, Caterina Ricciardi, Mario Bernardi Guardi, Giuliano Borghi, Mary de Rachewiltz, Gianfranco de Turris, Giorgio Galli, Carlo Gambescia, Luciano Garibaldi, Sandro Giovannini, Mario La Floresta, Sergio Pessot, Luca Leonello Rimbotti, Marcello Staglieno, Piero Vassallo, Marcello Veneziani, Ernesto Zucconi, Alain de Benoist, Tim Redman, Demetres P. Tryphonopoulos.

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Estratti vari per “conoscere” il suo pensiero

“Benvenuto nel quarto Ventennio!” , così l’anglista e studioso di Ezra Pound, Luca Gallesi presenta questo “speciale” di “Letteratura – Tradizione, da lui curato, per gli ottant’anni di Giano Accame, giornalista, storico e scrittore, molto conosciuto e apprezzato, a destra come a sinistra.
Ma lasciamo la parola a Gallesi:

“Questo speciale contraddice il pessimismo poundiano: amici lontani geograficamente e anagraficamente si sono idealmente raccolti per rendere omaggio a un brillante e generoso protagonista della cultura italiana del dopoguerra che quest’anno compie quattro volte vent’anni. Intelligenza scomoda del Novecento, socialista tricolore e attento studioso di quel fascismo ‘immenso e rosso’ che si è invano opposto alla spietata dittatura del denaro, Giano Accame ha guidato con successo il mondo della cultura di ‘destra’ lontano dallo sterile reducismo, conducendolo allo studio e alla comprensione dei più significativi protagonisti della cultura europea: da Pound a Schmitt, da Evola a Marinetti, da Michels a Céline, da Blasetti a Pirandello a tutti gli altri proscritti, che hanno in realtà caratterizzato profondamente il pensiero del Ventesimo Secolo dalla letteratura al cinema, dalla politica all’economia, dalla filosofia al teatro, dalla giurisprudenza alle arti figurative. Della sua bibliografia trattano diffusamente molti degli autorevoli contributi che sono stati qui raccolti, che sono stati divisi in tre sezioni, una di tributo accademico scientifico, Omaggio , una parte idealmente autobiografica, Testimonianze, seguita dalla sezione Universale, opera di studiosi esteri che abbiamo voluto mantenere nella lingua originale. ‘Il Paradiso d’un uomo/è la su buona natura’ ricorda ancora Pound nel Canto XCIII e di questo paradiso nei godono tutti i suoi amici”.

Giano Accame – Intervista a “Sette”

Quando Gianfranco Fini, segretario di An, a Gerusalemme ha detto che la Repubblica Sociale di Salò era il Male Assoluto, Giano Accame, intellettuale «storico» della destra italiana, ex direttore del Secolo d’Italia, è stato uno dei più violenti a reagire. Al convegno organizzato da Storace all’Hotel Hilton di Roma ha detto che il grosso problema di Fini è l’intelligenza che gli manca. Accame, uno dei pochi esponenti della destra stimato dagli intellettuali della sinistra, è ormai un vecchio signore fuori dai giochi politici (fu anche braccio destro di Randolfo Pacciardi nell’effimero movimento di Nuova Repubblica). Dalla sua bella casa affacciata sul Tevere, manda articoli e saggi a quotidiani e riviste di area concedendosi ogni tanto a qualche comparsata televisiva. Rispetto ai tempi in cui, da eretico e da anarchico, combatteva la sua battaglia a destra (giovanissimo, partì volontario repubblichino proprio l’ultimo giorno di guerra) ha attenuato la sua militanza politica. Ma sulla svolta di Gerusalemme si infiamma. Mi dice: «Sei davanti al Male Assoluto».

Male Assoluto per un giorno solo.
«Solo il 25 aprile del 1945».
Agli sgoccioli.
«Ero un ragazzino obbediente. Avevo concordato con i miei di partire finita la seconda liceo, a giugno. Ma le cose precipitavano e preso dall’angoscia che la guerra finisse prima di potervi partecipare, partii, proprio il 25 aprile. Mio padre non si oppose. Anche lui era rimasto amareggiato per non essere arrivato a tempo a prendere parte alla prima guerra mondiale».
Che cosa hai fatto quel giorno?
«Ho tentato di andare da Brescia a Milano su una Topolino. Mi hanno arrestato subito».
Quanto è durata la prigionia?
«Una dozzina di giorni. Poi sono scappato».
Avventuroso.
«Mah, diciamo che durante un trasferimento, nella confusione, me ne sono andato. E nessuno mi è corso dietro».
Non è stata una grande esperienza di guerra.
«Ho sparato un caricatore, visto che tutti sparavano, non sapevo bene a chi».
Bravo a salire sul carro del perdente.
«Volevo partecipare al canto del cigno, alla fine eroica della Repubblica Sociale».
Eri fascista anche da ragazzino?
«Sono stato balilla e avanguardista, ma non mi sentivo molto fascista fino all’otto settembre, quando ho visto il tradimento, la gente che si rallegrava per la sconfitta».
La fine di una dittatura è un sollievo.
«Ma non si può gioire per la sconfitta. Noi avevamo sentito, sui banchi delle elementari, che il Duce ci aveva dato un impero, che dovevamo tornare, un po’ come gli antichi romani, ad essere importanti. Da ragazzini noi amavamo la guerra e aspettavamo il momento di dimostrare il nostro valore».
Fini non ti piace più.
«Un tempo dicevo di lui: “Fini non sa un cazzo ma lo dice benissimo”».
In fondo la destra ha fatto quello che aveva già fatto la sinistra.
«La destra dalla storia e dal passato trae vantaggi anche elettorali. Nel bagaglio dei ricordi le famiglie si tramandano rancori, dolori, orgogli, anche errori da riconoscere. Adesso che cosa è Fini? Un trovatello della storia».
Ha avuto la sua convenienza.
«È come dire: ho scaricato quella vecchia matta di mia madre, ma acchiappo altrove una mezza dozzina di vecchiette più ragionevoli. Il calcolo elettorale è ripugnante».
Anche la sinistra ha rinnegato i suoi padri.
«Non mi piace un’Italia che si rinnovi attraverso i rinnegamenti e una destra che incalza la sinistra vantandosi: noi abbiamo rinnegato più di voi. Rischiamo di diventare un popolo di rinnegati. Chi rinnega la Dc, chi Craxi. Indecente».
Chi è voltagabbana a sinistra?
«Quelli che erano iscritti al Pci ma dicono che non sono mai stati comunisti. Quelli alla Veltroni che fanno i congressi con gli slogan americani, I care, e fanno venire a cantare Sting, in un Paese dove la sinistra ha un patrimonio sconfinato di cantautori».
Dopo la guerra molti fascisti scomparvero e ricomparvero nelle fila della sinistra.
«Ricordo il mio maestro di quinta. Lo adoravo. Era ufficiale della milizia. Finì prigioniero negli Stati Uniti. Lo rincontrai antifascista e pieno di rancore contro chi lo aveva portato alla sconfitta. Voltagabbana erano anche tutti quegli intellettuali che pigliavano soldi dal ministero della Cultura Popolare e poi, nei quarantacinque giorni di Badoglio, si riciclarono velocemente. Venivano chiamati “i canguri giganti”. Col tempo però ho capito la dignità e le motivazioni del cambiare idea. Se ti ha affascinato un partito che nasce dalla vittoria ma ti porta alla sconfitta, hai diritto di voltargli le spalle e cercare altre soluzioni».
Un nome di voltagabbana?
«Qualcuno considera voltagabbana Dini. Ma lì c’è la presunzione del banchiere di essere al di sopra di qualunque posizione partitica».
La presunzione del banchiere?
«Nei momenti di crisi spesso ci si rivolge ai militari. In Italia ci si è rivolti ai banchieri. Sono tanti i banchieri chiamati in politica senza aver mai preso un voto. Rainer Masera, Piero Barucci, Paolo Baratta, Paolo Savona. Almeno Dini poi si è fatto eleggere. Ma Ciampi no. Questo è il vero voltagabbanesimo della sinistra: aver messo negli anni Novanta il Paese nelle mani dei banchieri che vediamo adesso, con il caso Parmalat, che razza di imbecilli sono».
Banche e comunismo.
«Un esempio di voltagabbana? Massimo D’Alema. Senza cambiare partito, ha cambiato concezione di vita. Pensa al servizio fotografico sulla sua barca. Lui che è arrogante di natura, spocchioso, primo della classe, con quelle foto voleva accreditarsi di fronte ai padroni, mostrarsi tranquillizzante, proprio come uno di loro».
Che cosa pensi dell’adulazione?
«È pericolosa e insidiosa. Pensa alle recenti lodi che hanno sommerso Fini. Un mio amico, Antonio Pantano, grande cultore di Ezra Pound, dice che ormai il suo nome va pronunciato alla francese, “Finì”, finito, seppellito dalle lodi degli avversari».
Alla festa di Forza Italia c’era adulazione?
«Come in tutte le grandi convention di vendita. Dove si premia chi ha ottenuto i maggiori profitti. Marketing».
E quando Berlusconi faceva quelle domande retoriche a cui tutti quanti dovevano rispondere sì o no?
«Era la parodia del discorso alle folle di Mussolini dal balcone di piazza Venezia».
Gli intellettuali di destra sono sempre stati poco organici rispetto al Msi. Cardini, Tarchi, Veneziani, Gianfranceschi, De Turris, Lanna, Guerri. Tutti eretici, tutti anarchici.
«Alcuni sono stati trattati male. Marco Tarchi, per esempio, divenne anarchico per offesa ricevuta. Vinse il congresso giovanile e Almirante fece segretario nazionale Fini che era arrivato quarto».
In compenso sono corteggiati dalla sinistra. Come Veneziani.
«È il più produttivo, dotato e scrive cose intelligenti. È il Prezzolini della nuova generazione».
Aveva ragione Donna Assunta Almirante quando diceva che Fini era un vassallo di Berlusconi?
«No. Una volta Fini era l’alleato imbarazzante nel Polo. Oggi imbarazzanti sono Berlusconi e Bossi mentre lui rappresenta la parte ragionevole e si sbraccia per farlo notare. Aver rovesciato questo pregiudizio è stato un grande successo. E anche il personale politico di An è di buon livello: Alemanno, Urso, Matteoli, Storace».
Una volta dicevi: dietro Fini ci sono dei miracolati, dei colonnelli che sembrano caporali, gente che non legge… Ti riferivi proprio a Storace, a La Russa, a Gasparri.
«Era un giudizio forse eccessivo».
Di Gasparri dicono che non legge nemmeno le leggi che scrive.
«Sì, i maligni dicono che la legge sulla tv gliel’ha consegnata l’ufficio legale di Berlusconi. Però Gasparri è un grande lavoratore, un culo di piombo. Mentre Fini è pigro, si stanca facilmente».
Raccontami la tua giovinezza.
«Madre tedesca, padre ufficiale di marina. Infanzia a Monfalcone. Scuole quasi tutte alla Spezia. Poi Spalato».
Ricordi qualche amico?
«Il mio compagno di banco di Spalato, Enzo Bettiza. Ma lui non ricorda me. Mi ha rimosso. Si è costruito uno scenario alla Buddenbrock, con la sua straordinaria famiglia circondata da uno stuolo di servitori croati, bosniaci e serbi. In questo scenario io non ci sto e lui ha dimenticato anche quando lo andavo a trovare nella sua cameretta da ammalato».
Il tuo mito?
«La decima Mas».
Le canzoni?
«Vieni, c’è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu. E poi tutte le canzoni patriottiche. Tranne Vincere che portava jella».
La carriera politica?
«Ho fondato la sezione di Loano del Fronte degli Italiani, una formazione antecedente al Msi. Dopo un paio di mesi confluimmo nel Msi».
Poi la politica universitaria a Milano.
«Il Fuan. A Roma si chiamava Caravella, a Milano Carroccio. Erano tempi in cui destra e sinistra si parlavano. I comunisti ci invitavano ai loro convegni. A Roma Rauti parlava con Berlinguer. Io incontrai il figlio di Longo. Ricordo anche una bella ragazza, Lu Leone».
Poi arriva il ’68.
«Ruppi col Borghese proprio per questo. Eravamo contro il sistema ben prima del movimento studentesco. Molti dei nostri ragazzi si avvicinarono alla contestazione. Io capivo meglio questo fenomeno perché avevo aderito a Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi dove erano molto forti gli universitari di Primula Goliardica, Enzo Maria Dantini, Franco Papitto, Franco Oliva».
Con voi c’era anche Baget Bozzo.
«Sì. Disse che la Madonna lo aveva mandato da noi».
In Forza Italia l’ha mandato lo Spirito Santo.
«Don Gianni è un grande cappellano di corte portato ogni volta a sinceri e sconfinati entusiasmi».
Quando vennero fuori i documenti del «golpe bianco» di Sogno tu risultasti ministro della Pubblica Istruzione.
«Vanterie di una persona anziana che voleva stupire. Sogno era intelligente, simpatico, coraggioso. Ma era il birichino di mammà».
Il governo del golpe bianco esisteva o no?
«Secondo l’elenco di Sogno c’erano quelli informati del golpe, come Pacciardi e Brosio, che guarda caso erano tutti morti. Poi quelli ancora viventi che si supponeva avrebbero aderito, ma non ne sapevano niente, segnati con l’asterischetto».
Tu eri con l’asterischetto?
«Certo. Ma non mi dava fastidio essere indicato come golpista. Semmai mi seccò essere indicato come ministro della Pubblica Istruzione e non degli Interni».
Hai mai sognato un golpe?
«Una certa spinta poteva anche avvenire. Ma Pacciardi sosteneva sempre che non ci si può sedere sulle baionette. E quindi offriva a un’eventuale iniziativa militare una soluzione politica. Tipo De Gaulle, e non come Praga o il Cile».
Ne parlavate?
«Certo che ne parlavamo. Dovevamo in continuazione difenderci dalle accuse di golpismo. Il sistema partitocratico aveva paura di Pacciardi perché rompeva dal di dentro. Era stato il miglior ministro della Difesa e godeva di grande prestigio negli ambienti militari».
Avete mai pensato seriamente a un golpe?
«Siamo stati molto più impegnati a difenderci dalle accuse».
Diciamo 90 per cento a difendervi e 10 per cento a pensarci?
«Odio i velleitarismi. Uno le cose le fa oppure non se ne vanta».
Ma voi ci pensavate?
«Non l’abbiamo fatto».
Sei un’anguilla. Non l’avete fatto solo perché non eravate in grado? Oppure eravate contrari?
«Eravamo contrari ad essere accusati per queste cose».
Insomma non mi vuoi rispondere.
«No».
Tu vieni definito terzomondista, anticapitalista, antiamericano. Dovresti iscriverti a Rifondazione Comunista.
«Sono solo venature».
Sei antiamericano?
«No. Ma mi dispiace che ci abbiano battuti. E che adesso pretendano di rifare l’impero romano. Trovo Bush persino fisicamente ridicolo. Quando si muove sembra un cow boy uscito da Mezzogiorno di fuoco. Il fatto che piaccia agli americani mi fa temere per le sorti del genere umano».
Da qualche settimana facciamo il gioco del governo trasversale. Chi prenderesti di sinistra?
«Gianni Borgna, assessore alla cultura qui a Roma. Lo farei ministro della Pubblica Istruzione. Fausto Bertinotti anche se è così retrò nel suo antifascismo. È un soldatino che combatte ancora battaglie vinte sessant’anni fa e fa di tutto per piacere alle signore. Ministro del Lavoro».
Come dare benzina a un pompiere.
«Quando vanno al governo si moderano, diventano responsabili. Giampiero Mughini, ministro dello Sport. È juventino fazioso, ma in fondo è buono. Massimo Cacciari. È stato il primo a sinistra a parlare bene di me. Pochi in Italia conoscono come lui la cultura tedesca di destra. Ministro dei rapporti con l’Europa. E alla Difesa Marco Minniti, che mi ha confessato la sua emozione perché da sottosegretario all’Aeronautica usava l’ufficio di Italo Balbo».
Il saluto romano, chiamarsi camerata, la camicia nera, il pellegrinaggio a Predappio. Come sei messo con queste cose?
«La fedeltà è come la verginità. A vent’anni può avere un sapore. Sessant’anni dopo un po’ meno. Le testimonianze di fedeltà si esauriscono coi ricambi di generazione. Ma il fascismo è stato un periodo di una creatività tale che ti fa anche sopportare il ridicolo di alcuni riti».
Vi chiamate ancora camerata fra voi?
«Qualche volta».
La camicia nera ce l’hai?
«L’ho comprata tre anni fa».
Perché?
«Tutti hanno una camicia nera».
Il saluto romano?
«Ai tempi l’ho fatto. Ora non più».
Sei andato a Predappio?
«Molti anni fa. Ecco, se dovessi tornare a Predappio farei il saluto romano».
Con la camicia nera?
«No. Per pudore».
Facciamo il gioco della torre. Vespa o Costanzo?
«Butto Vespa. Se uno cerca l’immagine del cortigiano di regime, eccolo, è lui. Un vero adulatore. Di chiunque conti. È uno che sa misurare chi sale e chi scende».
Bossi o Fini?
«Bossi, che voleva usare la bandiera come carta igienica».
Gasparri o La Russa?
«Gasparri è talmente antipatico che per buttarlo giù c’è la fila. Allora butto La Russa».
Perché?
«Per il suo accanimento contro la grazia a Sofri e contro l’indulto. Chi ha fatto parte di una destra perseguitata dovrebbe aver maturato maggior comprensione per i vinti, per chi sta in prigione».
Fassino o D’Alema?
«Fassino mi sembra un po’ troppo cortigiano verso la Fiat e i poteri forti».
Feltri o Belpietro?
«Feltri carica troppo le dosi in un periodo di passioni spente. Crede di essere ancora al 18 aprile del 1948».
Mussolini o Santanché?
«Butto subito la Santanché».
Fascismo salottiero?
«Solo sguaiato esibizionismo mondano. Di questo passo La Russa candiderà per An anche Marta Marzotto».
Se uno non ti conoscesse e ti sentisse solo parlare, capirebbe che sei di destra?
«Una sera ero a cena da Mughini. C’erano Paolo Mieli, Fiamma Nierenstein, Andrea Marcenaro e sua moglie Franca Fossati. La Fossati commentò con il marito: “Bravo quel compagno!” Sembra a volte che gli estremi si tocchino».
Come voterai alle prossime elezioni?
«Quando ho votato (non sempre) ho votato per i camerati. Ma Fini il mio voto se lo sogna».

Pensiero antidemocratico e conformismo
Falcone e Borsellino, due eroi “scomodi”

Intervista a Giano Accame


STUDENTESSA: Ringraziamo Giano Accame per essere qui con noi. Prima di dare avvio alla discussione guardiamo la scheda filmata.

Pensieri scomodi, pensieri inquietanti, pensieri di difficile collocazione, attraversano, come ombre, il corso del secolo che è appena trascorso. Un secolo dove la massa si è fatta protagonista e il conformismo, l’automatismo mentale, l’inerzia, il torpore, sono diventati condotta comune, norma di comportamento. Il secolo dei grandi totalitarismi sicuramente è anche il secolo dell’indottrinamento di massa, ma, paradossalmente, è anche il secolo degli antagonismi, delle ribellioni, è il secolo in cui scrittori e pensatori, spesso solitari, emarginati, talvolta sconfitti dalla storia, conducono “esperimenti temerari” o semplicemente portano il peso di una “intelligenza scomoda”, refrattaria a ogni conformismo. È il caso, ad esempio, dello scrittore tedesco Ernst Junger, una delle grandi figure della letteratura del Novecento. In età più che matura, all’inizio degli anni Cinquanta, Junger teorizza il comportamento del ribelle, al quale, “per sapere che cosa sia giusto, non servono teorie o leggi escogitate da qualche giurista di partito”. Il ribelle “attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni”. Il ribelle rifugge da ogni ordine costituito, non appartiene più a niente, ha varcato una volta per tutte il meridiano delle opinioni comuni. Pensatore scomodo è dunque Junger, come d’altra parte scrittore scomodo è stato Louis-Ferdinand Céline, definito “veggente del tramonto dell’Occidente”. Poeta scomodo è Ezra Pound, una delle voci più alte della poesia del Novecento e uno dei critici più feroci della vita degradata, misurata dal denaro e dalla prestazione. E scrittore scomodo Yukio Mishima, la cui “intelligenza scomoda” si esprime nella ricerca della bellezza e nella fedeltà alla propria tradizione. Ma ogni ricerca ha il suo prezzo: Mishima muore suicida nel 1970.

STUDENTESSA: Possiamo arrivare a definire una “intelligenza scomoda”? Cioè quali sono i suoi tratti distintivi?

ACCAME: Questa espressione, “intelligenze scomode”, viene da una trasmissione di Rai Educational dedicata a scrittori, intellettuali e artisti di destra, ma più che di destra, o fascisti, o accusati di fascismo, persone che sono state una parte ineliminabile, importante, del pensiero del Novecento; e che appartengono ormai non solo a una parte, ma al genere umano. Non si potrebbe fare a meno, nella letteratura italiana, di Gabriele D’Annunzio, anche se a Fiume ha creato la ritualità del fascismo, i saluti, il discorso dal balcone. La filosofia italiana non potrebbe fare a meno del più grande filosofo accademico del Novecento, Giovanni Gentile. L’arte italiana non potrebbe fare a meno del futurismo, anche se Marinetti è stato fascista. Il futurismo è stato, dopo il Barocco, la prima volta che l’arte italiana ha avuto di nuovo una dimensione universale. E così la cultura del mondo non potrebbe più rinunciare a Ezra Pound, che è stato il grande innovatore del modo di fare poesia in lingua inglese, o di Céline, che ha cambiato completamente, rinnovato, il modo di fare prosa narrativa, o di Carl Schmitt, che è stato il più grande politologo del secolo scorso.

STUDENTESSA: Secondo Lei, quali sono i rischi, i pericoli, che una “intelligenza scomoda” corre al giorno d’oggi, e quali sono stati quelli dell’anticonformismo nel secolo appena passato?

ACCAME: Ad esempio, tra i rischi dell’anticonformismo, è esemplare la vita tormentata di Ezra Pound, che per essere stato vicino al fascismo e soprattutto alla repubblica sociale italiana, fu poi chiuso dai suoi concittadini americani in una gabbia, come una bestia, in un campo di concentramento a Pisa e poi confinato per tredici anni in un manicomio criminale negli Stati Uniti. Questa idea di curare le dissidenze come una forma di disturbo mentale non è stata adottata prima nell’Unione Sovietica, ma per prima in America. Non accettandosi l’idea che il più grande poeta americano fosse simpatizzante del fascismo, lo si è fatto passare per matto.

STUDENTE: Al di là del nostro secolo, come può manifestarsi oggi una “intelligenza scomoda”? E cosa vuol dire, nella nostra società, andare contro l’opinione comune?

ACCAME: È sempre una posizione rischiosa e naturalmente scomoda. Non lo è stata nella prima metà del secolo, dove il pensiero fascista è stato dominante in quasi tutta l’Europa, ma nella seconda metà del secolo queste forme di cultura sono state emarginate e quindi, tra l’altro, si sono rarefatti gli intellettuali che vi hanno aderito. Il massimo della scomodità oggi è nel ribellarsi alla pretesa del denaro, dei poteri finanziari, e di porsi come elemento principale della scelta politica. Oggi viene teorizzato dalla migliore cultura economica, quella che viene dalla Banca d’Italia in Italia, la compresenza di due elettorati: uno siamo noi, sarete Voi, quando ci arrivate, a diciotto anni, il popolo sovrano, quello che vota per dei deputati e dei senatori, che contano sempre di meno. E l’altro invece è il grande elettorato del mercato finanziario, che, si dice, ormai vota tutti i giorni in casa nostra, facendo salire o scendere le quotazioni della lira e della borsa, a seconda che il Parlamento e i governi si comportino bene, cioè secondo le indicazioni del mercato finanziario, oppure si comportino male. Se spendono troppo per i pensionati o gli ammalati, la lira cade. Ecco, ribellarsi a questo grande potere internazionale è certamente scomodo, perché la maggior parte degli organi di informazione importanti sono nelle mai del potere finanziario, e quindi liberissimi nel criticare i poteri politici, molto meno nel criticare i poteri economici. I grandi giornali, le televisioni, sono un po’ delle pistole puntate alla tempia dei poteri politici, che devono adeguarvisi.

STUDENTE: Non pensa che sia il pericolo ad impedire l’esercizio dell’anticonformismo? E ancora: è forse per paura che ci si adegua all’opinione comune?

ACCAME: Per la verità l’anticonformismo oggi non viene impedito. Viviamo in un periodo di piena libertà, soltanto che nessuno gli dà poi retta. Diceva Ezra Pound che la libertà di parola, senza la libertà di esprimersi via radio, non vale nulla. Questo lo diceva quando non esisteva ancora la televisione. Se uno scrive, ma non arriva a esprimersi attraverso il nuovo grande mezzo di comunicazione, parla a vuoto, o parla a delle piccole minoranze. Non credo che oggi vi siano motivi di paura. Il grande vantaggio di essere usciti dai due secoli di cultura delle rivoluzioni, con la caduta del Muro di Berlino, che nessuno ha più legittimo motivo di avere paura per la vita, per la libertà, per i beni, di fronte a qualunque scelta politica. Il potere non fa paura. Il potere però può emarginare, è naturale insomma. Quindi esiste, è legittimo, anche per gli intellettuali, il timore, la paura di essere isolati, di essere emarginati, di non contare niente, quindi di non guadagnare. Ecco, questo è. Ridimensionando il timore, è lì oggi il vero nemico dell’anticonformismo, quello che spesso vengono reclamizzate sono forme di anticonformismo banale, ma quello più serio viene ancora ghettizzato.

STUDENTESSA: Recentemente ho visto un film, L’ultimo bacio, di Gabriele Muccino, e uno dei personaggi dice: “La normalità è la vera rivoluzione”. Lei cosa ne pensa?

ACCAME: La rivoluzione è cambiamento, mentre la normalità è stabilizzazione. La grossa difficoltà nel rapporto tra gli intellettuali e la politica è che, soprattutto in periodo democratico di elezioni, la politica si muove appunto sulla normalità. La politica deve usare argomenti accessibili al grande pubblico, quindi argomenti ormai banalizzati. Mentre il compito dell’intellettuale è quello di spingersi oltre, di dire delle novità; il compito più difficile, insomma. Ma la normalità non è la vera rivoluzione. La vera rivoluzione è il cambiamento. La vera rivoluzione è stata – adesso ormai questo periodo di due secoli è finito -  l’ambizione delle filosofie a inverarsi nella storia. Un tempo ci si accontentava che le filosofie spiegassero il mondo. Da Marx a Gentile, che ha ripreso questa filosofia della prassi di Marx, invece si aggiunge o si era aggiunta una nuova pretesa, che la filosofia non solo spiegasse il mondo, ma che lo cambiasse. Ecco, la normalità non ha questa pretesa di cambiamento. La normalità di solito si adegua e non penso che possa essere rivoluzionaria.

STUDENTESSA: Nella scheda filmata abbiamo visto che gli scrittori e i pensatori citati sono tutti critici della democrazia occidentale. Ora l’atteggiamento antidemocratico può identificarsi con l’anticonformismo?

ACCAME: Certamente! Perché quelli anticonformisti sono atteggiamenti di minoranza, che quindi spesso si rivoltano, o si sono rivoltati in passato contro la democrazia. In realtà né Pound né Junger si sono particolarmente rivoltati contro la democrazia. Se mai solo Mishima, che è un curioso esempio di fascismo di ritorno, o di tradizionalismo di ritorno. Durante la guerra  Mishima fu scartato alla leva e ne fu contentissimo perché si risparmiava la vita. Diventò lo scrittore giapponese più noto in Occidente, e di solito in Italia tutti i suoi primi libri sono stati pubblicati da Feltrinelli, quindi anche molto gradito alla sinistra. Omosessuale, o almeno bisessuale, quindi trasgressivo, su un piano che il pensiero conservatore è meno orientato a accettare. E tuttavia, dopo aver riscosso successo internazionale e in Giappone naturalmente, a un certo punto ha sentito la vanità di questo successo e ha avuto un ritorno di pensiero conservatore, tradizionale ed è ritornato all’antica etica dei Samurai, sino a compiere il sacrificio rituale in una caserma giapponese, per protestare contro l’occidentalizzazione del Giappone e soprattutto contro l’asservimento dell’attuale classe politica giapponese agli americani. Ecco, quindi è l’unico, se mai, che si è ribellato a quel tipo di democrazia asservita. In realtà tutti poi dopo hanno fatto riferimento al popolo. In particolare Ezra Pound era fortemente critico del sistema politico americano, ma non perché fosse antidemocratico. Lui seguiva le idee di Jefferson, che è tra i creatori della democrazia americana, ma accusava la classe dirigente democratica americana di essersi asservita ai banchieri, di essersi asservita al grande capitale finanziario e di aver quindi tradito la stessa Costituzione degli Stati Uniti, che riservava al Congresso la sovranità monetaria e invece questa sovranità era stata trasferita ai banchieri. Questo era più legato alla vera idea dei pionieri americani. Si considerava infatti un vero patriota americano, in rivolta contro il tradimento della democrazia fatta delegando troppi problemi e troppi poteri alla finanza.

STUDENTE: Non crede che l’anticonformismo sia possibile solo in democrazia, e che invece il totalitarismo non sopporti le intelligenze scomode?

ACCAME: Certamente è più facile in democrazia che nei totalitarismi.  E tuttavia anche nei sistemi totalitari ci sono stati esempi di rivolta, di ribellione, che naturalmente sono costati di più. Io, come scrittore di destra, la libertà in questo mezzo secolo ho dovuto più faticosamente conquistarmela, giorno per giorno. A me non l’hanno regalata gli americani, insomma, non mi è stata importata. L’ho dovuta conquistare vincendo pregiudizi, difficoltà, tentativi di discriminazione. E quindi qualche difficoltà la si incontra anche in un sistema di piena libertà.

STUDENTE: Si può, paradossalmente, seguire la legge ed essere comunque scomodi? Pensavo, ad esempio, al Giudice Falcone.

ACCAME: Certamente! Ma il Giudice Falcone era scomodo per la delinquenza, per la grande criminalità organizzata. Non direi che sia un esempio di anticonformismo. È un esempio di eroismo, come quello del Giudice Borsellino, come quello delle forze dell’ordine quotidianamente impegnate nella difesa delle persone per bene, degli onesti, contro la grande criminalità. Ma non direi che questo sia un esempio di anticonformismo. Per quanto, lì dove la società è addormentata, dove esistono complicità tra poteri politici e grandi organizzazioni mafiose, anche questo, il coraggio di rivoltarsi, rischiando la pelle, può, a suo modo, essere interpretato come un anticonformismo. L’egoismo, il rischiare la vita, è sempre impresa di pochi. L’eroe è di per sé uno che si stacca dalla media, dalla normalità, e in questo si può considerare non perfettamente conformista. Non è uno che si fa i fatti suoi e pensa solo alla famiglia. Pensa alla Patria, alla generalità dei cittadini.

STUDENTESSA: Secondo Lei l’intelligenza scomoda è capace solo di demolire e criticare, o è in grado anche di costruire e affermare?

ACCAME: L’intelligenza scomoda vorrebbe anche costruire e affermare. In realtà, dalla lezione dei fascismi è venuto qualcosa che oggi, a livello debole, è estremamente diffuso. Cosa ha fatto il successo politico di Mussolini, ad esempio? È stato il ribellarsi a quella spaccatura, che è nel cuore dell’uomo e della società europea, che aveva provocato la presunzione illuministica, contrapponendo alla tradizione il progresso, contrapponendo alla fede la ragione e la scienza, e, poi il socialismo, contrapponendo alla aspirazione e alla giustizia sociale l’idea di Dio e della Patria. Il successo di Mussolini è stato quello di risaldare queste spaccature e legando e rendendo compatibile, con un’aspirazione alla giustizia sociale, l’idea di Dio e della Patria. Naturalmente poi gli errori hanno compromesso questo tentativo, che aveva suscitato tanti entusiasmi, aprendo nuovi conflitti: conflitto razziale, la discriminazione degli ebrei, e aprendo un conflitto sui temi della libertà. Ma questa idea di risaldare, di non spaccare le masse, sui temi di Dio e della Patria, e spingere il progresso delle masse, unificando questi sentimenti forti, oggi è condivisa da tutti. Nel socialismo italiano è stato Bettino Craxi che ha cercato di sanare queste imprudenti e stupide spaccature, queste fratture. Ha fatto un nuovo Concordato con la Chiesa, ha riscoperto il socialismo tricolore. Ma non c’è forza politica importante, sono solo marginali quelle che non abbiano il pieno rispetto del sentimento religioso e che rinneghino l’aspirazione, oggi più debole, all’identità nazionale. Questo è ormai da destra a sinistra. Tutte le volte che un’idea si affaccia, si affaccia di solito con violenza e con forza, mentre adesso, anche a livello di pensiero debole, tutti condividono questa aspirazione unificante di quelle che sono le grandi tendenze dell’uomo.

STUDENTESSA: Noi finora abbiamo parlato solo di anticonformismo. Ma cosa si intende e come si esprime il conformismo oggi?

ACCAME: Il conformismo, secondo me, si esprime soprattutto nell’economicismo, nell’assegnare, come obiettivo esistenziale e principale, l’idea dell’arricchimento. E questo porta a delle gare che possono essere addirittura distruttive per il genere umano, perché è probabile che l’assetto ecologico della terra non possa resistere a ulteriori progressi, a ulteriori escalation in questa ricerca del benessere e dello spreco. Un tempo ci si accontentava più facilmente della propria condizione economica e si cercava la gratificazione nel far bene certe cose. Il medico condotto non voleva arricchirsi, ma curare, il professore era completamente dedito al proprio lavoro di educatore e non era scontento, i servitori dello Stato e gli ufficiali peroravano la grandezza della nazione. E, comunque, chiunque faceva la propria professione, o il proprio lavoro, o il proprio mestiere di artigiano, di operaio, tendeva a trovare la gratificazione nell’esistenza e in altri valori oltre che quelli monetari. Oggi la ricerca dell’arricchimento, l’economicismo, spegnendo altre aspirazioni dell’uomo, altre tendenze, esprime una forma di conformismo che considero pericolosa.

STUDENTE: Non pensa che il prezzo da pagare all’anticonformismo sia l’individualismo?

ACCAME: No, se mai proprio il conformismo di oggi è l’individualismo. Ci si lamenta, dopo la caduta del Muro di Berlino, della affermazione planetaria della formazione di un pensiero unico, che è il pensiero liberale individualista. E c’è addirittura una forma quasi di intolleranza liberal-liberista. Se mai, l’anticonformismo oggi si dovrebbe manifestare in un ritorno al pensiero comunitario, all’idea di sentirsi insieme, all’idea della società a cui aderire e da servire.

STUDENTESSA: Secondo Lei, si può essere anticonformisti nel rispetto dell’opinione comune?

ACCAME: L’anticonformismo e l’opinione comune di solito sono in conflitto. L’anticonformista è proprio contro l’opinione comune. Però ci può essere una forma di anticonformismo del conformismo, nel senso che spesso gli intellettuali ostentano forme di disprezzo del senso comune. E allora aderire al senso comune rappresenta in qualche modo una forma di anticonformismo. Il coraggio di pensarla un po’ come tutti, perché questo tipo di pensiero viene snobbato.

Intervista:

primo intellettuale di destra ad avere posizioni inequivocabilmente filoisraeliane.
Nei giorni in cui si celebrano i 60 anni dello Stato d’Israele, abbiamo raccolto la testimonianza di Giano Accame.

Accame, quali sono le motivazioni
di questo suo impegno,
di questa su amicizia,
peraltro ricambiata?

Sono andato per la prima volta
in Israele nel 1962, su pressante
suggerimento di Jacques
Soustelle, politico, etnologo
e scrittore, governatore
francese in Algeria prima di
diventare oppositore di De
Gaulle proprio sulla politica
colonialistica. Un’esperienza
che mi ha orientato a favore
di quel popolo di laici volontari,
con forti venature religiose,
che tornava alle proprie
radici, orgoglioso della
patria – laTerra dei Padri – dopo
2 mila anni di diaspora. E
desideroso di creare relazioni
sociali nella libertà e nella democrazia.
Il contesto della nascita
dello Stato di Israele è
descritto molto bene da Arthur
Koestle in Ladri della
notte. Io sono tornato nel
1967 come giornalista a seguire
la guerra dei Sei Giorni.
Alla fine, come ogni inviato,
ho ricevuto dal governo israeliano
un papiro nel quale era
scritto che avrebbero piantato
un albero con il mio nome.

Molto ha fatto discutere anni
fa la visita di Fini a Gerusalemme,
la condanna delle
leggi razziali e la conseguente
definizione di fascismo come
del “male assoluto”. Fu
una iniziativa personale o
frutto di un cammino condiviso
nella destra, a partire
dalla svolta di Fiuggi?

A mio parere si è trattato di una forzatura personale. Mi
spiego. All’origine del Movimento
sociale italiano, Almirante
aveva stabilito, rispetto
al fascismo, la seguente posizione:
non rinnegare e non restaurare.
L’unica cosa che rinnegò,
e subito, furono le leggi
razziali e le persecuzioni antiebraiche.
Passando da quella
specifica condanna ad una
più generale, Fini a mio giudizio
si è voluto smarcare, senza
confrontarsi e senza dunque
portarsi dietro la sua comunità
politica.

Cosa ne pensa delle polemiche
legate all’invito ad Israele
come ospite d’onore alla
Fiera del Libro di Torino?

Sono polemiche indecenti e
pretestuose. Peraltro, se c’è
una qualità storica e mai interrotta
degli ebrei è proprio
quella di essere grandi scrittori.
Apartire naturalmente dalla
Bibbia che ha segnato la
mentalità di gran parte del genere
umano.Eche ci ha svelato
la prima religione che ha calato
Dio nella storia dell’uomo.
Ai giorni nostri sono da
ricordare le nevrosi americane
spiritosamente raccontate
da Saul Bellow. Io stesso a casa
ho almeno una cinquantina
di volumi scritti da autori
ebrei. Che hanno la qualità
dell’autoironia e di una sincerità
su sè stessi a volte perfino
imbarazzante. Invece, si vuole
perpetuare l’idea dell’ebreo
finanziere, l’omino
del banco dei pegni col naso
adunco. Ma oggi chi smuove
i grandi capitali ha semmai
gli occhi a mandorla.

In molti dicono: un giorno
Israele e Palestina si riconosceranno
reciprocamente come
Stati, si renderanno conto
che non c’era alternativa
a questo esito e piangeranno
ancora più amaramente l’incalcolabile
numero di morti.
Andrà davvero così?

E’ la speranza di tutti ed è interesse
comune che finisca in
questo modo. Mi viene sempre
in mente l’immagine del
confine vista dal lago di Tiberiade:
da una parte il territorio
verde di Israele, dall’altra
quello giallo desertico del territorio
giordano-siriaco. E’
appunto interesse anche degli
arabi far fiorire i loro campi,
estendere verde e benessere,
poter utilizzare la spinta verso
il progresso anche tecnologico
che viene dai vicini. Gli
israeliani, va ricordato, hanno
un tenore di vita quasi europeo.
Vadetto però che ancora
fino a 40 anni fa la presenza
di 750 mila profughi palestinesi
sembrava un falso problema
in un’Europa dove la
Germania aveva assorbito 12
milioni di esuli dall’est e i
francesi avevano risistemato
in patria un milione di algerini.
Sembrava insomma impossibile
che l’ampio mondo
arabo-islamico, oltretutto arricchito
dal petrolio, non riuscisse
ad assorbire i diseredati
dall’espansionismo ebraico
e li concentrasse in campi
profughi a incubarvi, tuttora,
odio e sete di rivincita. Oggi
non c’è alternativa a lavorare
per la pace, partendo dal reciproco
rispetto e comprensione
del fondo drammatico da
cui si alimentano le passioni
della storia.

Giampiero Guadagni

L’attualità non muore mai
Grazie
, Giano
di Raffaele Iannuzzi

Può, forse, mai morire l’attualità? Nel senso più nietzschiano e radicale del termine: la realtà sempre in atto e che, a sua volta, attiva e ri-attiva il reale. La realtà, nella sua corposa e nodosa complessità, da amare, abbracciare e sondare fino in fondo. No, l’attualità così concepita non muore mai e Giano Accame ha speso se stesso in un’avventura libertaria erratica, non priva di orizzonte ermeneutico, fine, mai scontato: la sua morte è quella di chi rivive nella storia, perfino nel presente. Il presente come storia.

Partiamo dall’esito più significativo degli anni Ottanta del secolo scorso: Il socialismo tricolore. Amico e collaboratore del grande Randolfo Pacciardi – “cuore di battaglia”, diceva di sé, il repubblicano di Gavorrano, terra di minatori, libertario irregolare, definito fascista da quella gang di pseudo-intellettuali radical-azionisti che, dal ’48, infestano le redazioni dei giornali e le anime dei meno attrezzati culturalmente -, Accame sintetizzò allora non un abbecedario nazional-sociale, ma un percorso irregolare e, dunque, inclassificabile. Un percorso che stava facendo di Craxi – ma siamo ancora nell’83, si badi – un protagonista fiero della battaglia poundiana anti-elitaria e anti-poteri forti. La vera rivoluzione democratica e repubblicana italiana: visto e preso, questo filone, e recuperato come si conviene ai maestri equilibrati della storiografia politica. Con un’operazione degna del miglior Isaiah Berlin. Questo era il livello di Accame e la fecondazione delle avventure intellettuali – la patria dei migliori – conduce, poi, il tutto a meticciati di grande suggestione e fruibilità politico-culturale.

Non solo un maestro, ma un artigiano geniale, uno che, con le suole delle scarpe rotte, recupera tomaia e tutto il resto, sapendo che, a ricomprarle, le scarpe, si spende spesso di più e si ricava di meno, come gusto e godimento. La storia repubblicana ha mille faglie e pertugi semi-inesplorati, oggi tutto questo patrimonio, sondato e attraversato senza sosta dal “socialista tricolore”, può ridiventare materia di apertura politica e culturale; oggi, che abbiamo lo strumento del socialismo tricolore (senza più virgolette) e il popolo che non attende respiri di salvezza né dalle banche e men che meno dalle élites tecnomanageriali (il fenomeno del tradimento delle élites meriterebbe un approfondimento rigoroso, a cominciare dalla rilettura di Cristopher Lasch e Robert Nisbet: ci ritroveremmo, infine, in qualche cda di casa nostra, così, a occhio e croce): trattasi del Pdl, di una comunità politica che produce cultura a partire da un “altro” punto di vista sulla storia repubblicana.

Questo è il punto. E questa è la ragione – oggettiva, non retorica – per la quale Berlusconi non può non andare a meticciarsi con il popolo del 25 aprile. Si tratta di un dato acquisito che produce nuova autocoscienza di comunità, dunque cultura politica e civiltà laica. Accame stava dentro tutto questo in tempi non sospetti. La rilettura veloce del libro rigoroso e senza fremiti retorici sul “socialismo tricolore”, riconsegna il pubblicista acuto e limpido delle colonne de Il Sabato, altro grande laboratorio antropologico-culturale, e ridisegna il quadro dell’attualità non sfregiata dalle solite agenzie last minute. Il presente come storia. Per verificare, andare, prego, al sito del “socialista tricolore”, http://www.passarealbosco.it, e leggere con attenzione le analisi di Gambescia, a partire da Alain de Benoist e François Perroux, geniale economista gollista: una miniera da riscoprire e nella quale lavorare. Come quei minatori di Gavorrano, amici del gollista sodale di Accame, Randolfo Pacciardi, conterraneo di quel Luciano Bianciardi che chiuse la vita stentata sulle pagine altrui con l’ “aprire il fuoco”. C’è gloria per tutti, che lo si sappia. Grazie, Giano.

Giano, il Ribelle che disse no al trasformismo

Giano Accame non c’è più. Giano non era soltanto un grande giornalista e uno scrittore notevole. Giano non era solo uno degli storici intellettuali della destra italiana. Giano era(e continuerà a esserlo) un’intelligenza scomoda. Un vero irregolare, un intellettuale aperto che sapeva ascoltare, ma che soprattutto era un piacere ascoltare.
Sono molti i ricordi che affollano la mia mente. Le bellissime ore passate insieme a conversare comodamente sul divano della sua abitazione, i momenti conviviali nella trattoria in Prati, dove eravamo soliti darci appuntamento insieme ad altri amici di penna e di pensiero.
I suoi libri e le sue idee hanno illuminato la nostra strada. Giano amava definirsi “uno scrittore di destra che ha dovuto conquistare la propria libertà faticosamente e giorno per giorno, vincendo pregiudizi, difficoltà e tentativi di discriminazione”. È stato sempre considerato un pensatore “eretico”, pronto a prendere posizioni controcorrente e a difenderle.
Per la sua libertà di pensiero e per le sue idee originali era ammirato dai suoi avversari politici. I suoi libri hanno suscitato un dibattito a destra e sono stati letti con interesse e rispetto a sinistra.
Come il Ribelle di Jünger, Giano da molto tempo era passato al bosco. Stava lavorando a un nuovo libro con le consuete idee anticonformiste e nel rifiuto categorico del politicamente corretto.
Giano, fuori dagli schemi, ci ha insegnato che non bisogna mai prostituire la propria onestà intellettuale .Si deve sempre scrivere e pensare dando retta soltanto al cuore e al coraggio delle proprie idee.

Nicola Vacca

TRIBUTO UNANIME X GIANO ACCAME: L’INTELLETTUALE ERETICO DI DESTRA!

da Osservatorio Parlamentare Giovani

ciao giano,

un lutto colpisce il cuore della destra.

sei andato via dai comuni mortali.

ci hai insegnato a volare alto, a nn voltarci indietro, ad unire le culture, ad oltrepassare le barriere erette dai gretti, a nn rinnegare e rinnovare, a forgiare il pensiero sul selciato dell’azione concreta, ad internazionalizzare l’amor di patria, a vivere inimitabilmente controcorrente, parlando sempre a tutti e vincendo le sfide del domani. sei stato un esempio. un vero esempio nell’italietta del nulla.
un saluto a te che sali lassù e che ci guardi dal cielo.
negli scritti come nella vita un carattere forte e fiero. un grand’uomo.
ora ti ricorderemo x quando ti arruolasti nell’RSI, x quando prendesti posizione a favore d’ISRAELE, x quando entrasti a far parte delle file dell’MSI, x quando dicesti SI ad AN e poi arrivasti al PDL, ma mantenendo una linea tua e osservando il rispetto della libertà che ha fatto del personaggio quale sei x noi oggi un uomo SEMPRE libero. una penna con la piuma d’aquila e mai di gallina. grazie grazie grazie di tutto.

FONDAZIONE FAREFUTURO

Si è spento Giano Accame, giornalista, storico e pensatore “eretico”

Se ne va un maestro di libertà intellettuale

di Filippo Rossi

Giano Accame è scomparso. Con lui se ne va un maestro di libertà intellettuale. Se il mondo fosse giusto, le parole dovrebbero finire qui, per lasciare spazio alla commozione e al dolore dei tanti che si sono formati sull’esperienza umana e culturale del giornalista e scrittore. Ma è proprio la consapevolezza che ad averci lasciato non è stato solo un collega ma un maestro di libertà che in qualche modo obbliga alla parola. Al ricordo di un’esperienza intellettuale per forza di cose “collettiva”. Perché la sua vita, senza volerlo, è stata la vita di tanti. Uno scrittore di destra che ha dovuto conquistare la propria libertà «»faticosamente e giorno per giorno, vincendo pregiudizi, difficoltà e tentativi di discriminazione», così Giano Accame parlava di sé qualche anno fa a un gruppo di studenti di un liceo classico di Napoli.

Considerato uno degli intellettuali storici della destra italiana, Accame è stato un pensatore “eretico”, pronto a prendere posizioni controcorrente e a difenderle a spada tratta anche contro gli alleati di partito. Redattore delle più importanti riviste della destra italiana, da Il Borghese a Il Fiorino fino al Secolo d’Italia, di cui fu per anni direttore. Di questa esperienza, ci piace ricordare quella prima pagina del lontano 1998: una foto di Gianfranco Fini con una bambina di colore in braccio; il titolo, “Solidarietà”; e l’editoriale in cui Accame spiegava come la destra italiana non sarebbe mai potuta diventare xenofoba e razzista. Anni luce prima dei “cosiddetti” strappi di Fini sul tema dell’immigrazione.

Un anno fa, la rivista Letteratura-Tradizione gli ha dedicato un monografico per il suo ottantesimo compleanno, il 30 luglio 2008. Quello “Speciale Giano Accame” era stata l’occasione – come ha spiegato Luciano Lanna sul Secolo d’Italia – per tentare di ricordare tutto quello che Giano ha rappresentato e continua a rappresentare per una destra maggioritaria e al tempo stesso radicata nel Novecento italiano. «Che cosa deve colpire di un individuo, a tutt’oggi attivissimo nella politica militante e a un tempo uomo di libri e di studi come Giano Accame?», si domandava lo storico Marcello Staglieno. La risposta era corale: uno straordinario impegno di militanza intellettuale e personale per restituire alla destra italiana la piena legittimità nel dibattito politico e culturale.

Giornalista, scrittore, intellettuale, storico dell’Italia repubblicana e studioso di politica economica, aderente al Msi dalle origini sino al ’56, animatore dei Centri di vita italiana con Ernesto De Marzio, firmatario del manifesto per una Nuova Repubblica presidenziale nel lontano ’64, inviato speciale per dieci anni del settimanale il Borghese dei tempi d’oro, il primo intellettuale di destra ad avere posizioni filoisraeliane, inviato economico del Fiorino, caporedattore al Settimanale, autore di libri come Socialismo tricolore, Il fascismo immenso e rosso, Ezra Pound economista, La destra sociale, Una storia della Repubblica, Accame ha sempre lavorato – come scrive il suo collega di studi universitari Giorgio Galli – «per far uscire la destra dal lungo letargo». Lo ha spiegato lui stesso: «Anche negli anni più ottusi e bui mi sono mosso come pochi per un allargamento. Oltre la sconfitta bellica, degli orizzonti culturali, per ristabilire dei collegamenti, per sentirci meno soli e vivere la nostra esperienza in un quadro di riferimenti mondiali, da cui non dovevano essere esclusi nemmeno gli interessantissimi fermenti di rivitalizzazione della tradizione nazionale che si andava sviluppando a sinistra».

Del resto, già nel 1961, come segretario generale del Centro di vita italiana, promosse e organizzò il primo Incontro romano della cultura andandosi a cercare in tutto il mondo gli uomini e gli autori con cui dimostrare che la nostra cultura non era affatto sotto lo scacco della doppia egemonia neo-marxista e azionista. La prima seduta fu addirittura aperta con la presidenza del poeta greco Odisseo Elitis, successivamente premio Nobel per la letteratura, e l’ultima da Michel Déon, futuro accademico di Francia. E Accame fornì una certa idea della destra attraverso la partecipazione attiva al convegno di figure come Ernst Jünger e Gabriel Marcel, John Dos Passos e Marcel de Corte, Vintila Horia e Armin Mohler, Hans-Joachim Schoeps e Paul Serant… Un’intuizione, quella di Accame, che veniva da lontano e che muoveva dalla consapevolezza della necessità di rivendicare e attualizzare la grande lezione incompiuta del Novecento.

«Tutta la sua militanza politico-culturale ha scritto Luciano Lanna – è stata condotta all’insegna del dialogo e del superamento degli steccati, basti ricordare la sua interlocuzione negli anni con intellettuali di sinistra come Massimo Cacciari, Pablo Echaurren, Gianni Borgna o Gad Lerner, e come negare lo spirito a tutto campo che ha animato i suoi principali lavori da storico? Da Socialismo tricolore, in cui sottolineava le venature nazionali del Risorgimento socialista e la svolta del riformismo craxiano in direzione del decisionismo e delle aperture verso la destra a Una storia della Repubblica pubblicata da Rizzoli nel 2001, una ricostruzione dedicata non certo all’esperienza di Salò ma all’Italia in cui viviamo dal ’46, dalla grande mostra del Colosseo dell’84 su “L’economia italiana tra le due guerre” sino ai ventiquattro profili di storia delle idee tracciati per Rai Educational con la serie televisiva Intelligenze scomode del ’900».

La decisione giovanile di aderire alla Rsi non ha mai, per Giano, significato nostalgismo, estremismo o tentazioni al ripiegamento identitario. In fondo, il suo è stato il percorso di un nazionalista moderno, socialmente illuminato, raziocinante e dialogico verso la costruzione di una destra normale, maggioritaria, a vocazione egemonica. Con questo spirito “maggioritario”, nel 1964 diresse Nuova Repubblica, organo del movimento presidenzialista del repubblicano Randolfo Pacciardi, l’Unione democratica per la nuova Repubblica. Come stretto collaboratore di Pacciardi, Accame fu anticipatore, durante gli anni Sessanta, del dibattito sulla repubblica presidenziale. Con un orientamento sempre ben fisso: «Dedicare sempre maggiori attenzioni al dato comunitario della società e della cultura, rispetto a quelle che la vecchia destra riservava alle strutture amministrative e politiche dello Stato, ai suoi organi elettivi e ai suoi poliziotti…».

Una destra non burocratica. Non legalitaria. Poco “legge e ordine” e molte libertà. Una lezione che Accame ha costantemente fondato sull’esperienza storica: «Anche nel deserto delle strutture politiche unitarie – ha scritto – l’anima nazionale ha costruito le sue flotte e le sue cattedrali, la torre veneta a Salonicco, la torre dei genovesi a Costantinopoli, la sua potenza religiosa, economica e commerciale, ha scritto i suoi poemi, ha riempito il paese di castelli, di municipi, di statue e di quadri, ha fatto le sue scoperte e ha trasmesso nei secoli da Dante a Petrarca a Machiavelli a Leopardi una certa idea dell’Italia… ».

Ecco, è con questa sensibilità globale e aperta che Giano Accame, il nostro Giano Accame, ha aiutato la destra a fare i conti e a ritrovare una sintonia profonda con la propria storia e con il proprio futuro. Grazie Giano, da parte di tutti noi. La tua scomparsa sarà l’occasione per rileggerti con gli occhi di chi ha la certezza che, se la destra italiana è potuta arrivare dove è arrivata, è anche grazie a un intellettuale libero. Come te.

AGENZIE:

ANSA (SCHEDA) GIORNALISTA, STUDIOSO, INTELLETTUALE DI DESTRA (ANSA) – ROMA, 16 APR – Giano Accame, giornalista, studioso, direttore del Secolo d’Italia, è stato uno degli intellettuali di primo piano della destra italiana. Morto ieri a Roma – avrebbe compiuto 81 anni il 30 luglio – aveva un record unico tra i giovani di Salò: si arruolò la mattina del 25 aprile 1945: «la sera ero già in galera. Non ho mai fatto il miles gloriosus anche per questo. Avevo 16 anni», disse in una recente intervista all’ANSA. Accame, nato a Stoccarda ma cresciuto a Loano, ha avuto un percorso molto particolare nella destra. Fu tra i relatori al convegno sulla Guerra rivoluzionaria, nel ’65, che gettò le base teoriche della strategia della tensione, dirigente del Movimento sociale italiano fino al ’68, tra i più stretti collaboratori di Randolfo Pacciardi, padre del presidenzialismo italiano, nell’esperienza effimera dell’Unione democratica per la Nuova Repubblica, anticipatrice del dibattito sulla repubblica presidenziale. Redattore delle più importante riviste della destra – da Il Borghese, al Fiorino e L’Italia settimanale – collaboratore de Il Sabato, Lo Stato, Pagine Libere, Letteratura, è stato direttore de Il secolo d’Italia, tra il 1988 e il 1991. Durissima fu in principio la sua critica a Gianfranco Fini che parlava del fascismo come ‘male assolutò ma Accame negli ultimi tempi leggeva gli avvenimenti politici e la confluenza con Forza Italia nel Pdl come un necessario fatto imposto dai tempi. Collocava dunque questa svolta nell’orizzonte del superamento delle ideologie, «oltre la destra, oltre la sinistra – disse ricordando lo slogan sempre caro alla destra sociale dell’Msi – il vero ambito in cui si muove questa fusione è quello della de-ideologizzazione, una scelta che è positiva ma che impone nuove analisi, nuovi modi di essere, nuove sfide. Lo globalizzazione non è stata quel fenomeno negativo che oggi si tende a raffigurare». La camera ardente, allestita presso la sua casa-studio in Lungotevere dei Mellini 10 a Roma, verrà aperta questo pomeriggio a partire dalle 15. I funerali si svolgeranno sabato. (ANSA). STF-CP 16-APR-09 11:04 NNN
FINE DISPACCIO

GIORNALISTI: ADDIO A GIANO ACCAME, PENSATORE ‘ERETICÒ DELLA DESTRA/ADNKRONOS = Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – Pensatore «eretico» della destra, «fascista di sinistra», uno degli intellettuali ‘storicì della destra italiana, l’intellettuale che voleva unire destra e sinistra sull’idea di patria, il pioniere del dibattito sulla repubblica presidenziale, il primo intellettuale di destra ad avere posizioni filoisraeliane, pensatore «scomodo» grande studioso del poeta statunitense Ezra Pound: sono alcune delle definizioni che sono state date di Giano Accame, il giornalista, saggista e scrittore scomparso ieri a Roma all’età di 81 anni. Da vero «irregolare» del panorama politico e culturale di destra, Giano Accame ha ricoperto ruoli diversi nella sua lunga vita: dalla sua collaborazione con «Tabula Rasa», fucina di pensatori della destra, a inviato del settimanale «Il Borghese» dal 1958 al 1968; per sedici anni direttore del settimanale «Nuova Repubblica», che faceva capo al repubblicano Randolfo Pacciardi, e direttore del quotidiano «Il Secolo d’Italia», organo del Msi, tra il 1988 e il ’91. Ha pubblicato diversi libri che hanno sempre suscitato dibattito a destra e letti con attenzione a sinistra: «Socialismo tricolore» (1983) con Editoriale Nuova, poi con Settimo Sigillo «Il fascismo immenso e rosso» (1990), «Ezra Pound economista, Contro l’usura» (1995), «La destra sociale» (1996), «Il potere del denaro svuota le democrazie» (1998). Nel 2000 con Rizzoli Accame ha pubblicato ‘Una storia della Repubblica«: un’opera, avvertiva l’editore, non basata sul conformismo e sul politicamente corretto, ma raccontata con un’interpretazione fuori dai vecchi schemi, spesso critica ma sempre obiettiva e rigorosamente documentata. In pochi mesi il volume fu ristampato più volte e poi apparve anche in edizione tascabile Bur Rizzoli. Alla presentazione ufficiale del libro a Roma esponenti di destra e di sinistra cercarono di far »pace« sul dopoguerra: intervennero, tra gli altri, Gianni Borgna, Marco Minniti, Gianni Alemanno e Francesco Storace. (segue) (Sin-Pam/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 11:06 NNN
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Omniroma-ACCAME, ALEMANNO: PERDITA GRAVISSIMA, PER ME È STATO UN MAESTRO (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «Per me è veramente una scomparsa gravissima, per me è stato un maestro». Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno a margine della visita alla sede dell’associazione Fratelli Mattei, commentando la scomparsa di Giano Accame. «Ho offerto alla famiglia di allestire la camera ardente in Campidoglio, – ha detto Alemanno – loro però preferiscono tenerlo a casa». «È stato un intellettuale di grandissimo spessore – ha concluso – che ha attraversato tutta la storia del dopoguerra, con posizioni sempre molto ricche e significative. È stato uno dei grandi maestri della cultura di destra». cds 161114 apr 09
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GIORNALISTI: LETTERA 22, ACCAME ESEMPIO DI CORAGGIO DELLE IDEE = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – «Con Giano Accame scompare un maestro di giornalismo e un uomo il cui esempio è stato prezioso per molti di noi». Lo hanno dichiarato Paolo Corsini e Marco Ferrazzoli, presidente e segretario di Lettera22, ricordando come «Giano fosse intervenuto, giusto un anno fa, al convegno inaugurale della nostra associazione, dove tenne un discorso che consideriamo una sorta di suo ‘testamentò. Come professionista e come persona, Accame ha sempre tenuto fede alle proprie convinzioni, pagando di persona, anche in termini di non adeguato riconoscimento dei suoi meriti di giornalista e saggista». «Questa fedeltà, insieme alla sua indiscutibile capacità professionale, è stata però la qualità che ha fatto apprezzare Accame al di là dell’ambiente ‘di destrà al quale apparteneva. E questo -concludono Corsini e Ferrazzoli- rimane oggi il suo insegnamento più prezioso: il coraggio di mantenere le proprie idee anche quando questo è scomodo è la base per condurre con chi la pensa diversamente un dialogo aperto, rispettoso e proficuo per la reciproca crescita culturale». (Pol/Col/Adnkronos) 16-APR-09 11:27 NNN
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Omniroma-ACCAME, MPI: DESTRA PERDE GRANDE MAESTRO (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «La morte di Giano Accame è la perdita di una figura storica della destra italiana. Siamo rattristati e ci stringiamo al dolore della famiglia». È quanto dichiara, in una nota, Fabio Sabbatani Schiuma, coordinatore regionale del ‘Movimento per l’Italià con Daniela Santanchè. «Giano Accame – continua Schiuma – ha rappresentato un faro culturale per intere generazioni e il suo essere innanzitutto un galantuomo ha fatto sì che in tanti si possano essere confrontati direttamente con la sua visione della politica, della storia e della destra: un vero e proprio maestro» Schiuma «è vicino al figlio Nicolò, amico di sempre, addolorato per la perdita del proprio papà». red 161132 apr 09
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GORNALISTI: NANIA, ACCAME UOMO DI GRANDE COERENZA = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – «Apprendo con grande tristezza della scomparsa di Giano Accame uomo di grande coerenza e di feconda cultura. Restano significative le sue intuizioni sul movimento ‘Nuova Repubblicà con Randolfo Pacciardi in tempi durante i quali pochi ne parlavano e la sua conversazione con Landolfi sul ‘Socialismo tricolorè che fornì una lettura nazionale del socialismo craxiano.» Così il vice presidente del Senato Domenico Nania, ricorda l’intellettuale che si è spento la scorsa notte a Roma e porge le sue più sentite condoglianze ai famigliari. «Con Giano Accame -ricorda Nania- non scompare solamente un attento osservatore della destra ma anche un uomo che ha saputo vivere criticamente le alterne fasi del 900 italiano». (Sin/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 12:32 NNN
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GIORNALISTI: SCALIA (PDL) MORTE ACCAME MI ADDOLORA = Palermo, 16 apr.- (Adnkronos) – «La morte di Giano Accame, intelletto finissimo e giornalista-scrittore di statura internazionale, mi addolora come uomo delle istituzioni e come lettore delle sue pagine, spesso controcorrente, sempre accese di onestà intellettuale. Egli avversò sempre la cloroformizzazione delle coscienze e le infiltrazioni di anestetico cerebrale, per questo i suoi scritti, dall’articolo al saggio, hanno contribuito a rendere la sua figura nell’immaginario collettivo, come un’»intelligenza scomoda«. Lo ha dichiarato il deputato nazionale del Pdl, Pippo Scalia, già coordinatore regionale di An per la Sicilia. Per Scalia, »la sua scomparsa è un grave lutto per la cultura italiana, ma la sua eredità culturale – indirizzata oltre le ideologie – è un patrimonio cui potranno attingere ancora giovani e meno giovani, convinti che la libertà sia un percorso della coscienza individuale, oltre che un progetto collettivo che investe la società«. (Ter/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 12:33 NNN
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GIORNALISTI: POLVERINI (UGL), ACCAME INSIGNE INTELLETTUALE SEMPRE FEDELE ALLE SUE IDEE = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – «Alla famiglia di Giano Accame va il cordoglio mio e di tutta la Ugl». Lo afferma il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, aggiungendo che «Accame è stato per anni un prezioso editorialista anche del nostro giornale, la Meta Sociale, portando il suo contributo di giornalista ed economista sempre attento alle tematiche del mondo del lavoro. Il giornalismo perde un uomo di cultura, insigne intellettuale sempre fedele alle sue idee, e anticipatore di dibattiti sociali e politici nel nostro Paese di cui ha arricchito con i suoi saggi e i suoi scritti il panorama culturale. Lo ricordiamo con affetto». (Sin/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 12:53 NNN
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GIORNALISTI: RASI, ACCAME INTELLETTUALE LIBERO MA DI RIGOROSI PRINCIPI = COLLABORÒ A REALIZZAZIONE «ANNALI DELL’ECONOMIA ITALIANA» Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – «Un intellettuale libero ma di fermissimi principi, un giornalista acuto, un uomo difficilmente inquadrabile in una scuderia». Il professor Gaetano Rasi ricorda la figura di Giano Accame, scomparso ieri a Roma all’età di 81 anni, che conobbe da vicino per avergli commissionato, come direttore degli «Annali dell’economia italiana», la sezione dell’opera che si occupava del rapporto tra economia e politica. Oggi il presidente emerito della fondazione «Ugo Spirito», per anni docente in vari atenei italiani e parlamentare di An nella 13esima legislatura, ricorda la collaborazione di quegli anni. «Giano Accame -ricorda Rasi- fu uno degli autori degli ‘Annalì e si occupò della parte politica, contestualizzando le varie fasi della storia politica dell’Italia nell’evoluzione del quadro economico e sociale del Paese». Si tratta di un’opera imponente, costituita da 26 volumi, che parte dall’unità d’Italia e si conclude con l’approdo agli anni ’80. «La sezione politica curata da Accame -aggiunge Gaetano Rasi- costituisce tuttora un punto di riferimento per chi voglia conoscere a tutto tondo l’evoluzione subita dal nostro Paese». Non fu questa l’unica collaborazione. Accame, riferisce infine Rasi, faceva parte del comitato scientifico (nel quale figurava tra gli altri anche lo storico Renzo De Felice) che curò la mostra sull’economia italiana nell’arco delle due guerre mondiali che si svolse a Roma nel 1982 al Colosseo. (Pol/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 12:54 NNN
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GIORNALISTI: FFWEBMAGAZINE, ACCAME MAESTRO DI LIBERTÀ INTELLETTUALE = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – Con Giano Accame «se ne va un maestro di libertà intellettuale». Così lo ricorda su Ffwebmagazine (www.ffwebmagazine.it), periodico online della fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, il direttore Filippo Rossi. «Accame -prosegue- è stato un pensatore ‘ereticò, pronto a prendere posizioni controcorrente e a difenderle a spada tratta anche contro gli alleati di partito». Con il suo «straordinario impegno di militanza intellettuale e personale per restituire alla destra italiana la piena legittimità nel dibattito politico e culturale», ha compiuto il «percorso di un nazionalista moderno, socialmente illuminato, raziocinante e dialogico verso la costruzione di una destra normale, maggioritaria, a vocazione egemonica». «Una destra non burocratica. Non legalitaria. Poco ‘legge e ordinè e molte libertà. È con questa sensibilità globale e aperta -conclude Filippo Rossi- che Giano Accame ha aiutato la destra a fare i conti e a ritrovare una sintonia profonda con la propria storia e con il proprio futuro». (Pol/Col/Adnkronos) 16-APR-09 13:05 NNN
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MORTO GIANO ACCAME: AZIONE GIOVANI, UN ESEMPIO PER NOI (ANSA) – ROMA, 16 APR – «I giovani hanno bisogno di grandi esempi e Giano Accame è stato uno di questi, uomo di cultura, d’azione e testimone di amore per la sua terra e per la sua gente». Lo dichiara in il presidente di Azione Giovani Roma, Cesare Giardina. «Siamo addolorati dalla sua scomparsa – afferma inoltre – Con i suoi articoli ed i suoi libri si sono formate le generazioni che ci hanno preceduto, ci siamo formati noi e siamo sicuri che si formeranno le generazioni che ci seguiranno».(ANSA). COM-FG 16-APR-09 13:11 NNN
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MORTO GIANO ACCAME:RONCHI,GRANDE ESEMPIO CORAGGIO E LIBERTÀ (ANSA) – ROMA, 16 APR – «È un grave lutto per la cultura italiana la morte di Giano Accame, giornalista, scrittore e intellettuale di spessore e fama internazionale». Lo afferma Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Europee. «La sua perdita – continua – addolora tutti coloro che hanno avuto occasione di leggerne gli scritti e seguirne la parabola, soffermandosi su un pensiero sempre moderno, maturo, indirizzato alla costruzione di una destra europea, libera e aperta all’innovazione. Un uomo capace di andare oltre le etichette. Un uomo che ha pagato la sua appartenenza politica nei circoli intellettuali ma che di questo non si è mai lamentato, evitando qualsiasi sterile vittimismo e dimostrando sempre profonda serietà e coerenza». (ANSA). COM-KYI 16-APR-09 13:47 NNN
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Omniroma-ACCAME, CROPPI: «ROMA RIMPIANGE SIMBOLO CULTURA SENZA BANDIERE» (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «La scomparsa di Giano Accame ci rattrista infinitamente. Con lui viene a mancare un intellettuale al cui Magistero si sono ispirati studiosi e intellettuali italiani ed europei, perché Accame rappresentava un modello di cultura critica da cui era impossibile prescindere». Così, in una nota, l’assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi. «La sua parabola intellettuale è illustrata da un’attività giornalistica di altissima qualità – continua Croppi – Fu direttore del »Secolo d’Italia«, redattore de »Il Borghese«, de »L’Italia Settimanale« e collaboratore di molti quotidiani e periodici, tra cui »Il Tempo«, Il Sabato», «Pagine Libere». E in ogni occasione la sua voce si distinse per la raffinatezza delle sue analisi e per alcune prese di posizione estremamente coraggiose e non conformiste. Giano Accame è stato un intellettuale di razza, nella cui personale bibliografia restano saggi di grande spessore, come Il fascismo immenso e rosso, Ezra Pound economista o il più recente Una storia della Repubblica. Dalla fine della monarchia a oggi. Ma il suo contributo di intelligenza non si limitò alla pubblicistica: quale ricercatore per gli Annali dell’Economia Italiana dell’Ipsoa, curò la bellissima mostra su L’economia italiana tra le due guerre. Erede di quella cultura umanistica allo stesso tempo erudita e non conformista, Giano Accame amava molto Roma, e Roma gli ricambiava il medesimo affetto. Membro della Commissione Toponomastica del Comune, mai aveva fatto mancare il suo contributo di sensibilità e di conoscenza. Ma l’eredità che Giano Accame ci lascia è addirittura più elevata rispetto alla sua eccellente biografia. Essa consiste nell’aver ridato integrità culturale alla figura del ‘pensatore scomodò, del pensatore che non teme il potere e la sua pretesa di emarginarlo, di colui che si ribella alla ‘sovranità monetarià dall’alto di una eterogeneità assoluta, quella che Giano Accame ha sempre avuto la sapienza di incarnare. Anche per queste ragioni oggi la città di Roma lo rimpiange, nel riconoscimento di una cultura nazionale senza più barriere e senza più rancori«. red 161351 apr 09
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GIANO ACCAME: DOMANI SU SECOLO D’ITALIA QUATTRO PAGINE (ANSA) - ROMA, 16 APR – Il Secolo d’Italia pubblicherà domani quattro pagine dedicate a Giano Accame, il giornalista e scrittore che ha diretto la testata dal 1988 al 1991. La redazione ricorda «la sua indipendenza di giudizio, il suo spessore intellettuale e la sua generosità, un tratto così specifico e raro in chi è capace di profondità di pensiero. Nel suo primo editoriale sul Secolo, il 16 dicembre di ventuno anni fa, scriveva – ricorda il quotidiano – di amare ‘la gente fedele, dignitosa e fierà alla quale sentiva di appartenere comunque, nonostante gli scarti di ‘insofferenza e di impazienzà che lo avevano portato su un percorso tutto suo, spesso lontano da quello del partito». «Ricordiamo, ancora – continua il giornale – la sua capacità di guardare oltre la notizia, di trasformare il giornalismo in missione e in messaggio con l’ironia e l’autoironia che non manca mai a chi è veramente ‘del mestierè e con la capacità di apprezzare i talenti più giovani. In tutto questo ci è stato maestro, per questo lo ringraziamo» . (ANSA). COM-LC 16-APR-09 14:02 NNN
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ACCAME, GIARDINA (AG): «È STATO UN GRANDE ESEMPIO PER I GIOVANI» (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «Siamo addolorati dalla scomparsa di Giano Accame. Con i suoi articoli ed i suoi libri si sono formate le generazioni che ci hanno preceduto, ci siamo formati noi e siamo sicuri che si formeranno le generazioni che ci seguiranno». Lo dichiara in una nota il presidente di Azione giovani Roma, Cesare Giardina. «I giovani hanno bisogno di grandi esempi e Giano è stato uno di questi, uomo di cultura, d’azione e testimone di amore per la sua terra e per la sua gente». 161404 apr 09
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GIORNALISTI: VENEZIANI, ACCAME ERA PER ME UN FRATELLO MAGGIORE = «ERA CONSIDERATO DI DESTRA MA SGRADITO ALLA STESSA DESTRA» Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – «Per me Giano Accame è stato un fratello maggiore, con cui ho avuto l’onore di lavorare in più occasioni e che ha sempre collaborato a tutte le mie iniziative editoriali dal 1988 in poi». Lo ha dichiarato all’ADNKRONOS lo scrittore e saggista Marcello Veneziani, considerato il più noto tra gli intellettuali della cosiddetta ‘nuova destrà. «Accame è stato un grande scrittore civile, un intellettuale politico fuori di ogni partito – ha affermato Veneziani – Era considerato di destra ma era sgradito alla stessa destra, perchè eretico, appassionato al socialismo tricolore e pacciardiano. Accame è stato visto con diffidenza dall’ambiente politico della destra e al tempo stesso dagli ambienti culturali di sinistra: ha, dunque, vissuto un disagio bilaterale, che gli ha procurato disagi umani e professionali, che tuttavia ha sempre affrontato con grande dignità». (Sin-Pa/Col/Adnkronos) 16-APR-09 14:30 NNN
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GIORNALISTI: MELONI, CON ACCAME SCOMPARE UN FARO CULTURALE DELLA DESTRA = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – «Saluto commossa Giano Accame. Con pacatezza, con rigore morale e con la sua lucida analisi intellettuale, egli ha rappresentato degnamente la ragione dei vinti nella guerra civile che lacerò l’Italia nel dopoguerra. Con la sua vita ha rappresentato un esempio dignitoso e un faro culturale per l’intero popolo della destra italiana. Con la sua morte scompare una bella persona e un testimone sincero dell’Italia del novecento». Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ricorda Giano Accame, nel giorno della sua scomparsa. (Pol/Ct/Adnkronos) 16-APR-09 14:37 NNN
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GIORNALISTI: CASAPOUND, A GIANO ACCAME IL NOSTRO TRIBUTO = Roma, 16 apr. (Adnkronos) – «A Giano presentiamo il tributo che si deve a chi ha rappresentato, negli anni, una delle più fervide e creative menti della destra – ci passi il termine d\a lui sempre detestato – europea». Così Casapound sulla morte di Giano Accame. «Un abbraccio ideale che lo accompagni nel suo viaggio, obbligo nei confronti di chi non ha relegato se stesso alla figura spocchiosa di intellettuale, ma che, nel corso della vita, ha compiuto scelte di coerenza e mai di convenienza». «Ad un uomo libero dagli schemi imposti – conclude Casapound – rivolgiamo l’ultimo saluto, ricordandolo per sempre come colui che, negli anni della nostra rinascita politica, sedeva sul banco dei relatori a spiegare, come nessun altro avrebbe saputo, la figura di Ezra Pound». (Rre/Col/Adnkronos) 16-APR-09 14:41 NNN
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Omniroma-ACCAME, UGL ROMA E LAZIO: «CORDOGLIO PER SCOMPARSA» (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «La Ugl Roma e Lazio esprime il suo profondo cordoglio per la scomparsa di Giano Accame, intellettuale, giornalista e collaboratore de »La meta sociale« di pagine libere». Lo comunica, in una nota, l’Ugl Roma e Lazio. red 161522 apr 09
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Omniroma-ACCAME, PICCOLO (PDL): «SCOMPARE NOSTRO MAESTRO» (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «Se ne è andato il nostro maestro. Il modello culturale e politico al quale abbiamo fatto riferimento per anni noi giovani nel corso della nostra esperienza politica. Con Accame se ne va una parte nobile e importante della nostra cultura e della nostra storia. Uomo coraggioso, serio, sempre disponibile al contraddittorio, amante della verità, quella vera che non conosce colorazioni politiche né censure. Con Giano Accame viene a mancare un testimone unico di verità ed informazione. In questo momento di lutto per la cultura umanistica del nostro paese desidero esprimere le mie condoglianze alla famiglia Accame e ringraziarla per averci dato un uomo che ha portato lustro e conoscenza a noi tutti». Lo dichiara in una nota Samuele Piccolo (Pdl), vicepresidente vicario del Consiglio Comunale. red 161541 apr 09
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Omniroma-ACCAME, PELONZI (PD): «PERDITA PER CULTURA ITALIANA» (OMNIROMA) Roma, 16 apr – «Con la scomparsa di Giano Accame il nostro Paese perde un intellettuale storico della destra italiana, un acuto osservatore della realtà politica nazionale a cui – pur nella diversità di posizioni – riconosco di aver contribuito al confronto critico e al dibattito culturale e politico nazionale». Lo ha dichiarato in una nota il consigliere comunale Pd Giulio Pelonzi, vicepresidente della commissione Cultura del Campidoglio. red 161545 apr 09
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GIORNALISTI: PDL, ACCAME INSOSTITUIBILE PUNTO RIFERIMENTO CULTURALE = Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – «Alla nostra generazione politica mancherà particolarmente Giano Accame, un insostituibile punto di riferimento culturale. Uomo di cultura e di azione, arruolatosi volontario a 14 anni nell’ultimo giorno di una guerra perduta, giornalista inviato speciale in Medio Oriente, precursore della Repubblica presidenziale, stato il simbolo di una destra che ha saputo aggiornarsi senza rinunciare all’orgoglio delle proprie radici e alla forza della propria identità». Lo hanno dichiarato il presidente della commissione Bilancio del Comune di Roma, Federico Guidi, e il presidente della commissione Urbanistica del Campidoglio, Marco Di Cosimo. «Dai suoi libri e dai suoi scritti cercheremo di trarre esempi per infondere nella nostra azione amministrativa quell’amore per l’Italia che Giano Accame ha sempre saputo infondere a chi ha avuto il privilegio e l’onore di conoscerlo», hanno concluso. (Zla/Pn/Adnkronos) 16-APR-09 16:30 NNN
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GIORNALISTI: CARDINI, ACCAME NON HA VISTO RICONOSCIUTA SUA STATURA INTELLETTUALE = ERA UN GRANDE GIORNALISTA E UN OTTIMO SCRITTORE Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – «Conoscevo Giano Accame da quasi mezzo secolo e la sua scomparsa lascia in me un vuoto innanzitutto umano, perchè lui era un caro amico, e poi un vuoto culturale, perchè era una persona che, quasi senza dubbio, non ha avuto nel panorama intellettuale italiano il riconoscimento che meritava». Lo ha dichiarato all’ADNKRONOS il professore Franco Cardini, illustre storico del Medioevo. «Accame era un grande giornalista ed un ottimo scrittore, di solide letture, ma è stato un pò sottovalutato, forse perchè – sostiene Cardini – non ha lasciato opere di vasto respiro, ma del resto è quasi naturale nella professione giornalistica». «Voglio poi sottolineare la coerenza che Accame ha sempre dimostrato rispetto alle sue posizioni politiche e al suo passato – ha concluso Cardini – un passato di ragazzino, che quasi sempre gli è stato rinfacciato per la sua adesione alla Repubblica di Salò, che poi durò appena qualche giorno. Ben altri intellettuali che sostennero le leggi razziali fasciste nel secondo dopoguerra, senza alcun rimprovero, fecero invece carriera. Accame ha pagato ingiustamente quell’adesione di ragazzino alla Rsi». (Sin-Pam/Pn/Adnkronos) 16-APR-09 17:06 NNN
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GIANO ACCAME: FINI ALLA CAMERA ARDENTE (ANSA) – ROMA, 16 APR – Il presidente della Camera Gianfranco fini ha reso omaggio alla salma di Giano Accame nella camera ardente allestita nell’abitazione dello storico e giornalista. Fini si è soffermato in raccoglimento davanti al feretro, su cui era poggiata una bandiera della Repubblica sociale italiana, e poi ha porto le condoglianze ai familiari dello storico, posto nella bara con indosso la camicia nera. Con la moglie ed i figli di Accame, Fini ha ricordato quando nel 1988, appena eletto segretario del Msi, si era recato in quella casa per offrire al giornalista la direzione del Secolo d’Italia. Ad Accame oggi hanno reso omaggio diversi esponenti del mondo politico e culturale: si è incrociato con Fini, Francesco Rutelli del Pd, mentre stamani sono giunti in visita il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e la segretaria dell’Ugl, Renata Polverini.(ANSA). FLB 16-APR-09 17:43 NNN
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GIANO ACCAME: FINI ALLA CAMERA ARDENTE (2) (ANSA) – ROMA, 16 APR – «Con Accame – ha spiegato ai cronisti Rutelli lasciando la camera ardente – avevamo un rapporto personale molto affettuoso. Non voleva mettere d’accordo destra e sinistra. Era un intellettuale rigoroso, stimabile perchè era una persona per bene e corretta. Aveva le sue idee e non vi avrebbe mai rinunciato; ma grazie a lui in anni difficili entrò nella politica la categoria del rispetto e non dell’odio verso chi la pensa diversamente. Era un intellettuale raro, ed era doveroso da parte mia ricordarlo». (ANSA). FLB 16-APR-09 18:05 NNN
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GIORNALISTI: RUTELLI, ACCAME AFFERMÒ IN ANNI DIFFICILI CULTURA DEL RISPETTO = PRESIDENTE COPASIR A CAMERA ARDENTE – STRETTA DI MANO CON FINI Roma, 16 apr. (Adnkronos) – Francesco Rutelli è giunto oggi pomeriggio alla camera ardente allestita nell’abitazione di Giano Accame per rendere omaggio al giornalista e scrittore scomparso ieri. Il presidente del Copasir, sotto la casa di Accame, ha incrociato, e salutato con una stretta di mano, il presidente della Camera Gianfranco Fini dicendosi colpito dalla morte dell’ex direttore del ‘Secolo d’Italià al quale era legato da un «rapporto personale di grande affetto». L’ex sindaco di Roma, dopo aver incontrato la vedova Rita Delcroix e il figlio Nicolò, ha detto che «Accame era un intellettuale rigoroso, una persona stimabile, perbene e corretta. Non puntava a mettere d’accordo destra e sinistra: aveva le sue idee, cui non volle mai rinunciare, ma il suo modo di comportarsi ha permesso in anni difficili di affermare, anzichè l’intolleranza , la contrapposizione o la violenza, la categoria del rispetto tra chi aveva idee differenti». (Fan/Gs/Adnkronos) 16-APR-09 18:07 NNN
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POL S0A QBXB MORTO GIANO ACCAME: LA DESTRA PIANGE IL SUO MAESTRO/ANSA (ANSA) – ROMA, 16 APR – La destra piange Giano Accame, giornalista, studioso, direttore del Secolo d’Italia. Gianfranco Fini gli ha reso omaggio alla camera ardente allestita nell’abitazione dello storico dove si sono recati anche Francesco Rutelli del Pd, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e la segretaria dell’Ugl, Renata Polverini. La notizia della morte dell’anziano intellettuale ha commosso tutti e fra i primi a esprimere cordoglio e tristezza il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Per me è veramente una scomparsa gravissima perchè è stato un maestro. Accame era un intellettuale di grandissimo spessore che ha attraversato tutta la storia del dopoguerra con posizioni sempre molto ricche e significative, uno dei grandi maestri della cultura di destra». «Apprendo con grande tristezza della scomparsa di Giano Accame uomo di grande coerenza e di feconda cultura. Restano significative le sue intuizioni sul movimento ‘Nuova Repubblicà con Randolfo Pacciardi – dice il vice presidente del Senato, Domenico Nania, (ex An) – con Giano Accame non scompare solamente un attento osservatore della destra ma anche un uomo che ha saputo vivere criticamente le alterne fasi del 900 italiano». «I giovani hanno bisogno di grandi esempi e Giano Accame è stato uno di questi, uomo di cultura, d’azione e testimone di amore per la sua terra e per la sua gente»: queste le parole il presidente di Azione Giovani Roma, Cesare Giardina. «La morte di Giano Accame è la perdita di una figura storica della destra italiana. Siamo rattristati e ci stringiamo al dolore della famiglia». «Con Giano Accame scompare un maestro di giornalismo e un uomo il cui esempio è stato prezioso per molti di noi», dicono Paolo Corsini e Marco Ferrazzoli, presidente e segretario di Lettera22. «È un grave lutto per la cultura italiana la morte di Giano Accame, giornalista, scrittore e intellettuale di spessore e fama internazionale»: è il ricordo di Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Europee.«La morte di Giano Accame, intelletto finissimo e giornalista-scrittore di statura internazionale – dice il deputato del Pdl Pippo Scalia – mi addolora come uomo delle istituzioni e come lettore delle sue pagine, spesso controcorrente, sempre accese di onestà intellettuale». Messaggio di cordoglio da parte del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: «Saluto commossa Giano Accame. Con pacatezza, con rigore morale e con la sua lucida analisi intellettuale, egli ha rappresentato degnamente la ragione dei vinti nella guerra civile che lacerò l’Italia nel dopoguerra». «Con lui se ne va un maestro di libertà intellettuale. Se il mondo fosse giusto, le parole dovrebbero finire qui, per lasciare spazio alla commozione e al dolore dei tanti che si sono formati sull’esperienza umana e culturale del giornalista e scrittore»: così lo ricorda su Ffwebmagazine (www.ffwebmagazine.it), periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, il direttore Filippo Rossi.(ANSA). SN 16-APR-09 18:22 NNN
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GIORNALISTI: IL COMMOSSO ADDIO AD ACCAME, ORGOGLIO DEL PENSIERO DI DESTRA = NELLA CAMERA ARDENTE L’OMAGGIO DI LETTORI, MILITANTI, POLITICI E INTELLETTUALI Roma, 16 apr. – (Adnkronos) – Al civico 10 di Lungotevere Mellini è proseguito senza sosta l’omaggio di lettori, politici e intellettuali alla camera ardente di Giano Accame, scomparso ieri all’età di 81 anni. In raccoglimento attorno alla bara posta al centro dello studio in cui l’ex direttore del ‘Secolo d’Italià ha scritto i suoi articoli e libri di storia ed economia sono giunti, fra gli altri, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente del Copasir Francesco Rutelli, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il segretario dell’Ugl Renata Polverini, lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, decine di giornalisti. Nella stanza, davanti a una finestra da cui in lontananza si scorge Trinità dei Monti, il tavolo di lavoro con un computer nero, al centro la bara; in fondo la poltrona su cui spesso Accame, come ricorda il figlio Nicolò, si metteva con la macchina per scrivere. Tutto attorno, sulle pareti, quadri e stampe che raccontano storia e passioni del Novecento, come anche la bandiera della Rsi che copre a metà le spoglie dell’intellettuale simbolo della comunità della destra italiana ma particolarmente rispettato anche dagli avversari. C’è anche una prima pagina del ‘Secolò del 31 dicembre 1988 con la foto di Gianfranco Fini che tiene in braccio una bambina di colore e il titolo: «Solidarietà – Fini tra gli esclusi della società opulenta» e l’editoriale firmato dal direttore Accame dal titolo «La compassione contro lo sfruttamento». I mobili brulicanti di libri e riviste, che popolano anche l’ingresso e i corridoi. Un titolo, fra centinaia e centinaia, colpisce: «Il vivere inimitabile», una biografia di Gabriele D’Annunzio, seminascosto appena si entra in casa ma forse azzeccato come pochi. Una inimitabilità e unicità che si avvertono anche nel ricordo del padre che i figli Barbara, Nicolò e Zizzi hanno scritto per ‘Il Secolò che andrà in edicola domani. (segue) (Fan/Pn/Adnkronos) 16-APR-09 19:11 NNN
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GIORNALISTI: IL COMMOSSO ADDIO AD ACCAME, ORGOGLIO DEL PENSIERO DI DESTRA (2) = LA TESTIMONIANZA DEI FIGLI, NELLA FRAGILITÀ FISICA LA FORZA DELLO SPIRITO (Adnkronos) – «Come non fosse stato sufficiente quanto ci hai donato con l’esempio della tua esistenza trascorsa nell’orgoglio di chi mai rinnega i valori nei quali ha creduto -è la testimonianza dei figli offerta al quotidiano che dedica quattro pagine alla biografia del suo ex direttore- in questi mesi di malattia, hai voluto regalarci l’infinita tenerezza della cura e il conforto di assistere al tuo spirito che si faceva più forte e più lieve al tempo stesso, come liberato dalla prigionia del corpo». «Sei andato incontro alla morte con serenità e dolcezza, consapevole e senza timore, intelligente e generoso come sempre ma in qualche modo arricchito da un sentimento di comprensione e accoglienza delle miserie altrui. Nella tua fragilità fisica -scrivono ancora i figli- abbiamo trovato la forza sconvolgente dello spirito che vince la materia e abbiamo potuto abbracciare il tuo corpo magro con la dolcezza e l’abbandono che il senso del pudore nel quale ci hai cresciuto aveva sempre un pò frenato». «L’ultimo dono che ci hai lasciato è stata la scoperta della profondità della tua fede, l’emozione che hai manifestato nel ricevere i sacramenti, la fiducia e il totale abbandono con i quali ti sei preparato a lasciare questa vita per la nuova. Ora siamo più soli ma sereni, resi più grandi dalla tua grandezza. I tuoi figli Barbara, Zizzi, Nicolò».

GIORNALISTI: LA RUSSA, SCOMPARSA ACCAME GRAVE LUTTO PER CULTURA = Roma, 16 apr – (Adnkronos) – «La scomparsa di Giano Accame, grande intellettuale storico della destra italiana, è un grave lutto che colpisce non solo la nostra comunità ma tutto il mondo della cultura». Lo sottolinea in una nota Ignazio La Russa, coordinatore nazionale del Pdl. «Considerato da molti un pensatore ‘scomodò- prosegue La Russa – Accame ha sempre difeso con coerenza, a volte pagando in prima persona, le sue idee politiche. Sono certo che tutti senza distinzione di colore politico – conclude il coordinatore del Pdl – vorranno inchinarsi nel ricordo del suo coraggio e della sua onestà intellettuale». (Pol/Pn/Adnkronos) 16-APR-09 20:10 NNN
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IL SALUTO DEI FIGLI

Come non fosse stato sufficiente quanto ci hai donato con l’esempio della tua esistenza trascorsa nell’orgoglio di chi mai rinnega i valori nei quali ha creduto, in questi mesi di malattia, hai voluto regalarci l’infinita tenerezza della cura e il conforto di assistere al tuo spirito che si faceva più forte e più lieve al tempo stesso, come liberato dalla prigionia del corpo.

Sei andato incontro alla morte con serenità e dolcezza, consapevole e senza timore, intelligente e generoso come sempre ma in qualche modo arricchito da un sentimento di comprensione e accoglienza delle miserie altrui.

Nella tua fragilità fisica abbiamo trovato la forza sconvolgente dello spirito che vince la materia e abbiamo potuto abbracciare il tuo corpo magro con la dolcezza e l’abbandono che il senso del pudore nel quale ci hai cresciuto aveva sempre un po’ frenato.

L’ultimo dono che ci hai lasciato è stata la scoperta della profondità della tua fede, l’emozione che hai manifestato nel ricevere i sacramenti, la fiducia e il totale abbandono con i quali ti sei preparato a lasciare questa vita per la nuova.

Ora siamo più soli ma sereni, resi più grandi dalla tua grandezza.

I tuoi figli Barbara, Zizzi, Nicolò

 

 

 

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