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	<title>Destra Blog</title>
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	<description>Direzione Futuro - L&#039;Italia nel Cuore</description>
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		<title>PDL: OMOFOBIA A CONVENIENZA POLITICA?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 13:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Gaylib ruota da anni intorno al centrodestra: solo ora Gasparri e La Russa s’accorgono che ‘so’ froci’?
Sì, a Mirabello c’erano anche gli esponenti di Gaylib, per lo stupore e l’indignazione di Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa e qualche altro esponente del PdL. Difficile non aver ascoltato il saluto all’associazione fatto da Enzo Raisi dal palco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/omofobia.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-4376" title="omofobia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/omofobia-291x300.png" alt="" width="291" height="300" /></a></p>
<p>Gaylib ruota da anni intorno al centrodestra: solo ora Gasparri e La Russa s’accorgono che ‘so’ froci’?</p>
<p>Sì, a Mirabello c’erano anche gli esponenti di Gaylib, per lo stupore e l’indignazione di Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa e qualche altro esponente del PdL. Difficile non aver ascoltato il saluto all’associazione fatto da Enzo Raisi dal palco, pressoché impossibile per chi era presente non scorgerne le belle bandiere al centro della piazza.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4375"></span></p>
<p>Ciò che al sottoscritto appare divertente e paradossale (per non dir peggio) è che né Gasparri, né La Russa – allibiti che Fli possa andare “da Almirante a Gaylib”, per usare la loro infelice espressione – si siano probabilmente accorti che da anni Gaylib partecipa alle iniziative e ai principali eventi del centrodestra. A marzo 2008, per dirne una, gli iscritti all’associazione presieduta da Enrico Oliari e Daniele Priori erano al Congresso fondativo del PdL, intenti a distribuire il testo di un ‘manifesto laico’ di loro proposte ed idee. In più di un’occasione il ministro Carfagna – come si vede nella foto – ha incontrato gli esponenti di Gaylib (insieme a quelli di altre organizzazioni di tutela e rappresentanza dei diritti e delle istanze del mondo glbt) e con loro ha instaurato diverse e proficue forme di collaborazione.</p>
<p>Ancora, appena undici mesi fa, nell’ottobre del 2009, i ministri Meloni e Rotondi inviarono loro messaggi al congresso dell’associazione, l’una convinta che Gaylib stesse “fornendo  un importante contributo alla crescita politica e culturale  dell’area del centrodestra”, l’altro persuaso che l’associazione fosse “uno sprone per una iniziativa politica  volta a coniugare diritti liberali e centralità della persona  umana nel solco della nostra ispirazione cristiana”.</p>
<p>In poche parole, Gaylib è un pezzo di centrodestra e – almeno fino a luglio scorso – si considerava a pieno titolo un piccolo satellite della galassia del PdL. E certamente così lo consideravano quanti con loro hanno finora collaborato. Eppure, ora che Gaylib pare aver scelto di sostenere l’iniziativa politica di Fli (e i laici del PdL dovrebbero forse chiedersi il perché), ecco che Gasparri e La Russa scoprono una supposta “incompatibilità” tra le istanze di un movimento gay moderato e pragmatico e la ‘destra’, (posto che questo termine, senza specificazioni ulteriori, abbia un senso). Insomma, sono anni che Gaylib ruota intorno al centrodestra e solo ora Ignazio e Maurizio si accorgono che so’ froci?</p>
<p>A ben guardare, le parole dei colonnelli in congedo nascondono tutta l’ambiguità costitutiva del PdL, un partito che prometteva di essere un approdo per personalità, idee e istanze plurali, in dialogo ed in competizione tra loro, ma che da troppi veniva inteso solo come un contenitore in cui tutti potevano fare le mosche cocchiere, variegate e chiassose, ma in cui nessuno poteva pensare di avere davvero ‘rappresentanza’. Per cui, Gaylib era tollerabile nel PdL se era un coacervo di gay plaudenti alle manifestazioni di piazza, diventa incompatibile se prova ad essere un movimento politicamente significativo per il centrodestra. Curioso, o forse no.</p>
<p>di PIERCAMILLO FALASCA – Libertiamo.it</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/gaylib_carfagna.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4377" title="gaylib_carfagna" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/gaylib_carfagna-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Q87ccko0XCo"><span class="youtube">
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		<title>ISTITUZIONI &#8220;AD PERSONAM&#8221;? NO, GRAZIE.</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Sembra incredibile che si salga al Colle per chiedere le dimisdsioni del Presidente della Camera.
Mi sembra di ricordare che nell&#8217;arco costituzionale 2001-2006 il Presidente della Camera era un certo Pierferdinando Casini, Leader dell&#8217;UDC, che spesso e volentieri aveva parole molto forti nei riguardi dell&#8217;allora esecutivo Berlusconi.

La Lega Nord per l&#8217;Indipendenza della Padania e l&#8217;allora FI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/casini_camera.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4371" title="casini_camera" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/casini_camera.jpg" alt="" width="260" height="287" /></a></p>
<p>Sembra incredibile che si salga al Colle per chiedere le dimisdsioni del Presidente della Camera.</p>
<p>Mi sembra di ricordare che nell&#8217;arco costituzionale 2001-2006 il Presidente della Camera era un certo Pierferdinando Casini, Leader dell&#8217;UDC, che spesso e volentieri aveva parole molto forti nei riguardi dell&#8217;allora esecutivo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4370"></span></p>
<p>La Lega Nord per l&#8217;Indipendenza della Padania e l&#8217;allora FI (oggi estesa con pezzettini dell&#8217;ex AN) dove erano? E gli ex AN ora fuori che gridano a problemi costituzionali? Ma non facevano parte tutti proprio di quell&#8217;esecutivo&#8230;?</p>
<p>Che si voglia inaugurare la stagione delle &#8220;Istituzioni Ad Personam&#8221;?</p>
<p>Il Presidente della Camera deve essere solo ed esclusivamente giudicato sul proprio operato ISTITUZIONALE come GARANTE della Camera dei Deputati.</p>
<p>O vogliamo anche regolamenti istituzionali interni &#8220;Ad Personam&#8221;?</p>
<p>Fini non è un bravo Presidente della Camera?</p>
<p>Lo si dimostrasse.</p>
<p>O è proprio qui il problema?</p>
<p>Finiamola con le barzelette e cominciamo a parlare di &#8220;P&#8221;olitica: per favore.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>RCIORDIAMOCI ED ASCOLTIAMO CON MOLTA ATTENZIONE LE PAROLE DI GIANFRANCO FINI AL PRIMO CONGRESSO DEL PDL:</strong></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=vDIwAxId2-I&amp;feature=related"><strong><span class="youtube">
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2-wQv5st0Ew&amp;feature=related"><strong><span class="youtube">
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=yDJKA0pCADw"><strong><span class="youtube">
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<p>di Maurizio Guarino Presidente e Fondatore dell’Ass. Pol. Cult. “Destra Razionale” e del Movimento ”Alleanza Europea“</p>
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		<title>FINALMENTE TORNA LA &#8220;P&#8221;OLITICA</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Guarino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
In versione integrale l&#8217;intervento di Fini a Mirabello
 Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di
prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante
ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione. Per ragioni
note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia,
perché qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/fini-discorso-atteso.jpg"><img class="size-medium wp-image-4365  aligncenter" title="BAST040910POL_00007" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/fini-discorso-atteso-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>In versione integrale l&#8217;intervento di Fini a Mirabello</strong><br />
 Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di<br />
prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante<br />
ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione. Per ragioni<br />
note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia,<br />
perché qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti,<br />
indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione. E credo<br />
che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella<br />
dimostrazione di quella idea e continuità. Mirabello come luogo -- per<br />
tanti di noi -- delle emozioni, che nel corso del tempo, dall’Msi ad<br />
An, si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto dei momenti<br />
importanti. Qui, con Pinuccio Tatarella, annunciammo An. Qui,<br />
preconizzammo quell’ulteriore svolta che portò al Pdl.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4364"></span></p>
<p> Ma, tutte le volte, credetemi, l’emozione è quella di ieri. Ma credo che mai nel<br />
mio cuore ci sia stata un’emozione  forte come quella che provo ora.<br />
Questa festa del 2010, appuntamento rilevante per l’intera politica<br />
italiana, non solo per il Pdl. Mirabello è per un giorno la capitale<br />
della politica italiana. E credo, caro Vittorio Lodi, che questo sia<br />
il regalo più bello che ti possiamo fare: un appuntamento per la<br />
politica nazionale. Un ringraziamento sincero a Vittorio, a tutti gli<br />
uomini e le donne che ci hanno raggiunto da tutto il paese. È la<br />
dimostrazione di un popolo che è qui perché non precettato, ma sente<br />
il profondo desiderio di partecipare, di ritrovare l’impegno politico,<br />
all’insegna di alcuni valori. Un popolo di uomini e donne che si<br />
ritrova. Spero che questa piazza che mi dà forza, e vi ringrazio, in<br />
questa fase di difficoltà possa esser l’occasione da parte mia per<br />
dare un contributo di chiarezza su quello che è accaduto e su quello<br />
che accadrà. Che cosa è accaduto in questo periodo estivo? Non lo si<br />
capisce se non si va indietro al 29 luglio. Quando l’ufficio politico<br />
del Pdl, dopo una riunione durata un  paio d’ore, in mia assenza, mi<br />
ha di fatto estromesso dal partito, che io ho contribuito a fondare in<br />
rappresentanza della destra italiana. Al termine di questa riunione è<br />
stato approvato un documento in cui è scritto che la nostra linea<br />
politica era un continuo stillicidio, spesso in sintonia con<br />
l’opposizione e i temi della sinistra, e partecipe -- questa fa ridere<br />
– con l’azione delle procure. Per cui Fini non sarebbe stato coerente<br />
con i principi del Pdl. E quindi, per fare chiarezza non c’è stata<br />
alcuna fuoriuscita, nessun tipo di scissione, nessun atteggiamento<br />
teso a demolire. Di fatto, un atto profondamente illiberale che nulla<br />
ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale. Un<br />
atto, non ho difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato da quel<br />
libro nero del comunismo che ci fu regalato al congresso di An, un<br />
atto in perfetto stile stalinista. Quel documento fu una brutale<br />
aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversità. E<br />
allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito<br />
“partito dell’amore” è possibile fare delle critiche? Da parte mia ci<br />
sono state, abbiamo fatto anche proposte. È possibile dire, ad<br />
esempio, che a fronte di un governo che per certi aspetti ha ben fatto<br />
contro la crisi, forse si potevano modulare in modo diverso quei tagli<br />
lineari alla spesa che hanno determinato due clamorose proteste. Mi ha<br />
ferito, ad esempio, quando a Venezia ho visto le forze di polizia<br />
manifestare il proprio dissenso.</p>
<p>Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da<br />
quei tagli che non andavano fatti, e penso anche ai tagli ai fondi<br />
alla scuola, causa della protesta dei precari che ancora non sanno se<br />
fra qualche  giorno avranno la cattedra. Non è una critica<br />
demolitoria. Allora, è lecito avanzare critiche, esprimere dubbi? Come<br />
quelli nei confronti del federalismo fiscale, non in sé ma per come<br />
viene attuato. Il federalismo fiscale è una grande occasione per<br />
l’Italia, certo, ma in alcuni momenti è apparso che così non fosse. Lo<br />
so che sono prospettive non condivise da tutti. Ma io le ho avanzate<br />
consapevolmente. Per esempio, quando si parla di lotta<br />
all’immigrazione clandestina si deve parlare anche di integrazione<br />
dell’immigrato onesto. E ancora, il garantismo è un principio<br />
sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di<br />
impunità permanente: garanzia dell’imputato, certo, ma i processi si<br />
devono svolgere. Tutto questo è eresia, è disfattismo? È stillicidio<br />
polemico ribadire che la magistratura è un caposaldo della democrazia?<br />
Non si può a causa di qualche mela marcia contestare quello che rimane<br />
un presidio della nostra Repubblica. È uno stillicidio dire che noi<br />
siamo un grande partito nazionale, e che proprio perché deve avere a<br />
cuore tutti, da Vipiteno a Lampedusa, non può appiattirsi su un<br />
alleato come la Lega che ha dimensione locale? Perché accontentare un<br />
migliaio di produttori di latte che sforavano le loro quote solo per<br />
compiacere Bossi a scapito di tanti agricoltori onesti? Il Pdl doveva<br />
essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con<br />
valori di riferimento precisi: libertà, rispetto e dignità della<br />
persona umana. E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello<br />
che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha<br />
nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso. Da ex ministro<br />
degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche<br />
arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una<br />
logica di interessi nazionali. Ma questo non può portare a una sorta<br />
di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno<br />
del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi<br />
ha responsabilità istituzionali, quello di rispettare le altre<br />
istituzioni? Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il<br />
rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo<br />
dello Stato che rappresenta la Costituzione. E si deve rispettare il<br />
Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da<br />
presidente della Camera, ma perché devono essere equilibrati i poteri.<br />
È stillicidio dire che governare è una nobile e ardua impresa ma non<br />
può mai significare comandare? Sì, perché governare significa<br />
comprendere le ragioni di tutti e garantire equilibrio. E sempre per<br />
essere chiari: era stillicidio, provocazione, boicottaggio, ribadire<br />
che il Pdl doveva essere la garanzia di portare a termine grandi<br />
riforme economiche e istituzionali? È vero, la crisi è stata un<br />
ostacolo. Ma perché non si parla più di una grande riforma per far<br />
nascere l’alba di una nuova repubblica? Non avevamo concepito il Pdl<br />
per mantenere l’esistente, ma come forza di vero e autentico<br />
cambiamento.</p>
<p>E, ancora, è stata dimostrazione di preconcetta ostilità ribadire che<br />
in questa fase di crisi -- in cui è ancora più indispensabile l’impegno<br />
per una politica con più attenzione al sociale – promuovere la<br />
rivoluzione del merito che deve diventare non un impegno elettorale,<br />
ma un atto politico conseguito giorno per giorno per privilegiare chi<br />
è più capace. E ritengo di avere diritto di porre alla mia comunità<br />
politica anche quesiti scomodi e questo non credo meriti il gesto<br />
infastidito di chi li dice incompatibili con l’atteggiamento politico.<br />
Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma<br />
anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una<br />
democrazia non può esserci eresia. Gli siamo tutti grati per quello<br />
che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da<br />
guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il<br />
confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestà:<br />
perché non siamo un popolo di sudditi. Io gli ho contestato la sua<br />
attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento<br />
di un proprietario di azienda. Proprio perché il Pdl ha aperto<br />
orizzonti di grandi speranze, non può essere derubricato a contorno<br />
del leader, ma deve essere una fucina di idee, un polmone che respira<br />
e dà ossigeno all’intera nazione. Rivendicare la possibilità di<br />
esprimere opinioni non è boicottaggio ma democrazia interna,<br />
fisiologia di un partito di massa, non teatrino della politica. È<br />
possibile che la sola volta in cui si sia riunita la direzione del Pdl<br />
abbia segnato il momento di avvio del processo che ha portato al 29 di<br />
luglio? Giorno che considero lesivo non della mia persona, ma di un<br />
grande partito che è il Pdl e si fonda sulla democrazia.</p>
<p>Continuare in questa dialettica interna non significa tradire gli<br />
elettori perché ci sono tanti, tanti elettori del Pdl autenticamente<br />
moderati che non si accontentano dell’affermazione “siamo il partito<br />
dei moderati”. Ci sono per davvero tanti elettori del Pdl convinti che<br />
la ragione prima della politica sia garantire l’interesse generale,<br />
della polis, l’interesse nazionale, non l’interesse di una parte. C’è<br />
gente che non capisce perché il Pdl anziché lavorare per unire, lavori<br />
per dividere, per alzare gli steccati, per determinare scontri.<br />
Ecco il Pdl autenticamente nazionale. Certo, questi elettori del Pdl<br />
sono in molti casi donne e uomini che hanno votato Alleanza nazionale,<br />
ma non solo. Sono elettrici ed elettori di altre tradizioni politiche.<br />
E ne abbiamo avuto la riprova dopo l’espulsione, quando si sono<br />
costituiti i gruppi di Futuro e libertà. Si sono uniti uomini e donne<br />
che non avevano avuto niente a che fare con quella tradizione<br />
politica.<br />
Il ringraziamento che voglio fare è a quei parlamentari che non erano<br />
mai stati a Mirabello. Fli non è An in sedicesimo. Chi lo pensa non ha<br />
capito assolutamente nulla. Qui c’è il tentativo difficile ma doveroso<br />
di non disperdere quel sogno. Dobbiamo dare risposte alle tante donne<br />
e ai tanti uomini che nemmeno leggono più le pagine della politica,<br />
che nutrono fastidio per telegiornali e giornali che sembrano essere<br />
fotocopie. Nel Paese sta crescendo il distacco nei confronti della<br />
politica. Fli, come punto di riferimento di tanti elettori che nelle<br />
ultime elezioni magari si sono astenuti o che nelle prossime<br />
amministrative, senza un’alternativa, si asterrebbero. Sono elettori<br />
che ci dicono di andare avanti, di cercare di difendere non solo le<br />
nostre buone ragioni ma i principi originari, più autentici del Pdl,<br />
che ci chiedono di dar vita a una buona politica, che è l’unico<br />
antidoto alla sfiducia crescente nelle istituzioni. Quando tante<br />
persone perdono fiducia nella politica è la vigilia di momenti che<br />
possono essere più problematici. Il Pdl, come lo avevamo concepito e<br />
voluto, è finito il 29 luglio perché è venuta meno la volontà di dar<br />
vita a quel confronto di idee che è il sale della democrazia. Il Pdl<br />
non c’è più, ora c’è il partito del predellino. Per certi aspetti il<br />
Pdl è Forza Italia che si è allargata con qualche colonnello o<br />
capitano che ha soltanto cambiato generale e magari è pronto a<br />
cambiarlo ancora. E il fatto che il Pdl non c’è più è la ragione per<br />
la quale è facile rispondere alla domanda: cosa accadrà? Ed è molto<br />
più facile rispondere se si ragiona, piuttosto che se ci si fa<br />
prendere dai desideri o dalle paure. Fli non può rientrare in ciò che<br />
non c’è più, non accadrà. Non si entra in ciò che non c’è più, si va<br />
avanti con le nostre idee, con il nostro impegno, con la nostra<br />
elaborazione politica. Non ci ritiriamo in convento né erriamo<br />
raminghi in attesa del perdono.<br />
I gruppi parlamentari non possono essere trattati -- Berlusconi è un<br />
uomo di spirito e non se la prenderà -- come se fossero dei clienti<br />
della Standa, che se cambiano il supermercato dove fino a quel momento<br />
si sono serviti ottengono poi il premio di fedeltà. I parlamentari che<br />
stanno con noi hanno voglia di far politica, di parlare con la gente.<br />
Si va avanti con le nostre idee, con le nostre proposte, si va avanti<br />
senza farci intimidire da quello che è stato definito il “metodo<br />
Boffo”, messo in campo nell’ultimo mese da alcuni giornali che<br />
dovrebbero essere il biglietto da visita del cosiddetto partito<br />
dell’amore. E se questo è l’andazzo, immaginate se non erano amorevoli<br />
cosa poteva succedere. Non ci facciamo intimidire perché di<br />
intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre, in anni in cui i pericoli<br />
per la destra erano ben altri. Non ci facciamo intimidire da campagne<br />
paranoiche e patetiche. Paranoiche perché indecenti, e patetiche<br />
perché non si rendono conto del disprezzo che gli sta montando<br />
attorno.<br />
Noi attendiamo fiduciosi i riscontri della magistratura, che dirà e<br />
stabilirà i responsabili di tanta volgarità, di tante menzogne e<br />
falsità. Altro che valori della libertà. È stato un atteggiamento<br />
infame, non perché rivolto alla mia persona, ma alla mia famiglia, ed<br />
è tipico degli infami. Si va avanti e lo si fa per tenere fede allo<br />
spirito delle origini, si va avanti per non tradire lo spirito del<br />
Pdl, si va avanti per evitare che il governo commetta altri errori, si<br />
va avanti – e se lo tolgono dalla testa -- senza cambi di campo, senza<br />
ribaltoni e ribaltini, perché da questo punto di vista le polemiche<br />
sono indice dello scarso livello del comprendere. Si va avanti<br />
convinti, come siamo, della necessità di portare a termine il patto<br />
scritto con gli elettori, senza dimenticare parte del programma, senza<br />
inventare altre cose che poi diventano, a comando, emergenze. Si va<br />
avanti anche quando il presidente del Consiglio presenterà il patto<br />
dei cinque punti – la riforma della giustizia, il Mezzogiorno, il<br />
federalismo, il fisco e la sicurezza -- è di tutta evidenza che i<br />
nostri capigruppo parleranno chiaro e forte e parleranno senza<br />
distinzioni tra falchi e colombe, perché a noi non interessa<br />
l’ornitologia.</p>
<p>E i parlamentari di Futuro e libertà, se vogliono ridare dignità e<br />
spirito di attuazione a quello che era il progetto del Pdl, possono<br />
opporsi ai capisaldi del programma? E allora sosterremo da donne e<br />
uomini liberi questo programma. Ma credo che non possa essere negato,<br />
a noi come a nessun deputato o senatore della maggioranza, di chiedere<br />
come si declineranno questi obiettivi del programma. Con spirito<br />
costruttivo chiederemo come si vuole dare vita a questo programma. Fli<br />
non rema contro, ma rappresenta l’azione politica di chi vuol far<br />
camminare veloce il governo in modo proficuo ristabilendo anche un<br />
buon rapporto con la pubblica opinione (perché c’è qualche segnale di<br />
stanchezza, amici miei, sondaggi o non sondaggi). Cercheremo di dare<br />
vita a un patto di legislatura, dunque, per riempire di fatti concreti<br />
gli anni che ci separano da quando andremo a votare. È un “interesse<br />
nazionale”, e per questo riteniamo che sia avventurismo politico<br />
minacciare un giorno sì e l’altro pure le elezioni, magari per<br />
intimidirci e magari per regolare i conti con qualcuno. Governare è<br />
fatica, confidiamo nel senso di responsabilità di tutti, nessuno<br />
escluso. Perché il fallimento di questa legislatura sarebbe un<br />
fallimento per tutti: per me, per Fli, per Berlusconi. E credo che ne<br />
sia cosciente, Berlusconi. Perché al di là di tante espressioni<br />
polemiche, quando si ottiene una fiducia talmente ampia e si ottiene<br />
una maggioranza parlamentare come mai era capitato nella storia della<br />
Repubblica, la prima cosa da fare non è mettere alla porta il dissenso<br />
o chi magari è antipatico, ma governare. Siamo certi che un patto di<br />
legislatura posa garantire la legislatura. E credo che ne siano<br />
consapevoli anche Bossi e la Lega. Bossi capisce gli umori della<br />
gente, è un leader popolare. Abbiamo polemizzato spesso, è vero. Solo<br />
chi non conosce la storia, oltre che la geografia può pensare che la<br />
Padania esista per davvero! Bossi ha capito che quella bandiera che ha<br />
alzato per primo anni fa, anche raccogliendo l’ironia e lo scetticismo<br />
di molti, il federalismo, può essere una bandiera da alzare, che<br />
determinerebbe il compimento di quella missione storica che Bossi ha<br />
dato al suo movimento. Ma il federalismo è possibile solo se è<br />
nell’interesse di tutta l’Italia. Bossi è uomo concreto, sa che il<br />
nord ha bisogno del federalismo a condizione che sia nel nome<br />
dell’interesse generale. E potrei tranquillamente dire che nella<br />
commissione bicamerale con trenta componenti per il federalismo<br />
fiscale, il nostro senatore Baldassarri è determinante. Allora,<br />
discutiamo assieme a Lega e a Forza Italia allargata di che significa<br />
federalismo equo e solidale. È una grande questione che non si riduce<br />
al rapporto tra Calderoli e Tremonti. Si può realizzare a patto che si<br />
stabiliscano i costi standard.</p>
<p>Il Meridione ha tutto da guadagnare da una riforma in senso<br />
federalistico, nella quale è indispensabile valutare i costi standard<br />
delle regioni, perché nessuno può obiettare il fatto che i costi in<br />
Emilia Romagna non sono la stessa cosa di quelli in Calabria. Nessuno<br />
difende la spesa storica, quella in base alla quale le amministrazioni<br />
si vedevano pagare le loro spese a pié di lista, ma la definizione dei<br />
parametri di spesa non può non essere discussa, come si deve discutere<br />
dei tempi del federalismo o di cosa voglia dire fondo perequativo.<br />
Tanto più che, con questa riforma dobbiamo essere all’altezza di una<br />
ricorrenza, quella della celebrazione dei 150 anni di unità italiana,<br />
che non deve essere solo ricostruzione degli eventi storici, ma<br />
occasione per una riforma nazionale, che non lasci indietro alcune<br />
regioni, che non sia espressione di egoismo di parte ai danni di<br />
tutti. L’Italia una e indivisibile è non solo interesse del Sud, ma<br />
anche del Nord. E basta vedere cosa accade fuori dalla nostra nazione<br />
per accorgersi che se la crisi della Grecia fa tremare la Germania, la<br />
Padania non può certo sopravvivere alla crisi di un solo paese europeo<br />
o che si affaccia nel Mediterraneo. L’Italia ha il dovere di<br />
confermare la sua unità e di mettersi in competizione con gli altri<br />
paesi. Ha il dovere di fondare un nuovo patto di legislatura, che non<br />
sia più un tavolo a due gambe, né un accordo gestito con quiescenza.</p>
<p>Ma che fine ha fatto nel programma quel punto con il quale si<br />
pigliavano gli applausi relativo all&#8217;abolizione delle province? Che<br />
fine ha fatto quel punto del programma che prevedeva la<br />
privatizzazione delle municipalizzate? È stato sufficiente capire che<br />
in alcune aree diventavano i tesoretti di un partito per allineare la<br />
Lega alla sinistra italiana. Il nuovo patto di legislatura non è più<br />
soltanto tra Berlusconi e Bossi, ma nell&#8217;interesse di tutti, della<br />
Lega ma anche di Silvio Berlusconi. Sono convinto che nel suo realismo<br />
e pragmatismo metterà da parte l&#8217;ostracismo, anche perché non ci<br />
fermiamo. È inutile che dicano “facciano quello che vogliono”, perché<br />
lo faremo. Non servono a nulla gli ultimatum anche perché non ci<br />
spaventano. Silvio Berlusconi ha il sacrosanto diritto di governare,<br />
perché è stato scelto in modo inequivocabile dagli elettori e non ho<br />
alcuna difficoltà a dire che pensare a scorciatoie giudiziarie per<br />
toglierlo di mezzo, rappresenterebbero un tradimento del volere<br />
democratico. Nessuno è contrario al lodo Alfano o al legittimo<br />
impedimento. Siamo convintissimi che occorra risolvere la questione<br />
relativa al diritto che Berlusconi ha di governare senza che vi sia<br />
l&#8217;interferenza di segmenti iperpoliticizzati della magistratura che<br />
vogliono metterlo in fuorigioco. Affidarsi al dottor Stranamore -- che<br />
è l&#8217;onorevole Ghedini -- è incomprensibile. La soluzione non si trova<br />
mai e il problema si acuisce. Non va fatta una legge ad personam che<br />
danneggi parte della società, ma una legge a tutela del capo del<br />
governo, del capo dello Stato che esiste in molti paesi d&#8217;Europa.</p>
<p> Il che non vuol dire impunità, non vuol dire cancellare i processi,<br />
ma la sospensione degli stessi. E dobbiamo farlo cercando di avere in<br />
mente che alcune riforme sono giuste: come si fa a essere contrari al<br />
processo breve? Si deve lavorare per quello e dobbiamo ricordare a<br />
proposito che l’Ue ci ha condannati più volte per la loro eccessiva<br />
durata, spesso occorrono anni per sapere come va a finire. Ma la cosa<br />
inaccettabile è il rischio che, nel momento in cui tante vittime<br />
aspettano di sapere il destino del processo, poi rimangano con un<br />
pugno di mosche in mano. La riforma va fatta per garantire i<br />
cittadini. La riforma della giustizia non può essere fatta contro la<br />
magistratura, che certamente non ha il compiuto di interferire con il<br />
Parlamento. E allora discutiamo in Parlamento, di come garantire a<br />
Berlusconi il diritto di governare, discutiamo anche con le parti più<br />
responsabili dell’opposizione: una dimostrazione su questo punto l’ha<br />
data Casini. Discutiamo anche delle proposte che derivano<br />
dall’opposizione, senza che i solerti consiglieri del principe le<br />
straccino subito. E penso anche alle proposte avanzate da giuristi<br />
come Pecorella, Consolo e dall’attuale vicepresidente del Csm, Vietti.<br />
Facciamo la riforma della giustizia senza per questo determinare però<br />
un perenne cortocircuito tra il potere politico e la magistratura. È<br />
un impegno gravoso, difficile, che comunque dobbiamo portare avanti.<br />
Se la sovranità appartiene al popolo, la sovranità si esprime in tanti<br />
modi. Qui vogliamo rilanciare una proposta, una di quelle per le quali<br />
dicono: “Fini dice cose che lo avvicinano alla sinistra”. La sovranità<br />
popolare significa anche che la gente ha il diritto di scegliere i<br />
propri rappresentanti. Se la sovranità è popolare credo che la gente<br />
abbia il diritto di scegliere anche questo. Federalismo e giustizia:<br />
sono grandi questioni, ma non possono essere i soli temi del<br />
dibattito. Perché l’attenzione degli italiani non è rivolta solo alla<br />
giustizia: oggi tanti italiani sono  preoccupati per le condizioni<br />
economiche.</p>
<p>Gli italiani, al nord come al sud, sono preoccupati per le condizioni<br />
economiche e sociali e per il lavoro: non è propaganda, né demagogia,<br />
né “fare il verso” all’opposizione. Sono i problemi delle famiglie.<br />
Fli deve fare tutto per affiancare ai due temi del federalismo e della<br />
giustizia gli altri  temi che davvero interessano i cittadini. Teniamo<br />
presente quello che hanno detto il capo dello Stato, le imprese, i<br />
lavoratori. Possibile che nei cinque punti non ci sia nulla per far<br />
ripartire l’economia e renderla competitiva? C’è un’Italia<br />
preoccupata. E Berlusconi ha ragione quando parla di ottimismo, ma non<br />
può essere ottimismo solo verbale, deve diventare azione concreta.<br />
Perché, fermata la crisi (e il nostro governo ha operato bene in<br />
questo senso), oggi dobbiamo far ripartire l’economia. Non possiamo<br />
accontentarci che le entrate siano garanzia dell’economia. Serve il<br />
coraggio politico di ridare vita a quelle riforme che erano nel<br />
programma originale del Pdl e di cui non sento parlare: per esempio,<br />
il superamento dei due miti fasulli del Novecento, la lotta di classe<br />
e il mercatismo. È arrivato il tempo di dare vita a una sintesi, a<br />
nuovo patto tra capitale e lavoro: significa mettere i produttori di<br />
ricchezza dalla stessa parte della barricata. Una proposta che feci in<br />
occasione di quella direzione nazionale e che è caduta nel nulla, è<br />
una riforma del mondo del lavoro. Serve una politica che comprenda le<br />
esigenze del nostro mondo produttivo. I piccoli imprenditori lo sanno<br />
meglio di tutti. È importante ricordare che il tessuto produttivo è<br />
diverso da altri paesi, si basa su imprese medio piccole. Si tagli il<br />
superfluo, ma non si lesini in infrastrutture, in ricerca, in<br />
produzione di eccellenze di avanguardia. Viviamo in una fase in cui i<br />
giacimenti culturali valgono più -- nella globalizzazione -- dei<br />
giacimenti petroliferi. Dobbiamo investire, anche se è evidente che la<br />
coperta è corta. Sarebbe facile dire “il governo tiri fuori le<br />
risorse”. Ma dobbiamo passare dallo scontentare tutti a dire che c’è<br />
un settore su cui si deve investire, ed è il settore connesso a ciò<br />
che può dare competitività al nostro sistema produttivo. Soprattutto<br />
per le nostre imprese che esportano: non basta pensare alla<br />
delocalizzazione delle imprese, ma bisogna attrarre capitale e mettere<br />
chi vuole nelle condizioni di investire e di poterlo fare.</p>
<p>Vuol dire dare attuazione ai punti qualificanti del programma del Pdl.<br />
Non voglio affondare il coltello nel burro ma nonostante il “ghe pensi<br />
mi”, vi sembra possibile che ancora non si conosca il nome ministro<br />
allo Sviluppo economico, in quale altro paese sarebbe possibile?<br />
È chiaro che deve essere un ministro capace di ragionare e lavorare<br />
con il ministro dell’Economia. Ed è chiaro che serve una politica<br />
capace di liberalizzazioni, una politica che riesca a dare vita al<br />
patto generazionale. Perché credo ci sia un altro grande campo in cui<br />
un governo di centrodestra che ha a cuore il governo nazionale non<br />
deve risparmiarsi: è il contesto giovanile, infatti non esiste<br />
genitore degno di questo nome che non sia disposto a fare un<br />
sacrificio personale per il futuro dei propri figli.<br />
La questione giovanile è centrale, e mi piange il cuore che tra i<br />
giovani ci sia un disoccupato su quattro. C’è chi contrabbanda la<br />
flessibilità, che è invece necessaria per l’economia e per le imprese,<br />
con la precarietà permanente: dimenticano che in Germania ci sono sì<br />
molti contratti a tempo determinato, però lì le buste paga non sono<br />
certo leggere come da noi, ma spesso più corpose di quelle dei<br />
contratti a tempo indeterminato. E dobbiamo renderci conto che il<br />
patto generazionale è importante come quello tra Nord e Sud se abbiamo<br />
a cuore il governo nazionale. Perché non è giusto che serva l’aiuto<br />
del nonno per far vivere più sereno il nipote: si è completamente<br />
ribaltato il mondo, prima spesso era grazie al lavoro del nipote che<br />
si sosteneva il nonno.</p>
<p>Poniamoceli questi problemi. Chiediamo ai ragazzi un impegno e quando<br />
dico andiamo avanti e non ci fermiamo, lo dico anche perché in queste<br />
settimane abbiamo visto come siano i più giovani a dirci “provateci,<br />
non vi fermate, siamo con voi”. Credo che sia estremamente bello<br />
vedere anche qui questa sera tante ragazze e tanti ragazzi che<br />
vogliono ancora credere in una politica capace di costruire il loro<br />
futuro. Il futuro della libertà. E la prima libertà è metterli nella<br />
condizione di far vedere ciò di cui sono capaci. Che fine ha fatto la<br />
rivoluzione meritocratica? Preoccupiamoci delle condizioni sociali.<br />
Credo che debba destare preoccupazioni in tutti leggere che<br />
nell&#8217;ambito della cosiddetta spesa sociale il nostro paese è uno degli<br />
ultimi paesi in Europa. Ecco perché andrà avanti Futuro e libertà,<br />
perché sono servite le fondazioni che hanno riempito un vuoto. È<br />
doveroso chiedersi, visto che la società è profondamente cambiata, se<br />
la spesa sociale deve essere rivolta a quelle categorie<br />
tradizionalmente più deboli o non è il momento di investire su quella<br />
famiglia che rimane il luogo in cui da sempre si dà vita alla<br />
trasmissione di valori, si crea la condizione per la quale ci si sente<br />
figli di una comunità. Serve un welfare delle opportunità per i<br />
giovani, basato sulle esigenze della famiglia, soprattutto quella<br />
monoreddito. Oggi, il centrodestra deve saper tradurre in realtà ciò<br />
che era stato inserito nel programma di governo.</p>
<p>Intervenire con politiche a sostegno delle famiglie vuol dire anche<br />
che se nei cinque punti c’è la riduzione del carico fiscale non<br />
possiamo annunciarlo e basta ma si deve assume l’onere di fare delle<br />
proposte. E noi queste le abbiamo fatte: interveniamo, ad esempio, sul<br />
cosiddetto quoziente familiare, che faccia sì che chi ha a casa più<br />
figli o un disabile abbia poi un carico fiscale diverso dagli altri.<br />
Ed è necessario che di tutto ciò ne parliamo in Parlamento, e mi fa<br />
piacere che lo abbia fatto ad esempio il ministro Tremonti. E<br />
facciamolo cercando di coinvolgere anche le opposizioni, se hanno<br />
delle idee per capire anche se il concetto di interesse nazionale ha<br />
fatto breccia anche da quelle parti. Una maggiore giustizia sociale<br />
sta a cuore a tutti, un governo grande sa prendere una buona idea<br />
anche se viene dall’opposizione. Prendiamo a raccolta questa Italia<br />
che lavora. L’Italia che lavora, che poi equivale all’Italia onesta,<br />
che quando sente parlare di etica del dovere non ha l’atteggiamento di<br />
chi alza le spalle e dice: “È ragnatela del passato”. È l’etica che il<br />
padre insegna al figlio, e la politica deve sentire il dovere di<br />
praticarla.<br />
Il senso civico, il senso di appartenenza. Basta con questo egoismo<br />
diffuso, con questa Italia parcellizzata che non si fa più carico del<br />
disagio del vicino. Una politica nazionale non ha timore di parlare di<br />
legge come garanzia  per il più debole. Perché da che mondo a mondo si<br />
dice che “la legge è uguale per tutti” perché la garanzia serve ai più<br />
deboli, non ai più potenti, a chi riesce a piegarla ai suoi interessi.<br />
Questo è il centrodestra. Se crediamo in queste cose, non stanchiamoci<br />
di ringraziare chi fa il suo dovere per lo Stato: è gratitudine, è<br />
senso civico. Essere servitori dello Stato, nell’Italia che sogniamo,<br />
deve essere motivo d’onore. Non si può dire che “sono poveretti che<br />
non sanno che altro fare e allora decidono di entrare nelle forze<br />
dell’ordine”: significa servire il nostro popolo, la nostra patria. E<br />
ancora più convinti di prima, portiamo avanti la lotta contro ogni<br />
forma di criminalità, compresa quella dei colletti bianchi, dei<br />
furbetti del quartierino, di chi pensa che il garantismo è impunità.<br />
Continuiamo la lotta per la legalità, rilanciamo il decreto<br />
anticorruzione: cosa costa rimetterlo al centro dell’attenzione del<br />
Parlamento? Discutiamo sull’opportunità di stabilire un codice etico<br />
per chi ha cariche pubbliche. Stabilendo ciò che è legale e ciò che<br />
no, ma anche ciò che è opportuno e ciò che non lo è. Su questi temi e<br />
su altri, lavoriamo per unire non per dividere. Su queste questioni<br />
cerchiamo di dare vita a una politica che segni un salto di qualità.<br />
Gli italiani sono stanchi di questa perenne campagna elettorale che<br />
non finisce mai, di questo trionfo della propaganda, di questa ordalia<br />
quotidiana. Fli guarda a un futuro per unire, siamo convinti che su<br />
queste questioni, con un’azione politica che parta dal centrodestra si<br />
possano ritrovare anche altri. Gli italiani sono stanchi di muri e di<br />
risse, smettiamola con gli insulti, con gli appelli che cadono nel<br />
vuoto. Diamo vita a una politica che sia capace di uno scatto di<br />
orgoglio, di un colpo di reni, in nome di ciò che è giusto, non di ciò<br />
che è utile. Sapete, in molti mi hanno detto: “Chi te lo fa fare? Ma<br />
aspetta, sei più giovane!”. Ma io credo che se vogliamo ridare<br />
all’Italia quella passione che merita.<br />
Basta con l’utilitarismo, basta con il calcolo del farmacista, basta<br />
con il meglio attendere domani. Bisogna buttare il cuore oltre<br />
l’ostacolo, bisogna dare un senso alla politica e bisogna farlo nel<br />
nome delle nostre idee e della nostra concezione politica. Ricordando<br />
quello che avevamo nel cuore a 18-20 anni, quando nessuno di noi<br />
pensava all’ingresso in Parlamento o a cariche istituzionali e nessuno<br />
era mosso dall’utilitarismo, né c’era qualcuno che diceva: «Aspetta<br />
non ti conviene, sai è permaloso». Tenendo bene a mente, come ci<br />
piaceva dire da giovani, che se un uomo non è disposto a lottare per<br />
le proprie idee o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui<br />
come uomo. Allora, in nome di un centrodestra autenticamente liberale,<br />
nazionale, riformatore, sociale, europeo, avanti con Futuro e libertà<br />
per l’Italia!</p>
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<p style="text-align: center;"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Ieri a Mirabello ho assistito ad un discorso da Statista da Parte del Presidente Gianfranco Fini. Un discorso ed una linea politica assolutamente coerente con quanto asserì allo scioglimento di AN ed alla Costituente del PdL. Un discorso vero, leale, realista ed amaro su quello che doveva essere e su ciò che è. Mi sento di sottoscrivere l&#8217;interezza del discorso pronunicato ieri con tanto coraggio ed orgoglio da chi vive la &#8220;P&#8221;olitica sin dagli albori della propria esistenza. Da chi si è fatto le ossa nelle strade, nei circoli, tra la gente e non in TV o in qualche altro luogo che certamente non forma &#8220;P&#8221;olitici ma altro.  Mi sento nuovamente rappresentato in quell&#8217;area di centro-destra per la quale mi impegnani con militanza e dedizione gratis et amore dei. Non condivido l&#8217;interezza delle posizioni come per esempio la Turchia in Europa. Mi auguro che il Presidente Berlusconi voglia cogliere questa occasione per un rilancio di un &#8220;Partito&#8221; che ormai è nelle sabbie mobili della realtà. Mi sento di dire con la passione che mi attraversò alla Costituente del PdL: ben tornata &#8220;P&#8221;olitica&#8221; e meno male che FINI c&#8217;è&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>E&#8217; quanto dichiara Maurizio Guarino Presidente e Fondatore dell&#8217;Ass. Pol. Cult. &#8220;Destra Razionale&#8221; e del Movimento &#8221;Alleanza Europea</strong>&#8220;</p>
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		<title>MIRABELLO 05-09-2010: CAMBIA LA STORIA (DIRETTA ORE 18.00)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/Gianfranco-Fini-penna-in-mano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4359" title="Gianfranco-Fini-penna-in-mano" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/Gianfranco-Fini-penna-in-mano.jpg" alt="" width="500" height="326" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.rainews24.it">http://www.rainews24.it</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://tg24.sky.it/tg24">http://tg24.sky.it/tg24</a> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.radioradicale.it">http://www.radioradicale.it</a> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4358"></span></p>
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		<title>POSTO FISSO: NOI &#8220;LICENZIAMO&#8221; LA SANTA SEDE</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Devo essere sincero che proprio non l&#8217;ho capita questa affermazione del Santo Padre e mi fa molto male.
E&#8217; vero che viviamo in un periodo di precarietà (non mobilità) e che si dice?
Tutti precari, disoccupati, felici e contenti.

Bisognerebbe auspicarsi un giro di boa da questa situazione drammatica; bisognerebbe puntare il dito su di un capitalismo esasperato che sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/papabenedetto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4351" title="papabenedetto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/papabenedetto-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p>Devo essere sincero che proprio non l&#8217;ho capita questa affermazione del Santo Padre e mi fa molto male.</p>
<p>E&#8217; vero che viviamo in un periodo di precarietà (non mobilità) e che si dice?</p>
<p>Tutti precari, disoccupati, felici e contenti.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4350"></span></p>
<p>Bisognerebbe auspicarsi un giro di boa da questa situazione drammatica; bisognerebbe puntare il dito su di un capitalismo esasperato che sta massacrando la middle-class portandoci a situazioni sociali da Sud America.</p>
<p><strong>Bisognerebbe parlare di signoraggio bancario; di elemetari diritti umani massacrati dalla questa &#8220;globalizzazione&#8221;; di concorrenza internazionale scorretta; di burocrazia da Paese in via di sviluppo; della corruzione; di liberalizzazioni insesistenti; di conflitti d&#8217;interesse a tutto campo; doppo-tripli-quadrupli&#8230; incarichi; e di tanto altro che si fa finta di non vedere.</strong></p>
<p>Invece? Ora et labora precario; Ora e basta disoccupato.</p>
<p>Se le parole del Santo Padre fossero state pronunicate in una Nazione con un forte, serio e solido Welfare si potrebbero anche &#8220;digerire&#8221; ma non QUI in Italia e non ADESSO in questa situazione socio-economica che sta scatendando la guerra tra poveri.</p>
<p><strong>Capisco che la Chiesa faccia molto per il sociale ma è proprio questo il sintomo più lampante del fallimento e della totale inesistenza del Welfare dello Stato italiano.</strong></p>
<p>Io vorrei vedere scomparire le file alla Caritas per il &#8220;pacco viveri&#8221; e non aumentarle.</p>
<p>E&#8217; indubbio che la mia visione sociale sia assolutamente divergente da quella della Santa Sede in questa occasione.</p>
<p><strong>di Maurizio Guarino &#8211; Presidente e Fondatore dell&#8217;Ass. Pol. Culturale &#8220;Destra Razionale &#8211; Sapere Aude&#8221; e di &#8220;Alleanza Europea&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/DR_illuminismo-quadrato-blu.jpg"><img class="size-medium wp-image-4352 aligncenter" title="DR_illuminismo quadrato blu" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/DR_illuminismo-quadrato-blu-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/ALLEANZA-EUROPEA.jpg"><img class="size-full wp-image-4353 aligncenter" title="ALLEANZA EUROPEA" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/ALLEANZA-EUROPEA.jpg" alt="" width="198" height="230" /></a></p>
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		<title>EGR. PRESIDENTE NON E&#8217; FOLKLORE</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Egr. Presidente Berlusconi,
quello che Lei definisce e svilisce definendo &#8220;folklore&#8221; del Colonnello Gheddafi è un segnale fortissimo a tutto il mondo musulmano italiano ed europeo.
Lei non puo&#8217; erroneamente (forse volutamente&#8230;?) ragionare secondo la nostra cultura democratica Occidentale.

Su certi argomenti o messaggi bisogna utilizzare un piano culturale e mediatico diverso (musulmano) e quanto accaduto in questi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/ghe.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4346" title="ghe" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/09/ghe-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p> </p>
<p>Egr. Presidente Berlusconi,</p>
<p>quello che Lei definisce e svilisce definendo &#8220;folklore&#8221; del Colonnello Gheddafi è un segnale fortissimo a tutto il mondo musulmano italiano ed europeo.</p>
<p>Lei non puo&#8217; erroneamente (forse volutamente&#8230;?) ragionare secondo la nostra cultura democratica Occidentale.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4345"></span></p>
<p>Su certi argomenti o messaggi bisogna utilizzare un piano culturale e mediatico diverso (musulmano) e quanto accaduto in questi giorni è da un lato vergognoso, da un&#8217;altro offensivo, pericoloso nonchè un chiaro atto di forza musulmano in terra straniera.</p>
<p>Un piccolo consiglio: si legga Oriana Fallaci e quanto asserisce Cristiano Magdi Allam.</p>
<p>Vada anche Lei a fare &#8220;folklore&#8221; in Libia con tanto di ditribuzione della Sacra Bibbia e convertendo le donne islamiche: non ci dovrebbero essere problemi no?</p>
<p>Capisco che il Colonnello è il quinto azionista della borsa di Milano ed il primo di Unicredit ma io ancora mi ostino ad esigere il primato della politica e della mia cultura Occidentale rispetto all&#8217;economia.</p>
<p>I popoli sono anima, non solo &#8220;imprese&#8221;.</p>
<p><strong>Maurizio Guarino -- Presidente e Fondatore di &#8220;Destra Razionale&#8221; ed &#8220;Alleanza Europea&#8221;</strong></p>
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		<title>CRISI: GLI USURAI BRINDANO MENTRE LA POLITICA DORME</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 06:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Usura: quando il &#8220;credito&#8221; è nero
In un contesto socio-economico di difficoltà, come è quello attuale, i fenomeni di “sofferenza” delle famiglie italiane tendono ad aumentare: il 28,6% delle famiglie non ha un reddito mensile tale da consentirgli di arrivare alla fine del mese; il 42,9% può sostenere economicamente le proprie esigenze di consumo solo utilizzando [...]]]></description>
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<p>Usura: quando il &#8220;credito&#8221; è nero</p>
<p>In un contesto socio-economico di difficoltà, come è quello attuale, i fenomeni di “sofferenza” delle famiglie italiane tendono ad aumentare: il 28,6% delle famiglie non ha un reddito mensile tale da consentirgli di arrivare alla fine del mese; il 42,9% può sostenere economicamente le proprie esigenze di consumo solo utilizzando i propri risparmi; il 23,3% e il 18,1% delle famiglie, rispettivamente, dichiarano difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo e del canone di affitto (Rapporto Italia 2010).</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4340"></span></p>
<p>Tali fenomeni di “sofferenza” coinvolgono, allo stesso modo, il sistema produttivo italiano e, in particolare, il sistema delle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 99% delle imprese attive in Italia e che, oltre alle difficoltà congiunturali e strutturali, si trovano a dover affrontare un problema di accesso al credito, dovuto anche all’entrata in vigore dell’accordo di “Basilea2” che impone regole molto più stringenti nell’erogazione del credito da parte degli intermediari finanziari. Proprio per la loro natura, le Pmi sono ritenute più rischiose e viene loro attribuito un rating molto basso, con una conseguente minore possibilità di accesso al credito che, qualora venga loro concesso, è aggravato dall’applicazione di condizioni contrattuali particolarmente gravose.</p>
<p>L’Indice di Rischio Usura. Un ulteriore indicatore di “sofferenza” delle famiglie e delle imprese italiane è costituito dalla diffusione del fenomeno dell’usura che è solo in parte quantificabile sulla base del riscontro giudiziario delle denunce, come dimostra la differenza sostanziale tra il numero di quest’ultime e quello del numero di richieste di assistenza ed aiuto rivolte agli osservatori privilegiati, quali le Fondazioni Antiusura o le stesse associazioni di categoria. Tale differenza, dovuta principalmente alla ridotta propensione di famiglie e imprese a denunciare alle Autorità giudiziarie i casi di usura, porta a ritenere più appropriato parlare di livello di permeabilità di un territorio e di vulnerabilità dei diversi contesti sociali ed economici rispetto al fenomeno dell’usura, piuttosto che rimanere ancorati al solo dato ufficiale relativo al numero di denunce.</p>
<p>In questa direzione, l’Eurispes ha formulato un Indice di Rischio Usura (IRU), fondato sull’analisi di quelle variabili di contesto socio-economico che si ritiene possano influenzare il grado di vulnerabilità e/o permeabilità di un territorio rispetto all’usura:</p>
<p>-          quadro economico: Prodotto interno lordo, disoccupazione;</p>
<p>-          sistema bancario: protesti, sofferenze, tasso di interesse medio attivo, valore credito al consumo (banche e società finanziarie), sportelli bancari, banche cooperative e popolari, clienti home e corporate banking, comuni serviti da banche;</p>
<p>-          tessuto imprenditoriale: imprese individuali; imprese cessate e iscritte;</p>
<p>-          criminalità: reati di estorsione, reati per associazioni a delinquere.</p>
<p>I dati relativi a ciascuna variabile di contesto, desunti dalle statistiche ufficiali di fonte Ministero dell’Interno, Istat, Banca d’Italia e Camere di Commercio e riferiti al 2008, sono stati successivamente rapportati a grandezze che ne consentissero il confronto a livello provinciale, ottenendo i seguenti indicatori: Pil pro-capite; tasso di disoccupazione; valore medio protesti; sofferenze / impieghi; tasso di interesse medio attivo; popolazione &gt; 18 anni / sportelli bancari; popolazione &gt; 18 anni / clienti home-corporate banking; comuni serviti da banche / totale comuni; sportelli banche cooperative e popolari / totale sportelli bancari; valore credito al consumo / numero famiglie; imprese individuali / totale imprese; rapporto imprese cessate / imprese iscritte; reati per associazione a delinquere / totale reati; reati di estorsione / totale reati.</p>
<p>L’Indice di Rischio Usura (IRU) è stato calcolato come combinazione lineare degli indicatori di contesto socio-economico sopra descritti, opportunamente indicizzati e con “pesi” diversi in funzione della loro correlazione con la variabile ottenuta rapportando il numero di reati di usura al totale dei reati denunciati.</p>
<p>L’Indice così ottenuto assume valori compresi tra 0 e 100 (in funzione crescente del grado di vulnerabilità del territorio), aggregati in cinque classi di rischio usura:</p>
<p>Classe di rischio usura<br />
 Valore IRU<br />
 <br />
Molto basso<br />
 0-20<br />
 <br />
Basso<br />
 20-40<br />
 <br />
Medio<br />
 40-60<br />
 <br />
Medio-Alto<br />
 60-80<br />
 <br />
Alto<br />
 80-100<br />
 <br />
Un’analisi del valore dell’IRU riscontrato a livello provinciale, evidenzia anzitutto come la totalità delle province con un Indice di Rischio Usura classificato come “Alto” (Valore IRU 80-100) e “Medio-Alto” (Valore IRU 60-80) appartengono al Mezzogiorno.</p>
<p>La maggiore vulnerabilità di questo territorio rispetto al resto d’Italia trae origine dalla persistenza, a livello regionale e provinciale, di talune condizioni che si ritiene favoriscano il diffondersi del fenomeno dell’usura, tra cui: l’elevato tasso di disoccupazione; il Pil pro-capite notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale; la diffusione della criminalità (estorsioni, associazioni a delinquere); le crescenti difficoltà economiche di famiglie e imprese (protesti, sofferenze, cessazioni di impresa); la minore presenza di banche sul territorio (sportelli, comuni serviti) e le difficili condizioni di accesso al credito (tassi di interesse medi attivi superiori rispetto alla media nazionale).</p>
<p>Particolarmente a rischio le province della Calabria (tutte nelle prime sei posizioni della graduatoria, con un IRU medio regionale di 97,1), della Campania (a rischio “Alto” tutte le province, ad esclusione di Napoli, con un IRU medio regionale di 88,4) e della Sicilia (quattro province a rischio “Alto”, cinque province a rischio “Medio-Alto” e un IRU medio regionale di 78,2).</p>
<p>Nella categoria identificata come a rischio “Medio” (IRU 40-60, con valori compresi tra 40,6 della provincia di Perugia e 58,5 della provincia di Viterbo) si riscontra, viceversa, una netta predominanza delle province del Centro (60% del totale), mentre costituiscono una minoranza le province del Mezzogiorno e del Nord-Ovest (40% del totale).</p>
<p>La più alta concentrazione delle province del Centro Italia nella classe di rischio usura “Medio” trova conferma anche nella classifica regionale, nella quale Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria registrano valori IRU compresi tra 41,8 e 57,3.</p>
<p>Al ridursi ulteriore dell’IRU e della classe di rischio usura (“Basso”, con valori IRU 20-40), il contributo delle province appartenenti alle diverse aree geografiche cambia nuovamente, con una presenza sempre più significativa delle province del Nord-Ovest (43,3% del totale, con valori IRU compresi tra 20,1 di Como e 40 di Asti) e del Centro (36,7% del totale, con valori IRU compresi tra 22,4 di Siena e 39,2 di Massa Carrara) e la totale assenza di province del Mezzogiorno.</p>
<p>Infine, contrariamente a quanto riscontrato nella classe di rischio usura “Alto” e “Medio-Alto” dove risultano concentrate la quasi totalità delle province del Mezzogiorno, nella classe di rischio usura “Molto Basso” (valore IRU 0-20) tutte le province, ad eccezione di Firenze, appartengono al Nord Italia, con una netta prevalenza delle province del Nord-Est rispetto a quelle del Nord-Ovest (rispettivamente 64% e 32% del totale).</p>
<p>Le province di Trento e Bolzano risultano in assoluto le meno vulnerabili rispetto al fenomeno dell’usura (con un valore IRU rispettivamente di 0,0 e 5,6), cui corrisponde nella graduatoria regionale il primato del Trentino Alto Adige (valore IRU 2,8), seguito da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto (con un valore IRU rispettivamente di 15,3, 18 e 18,7).</p>
<p>L’Italia “incravattata”. Nel corso degli anni l’Eurispes ha affrontato il complesso fenomeno dell’usura nel nostro Paese contribuendo, con le sue analisi, ad evidenziare i risvolti economici e sociali sottesi a questa pratica criminale che consiste nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni capestro poste dal creditore a proprio vantaggio (come, ad esempio, la vendita ad un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore) oppure il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare. O ancora, inducono il debitore a comportamenti illeciti per reperire le risorse necessarie a liberarsi dall’ipoteca dell’usuraio.</p>
<p>Nella rilevazione effettuata dall’Eurispes per il Rapporto Italia 2010 (l’indagine è stata realizzata sul territorio nazionale, tra il 21 dicembre 2009 e l’11 gennaio 2010, su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.191 cittadini, i dati riportati vengono pubblicati per la prima volta in questo studio) è stato chiesto ai cittadini se fossero o meno a conoscenza di persone che si rivolgono agli usurai per ottenere prestiti. Nel 25,2% dei casi la risposta è stata affermativa. La percentuale di quanti sono a conoscenza di persone che hanno fatto ricorso a prestiti usurai è più elevata, e addirittura sopra la media nazionale, nelle regioni del Mezzogiorno (30,7%) seguite da quelle del Centro Italia (29,1%). Al Sud inoltre è più alto rispetto alle altre aree geografiche il numero delle mancate risposte 6,6%.</p>
<p>Italiani e banche: un “rapporto costoso”. La crisi economica, l’aumento dei prezzi e del costo della vita, la pressione fiscale: sono tutti fattori che possono contribuire a “consegnare” migliaia di famiglie italiane nelle mani degli usurai. Di solito le vittime dell’usura sono famiglie e aziende in difficoltà economiche, alle quali è precluso il credito bancario. Questi soggetti trovano, infine, credito presso canali non ufficiali. L’incapacità dell’attuale sistema bancario di farsi carico delle difficoltà delle famiglie è stato anche registrato nel corso dell’ultima indagine dell’Eurispes all’interno del Rapporto Italia 2010, dalla quale è emerso che le banche sono considerate dai cittadini come soggetti cui rivolgersi per far fronte a spese altrimenti insostenibili per il proprio reddito e risparmio, ma non in grado di farsi carico pienamente dei loro problemi o delle loro necessità.</p>
<p>La domanda di prestiti bancari. Circa un terzo degli intervistati o delle loro famiglie (34,2% del totale) si è rivolto, negli ultimi tre anni, a forme di finanziamento esterno e, più precisamente, a prestiti bancari, ritenendo l’accesso al credito bancario l’unico modo per sostenere il proprio tenore di vita o, più in generale, per poter far fronte a spese per l’acquisto di beni e servizi vari.</p>
<p>Nel Centro Italia, nel Sud e nelle Isole, la percentuale di quanti hanno richiesto negli ultimi tre anni un prestito bancario è superiore alla media e, rispettivamente, pari al 38,6%, 35,2% e 35,3% del totale. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, viceversa, la frequenza è inferiore al dato medio nazionale (rispettivamente 34,7% e 27,3%) e questo, per lo meno in parte, perché il contesto economico-sociale di riferimento è caratterizzato da un tenore di vita migliore e da livelli di reddito e ricchezza finanziaria media delle famiglie più alto. La necessità di chiedere un prestito bancario cresce in funzione della classe di età di appartenenza, passando dal 27,7% di chi ha tra 18 e 24 anni, al 38% dei 45-64enni, per poi ridursi di oltre otto punti percentuali tra gli over65 (29,5%). Le persone che vivono una condizione di maggiore difficoltà economica, perché in cerca di nuova occupazione, sono quelle che si rivolgono più spesso alle banche (37,8%) insieme a quanti sono invece già occupati (37,7%), mentre le percentuali minori si riscontrano tra casalinghe/i, studenti e pensionati (rispettivamente 28,2%, 27% e 26,3%).</p>
<p>Quali sono le motivazioni per le quali ci si rivolge alle banche? Le richieste più frequenti sono per prestiti bancari diretti all’acquisto della casa (mutui ipotecari) o per saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (rispettivamente 47,7% e 33,2%). Sotto la soglia del 20% si attestano i prestiti bancari erogati per matrimoni o altre ricorrenze (17,7%), per spese di carattere medico e vacanze (rispettivamente 10,6% e 1%).</p>
<p>Il giudizio degli italiani sulle banche. Quella che emergere è un’Italia scettica quando non apertamente critica dell’operato delle banche. Relativamente all’onerosità dei prestiti bancari, il giudizio degli italiani è decisamente negativo, dal momento che la maggioranza di coloro che ha avuto accesso al credito bancario negli ultimi tre anni ritiene che il tasso di interesse applicato sia alto (45,7%). Uno su tre (32,2%) ritiene, viceversa, che il tasso di interesse applicato al prestito bancario concesso sia adeguato e poco più di uno su dieci (14,5%) che sia contenuto.</p>
<p>L’l’86,1% ritiene che il sistema bancario italiano non sia in alcun modo o poco in grado di farsi carico dei problemi e delle necessità delle famiglie (rispettivamente il 46,6% e il 39,5%); l’8,8% che sia abbastanza in grado e solo lo 0,7% molto in grado, mentre il residuo 4,5% non esprime un proprio giudizio a riguardo.</p>
<p>Il 55,2% degli intervistati è inoltre molto convinto che le banche diano credito solo a chi dimostra già di possedere beni, mentre il 33,6% ne è comunque abbastanza convinto. Il 47,7% è molto convinto del fatto che le banche siano troppo esose, mentre il 36,4% ne è abbastanza convinto.</p>
<p>Il 43,4% degli intervistati si dichiara molto convinto che le banche raccolgano i risparmi dei piccoli e finanzino i grandi, con un ulteriore 32,3% che si dichiara abbastanza convinto di tale realtà.</p>
<p>È piuttosto diffusa tra i cittadini l’idea che le banche diano credito ai potenti indipendentemente dalle garanzie, dal momento che il 40,1% condivide molto questa affermazione ed un ulteriore 31,4% si dichiara abbastanza convinto.</p>
<p>Gli italiani non sembrano condividere molto l’idea che le banche siano importanti perché finanziano le imprese e la crescita dell’economia, ed infatti se ne dichiara abbastanza convinto il 34,2% e poco convinto il 32,1%, mentre solo 16,5% condivide molto tale affermazione.</p>
<p>Il 46,4% degli intervistati, infine, dichiara di non condividere per niente l’affermazione secondo cui le banche sono sensibili nei confronti delle necessità delle famiglie, mentre il 39,4% se ne dichiara poco convinto.<br />
<strong>Clicca qui per leggere lo studio completo &#8220;Usura: quando il &#8220;credito&#8221; è nero&#8221;:<br />
</strong><a href="http://www.eurispes.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1263:lusura-quando-il-credito-e-nero&amp;catid=56:criminalitaesicurezza&amp;Itemid=323"><strong>http://www.eurispes.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1263:lusura-quando-il-credito-e-nero&amp;catid=56:criminalitaesicurezza&amp;Itemid=323</strong></a></p>
<p>fonte eurispes</p>
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		<title>SIAMO IN ATTESA DELLA FINE DEL REQUIEM</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 07:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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ASPETTANDO LA FINE DI UN CICLO
A dire del capo del governo la crisi è alle spalle; gli ordini ed il fatturato
dell’industria antepongono il più davanti al numero e virgola e quindi va tutto
bene e la direzione è quella giusta.
Sarebbe quella giusta se questi valori dell’industria non fossero innescati da
un indebolimento dell’euro e da una forte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/08/REQ.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4338" title="REQ" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/08/REQ-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p> </p>
<p>ASPETTANDO LA FINE DI UN CICLO<br />
A dire del capo del governo la crisi è alle spalle; gli ordini ed il fatturato<br />
dell’industria antepongono il più davanti al numero e virgola e quindi va tutto<br />
bene e la direzione è quella giusta.</p>
<p>Sarebbe quella giusta se questi valori dell’industria non fossero innescati da<br />
un indebolimento dell’euro e da una forte speculazione che in questi periodi<br />
ciclici è come il propagare delle infezioni nelle ferite aperte e non curate.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4337"></span></p>
<p>Sarebbe altrettanto vero se nel mezzogiorno circa la metà delle famiglie non<br />
fossero a rischio povertà e una sostanziosa parte della popolazione del sud non<br />
potesse permettersi di pagarsi le cure mediche, continuando a morire per<br />
incredibili episodi di malasanità.</p>
<p>Sarebbe vero se il comparto agricolo, quello per intenderci rappresentato dal<br />
duo B &amp; B alla regione Lazio, non vivesse un inesorabile declino a fronte ed in<br />
nome di una globalizzazione,che dovrebbe spiegarci per quali motivi le nostre<br />
terre sono incolte ed a Civitavecchia arrivano derrate di materie prime a<br />
prezzi stracciati che impoveriscono il nostro tessuto sociale.</p>
<p>Sarebbe altrettanto vero se i commercianti non fossero costretti a mettere a<br />
saldo la merce estiva il 2 luglio e, sarebbe altrettanto vero se la maggior<br />
parte di noi non si rivolgesse agli artigiani, raccomandandosi di non fare<br />
fattura oppure, rivolgersi direttamente ai tanti abusivi ed improvvisati che<br />
inquinano e mettono in crisi le tante partite iva sane.</p>
<p>Ed invece il nostro premier-imprenditore dal suo personalissimo punto di vista<br />
sostiene che la crisi è alle spalle e probabilmente siamo noi che abbiamo una<br />
visione distorta della realtà.</p>
<p>La verità non deve dircela il nostro onnipotente premier, la vediamo e la<br />
sentiamo da soli e purtroppo, per lui, non saranno questi dati o queste<br />
dichiarazioni a rilanciare in borsa i titoli di famiglia e quelli degli amici<br />
od ancora a farlo salire negli innumerevoli sondaggi che ormai sono il pane<br />
quotidiano della nostra classe politica.</p>
<p>La verità è che un milione e quattrocentomila persone si sono fermate nei<br />
banchetti per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua per dire no ad<br />
una scellerata scelta per ingrassare gli industriali imbottigliatori e gestori<br />
improvvisati; la verità è che nella sorniona Viterbo in una calda sera estiva,<br />
a centinaia hanno sentito il bisogno di affollare piazza del Plebiscito per<br />
ascoltare Roberto Saviano ed ascoltare i tanti intellettuali (poco graditi dal<br />
podestà provinciale) i loro punti di vista per formarsi una propria coscienza<br />
critica che è molto più avanti della politica, ormai accartocciata su se<br />
stessa.</p>
<p>E la verità è che sia a destra che a sinistra si sono completamente persi i<br />
punti di riferimento e che agli italiani poco importa se governa il centro dx o<br />
il centro sx, agli italiani interessa che ci sia qualcuno capace ed in grado di<br />
non spogliarci ciclicamente della nostra dignità di persone e, finché la<br />
politica, o meglio gli attuali politici, non capiscono ciò sarà molto difficile<br />
che la musica cambi e quell’aspettativa della fine di un ciclo sarà sempre più<br />
forte.</p>
<p>di Antonello Proietti</p>
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		<title>PIU&#8217; SICURI C&#8217;E&#8217; ALLEANZA (FUTURO E LIBERTA&#8217; PER L&#8217;ITALIA)</title>
		<link>http://www.destrablog.eu/piu-sicuri-ce-alleanza-futuro-e-liberta-per-litalia/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 07:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alleanza nazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[futuro e libertà per l'italia]]></category>
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Berlusconi illiberale, continueremo a difendere i nostri valori
di Gianfranco Fini
“Ieri sera in due ore senza poter esprimere le mie ragioni sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare perchè ritenuto colpevole di, e leggo il documento che è stato approvato ieri sera, ’stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/piu.jpg"><img class="size-full wp-image-4335 aligncenter" title="piu" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/piu.jpg" alt="" width="174" height="200" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>Berlusconi illiberale, continueremo a difendere i nostri valori</strong></p>
<p><strong>di Gianfranco Fini</strong></p>
<p>“Ieri sera in due ore senza poter esprimere le mie ragioni sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare perchè ritenuto colpevole di, e leggo il documento che è stato approvato ieri sera, ’stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governo, critica demolitoria alle decisioni del partito, attacco sistematico al ruolo e alla figura del premier’, inoltre avrei ‘costantemente formulato orientamenti’ perfino, pensate che misfatto, ‘proposte di legge che confliggono con il programma elettorale’.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4334"></span></p>
<p>La concezione non propriamente liberale della democrazia che l’onorevole Berlusconi dimostra di avere emerge anche dall’invito a dimettermi perchè, sempre parole del documento, ‘allo stato è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni’. Ovviamente non darò le dimissioni perchè è a tutti noto che il presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione della attività della Camera, non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato, consiglio di amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni democratiche. Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore, comunque difficili, mi hanno manifestato la loro solidarietà e mi hanno invitato a continuare nella difesa di valori irrinunciabili quali l’amor di patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale, la legalità. Legalità intesa nel senso più pieno del termine, cioè lotta al crimine, come meritoriamente sta facendo il governo, ma anche legalità intesa come etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole. E’ un impegno che avverto come preciso dovere, anche per onorare il patto con quei milioni di elettori del Pdl, onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine che non capiscono perchè nel nostro partito il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità. Infine ringrazio dal più profondo del cuore, i parlamentari del Pdl che nelle prossime ore daranno vita ad iniziative per esprimere la loro protesta per quanto deciso ieri dal vertice del partito. Sono donne e uomini liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qualvolta agirà davvero nel solco del programma elettorale. E che non esiteranno a contrastare scelte dell’esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell’interesse generale. Ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana. Ciò tuttavia non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un futuro di liberta per la nostra Italia. Grazie”.</p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6c-MwWsjr7A"><span class="youtube">
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		<title>ARIA DI EPURAZIONI NEL PDL: VIETATO DISSENTIRE</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 09:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Berlusconi rompe il Pdl
 I deputati finiani Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio sono stati deferiti al collegio dei probiviri. Questo il comunicato dai coordinatori del Pdl ai partecipanti all’ufficio di presidenza che si è svolto a Palazzo Grazioli. Un provvedimento contenuto in un allegato al documento di censura nei confronti dei cosiddetti dissidenti. La [...]]]></description>
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<p> </p>
<p>Berlusconi rompe il Pdl</p>
<p> I deputati finiani Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio sono stati deferiti al collegio dei probiviri. Questo il comunicato dai coordinatori del Pdl ai partecipanti all’ufficio di presidenza che si è svolto a Palazzo Grazioli. Un provvedimento contenuto in un allegato al documento di censura nei confronti dei cosiddetti dissidenti. La riunione era presieduta dal premier Silvio Berlusconi e hanno partecipano i coordinatori del partito, i capigruppo alla Camera e al Senato, i ministri del Pdl, i presidenti di Regione oltre al sindaco di Roma Alemanno.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4331"></span></p>
<p> Un atto con cui sembrerebbe destinato a concludersi il percorso comune dei due cofondatori del Pdl, partito che difficilmente, dopo questa scelta repressiva rispetto alla minoranza interna, potrà ancora far riferimento al termine “libertà”. L’appiglio per mettere nell’angolo i “finiani” è stato trovato nell’articolo 48 dello statuto del partito che consente la sospensione per gravi motivi degli associati aprendo un provvedimento disciplinare che deve concludersi entro tre mesi. I probiviri istruiranno il processo, che ha tempi lunghi, decidendo sui procedimenti disciplinari di espulsione (ex art.45 e 46 dello Statuto) o più probabilmente sospensione (ex art 48). Il premier avrebbe preferito le vie spicce, cioè un’espulsione immediata, ma la procedura è stata giudicata troppo farraginosa e complessa e avrebbe dato luogo a ricadute d’immagine molto negative. In ogni caso Berlusconi non ha rinunciato all’idea di intervenire in aula, non più a Montecitorio ma al Senato, per pronunciare un lungo discorso sull’uso politico della giustizia. «Il divorzio nel Pdl – ha commentato nell’editoriale della’edizione delle 20 del Tg1 il direttore Augusto Minzolini – almeno un elemento positivo lo determina: la chiarezza. E in questo momento c’è bisogno di chiarezza». Un vero e proprio affondo.</p>
<p>Fini difende Granata il ribelle: no agli anatemi</p>
<p> Colpire Granata per educare i finiani tutti. È questa la strategia messa a punto nel Pdl nelle ultime, febbrili ore che hanno visto coalizzate verso quest’unico obiettivo varie anime: da Cicchitto a Lupi, dagli ex An capeggiati da La Russa a Alemanno fino a Frattini, cui fa capo la fondazione &#8220;Liberamente&#8221;. E ora, visto che le scuse a Mantovano non arriveranno, si batte e si ribatte sul tasto del “deferimento” di Fabio Granata ai probiviri, i quali dovebbero sanzionare i comportamenti indisciplinati degli esponenti del Pdl. Un partito che è sempre meno della libertà, sempre meno dell’amore, sempre meno garantista, a dispetto dell’annotazione condivisibile di Pierluigi Battista contenuta in un suo editoriale, ieri, sul Corriere della Sera: «Il partito che caccia via chi dissente è leninista, non liberale».<br />
Eppure, chi sostiene la linea dell’epurazione, si sforza di aggiungere frecce all’arco del tiro al bersaglio contro Granata. Frattini spiega: «Se qualcuno intende indulgere alla tesi ‘complottista’, al filo nero che tende a spiegare la storia della continua sconfitta della sinistra massimalista italiana (e delle sue diramazioni) o della vittoria del centro-destra adombrando collusioni e commistioni, questo qualcuno, militando nel Pdl, compie una scelta politica di campo, non di ‘libero dissenso’, ma di vera opposizione». Rincara la dose la senatrice del Pdl Laura Bianconi: «Granata ha leso l’onorabilità di Mantovano». Tocca a Vittorio Feltri, invece, lanciare la madre di tutte le accuse: Granata si agita contro chi l’ha tolto dalle &#8220;catacombe&#8221;. In serata anche Andrea Ronchi, il più morbido dei finiani, dice la sua: «Il governo è solido, i bombardieri se ne stiano a casa». Ogni riferimento a Granata è naturalmente voluto. Nessuno, ovviamente, trova conveniente fare un passo ulteriore: magari addentrandosi sul vero nocciolo della questione, e magari spiegando quale dev’essere la posizione del Pdl sulla mafia: quella di Dell’Utri o quella di Granata? <br />
Inutile attendersi chiarimenti su questo punto. Si è trovato il pretesto delle frasi pronunciate da Granata su Mantovano (e peraltro già dette quando fu negato il programma di protezione al pentito Spatuzza) e a quelle – è la linea – il finiano ribelle dev’essere &#8220;impiccato&#8221; anche se – come fa notare Italo Bocchino – per lui non è stato chiesto l’arresto, com’è invece è avvenuto per Cosentino e Dell’Utri. <br />
Proprio Mantovano ieri è tornato sulla vicenda, chiamando per la seconda volta in causa Gianfranco Fini: «Ciò che è inammissibile è che si oltrepassi ogni limite di confine tra una critica legittima ed una diffamazione. Ma il mio interlocutore non è Granata, bensì il presidente della Camera a cui appartengo, al quale ho chiesto di dire parole chiare e definitive su questo punto». E Fini infatti ha detto parole chiare, intervenendo al telefono alla prima convention regionale dei circoli campani di Generazione Italia: «Quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa». Non la sconfessione di Fabio Granata che alcuni attendevano, semmai la difesa delle buone intenzioni che hanno indotto Granata a parlare.<br />
Ma Fini non si accontenta di difendere il suo uomo, ma rilancia: «La difesa della legalità deve essere una bandiera dell’azione politica del Pdl. In questo senso occorre distinguere la giusta tutela del garantismo, perché si è innocenti fino al terzo grado, dall’opportunità, in certi casi, di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati». Un caso che in Campania ha un cognome preciso: e Fini vuol dire che avendo la &#8220;trave&#8221; Cosentino il Pdl non può certo permettersi di censurare le libere opinioni di Granata, una &#8220;pagliuzza&#8221; rispetto ad altri casi.<br />
Poi sfata la leggenda secondo cui starebbe pensando a costruire aggregazioni fuori dal Pdl: «Il primo punto fermo è ritenere il Pdl la nostra casa. Abbiamo contribuito a realizzarla e vogliamo impegnarci dall’interno a rafforzare e a rendere il Pdl migliore».<br />
Un Pdl dove qualcuno, come Giuliano Urbani, che fa parte del collegio dei probiviri, vorrebbe addirittura giudicare le compatibilità culturali degli esponenti politici. Una posizione rintuzzata da Adolfo Urso: «Mi sembra curioso e paradossale che proprio Giuliano Urbani dica che i probiviri debbano giudicare le incompatibilità culturali di chi la pensa diversamente dalla maggioranza. Semmai devono giudicare le azioni, non certo le opinioni». «Ci mancherebbe altro &#8211; ha aggiunto &#8211; che in un partito liberale e popolare ci siano limitazioni, censure o condanne di tipo culturale e tanto meno le opinioni di una minoranza. Sono le azioni che vanno semmai giudicate e, per questo, non sono necessari i provibiri, basta un codice etico a cui tutti devono attenersi».<br />
Libertà di opinione e di confronto, sottolinea anche Benedetto Della Vedova, che non può essere schiacciata dalla voglia di «riesumare il reato d’opinione» contro l’avversario interno. «Granata – osserva Della Vedova – è un rappresentate generoso di quella cultura della destra siciliana che ha fatto dell’impegno antimafia il fondamento del proprio impegno civile. Non trovo scandaloso che la destra di Borsellino abbia una sensibilità viva ed acuta delle vicende legate all’omicidio di Borsellino e della sua scorta e dei depistaggi che hanno sviato quanti dovevano accertarne le responsabilità».</p>
<p>Pdl: un partito di tesserati o di nominati?</p>
<p>Federico Locchi</p>
<p> Scoppia la pace, nel Pdl. Anzi no. Il vertice a Palazzo Grazioli con il gotha del partito ha diffuso più dubbi che certezze, con poche dichiarazioni ufficiali e molti sussurri aleggianti nell’etere, salvo smentite di rito. Che nell’entourage del premier  i falchi abbiano per il momento lasciato il passo alle colombe sembra evidente. Anche se qua e là qualche schermaglia persiste. L’intervista di Luca Barbareschi a Repubblica, per dirne una, sta facendo molto discutere. Per Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture e dirigente nazionale Pdl, l’attore e parlamentare «offende l’intelligenza, la coscienza e la dignità dei tantissimi elettori, militanti ed amministratori locali impegnati giorno dopo giorno nel vivere e realizzare il buon governo del Popolo della libertà al fianco di Silvio Berlusconi che certamente sa coinvolgere e valorizzare entusiasmo, concretezza e voglia di fare di milioni di donne e uomini liberi».<br />
Poi l’affondo: «Ci aspetteremmo dal collega deputato, coerentemente alle sue dichiarazioni, un segno di responsabilità, valutando le dimissioni dal partito e, se ritiene, anche dalla Camera». Barbareschi, dal canto suo, attenua i toni ma non molla: «Stimo molto Mario Mantovani e credo nella sua buona fede per le dichiarazioni nei miei confronti. Dissento viceversa con lui nel pensare che l’elettorato italiano apprezzi la situazione politica attuale e che abbia portato buoni frutti al paese. La maggior parte dei deputati condivide uno stato di malessere. La richiesta di Mantovani di farmi abbandonare il Pdl mi sembra conseguenza di un momento di nervosismo. Non mi sembra né giusto né opportuno lasciare il Pdl, partito fondato sulla libertà di espressione, solo perchè non si è d’accordo con alcune decisioni». Duelli dialettici a parte, tuttavia,  cosa bolle in pentola nelle cucine del partito? La possibile ricucitura fra i due cofondatori o, al contrario, la definitiva rottura? Per Fabrizio Cicchitto «bisogna, innanzitutto, considerare come punto fermo la leadeship carismatica di Berlusconi e poi serve omogeneità politica. Se abbiamo un partito profondamente lacerato da polemiche e tensioni quotidiane, non andiamo da nessuna parte, perdiamo immagine, consensi e credibilità». Quanto alle continue fibrillazioni con i finiani, Cicchitto non si sbilancia, ma ammette che «una riflessione si impone dopo aver finito il lavoro parlamentare». E il congresso? «Nel 2012», per l’esponente ex forzista. Di sicuro il futuro del Pdl passa attraverso l’assetto che il partito deciderà di darsi, perché è ovvio che le varie correnti più o meno palesi (e che ora spuntano come funghi nonostante il fatto che la parola sembrasse bandita dal linguaggio ufficiale del movimento) hanno da guadagnare o da perdere a seconda che la struttura scelta privilegi questa o quella forma. Intervenendo a “Omnibus” su La7, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha auspicato «congressi a livello territoriale, comunale, provinciale perché questo mette in movimento una classe dirigente locale. Noi dobbiamo verificare sul territorio». Per il primo cittadino della capitale quello del Pdl non è un esperimento fallito, «nella dialettica di questi anni abbiamo visto una distribuzione interna interessante. Il Pdl è il primo partito nella storia repubblicana che mette insieme il centro e la destra ed è un esperimento che va portato avanti. Noi vogliamo un partito strutturato ma non alla vecchia maniera, non basato solo sugli iscritti e sulle tessere. Serve un strutturazione più aperta all’elettorato e alla realtà degli eletti. La vera difficoltà del Pdl è la carenza di struttura soprattutto sul territorio». Alemanno spera inoltre che «nei prossimi giorni o a settembre ci sia un chiarimento tra Berlusconi e Fini e soprattutto che vada avanti il processo costitutivo del Pdl che deve vedere una stagione di congressi». Riorganizzazione del partito, strutturazione, radicamento sul territorio: secondo alcuni organi di informazione dietro queste parole d’ordine ci sarebbe solo la volontà di “farla finita con i finiani”.<br />
La direzione in cui pare ci si stia dirigendo prevede la presenza di un responsabile di partito per ognuna delle 64328 sezioni elettorali. Insomma: un esercito di dirigenti locali e sopra di essi il leader. Nel Pdl, tuttavia, c’è chi dà tutt’altra lettura di questa mossa. «Non c’è nessuna riorganizzazione del partito, questo è sempre stato un nostro obbiettivo», spiega Giorgio Stracquadanio, deputato e direttore del quotidiano online Il Predellino, da sempre molto vicino al premier. «Non è una mossa di carattere statutario – ribadisce – è solo una organizzazione tecnica in vista delle elezioni. Di qualsiasi elezione, attenzione, nessuno ha in mente di tornare anticipatamente al voto». Per Stracquadanio, i responsabili del Pdl  nelle sezioni elettorali si attiverebbero unicamente in occasione delle votazioni. Niente nuovi assetti, quindi. Niente mossa antifinana. «Non ci vedo alcun dato politico – continua – e se qualche giornale dice il contrario è solo per vendere qualche copia in più. In realtà, visto che non si tratta di un cambiamento che va a influire sui meccanismi congressuali e simili, credo che su questa svolta potremmo benissimo essere tutti d’accordo». E il famoso “radicamento sul territorio”? «È una formula vuota, tipica di un mondo che non c’è più. Oggi la politica si fa attraverso i grandi mezzi di comunicazione, non con i vecchi politici locali che fanno propaganda casa per casa». Insomma: meglio “Porta a Porta” che il porta a porta.</p>
<p>fonte: secolo d&#8217;italia</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Mi rattrista profondamente che il Partito più grande e &#8220;plurale&#8221; d&#8217;Italia stia attuando prove tecniche di epurazione. Neanche dalle parti dei &#8220;fascisti brutti e cattivi&#8221; dell&#8217;MSI accadevano queste cose. Invece di riprogettare una vera politica totalmente assente, secondo diversi autorevoli osservatori trasversali, si è avviata la più semplice &#8211; e mediaticamente più digeribile &#8211; caccia alle streghe. Trovo quanto mai inproprio che un Partito che si definisce &#8220;delle Libertà&#8221; intraprenda una strada che ne ex fascisti ne ex comunisti abbiamo mai intrapreso. Sopratutto quando lo stesso Partito conta la proprio interno più di 15 movimenti-correnti nati ex post; una vera e propria contraddizione. Si vuole epurare il Presidente della Camera dei Deputati e non i Ministri per l&#8217;Indipendenza della Padania che hanno confermato il secessionismo nel loro Statuto? A nome puramente personale questo PdL non è quello che ho sostenuto, votato e fatto votare. Se questo è diventato ne prendo assolutamente le distanze&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>E&#8217; quanto dichiara Maurizio Guarino Presidente dell&#8217;Ass. Pol. Cult. &#8220;Destra Razionale &#8211; Sapere Aude&#8221; ed &#8220;Alleanza Europea&#8221;.</strong></p>
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		<title>SE SEI POVERO NON HAI DIRITTO A TUO FIGLIO: VERGOGNA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
 
Troppo povera, le tolgono il figlio
Trento,polemiche su decisione Tribunale
Le hanno tolto il figlio appena nato perché guadagnava troppo poco, circa 500 euro al mese. La decisione del Tribunale per i minorenni di Trento, che ha avviato una procedura di adottabilità, ha suscitato numerose polemiche. La vicenda è stata denunciata da uno psicologo, consulente tecnico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/poverta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4328" title="poverta" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/poverta-300x280.jpg" alt="" width="300" height="280" /></a></p>
<p> </p>
<p>Troppo povera, le tolgono il figlio</p>
<p>Trento,polemiche su decisione Tribunale</p>
<p>Le hanno tolto il figlio appena nato perché guadagnava troppo poco, circa 500 euro al mese. La decisione del Tribunale per i minorenni di Trento, che ha avviato una procedura di adottabilità, ha suscitato numerose polemiche. La vicenda è stata denunciata da uno psicologo, consulente tecnico di parte del Tribunale, che attacca il meccanismo con cui i giudici dei minori sospendono la potestà genitoriale.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4327"></span></p>
<p>&#8220;La giovane, senza problemi di tossicodipendenza e con un reddito mensile di 500 euro, nonostante le fosse stata proposta la sospensione della gravidanza, ha scelto di partorire chiedendo un affido condiviso per il bimbo che momentaneamente non sarebbe stato in grado di mantenere&#8221;, raccconta Giuseppe Raspadori.</p>
<p>&#8220;A questo punto però il Tribunale, senza interpellarla, ha dato avvio alla procedura di adottabilità, levandole il figlio alla nascita&#8221;. Solo dopo un mese &#8211; prosegue Raspadori &#8211; la giovane si è potuta incontrare con il giudice, il quale ha deciso di avviare una perizia sulle capacità genitoriali della madre. &#8220;Una beffa, perché in questo modo la ragazza, cui è stato sottratto il diritto di essere madre dal primo momento, rivedrà il proprio figlio solo dopo otto mesi, con buona pace della fase primaria dell&#8217;attaccamento, con relativo allattamento e svezzamento, e della giustizia per il minore&#8221;.</p>
<p>Secondo l&#8217;esperto, &#8220;i procedimenti con cui il Tribunale dei minorenni separa i bambini dalle madri in nome dell&#8217;incapacità genitoriale sono un abuso scientifico&#8221;. &#8220;L&#8217;affidamento a terzi di un minore è un&#8217;ipotesi che dovrebbe essere perseguita per gravissimi ed eccezionali motivi&#8221; sottolinea Raspadori per il quale il Tribunale dei minori, in nome della sacra difesa dei diritti dei minori, toglie qualsiasi diritto e garanzia ai genitori.</p>
<p>fonte tgcom</p>
<p>Di fronte a certe notizie non si può restare indifferenti , lascia increduli e sgomenti .<br />
Strappare il figlio ad una madre subito dopo il parto per darlo in adozione ad un&#8217;altra famiglia , ci fosse almeno una motivazione plausibile , certo i figli non sono proprietà , ma lo Stato non può avvalersi di una dittatura o ancor peggio del calpestamento dei diritti umani e ancora peggio macchiarsi di un tale crimine .<br />
In primis vanno rispettati i diritti dell&#8217;infanzia e ahimé questo non mi sembra il modo corretto.<br />
Mi chiedo quale possa essere stata la motivazione per strappare un neonato dalle braccia di sua madre ? Droga ,alcol , violenza , sfruttamento solo in questi casi le Istituzioni hanno il sacrosanto dovere di difendere i diritto all&#8217;infanzia , no quando una povera madre non ha uno stipendio adeguato , no quando una povera madre chiede aiuto ai centri sociali , alle Istituzione si ritrova oltre il danno anche la beffa , quella di vedersi strappare il proprio figlio , la propria creatura .<br />
Devono vergognarsi , dobbiamo vergognarci , come uomini , come Stato , come Democrazia , critichiamo le ingiustizie degli altri paesi e non siamo in grado di salvaguardare i diritti dei nostri cittadini .<br />
Lo Stato , le Istituzioni avrebbero dovuto trovare un&#8217;altra soluzione  , un lavoro più redditizio alla madre , un sussidio , no la via più semplice , meschina , ipocrita cioè quella di strappare il figlio alla propria madre , con quale diritto ci macchiamo di un tale crimine ?<br />
Qualcuno mi dia una risposta , non solo a noi , ma principalmente a questa madre e al suo bambino , un giorno dovranno dire la VERITA&#8217; di come è stato strappato alla sua vera mamma e il perché , ma certa gente è talmente ipocrita  che darà la colpa alla madre.<br />
VERGOGNA.<br />
 <br />
<strong>di Petronilla Corsaro<br />
Vicepresidente di Destra Razionale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>PAOLO BORSELLINO VIVE</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
Si sono scritte molte cose sul grande uomo che fu Paolo Borsellino.
Persona di grandissimo spessore che oggi ci sognamo.
Seguendo questa &#8220;politica&#8221; e registrando case al colosseo regalate senza che il propietario se ne accorga; P2 e P3 (e non si parla di Play Station&#8230;); Politici di primo piano condannati a sette anni per ass. est. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/borsellino.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4322" title="borsellino" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/borsellino.jpg" alt="" width="349" height="500" /></a></p>
<p> </p>
<p>Si sono scritte molte cose sul grande uomo che fu Paolo Borsellino.</p>
<p>Persona di grandissimo spessore che oggi ci sognamo.</p>
<p>Seguendo questa &#8220;politica&#8221; e registrando case al colosseo regalate senza che il propietario se ne accorga; P2 e P3 (e non si parla di Play Station&#8230;); Politici di primo piano condannati a sette anni per ass. est. mafiosa; altri che fanno soldi grazie ai terremoti; Ministri nominati e che si dimettono a tempo di record e finiscono sul Guiness dei Primati; la Chiesa che spunta sempre ovunque; Leggi bavaglio; Trans e cocaina a fiumi; opposizioni inesistenti che sperano nell&#8217;arresto degli altri perchè almeno rimangono solo loro (se non vengono arrestati&#8230;) e forse hanno speranza di riassaporare l&#8217;ebrezza del potere; ballerini politici di centro alla &#8220;io vorrei, non vorrei, ma se vuoi&#8230;&#8221;&#8230; e chi più ne ha più ne metta in questo horror commedy all&#8217;italiana; mi chiedo: cosa avrebbe pensato Borsellino?</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4321"></span></p>
<p>Per onorare veramente una persona non servono le parole ma agire secondo i principi della stessa.</p>
<p>Anche se per il Potere è morto; per noi NO!</p>
<p>BORSELLINO VIVE!</p>
<p><strong>di Maurizio Guarino </strong></p>
<p><strong>Fondatore e Presidente Nazionale e Fondatore di Destra Razionale -- Sapere Aude </strong></p>
<p><strong>Coordinatore Nazionale di Alleanza Europea</strong></p>
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<p style="text-align: center;"> </p>
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		<title>UNA POLITICA CHE HA PERSO LA BUSSOLA</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 14:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Un Paese senza politica
Quale sia davvero lo spirito del Paese dubito che possano dircelo i sondaggi. Meglio ascoltare se stessi e dare retta a quello che si avverte dentro e specialmente intorno a noi. C’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici. Fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/bussola.jpg"><img class="size-medium wp-image-4318 aligncenter" title="bussola" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/bussola-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<p> </p>
<p>Un Paese senza politica</p>
<p>Quale sia davvero lo spirito del Paese dubito che possano dircelo i sondaggi. Meglio ascoltare se stessi e dare retta a quello che si avverte dentro e specialmente intorno a noi. C’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici. Fino a qualche tempo fa il Paese, pur con tutte le sue contraddizioni, appariva comunque orientato ad una visione positiva del proprio futuro. Aveva dei punti di riferimento sicuri. A cominciare da quelli fuori dei propri confini.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4317"></span></p>
<p>L’Occidente di cui facevamo parte era il luogo della libertà e della ricchezza, e ogni anno avevamo un po’ di più tanto dell’una che dell’altra. In entrambi i casi stando al riparo di una sicurezza collaudata e senza costi. Oggi ci sembra di scorgere quotidianamente i sintomi che non è più così. L’Occidente, l’Europa stessa, stanno pian piano svanendo. E con loro svanisce la sensazione di forza, quasi d’invincibilità, che per tanto tempo essi hanno incarnato. Compaiono al loro posto nuovi giganti mondiali che però avvertiamo lontanissimi da noi. Indifferenti ai modi nostri e alle nostre esigenze. E di nuovo, dopo decenni che non accadeva, soldati italiani muoiono combattendo in remote contrade, di nuovo senza molte speranze di vittoria.</p>
<p>In casa nostra i giorni e la vita dei tempi felici volevano dire una rete antica e tutto sommato affidabile di istituzioni che ne erano i punti fermi: la scuola, una banca, un ufficio postale, il municipio, il sindacato. Tutte cose che esistono ancora, naturalmente, ma senza più il senso, la certezza e l’autorevolezza di una volta. Non sappiamo bene perché, ma sentiamo che è così. La Chiesa e la famiglia stesse—questi due pilastri all’apparenza indistruttibili della soggettività e insieme delle collettività italiane — sono alle prese con forze corrosive che ne stanno alterando il profilo sociale e attutendone la voce. Insieme è finita — drammaticamente finita per sempre, ci dicono—la speranza di un lavoro ragionevolmente sicuro nel tempo.</p>
<p>Una fase decisiva di come l’Italia è diventata moderna, l’industrializzazione, sembra ormai giunta ad un compimento: interi settori produttivi sono scomparsi nell’ultimo ventennio mentre non si contano gli impianti, le fabbriche del Paese passati in mani straniere nel disinteresse generale. Ai fini del Pil forse non conta, ma a quelli dell’immaginario e del sentimento sì. È come se stesse cambiando sotto i nostri occhi la moralità di fondo del Paese e al medesimo tempo il valore del nostro stare insieme. Il moltiplicarsi senza freno dei casi di corruzione pubblica, di malversazione, di sperperi, non fa altro che rafforzare questo senso di un cambiamento che sa piuttosto di disgregazione. E per parlare di cose che sono simbolo di molte altre: da quanto tempo un libro, un film, un’architettura, una rappresentazione, insomma una cosa nuova pensata o fatta in Italia, non fa parlare di sé il mondo? Siamo dunque un Paese in declino? Meglio non dirlo. E forse non è neppure vero se si guarda a certi dati pure fondamentali. Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza guida, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno. Nessuno è in grado di dirgli qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole o sa parlare alla sua mente e al suo cuore. Nessuno è capace di indicargli una via e una speranza. Ma che cos’è questo se non il compito della politica? Ecco allora il vero cuore duro della nostra crisi.</p>
<p>Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica. La quale nella sua accezione più vera non significa altro che un progetto per la «città», un’idea del suo destino. Il discorso cade irrimediabilmente su chi soprattutto ha rappresentato la politica in tutti questi anni: su Berlusconi. Sarebbe sbagliato prima che ingiusto dire che egli non ha fatto, non ha realizzato nulla. Ma ciò che pure ha fatto, i cambiamenti tutto sommato positivi che egli ha contribuito a introdurre, i tentativi riformatori che pure ha cercato di mettere in opera, hanno mancato tutti su un punto decisivo. Berlusconi non è mai riuscito a iscriverli in un discorso generale rivolto a tutto il Paese, un discorso che fosse capace di parlare al suo animo, di comunicargli quel senso della sfida e quell’esigenza di mobilitazione che i tempi difficili richiedevano e richiedono. Se aveva un’idea d’Italia, di certo non si è mai curato di trasmetterla con qualche efficacia agli italiani. Egli è rimasto fino in fondo l’uomo di una parte, convinto forse che in ciò, alla fin fine, consistesse il suo vero ascendente sul proprio elettorato.</p>
<p>E così, più che espressione della politica in senso alto o dell’«antipolitica», come hanno sempre detto i suoi detrattori, alla fine egli si è ridotto ad essere (o ad apparire, il che è lo stesso) null’altro che l’uomo della non-politica. In numerosa compagnia, ahimè. La sua ormai lunga egemonia sul sistema politico, infatti, ha corrisposto alla — e si spiega con la —crisi perdurante e l’afasia politica di tutti i suoi oppositori. I quali mostrano di sapere solo parlare ossessivamente di lui e contro di lui, ma al di là di qualche banale genericità a base di «bisogna questo » e «bisogna quest’altro» — e naturalmente senza mai spiegare come o a spese di chi — non sanno andare. Sicché ormai il Paese ascolta anche l’opposizione nella più totale indifferenza, con un’alzata di spalle. Neppure da lei gli viene il racconto di qualche verità sgradevole, l’indicazione di una via difficile, una proposta nuova e ardita. Eppure nell’intimo della sua coscienza l’Italia avverte che questo solo sarebbe il modo per sperare di fare i conti con il mondo nuovo e aspro in cui essa è ormai entrata. Per farlo essa sarebbe anche disposta ad accettare medicine amare, se solo qualcuno gliene spiegasse però il senso e la necessità: se qualcuno le sapesse parlare di politica. Invece, come i malati avviati a una sorte rassegnata e infelice, essa si vede prescrivere solo degli zuccherosi placebo a base di nulla.</p>
<p>di Ernesto Galli Della Loggia</p>
<p>Fonte: Corriere della Sera</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>DEPRESSIONE ECONOMICA O &#8216;29? PARLA IL PREMIO NOBEL</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 06:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Adesso che lo dice un premio Nobel&#8230;
Adesso che lo dice Krugman, si può essere sicuri che molti riprenderanno la tesi che il sottoscritto sostiene fin da subito dopo l’inizio di questa crisi. In particolare, “sbaveranno” per il piacere tutti i banaloni della “sinistra” che credono di essere progressisti quando si allineano al keynesismo (se sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/pk.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4314" title="pk" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/pk-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p> </p>
<p>Adesso che lo dice un premio Nobel&#8230;</p>
<p>Adesso che lo dice Krugman, si può essere sicuri che molti riprenderanno la tesi che il sottoscritto sostiene fin da subito dopo l’inizio di questa crisi. In particolare, “sbaveranno” per il piacere tutti i banaloni della “sinistra” che credono di essere progressisti quando si allineano al keynesismo (se sia proprio il pensiero del grande economista inglese lo discutano i suoi seguaci, personalmente ne faccio volentieri a meno).</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4315"></span></p>
<p>Questa crisi assomiglierà alla lunga depressione di fine XIX secolo piuttosto che alla “molto più terribile” grande depressione iniziata il 1929. Questo il succo, molto succinto ma non alterato, del premio Nobel. Lasciamo perdere che avere questo premio due anni fa non è poi un gran titolo di merito; ormai da molto tempo esso è ampiamente squalificato. Non mi sogno però di sostenere che Krugman non sia un economista preparato e intelligente, cosa non poi tanto frequente in quel ramo sedicente “scientifico” da ormai alcuni decenni a questa parte. Il problema, appunto, è che è un economista. Vediamo un po’ che cosa si può scrivere sulle sue affermazioni.</p>
<p>Intanto non è lecito alcun paragone (“molto più terribile”) tra la “lunga” e la “grande” depressione. Alla fine del XIX secolo la depressione (anche indicata come stagnazione; e che viene solitamente datata 1873-96) è l’epoca in cui si accentua e prende grande slancio la “seconda rivoluzione industriale” con l’apertura di interamente nuovi settori produttivi; oserei parlare di nuove frontiere o orizzonti legati ad un ben più incisivo e stretto intreccio tra scienza, tecnologia e produzione. Si aprono nuove frontiere nel campo della produttività del lavoro con la riorganizzazione dei processi della sua estrinsecazione, pur se l’introduzione più ampia del taylorismo-fordismo (a partire dagli Usa) è appena successiva alla depressione (ma inizia già in essa). Tutto ciò ha conseguenze rilevantissime nella riclassificazione della stratificazione e segmentazione sociali.</p>
<p>Viene a quell’epoca in evidenza, fra l’altro, il più radicale passaggio dalla vecchia impresa – quasi identificata con la fabbrica (l’opificio di trasformazione dei prodotti) – alla nuova che s’imporrà largamente a partire dagli Usa, diventando nel giro di qualche decennio la vera forma dell’unità produttiva capitalistica. L’affermarsi di questa nuova impresa è stata vissuta, in particolare dai marxisti, quale semplice passaggio dalla concorrenza al monopolio (in realtà oligopolio, ma non sottilizziamo). La grande dimensione d’impresa, confusa per lo più appunto con quella della fabbrica, è stata da una parte trattata come processo di espansione della classe operaia; dall’altra come centralizzazione dei capitali. Anche di questo processo, su cui non posso qui soffermarmi, Marx aveva una visione di controllo e potere nella società. Sbagliò non prendendo attentamente in considerazione l’aspetto della complessificazione degli strati (in verticale) e dei segmenti (in orizzontale) sociali. Tuttavia, gli sclerotici marxisti, del resto ampiamente seguiti da molti economisti e sociologi radical, si sono fissati soltanto sulla centralizzazione della proprietà, sul possesso di pacchetti di maggioranza: prima assoluta, poi relativa, quella che comunque attribuisce il controllo della proprietà azionaria dell’intera impresa. Inoltre, come già notato, ci si limitò al mutamento delle “forme di mercato” (tali essendo concorrenza e monopolio) e non alle trasformazioni dei rapporti tra gruppi sociali.</p>
<p>I processi appena considerati condurranno poi nel tempo alla perdita relativa di rilevanza della “classe” operaia, che sia le correnti riformiste sia quelle rivoluzionarie del movimento operaio avevano ormai ridotto alle mansioni esecutive (alle “tute blu”), perdendo del tutto la grande acquisizione di Marx secondo cui chi avrebbe emancipato la società in direzione del socialismo e comunismo sarebbe stato l’operaio combinato o lavoratore collettivo, in quanto ricomposizione, non senza frizioni e contraddizioni, dei ruoli direttivi ed esecutivi nel processo produttivo.</p>
<p>Marx aveva errato nell’individuare questa tendenza dinamica, che supponeva intrinseca allo sviluppo capitalistico. Quest’errore di previsione andava semmai corretto, non certo messo da parte per inneggiare ad una classe operaia fatta di meri esecutori (privi “delle potenze mentali della produzione” sussunte sotto il capitale; detto da Marx, non da me), preparando così la lunga epoca dell’esaurimento e finale sconfitta del sedicente “movimento operaio”. Molte volte ho ormai scritto su questi argomenti, e non vi torno.</p>
<p>Qui mi premeva mettere in luce le radicali trasformazioni avvenute nella “lunga depressione” di fine ‘800. Nulla di così “epocale” si verificò nella “molto più terribile” (secondo Krugman) “grande depressione” del 1929. Solo un economista, che disputa tra i neoclassici e i neokeynesiani (e si mette dalla parte di questi ultimi), può essere così miope (e questo dimostra, fra l’altro, che i premi Nobel sono assegnati da tempo a meri “tecnici”, non a personaggi con una solida visione dei processi storico-sociali). Il bello è che Krugman ammette (o almeno mi sembra, perché non è poi così chiaro) che comunque non si esce dalla depressione del 1929 nel 1933 (anno di lancio del “mitico” New Deal) così come si afferma solitamente (in effetti si parla sempre di crisi 1929-33). L’economia ebbe in realtà piccoli sbalzi e nel ’37 fu di nuovo in forte perdita di velocità; con il ritardo normale nel corso di una crisi, la punta della disoccupazione negli Stati Uniti (la più alta dopo quella del 1932) si ebbe nel 1939.</p>
<p>Poiché, come già rilevato, nessuna trasformazione socio-produttiva dell’importanza di quelle di fine ‘800 (e primissimo ‘900) si era verificata, il “keynesiano” s’immagina che il merito spetti all’aver supplito, mediante spesa pubblica, alla carenza della domanda complessiva “privata” in paesi “opulenti” (ad alto sviluppo capitalistico e con elevata propensione, marginale, al risparmio). Un cervello “più fino” si rende però conto che, non essendo usciti dalla crisi nel 1933, il vero merito dello “scossone” positivo subito dall’economia capitalistica va ascritto non tanto al New Deal (semplice “pannicello caldo” utilizzato dal ’33 al ‘37) quanto alla seconda guerra mondiale (così come il merito dell’analogo superamento dell’altra “grande depressione” del 1907 era spettato alla prima guerra mondiale; questo è un “piccolo fatto” sempre messo tra parentesi dagli economisti). Ovviamente, il suddetto “scossone” positivo avviene subito negli Usa (che non sono teatro della guerra) e, dopo aver assorbito e risanato le devastazioni della stessa, nel resto del mondo capitalistico.</p>
<p>Il “cervello più fino” di cui sopra, quando è un economista keynesiano (pur se magari divenuto marxista alla guisa di uno Sweezy), che cosa pensa subito dopo avere “scoperto” che la crisi è risolta dalla guerra? La spesa per armi è il toccasana. Vengono prodotti beni che non alimentano l’offerta nel mercato perché inviati “al fronte” e presto distrutti o resi obsoleti, ecc. Generano però reddito che viene speso mettendo in moto il moltiplicatore dello stesso, e via discorrendo. Quando la guerra è finita, quando i paesi distrutti sono stati per l’essenziale ricostruiti, come alimentare ancora questa domanda? “Elementare Watson” risponde il keynesiano divenuto anche un po’ (o molto) “di sinistra”; come minimo “progressista” e “politicamente corretto”. Si deve dare slancio al Welfare State, meglio detto “Stato sociale” più che del benessere (quest’ultimo sa un po’ di spese superflue, di mero godimento di una vita poco frugale; mentre lo Stato sociale….. orsù, suvvia, vivaddio, volete mettere?!). Quindi via con le pensioni (“salario differito”) e con la sanità pubblica (“salario indiretto”). Se poi si va in pensione dopo 15 anni, sei mesi ecc. o se la sanità è uno spreco dietro l’altro, meglio ancora; si ha reddito da spendere e questo traina l’economia. La gran parte della spesa “pubblica” va in stipendi per gli impiegati, mentre poco resta per assicurare servizi minimamente decenti alla “collettività”? Sempre meglio; l’importante è assicurare che tutti abbiano da spendere: semmai bisogna convincerli a non risparmiare, ma ad acquistare il più possibile: “il vizio privato assicura il bene collettivo” e viceversa.</p>
<p>Tuttavia, il dopoguerra viene caratterizzato per decenni da sviluppi e brevi crisi (dette recessioni per distinguerle dalle “grandi depressioni” tipo ’29); le politiche economiche si limitano al ben noto stop and go, all’alternanza di misure contrapposte di allargamento e restringimento dei “cordoni della borsa” da parte del sistema bancario e dell’apparato pubblico. Un alternarsi di inflazione (soprattutto dei prezzi) e di deflazione (soprattutto della produzione “reale”). Nel complesso, però, prevale nettamente l’inflazione dei prezzi e s’ingigantisce il debito pubblico (fenomeno particolarmente evidente nel nostro paese, ma non solo italiano). Alla fine si ha la reazione neoclassica, neoliberista: contenimento dell’inflazione (obiettivo fallito a lungo fino ai prodromi di una nuova vera depressione) e del debito pubblico, anch’esso obiettivo non proprio ben riuscito e comunque con larghi effetti di deflazione (ammesso che questa sia dovuta principalmente alle  nuove politiche economiche).</p>
<p>Ecco di nuovo strepitare i keynesiani che vogliono il ritorno all’antico, in una situazione mondiale totalmente mutata con la sparizione del “campo socialista” e gli Usa non più centro predominante globale. Intanto, come sempre avviene da metà ‘800 almeno, la ricchezza “fittizia” (finanziaria, molto effettiva finché dura) si accresce, e si accentra, assai più rapidamente di quella reale. Si profila il patatrac, che si cerca di dimenticare per oltre un anno. Infine il bubbone scoppia nel 2008 e allora tutti si mettono ad ululare che è la peggiore crisi dopo quella del ’29, qualcuno anzi sostiene che è come quella, in pochi (quelli del continuo sognare il “crollo del capitalismo”) che è peggiore e, ovviamente, finale. Sui giornali si offendono gli economisti che non prevedono nulla, che sono molto peggiori dei meteorologi (unica affermazione vera e sensata). Naturalmente, questi ignorantoni, accusati di essere incapaci di vedere al di là del proprio naso, continuano ad essere ospitati, pagati a peso d’oro, sui giornali e in TV, e pontificano senza cessa. Pure alcuni “critici critici”, perfino degli (auto)sedicenti “marxisti”, vengono recuperati e conoscono il loro periodo di gloria.</p>
<p>Nel 2009 tutto sembra acquietarsi; la situazione è grave ma non disperata, l’uscita dalla crisi si avvicina. Ci sono i soliti brontoloni, ma sono quelli dell’Apocalisse “nella manica” con la catastrofe imminente da sempre, dall’inizio dei tempi: catastrofe economica, ambientale, del convivere sociale, delle psicologie individuali, di tutto insomma. Non badarli è lecito, anzi doveroso, perché sono poveri malati di mente e andrebbero curati in luoghi appositi. Arriva comunque l’ulteriore botta del 2010 che dura tuttora, pur se si ricomincia – da parte di alcuni – a parlare di crisi in via di risoluzione. Nello stesso tempo, si riattizza la solfa prima accennata: gli economisti non ci azzeccano mai, ma si fanno scrivere e pontificare come e più di prima, ecc. ecc.</p>
<p>Finalmente arriva qualcuno che avverte: questa non è una crisi come le altre, ma un mutamento d’epoca. Ohibò, finalmente delle persone sensate. “Manco pe’ gnente”; il mutamento d’epoca sarebbe la crisi di un mondo senza morale, che deve tornare ai sani principi dell’insegnamento cattolico, della Chiesa (e perché non del Corano o di qualsiasi altra religione? Quanto a sfoggio d’etica, non ce n’è una che resti indietro rispetto alle altre). E si arriva allora ad un Krugman (e qualche altro, ma pochissimi) che avanza un’ipotesi senz’altro più acuta delle altre: questa crisi assomiglia alla depressione o stagnazione (non priva di balzi di crescita alternati a tonfi, con un trend sostanzialmente “orizzontale”) di fine ottocento (quasi un quarto di secolo, un’intera generazione). Non vi è dubbio che ci fa un figurone, è il classico monocolo nella terra dei ciechi. C’è però un “ma”, una piccola dimenticanza, tipica “da economista”.</p>
<p>                                                                *****</p>
<p>Si è già sopra rilevato che la fine del XIX secolo è stata caratterizzata da buona parte della “seconda rivoluzione industriale” con innovazioni di grande momento, in cui la scienza con le sue ricadute tecniche scopre “nuovi continenti” e questi alimentano nuovi settori produttivi. Si preparano innovazioni di processo della portata del taylorismo-fordismo, vi sono decisive trasformazioni sociali con ascesa del “movimento operaio”. Importante è poi il passaggio all’impresa moderna poiché annuncia l’avvento della nuova formazione dei funzionari del capitale, che in alcuni decenni sostituirà il capitalismo borghese (di matrice inglese). Del resto, in un periodo di tempo appena più lungo, anche il movimento operaio verrà messo fuori gioco perché attardatosi, in tutte le sue correnti (la “comunista” in particolare), su una interpretazione del capitalismo di tipo economico e giuridico, di cui sono state considerate quasi solo le forme mercantili e proprietarie.</p>
<p>Queste trasformazioni sono quelle decisive o prendono il davanti della scena riducendo a loro effetto quella che è la loro causa? Intanto va ricordato come siano quelle caratterizzanti gran parte del secolo XX, in senso appunto sociale e non meramente economico, fino alla “terza rivoluzione industriale” che si accelera e acquista particolare rilievo negli ultimi due decenni. Le “grandi depressioni” (1907 e 1929) stanno dentro l’epoca iniziata con la “lunga depressione”, non sono quindi della stessa natura e importanza di quest’ultima. Questo punto va rimarcato e tenuto fermo. L’epoca a cavallo tra otto e novecento è stata detta dell’imperialismo; tuttavia, troppo spesso confuso con il colonialismo, con la lotta tra potenze per la suddivisione del globo in gran parte ancora non capitalistico e contadino. Lenin intuì questa confusione, ma sbagliò affermando che, delle cinque caratteristiche da lui attribuite all’imperialismo, la più rilevante era la prima, la formazione del capitale monopolistico; anch’egli era d’altronde orientato dal marxismo (non esattamente dal pensiero marxiano) che metteva l’accento sulla centralizzazione e finanziarizzazione del capitale.</p>
<p>La caratteristica che si sarebbe dovuto valorizzare è invece l’ultima: la lotta tra potenze per la divisione del mondo in sfere d’influenza; una divisione continuamente rimessa in discussione a causa dello sviluppo ineguale delle formazioni capitalistiche (altra intuizione di Lenin) e dal conseguente mutamento dei rapporti di forza tra i vari gruppi nazionali capitalistici a livello mondiale. La “lunga depressione” di fine XIX secolo è sintomo e portato del declino dell’Inghilterra quale paese predominante (centrale) e della nascita di alcuni concorrenti (non certo in termini puramente economici) che si disputeranno la nuova predominanza. Innanzitutto gli Usa, le cui basi di nuova potenza in forte ascesa furono poste con la guerra civile o di secessione; inoltre la Germania (soprattutto dopo la guerra franco-prussiana) e appena più tardi il Giappone che inflisse una dura lezione alla Russia, frustrando le sue aspirazioni di diventare una di queste potenze e ponendo in evidenza la sua intrinseca debolezza (che la rese teatro della rivoluzione del ’17).</p>
<p>L’imperialismo è stato fin troppo caricato di singolarità. Ogni fenomeno storico è specifico; eppure è nello stesso tempo un seguito di eventi, alcune caratteristiche dei quali si ripresenta con diverse manifestazioni “puntuali”. Ho denominato multipolarismo la fase storica in cui una potenza declina e altre sorgono, in competizione fra loro, per prenderne il posto. L’epoca della “lunga depressione” è precisamente una fase di crescente multipolarismo che sarà poi seguita dal più aperto policentrismo conflittuale (con il suo seguito di eventi anche bellici assai radicali). La “stagnazione” di fine ‘800 va così definita solo in termini di crescita economica (del Pil diremmo oggi); fu però epoca di grandi trasformazioni sociali, di innovazioni, di scoperte scientifiche, di mutamenti culturali, ecc. Soprattutto, appunto, cambiò radicalmente il quadro delle influenze geopolitiche delle varie nazioni/potenze. I rapporti di forza a livello internazionale si modificarono notevolmente ma in modo non immediatamente tanto visibile, non del tutto percettibile. A parte alcuni scontri bellici, ci fu un grande movimento di diplomazie, di bracci di ferro seguiti da superficiali mediazioni e riappacificazioni, ecc. La politica – il livello delle mosse tattiche e strategiche per attaccare e difendersi, per aggirare l’ostacolo o affrontarlo a muso duro, per mostrare la volontà di cooperare che nasconde la preparazione dei prossimi tranelli e giravolte, e via dicendo – si mostrò in tutto il suo “splendore” di inganno, menzogna, raggiro; in ogni caso di astuzia.</p>
<p>Sembra incredibile che in così pochi si accorgano che ci troviamo oggi in un’epoca multipolare, in cui gli Usa hanno ancora un “surplus” notevole di forza, ma non possono più comportarsi da “padroni” del mondo; ed ecco la loro tattica (o, se si preferisce, strategia) del “serpente” che prende il posto di quella della “tigre” di pochissimi anni fa. Ecco le altre potenze in rafforzamento, ma ancora troppo deboli per scontri più “robusti”, manifestare una tendenza al compromesso e ad “improvvisi” allineamenti alle posizioni statunitensi, che lasciano nello sconcerto gli sprovveduti sempre alla ricerca del loro “paladino”, cui affidare i loro sogni di una “Umanità rigenerata”. Piaccia o non piaccia, questo è il modo in cui una parte dell’Umanità (quella piccola parte che domina) si “rigenera” coinvolgendo drammaticamente tutti gli altri che non decidono nulla. Inaudito che, proprio nel paese del grandissimo Machiavelli, siano così numerosi gli incapaci di capire questa banale “verità”. O si segue l’evolversi di questa “rigenerazione” dei dominanti o è meglio ritirarsi a fare l’eremita, a contemplare le “eterne Verità” rivelate da Dio o da qualche “Filosofo” in vena di prendersi per Dio.</p>
<p>Siamo con molta probabilità dentro una fase che ricorda quella della “lunga depressione” di fine ‘800 perché stiamo entrando in un’epoca di multipolarismo, quella che precede l’aperto policentrismo. La “volta scorsa” l’umanità non ce la fece a liberarsi dei (pochi) gruppi dominanti – nazionali, o sciocchi sostenitori della “transnazionalità” che prende il posto del fallimentare “internazionalismo”! Ed è già fallita anch’essa! – prima dell’affermarsi dell’aperto policentrismo con il suo seguito di drammi. Questa volta invece ci riuscirà? Non lo so, non sono nato per fare il Profeta e nemmeno, più modestamente, colui che legge l’avvenire nella sfera di cristallo. Di una cosa sono certissimo: non si tratterà mai della Rivoluzione Proletaria Mondiale. Intanto allora, se vogliamo essere utili a qualcosa, seguiamo questa epoca multipolare, attrezzandoci a capire che quanto vien detto ufficialmente non è mai ciò che accade realmente.</p>
<p>Non semplicemente per malafede degli attori in gioco. Il fatto è che gli interessi contrapposti delle varie potenze non sono oggettivamente componibili. Fin che una di queste è nettamente superiore alle altre – epoca monocentrica: diciamo inglese tra il 1815 e metà di quel secolo o poco dopo; americana tra il 1991 e il 2001-3 – tutto sembra andare quasi bene (a parte le ricorrenti crisi economiche più o meno gravi o semplici “recessioni”). L’epoca bipolare fu qualcosa di eccezionale, una fase di pace nel “primo mondo” e di atrocità nel “terzo”. Una fase, i cui effetti durano ancora “per trascinamento”, ma cesseranno fra qualche tempo; e ancora non la si è compresa a causa dell’annebbiamento provocato dall’ideologia dello scontro tra capitalismo e “socialismo”. Adesso però cominciamo, per primi barlumi, a capire come il capitalismo fosse la formazione dei funzionari del capitale (ormai totalmente vincitrice del capitalismo borghese, che alcuni ritardatari si affannano a combattere ancora) mentre il “socialismo” era una nuova formazione sociale in gestazione, che oggi si esprime nella crescita di nuove potenze. La sfera economica di queste ultime è caratterizzata dalle forme del mercato e dell’impresa, mentre quella politica (gli apparati, ecc.) hanno diversità ancora non ben colte e valutate.</p>
<p>Una volta finito il bipolarismo, durato pochissimo il monocentrismo statunitense, il mondo è di nuovo nel caos. La potenza in solo relativo declino riesce ancora a difendersi e a contrattaccare efficacemente. Questo fatto è responsabile della mutazione della “recessione” in più aperta e netta “crisi”, di cui tutti vedono però soltanto il lato economico. Qualcuno, come Krugman, intuisce che non si tratta di “grande depressione” (tipo ’29) ma di “lunga depressione” come alla fine dell’800. Non si capisce però che si tratta di fenomeni diversi, per niente ben espressi con il ricorso ad aggettivi come “grande” e “lunga”. E’ più che probabile (non credo a soluzioni diverse) che gli Usa non riprenderanno (non pacificamente almeno e non a breve termine) la predominanza monocentrica; per cui si rinunci all’idea del centro regolatore di un sistema economico uniformemente capitalistico con le sue “normali” crisi economiche periodiche. Tale paese è però in grado di resistere, ed in questa resistenza metterà in atto tutte le manovre possibili, fra cui quelle economiche e finanziarie, uno strumento della politica (come insieme di mosse tattiche e strategiche).</p>
<p>Gli attori di queste mosse credono a volte di poter inseguire la “cooperazione”; solo che ognuno vuole che questa sia vantaggiosa per lui e, quando vede che così non è, pensa siano gli altri a ingannarlo, si mette in sospetto e reagisce. Alla fine ognuno si muove con intenti di raggiro, per cui le intenzioni dichiarate sono del tutto diverse dagli obiettivi perseguiti. Non basta. Quando gli attori cominciano ad essere in discreto numero, e in grado di pensare e agire per i propri interessi, il risultato delle azioni è differente da quello perseguito da ognuno di essi. Nessuno è soddisfatto e ognuno attribuisce questa insoddisfazione o alla malafede degli altri oppure – quando si tratti di attore di fatto subordinato ad altro più forte (mettiamo l’Italia nei confronti degli Usa) – si inventa diversivi del tipo della “mancanza d’etica” negli affari, dei banchieri troppo avidi di forti guadagni, da colpire con durezza salvo poi fare dietrofront per paura di ulteriori collassi (sappiamo di chi si sta parlando, no?).</p>
<p>Prima di arrivare al policentrismo con i suoi duri scontri anche bellici (molto diversi sicuramente dalle guerre novecentesche), è possibile sperare nel rovesciamento dei gruppi dominanti (e subdominanti)? Finora non ci si è riusciti, ma sperare è sempre lecito. Ogni speranza va però abbandonata se non si capisce a quale fenomeno siamo di fronte, in quale epoca stiamo vivendo. Oggi, a parte questo barlume (però distorto e quindi alla fin fine sviante) di un Krugman, abbiamo solo molti chiacchieroni che si buttano a pesce sulla “superficie” della fase storica (certo drammatica per i singoli, per i dominati, non lo nego) creando il più grande caos di idee che si possa immaginare. O riprendiamo il timone in mano o “andiamo al diavolo”.       </p>
<p>di Gianfranco La Grassa</p>
<p>Fonte: Conflitti e strategie</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>IL CREPUSCOLO DELLA NOSTRA CIVILTA&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 19:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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&#8230;Uno sguardo irridente e sarcastico non solo sulle grandi ideologie, ma anche sul liberalismo à la page. Perché Céline voleva stanare e denunciare il potere, qualunque potere&#8230;
&#8230;Come Céline sia stato, di volta in volta, accusato di antisemitismo, nazismo, anarchismo, collaborazionismo. Già la reciproca impugnabilità di queste accuse dovrebbe insospettire. Più probabilmente egli fu un uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/celine.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-4311" title="celine" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/celine-300x272.gif" alt="" width="300" height="272" /></a></p>
<p> </p>
<p>&#8230;Uno sguardo irridente e sarcastico non solo sulle grandi ideologie, ma anche sul liberalismo à la page. Perché Céline <strong>voleva stanare e denunciare il potere, qualunque potere</strong>&#8230;</p>
<p>&#8230;Come Céline sia stato, di volta in volta, accusato di antisemitismo, nazismo, anarchismo, collaborazionismo. Già la reciproca impugnabilità di queste accuse dovrebbe insospettire. Più probabilmente egli <strong>fu un uomo che si fece preda per stanare il potere e denunciarlo, da qualunque parte esso provenisse. In un mondo dove il ruffianesimo e la delazione sono la norma, dove i premi letterari sono truccati e le fascette dei libri false</strong>, dove i responsabili delle pagine culturali non sanno scrivere neppure in una forma prosaicamente accettabile&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4310"></span></p>
<p>Einaudi manda in librerie in versione economica una trilogia del grande scrittore francese. Un segno del nuovo interesse che circonda questo autore. Che ha raccontato come pochi altri il crepuscolo della nostra civiltà<br />
(05 luglio 2010) In un solo volume, ecco riunita per la prima volta in versione economica la cosiddetta trilogia tedesca di Céline: &#8220;Da un castello all&#8217;altro&#8221;, &#8220;Nord&#8221;, &#8220;Rigodon&#8221;. Céline, in particolare, è spirato proprio il giorno in cui ha messo il punto all&#8217;ultima frase di &#8220;Rigodon&#8221;, morendo come uno scrittore dovrebbe morire, sul campo di battaglia della metafora. In circa mille pagine, tornando indietro col ricordo dal soggiorno di Meudon, negli anni 1957-60, Céline racconta nella trilogia la propria peregrinazione attraverso la Germania in macerie, dal giugno del &#8216;44 al marzo del &#8216;45.</p>
<p><strong>Céline è anche il cantore del crepuscolo d&#8217;una civiltà, dell&#8217;olocausto delle ideologie del Novecento, e in questo consiste la sua attualità.</strong></p>
<p>A chi legge oltre le righe, è possibile intravedere attraverso queste pagine, costellate di incontri, di volti contratti dalla fame e dall&#8217;orrore delle bombe, di vittime inconsapevoli e genuflesse, di sordidi e devastanti boia, la rappresentazione sarcastica e beffarda dell&#8217;essenza dell&#8217;Uomo, non meno maligna della Natura, che frappone fra sé e gli altri la nobile immagine di ideali tanto irraggiungibili quanto ripugnanti, nello straziato scopo di realizzarli. Un po&#8217; come fece Luis Buñuel nel film &#8220;La Via Lattea&#8221;, sorta di sguardo surrealista sulla religione cattolica e le sue eresie, i vari &#8220;ismi&#8221; identificati dai personaggi di Céline &#8211; marxismo, nazismo, ma anche il liberalismo à la page dei cosiddetti benpensanti &#8211; sono ridotti a macerie, disperse dal basso, viste dai piedistalli frantumati, avvolti in un delirio d&#8217;odio che non salva né vinti né vincitori.</p>
<p>L&#8217;autore a volte pare persino sguazzare in questo fango di trivialità, maneggiandolo con un&#8217;orchestra narrattiva dalla grandiosa e possente strumentazione verbale, dove la ripetizione, l&#8217;interiezione, le sospensioni interpuntive rappresentano tutte le zone d&#8217;ombra, e talvolta le accecanti illuminazioni, dell&#8217;affresco di un&#8217;apocalisse. </p>
<p>Sulla sua pagina le emozioni si cristallizzano in una lingua furiosamente lavorata da tutti gli artifici dell&#8217; arte, al fine di far arrivare, ricostruire, suscitare nel lettore la verità ansiosa, la «naturalezza» assoluta, l&#8217; innocenza originaria della lingua parlata. Tutto sotteso da un destino che non ha niente a che fare con la provvidenza di scrittori cattolici spesso rassicurati dall&#8217;intervento del divino e del soprannaturale, come in Georges Bernanos, o guidati dalla stella polare del Cristo, come François Mauriac e Paul Claudel. E&#8217; piuttosto, in Céline, lo sgarbo irridente che la storia infligge agli uomini, una pervicace «cognizione del dolore», straripata da momenti di grandiosa, terribile comicità.</p>
<p>In una recente biografia, probabilmente la più completa in italiano per informazioni, &#8220;Louis Ferdinand Céline. Gatto randagio&#8221; di Marina Alberghini (dove il riferimento del titolo è per l&#8217; amatissimo gatto di Céline, Bébert, che è il nome di un personaggio del romanzo d&#8217;esordio &#8220;Viaggio al termine della notte&#8221;. Il libro della Alberghini è edito da Mursia), si ricorda come Céline sia stato, di volta in volta, accusato di antisemitismo, nazismo, anarchismo, collaborazionismo. Già la reciproca impugnabilità di queste accuse dovrebbe insospettire. Più probabilmente egli fu un uomo che si fece preda per stanare il potere e denunciarlo, da qualunque parte esso provenisse. In un mondo dove il ruffianesimo e la delazione sono la norma, dove i premi letterari sono truccati e le fascette dei libri false, dove i responsabili delle pagine culturali non sanno scrivere neppure in una forma prosaicamente accettabile, Céline è manna che viene da quel cielo che avremmo voluto.</p>
<p>La versione di Giuseppe Guglielmi ha saputo rielaborare in maniera convincente lo stile &#8220;basso&#8221; e magmatico di Céline, la sua &#8220;petite musique&#8221; ai limiti del silenzio, del rumore infinito, che si agita nel grembo della sua prosa.</p>
<p>In libreria: Louis-Ferdinand Céline, &#8220;Trilogia del Nord&#8221; (&#8220;Da un castello all&#8217;altro&#8221;, &#8220;Nord&#8221;, &#8220;Rigodon&#8221;). Contributi di Henri Godard, traduzione di Giuseppe Guglielmi, Einaudi tascabili, 2010</p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/trilogia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4309" title="trilogia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/trilogia-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a></p>
<p>di Riccardo Lenzi &#8211; l&#8217;espresso</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL PARTITO DEI PADRONI</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 07:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Il vero volto della casta dei padroni
Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro).
Un giornalista in forza al Mondo, il settimanale della Rcs, il giornale del salotto buono; una casa editrice che non sta nella tradizione della sinistra culturale italiana anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/conf.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4306" title="conf" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/conf-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a></p>
<p> </p>
<p>Il vero volto della casta dei padroni</p>
<p><strong>Un altro segno della crisi della sinistra è il libro di Filippo Astone &#8220;Il partito dei padroni&#8221; (Longanesi, 383 pg., 17,60 euro).<br />
</strong>Un giornalista in forza al Mondo, il settimanale della Rcs, il giornale del salotto buono; una casa editrice che non sta nella tradizione della sinistra culturale italiana anche se oggi è un tassello di quel gruppo Mauri Spagnol che rappresenta l&#8217;outsider principale contro Mondadori e Rizzoli. Eppure il libro costituisce un&#8217;analisi impietosa, di quelle che la sinistra non riesce a fare, di quello che è oggi la classe padronale italiana, dei suoi equilibri politici interni e dei suoi comportamenti in diretta sul campo, a volte al limite del voltastomaco.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4305"></span></p>
<p>Come il caso che Astone sceglie di mettere in apertura del libro per presentare &#8220;la faccia truce dei padroni&#8221; quella della Umbria Olii, distrutta da un incendio nel quale persero la vita cinque operai, bruciati vivi. Giorgio Del Papa, amministratore delegato e principale azionista dell&#8217;azienda, ha citato le famiglie degli operai morti chiedendo un risarcimento di 35 milioni di euro perché l&#8217;incendio sarebbe stato provocato dalla noncuranza di quei poveri lavoratori. Un&#8217;infamia oltre che un&#8217;ingiustizia, hanno risposto le famiglie, che si sono rivolte anche al Capo dello Stato (cosa ha risposto?) e che piene di rabbia e di dolore sono costrette a sostenere un vero e proprio processo giudiziario.</p>
<p>La faccia truce</p>
<p>Faccia truce o vero volto? A fronte di un caso come questo, il libro mette in evidenza come invece Condindustria, il partito dei padroni, cerchi invece di presentarsi con un volto moderno, riformatore, in cerca di una stabilizzazione del paese e di un clima politico meno rissoso. Il volto &#8220;cool&#8221; di Luca Cordero di Montezemolo, cresciuto in casa Fiat, uomo dalle mille poltrone e dalle ambizioni politiche soffocate a fatica, leader dell&#8217;associazione imprenditoriale e poi, dopo la successione di Emma Margegaglia, presidente di una Fondazione, Italia Futura, con la quale provare a tessere una strategia politica. Oppure il volto più ruspante e pragmatico dell&#8217;imprenditrice mantovana che a differenza dell&#8217;ex presidente Fiat, ha dislocato la Confindustria decisamente dalla parte del governo Berlusconi in cambio di favori, piccoli privilegi, vere e proprie prebende (anche per la propria famiglia, come dimostra il caso dei lavori alla Maddalena per il G8).<br />
Se il caso della Umbria Olii è certamente il più estremo, è anche vero che dietro il volto suadente e moralizzatore, si nasconde un incessante lavorìo per ottenere risultati concreti da questo o quel governo. E dal governo Berlusconi Confindustria di risultati ne ha ottenuti non pochi come Astone scrive: la privatizzazione dei servizi pubblici locali con una possibile «grande abbuffata» da circa 100 miliardi di euro; la promessa del nucleare, con un giro di affari che supera i 30 miliardi; la riforma della scuola con gli incentivi agli istituti tecnici, il rilancio dei professionali, e un&#8217;università che viene di fatto consegnata ai privati; e poi tutti i tipi di incentivi, la detassazazione degli utili, il fondo di credito per le piccole imprese e altro ancora. Certo, ci sono le delusioni, la riduzione delle tasse che non arriva, grandi opere infrastrutturali che non decollano ma sostanzialmente il programma di governo segue pedissequamente quello di Confindustria. Perché, il punto è questo, il &#8220;partito dei padroni&#8221; si muove come un vero partito, ha una struttura di oltre 4 mila dipendenti per rappresentare 142 mila imprese, e ha un suo programma politico che resta piuttosto immutato nel tempo, presidente dopo presidente.</p>
<p>Il programma dei padroni</p>
<p>Un programma politico che si riassume in un&#8217;ideologia da «far west&#8221; in cui l&#8217;impresa deve essere liberata da &#8220;lacci e lacciuoli&#8221;, libera nei suoi affari e nel suo profitto, messa al centro della vita politica e sociale. I quattro punti fondamentali di questo programma sono così definiti: «Privatizzare qualunque cosa tranne (per ora) l&#8217;aria; abbassare drasticamente le imposte e pertanto la spesa pubblica; riformare radicalmente la contrattazione e il diritto al lavoro per ottenere la massima flessibilità e minori costi; adoperarsi per attuare le riforme indispensabili a un paese moderno» cioè burocrazia più efficiente, infrastrutture, incentivi a ricerca e sviluppo. Questo programma non cambia mai e le richieste ai governi di turno sono sempre le stesse. E, se guardiamo agli ultimi venti anni, ci accorgiamo che questo programma è stato pazientemente applicato con certosina precisione (anche se questo non basta ancora al &#8220;partito dei padroni&#8221;) sia dai governi Berlusconi che da quelli del centrosinistra.<br />
Ma siccome non basta mai, la Confindustria si esercita con foga e determinazione nel &#8220;j&#8217;accuse&#8221; contro la politica, i suoi ritardi, i suoi riti, i suoi costi, additati come responsabili non secondari &#8211; i responsabili principali sono sempre i sindacati &#8211; dell&#8217;impasse italiana. Solo che quando si guarda in casa padronale ci si accorge &#8211; e questo il libro di Astone lo permette benissimo &#8211; che quei costi, quei ritardi, quelle alchimie sono esaltati all&#8217;ennesima potenza. Confindustria gestisce un bilancio complessivo &#8211; compresi i bilanci delle Unioni provinciali e regionali &#8211; di oltre 500 milioni di euro ma nessuno ne sa nulla (mentre per i bilanci dei sindacati viene chiesta, giustamente, la massima trasparenza); le sue regole interne, per l&#8217;elezione del Presidente, della Giunta, del Direttivo, delle svariate strutture che si controllano a vicenda, sono degni «del Partito comunista cinese». La lotta per il controllo delle Unioni provinciali, delle Commissioni nazionali e della Presidenza è senza esclusione di colpi. Al suo interno vivono correnti, cordate &#8211; ancora poco noto il &#8220;Salotto buono 2&#8243; che lega Cordero di Montezemolo, Della Valle, Luigi Abete, Vittorio Merloni &#8211; gli sgomitamenti delle ex aziende di Stato oggi colossi energetici come Eni e Enel. In prima fila nella lotta contro le &#8220;caste&#8221;, Confindustria è un fior di casta, con i suoi mandarini e i suoi nepotismi, i costi eccessivi ma soprattutto i danni sociali che le sue scelte politiche provocano.</p>
<p>La casta confindustriale</p>
<p>Messe di fila, nel capitolo titolato &#8220;La casta di lorsignori&#8221;, le principali gesta confindustriali smentiscono platealmente quell&#8217;ideologia a base di meritocrazia e modernità, di flessibilità e crescita economica che pure professano. Anzi, descrivono «una foresta pietrificata» che ha grandi responsabilità nell&#8217;edificazione del &#8220;caso italiano&#8221;. Il modo con cui Tronchetti Provera ha spennato gli azionisti Pirelli e poi quelli Telecom; il modo con cui Geronzi è stato portato alla presidenza di Generali senza essersi mai occupato di Assicurazioni in vita sua; il gioco delle scatole cinesi che permette a John Elkann di decidere i destini della Fiat possedendone direttamente solo il 6%; gli stipendi e le stock options che intascano i proprietari-manager delle imprese anche quando producono perdite favolose e senza alcun principio meritocratico; il caso Alitalia, Fastweb, senza dimenticare Parmalat e Cirio. Una carrellata che permette a Astone di concludere il libro con questa considerazione: «All&#8217;inizio ci siamo chiesti se, e in quale misura, i protagonisti del capitalismo nostrano abbiano corresponsabilità nella deriva italiana. A partire da una domanda: ma Marco Tronchetti Provera, Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo sono poi così diversi da Antonio Bassolino, Rossa Russo Jervolino e Mara Carfagna? Alla fine del viaggio la risposta è no». Le similitudini posso essere ampliate ma la sostanza è quella: una classe dirigente dedita a bacchettare tutto e tutti, a dispensare consigli all&#8217;universo mondo, si è arricchita grazie a quello Stato che vuole abbattere e grazie a sacrifici enormi di lavoratori e lavoratrici. Eppure è ancora lì, intoccabile, impunita che si erge a grande moralizzatrice, foraggiata e sostenuta dal cuore dell&#8217;ideologia berlusconiana che vuole l&#8217;imprenditoria come modello sociale di riferimento contro la politica parassitaria. Un modello che ha plasmato la società italiana e che costituisce oggi forse il vero lascito degli ultimi venti anni.<br />
di Salvatore Cannavò</p>
<p>Fonte: La Repubblica</p>
<p><strong>LETTURA CONSIGLIATA:</strong></p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/partitopadronigrande.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4307" title="partitopadronigrande" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/partitopadronigrande.jpg" alt="" width="169" height="250" /></a></p>
<p>LA SCHEDA LIBRO  <br />
 <br />
IL PARTITO DEI PADRONI</p>
<p>Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia</p>
<p>Filippo Astone</p>
<p>Saggistica</p>
<p>Collana: Le Spade</p>
<p>Prezzo: € 17.60</p>
<p>IL LIBRO   <br />
 <br />
&#8220;Dopo averci raccontato negli Affari di famiglia le molte miserie e la poca nobiltà dei figli dei padroni, Filippo Astone svela i segreti di Confindustria, un partito come tutti gli altri, con tanto di scandali, guerre interne e conflitti di interesse, ma anche ricco (circa un miliardo di ricavi all&#8217;anno), potentissimo e ramificato sul territorio. Di Confindustria si è sempre saputo poco o niente. In questo libro, Astone ne esamina la gigantesca struttura svelandone i meccanismi interni e le complesse e oscure alchimie. Spiega perché è così influente e come funziona il suo potere, quali sono le leggi che ha imposto e in che modo vuole ridisegnare il Paese, delegittimando il sindacato e ottenendo mano libera sui contratti.<br />
Il Partito dei padroni racconta inoltre segreti, trame e strategie dei signori dell’economia italiana e gli scontri sotterranei che ne squassano il tessuto. Scoperchia il santuario dell’establishment economico mettendone in luce la mancanza di ricambio, i compensi incredibili e slegati dai risultati, il parassitismo e la tendenza a comportarsi in modo del tutto analogo, se non peggiore, a quello della &#8220;casta&#8221; politica. <br />
 <br />
UN BRANO  <br />
 <br />
&#8220;In Italia il cuore del potere pulsa con il ritmo di due grandi partiti che non si presentano direttamente alle elezioni: la Confindustria e la Chiesa cattolica. L’inchiesta del Partito dei padroni si propone di raccontare la prima e le élite economiche a essa collegate o sinergiche. E lo farà, innanzitutto, rispondendo a una serie di domande: perché Confindustria è così potente in Italia? E&#8217; all’altezza del ruolo che ricopre? Quali sono le leggi e i provvedimenti che ha imposto e imporrà? In che modo vuole ridisegnare il Paese?&#8221; <br />
 <br />
L&#8217;AUTORE  <br />
 <br />
Filippo Astone</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>URANIO IMPOVERITO: LETTERA APERTA AL MINISTRO</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Guarino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
LETTERA APERTA LA MINISTRO LA RUSSA
Egr. Sig. Ministro,
scrivo alla S.V. poiché ancora giace un silenzio sinistro ed insostenibile sui nostri uomini caduti con tutta probabilità a causa dell’utilizzo dell’uranio impoverito nelle missioni di pace nelle quali abbiamo partecipato con spirito di sacrificio, abnegazione. Valore umano e professionale riconosciuto a livello Internazionale.
Faccio presente alla S.V. che vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/Ignazio-La-Russa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4300" title="Ignazio-La-Russa" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/Ignazio-La-Russa-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>LETTERA APERTA LA MINISTRO LA RUSSA</strong></p>
<p>Egr. Sig. Ministro,</p>
<p>scrivo alla S.V. poiché ancora giace <strong>un silenzio sinistro ed insostenibile</strong> sui nostri uomini caduti con tutta probabilità a causa dell’utilizzo dell’uranio impoverito nelle missioni di pace nelle quali abbiamo partecipato con spirito di sacrificio, abnegazione. Valore umano e professionale riconosciuto a livello Internazionale.<br />
Faccio presente alla S.V. che vi sono tantissime famiglie lasciate completamente sole che oltre al dolore subiscono il dramma e la beffa del loro Stato che in dieci anni ancora non è riuscito a mettere una parola &#8220;fine&#8221; al caso dell&#8217;UI.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4298"></span></p>
<p>Figli d’Italia che giurano ad una Bandiera e se questa è la risposta questo tricolore sembra non avere più significato.</p>
<p>Come è possibile che dopo tanti anni ancora non vi sia chiarezza?</p>
<p>Come è possibile lasciare sole le famiglie dei sopravvissuti che si caricano di spese insostenibili?</p>
<p>Come risarcire chi non ce l’ha fatta, ammesso che si possa quantificare in denaro una vita di un giovane caduto per la nostra pace?</p>
<p>Come la S.V. ben saprà l’UI è una sostanza radioattiva e tossica principalmente costituita dall’isotopo U-238 contenente una piccola percentuale dell’isotopo fissionabile U-235. Anche se la sua radioattività è il 40% in meno dell’uranio fissile, è sempre ben 60 volte più radioattivo del materiale che si trova in natura. Una proprietà caratteristica dell’UI di cui poco si parla è la piroforicità: si tratta della capacità dell’UI di autoincendiarsi a temperatura ambiente in determinate condizioni e di innescare incendi. E anche se non s’incendia perde in un anno lo 0.5 della sua massa.</p>
<p>Le emissioni dell’UI sono date principalmente da particelle &#8220;alfa&#8221; che per certi versi sono più insidiose dei &#8220;gamma&#8221; dell’uranio 235 perché possono essere respirate e non vengono segnalate dai contatori Geyger.</p>
<p>I danni provocati dell’UI, o meglio dalle radiazioni da questo emesso, sono di tipo cancerogeno, mutagenico-genotossico. Inoltre leucemie, tumori, malformazioni.</p>
<p>I soldati americani parlano del “Metallo del Disonore”; noi abbiamo decine e decine di soldati che attendono verità e giustizia.</p>
<p><strong>Le morti dei militari colpiti da queste sindromi tumorali si assomigliano tutte, ma non sono state finora riconosciute ufficialmente. Questi mali portano alla morte, ma la morte non porta al riconoscimento della causa di servizio: NESSUN RISARCIMENTO.</strong></p>
<p><strong><em>Perchè a chi parte per certi teatri di guerra si consiglia “caldamente” di: “astenersi dal procreare nei successivi 3 anni dal rientro dalla missione?”.</em></strong></p>
<p>Perché in tempi di ristrettezze economiche non si <strong>istituisce un fondo che garantisca le cause di servizio</strong> a tutti quei militari che s’ammalano nello &#8220;svolgimento del loro dovere&#8221; e compriamo meno “aerei”?</p>
<p>Perchè non istituire una Commissione Interministeriale (Difesa -- Lavoro -- Salute -- Esteri)?</p>
<p>Perchè la S.V. non si fa promotore di una Commissione a livello Europeo per accertare cosa sia accaduto anche agli altri uomini e figli d&#8217;Europa?</p>
<p><strong>Da un uomo di Destra, da un Ministro di Destra ci aspettiamo ed esigiamo verità, coraggio e determinazione Sig. Ministro.</strong></p>
<p>Ci aspettiamo che da domani queste nostri uomini che giurano fedeltà alla Patria ed al Tricolore abbiano semplicemente la Giustizia ed il Rispetto dovuto.</p>
<p>Da parte Nostra, Sig. Ministro, sia certo che non caleremo mai il sipario su questa “tragedia di Stato”.</p>
<p><strong><em>Sicuro che la S.V. leggerà queste poche ma significative righe, sono certo che farà quanto necessario per questi uomini della Patria e che la questione non ls lascerà indifferente. </em></strong></p>
<p><strong><em>L’occasione mi è gradita per inviare alla S.V. distinti saluti.</em></strong></p>
<p><strong>Maurizio Guarino<br />
Presidente Nazionale e Fondatore<br />
Associazione Politico Culturale<br />
“Destra Razionale – Sapere Aude”<br />
Coordinatore Nazionale<br />
“Alleanza Europea”</strong></p>
<p><strong>INFO SULL&#8217;UI:</strong></p>
<p><a href="http://www.uranioimpoverito.it">http://www.uranioimpoverito.it</a></p>
<p><a href="http://www.osservatoriomilitare.it/osservatorio/uranio/uranio.htm">http://www.osservatoriomilitare.it/osservatorio/uranio/uranio.htm</a></p>
<p><strong>LETTURA CONSIGLIATA:</strong></p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/uranioImpoverito.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4299" title="uranioImpoverito" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/uranioImpoverito.jpg" alt="" width="200" height="288" /></a></p>
<p>Uranio impoverito. La verità. Giulia Di Pietro intervista Falco Accame</p>
<p>Edito da Malatempora, 2006</p>
<p>101 pagine, € 10,00</p>
<p>ISBN 8884250366</p>
<p>di Falco Accame, Giulia Di Pietro Compra su IBS.it<br />
 <br />
Presente nel Centro di Documentazione</p>
<p>Quarta di copertina</p>
<p>La verità sull&#8217;uranio impoverito, criminale prodotto della guerra, ma anche della disonestà di chi produce e per la guerra e per la pace, grida in queste righe di uno dei grandi vecchi del nostro sentire civile. E&#8217; il generale Falco Accame, forse unico che nelle forze armate, e poi da parlamentare e poi da cittadino si sia battuto per la verità dell&#8217;agghiacciante mortifero uranio impoverito che, silenzioso e implacabile, uccide. Mentre i media fingono, tacciono, distorcono, sottovalutano. Mentre la commissione parlamentare che per anni ha cercato di tirar per le lunghe è arrivata a conclusioni vergognose, che insultano le molte, molte morti che esso ha prodotto, produce e produrrà, se non sarà fermato.</p>
<p>Dopo la vergogna di Marghera, questa dell&#8217;uranio impoverito è l&#8217;altra grande vergogna italiana la più terribile delle menzogne all&#8217;italiana. Recensione</p>
<p>«La contaminazione con la polvere UI inquina cibo ed acqua. Non mangiate assolutamente cibo non controllato. Particelle che fossero state inalate possono causare danni ai tessuti interni nel lungo termine. […] L’UI è un metallo pesante chimicamente tossico e radioattivo». Queste sono le disposizioni di sicurezza per le forze della KFOR operanti nei Balcani del 22 novembre 1999. Queste disposizioni sono arrivate con grande ritardo. I militari statunitensi si erano preoccupati della questione subito dopo la guerra del Golfo, mentre i militari francesi avevano emanato questa disposizione anni prima. Sei lunghi anni sono trascorsi prima che venissero resi noti i rischi da uranio impoverito ai militari e ai civili italiani.</p>
<p>Nel frattempo bisogna tener conto, secondo alcune stime di 40-50 morti e 300 ammalati, secondo altre di 30 morti e 80 ammalati. I dati esatti non sono conosciuti visto che l’UI viene usato anche in territorio italiano per le esercitazioni nei poligoni di tiro. Ulteriore scandalo è causato dalla mancata attuazione della legge che consentirebbe ai malati di usufruire di un indennizzo.</p>
<p>Di fronte a questa vergognosa situazione tutta italiana, interviene il Ministero della Difesa per bocca del suo Ministro Martino, secondo la cui relazione i nostri militari impiegati all’estero non corrono nessun pericolo riguardo all’uranio impoverito, non lo usano loro e non lo usano militari di altri paesi che collaborano con loro.</p>
<p>Una lunga intervista al generale Accame utile per smascherare senza prese di posizioni ideologiche tutte le bugie e le mezze verità raccontate sull’UI.</p>
<p>di Filippo Di Blasi</p>
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<p style="text-align: center;"> </p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/uranio.jpg"><img class="size-full wp-image-4301  aligncenter" title="uranio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/uranio.jpg" alt="" width="200" height="347" /></a></p>
<p>«Nanopathology» è una parola inventata da me, anche se ora comincia ad essere di uso corrente: significa patologie da micro e nano particelle. Con una macchina di nuovo tipo, un microscopio elettronico di tipo ambientale, non solo riusciamo a individuare delle cose molto piccole, ma anche abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per vedere all’interno dei tessuti patologici.<br />
Una nuova tecnica di indagine per osservare l’infinitamente piccolo<br />
Con questa tecnica riusciamo a vedere cose che sono molto piccole. Siamo abbastanza avvezzi a sentire l’espressione PM10: si tratta delle particelle che non ci fanno girare in auto la domenica e vuol dire 10 micron. Ebbene, in questo momento noi stiamo lavorando con particelle che sono più piccole di un micron, che si avvicinano ai nanometri (siamo arrivati fino a dieci nanometri): sono le dimensioni delle proteine e dei virus, quindi stiamo lavorando con qualcosa che è veramente molto piccolo. Perché ne parliamo? Perché effettivamente in questo modo riusciamo a vedere dei corpi estranei all’interno dei tessuti patologici.<br />
L’uranio impoverito produce nanopolveri che entrano irreversibilmente nell’organismo umano<br />
Fonte: <a href="http://www.cadu.org.uk">www.cadu.org.uk</a><br />
Dall’uranio impoverito all’analisi dei tessuti<br />
Quando scoppiò il caso dell’uranio impoverito, mi dissi: se c’è dell’uranio, andiamo a vederlo all’interno dei tessuti patologici, perché solo così si può dimostrare una correlazione tra l’uranio e la patologia eventualmente sviluppata. Se sta fuori, questo tipo di uranio impoverito non dà grossi problemi.<br />
Ho potuto analizzare il midollo, un pezzetto di fegato, un colon, un polmone, delle sezioni di campioni biologici. In alcuni casi ho avuto più campioni dello stesso paziente; per esempio, midollo, sperma e sangue.<br />
Nelle biopsie sono state trovate particelle tonde. E’ importante soffermarsi sulla forma rotondeggiante: lo scienziato dei materiali sa che le forme rotondeggianti provengono da combustioni ad altissima temperatura.<br />
A duemila gradi vengono prodotte insolite particelle<br />
Queste particelle, a mio avviso, si presentano strane. E’ stata rinvenuta nel tratto digestivo, nello stomaco, una particella di zirconio rotondeggiante, anzi tondissima, di 50 micron, quindi abbastanza grande. Trovare nell’ambiente una particella di zirconio così tonda è tecnicamente difficile. Lo zirconio, infatti, ha un’altissima temperatura di fusione e la rotondità della particella relativa al caso che sto illustrando è necessariamente dovuta ad una temperatura superiore almeno ai 2.000 gradi.<br />
Oltre i duemila gradi: cosa accade con la combustione dell’uranio impoverito<br />
Ho avuto modo di leggere il rapporto annuale del 1977 della base militare di Eglin, in Florida, nel quale sono stati valutati gli effetti sull’ambiente dell’esplosione di una bomba all’uranio impoverito. Gli americani fecero esplodere simili bombe nel deserto del Nevada per raccogliere poi elementi di uranio impoverito che, in realtà, non furono trovati. Vennero invece raccolti i prodotti della combustione determinata dall’uranio impoverito.<br />
Quando esplodono, bombe di questo tipo creano temperature superiori ai 3.000 gradi che fondono tutto ciò che si trova nel crogiuolo.<br />
Il rapporto della base statunitense ha dimostrato che le particelle rinvenute da quelle esplosioni avevano una forma perfettamente rotondeggiante, mentre la loro composizione chimica era determinata ovviamente dai materiali fusi presenti nel crogiuolo.<br />
Nel deserto del Nevada c’era solo sabbia, ma in una zona di guerra le esplosioni fanno fondere i materiali presenti (ad esempio, parti di un carro armato), creando quindi un inquinamento ambientale in cui si rilevano tutti gli elementi soggetti alla combustione avvenuta.<br />
Se si bombarda una raffineria o una fabbrica di armi, dall’esame dei residui della combustione che segue le esplosioni si possono individuare tutti i composti chimici presenti al momento del bombardamento.<br />
Il rapporto sulla base di Eglin già nel 1977 poneva l’accento sulle polveri create da questo tipo di esplosioni, le cui dimensioni erano al di sotto del micron. Il sito governativo dal quale era possibile reperire il rapporto è stato oscurato.<br />
Le nanoparticelle tondeggianti<br />
Esaminando il caso di un tumore della pleura abbiamo trovato piccolissime particelle di antimonio. Da una biopsia polmonare è risultata la presenza di tungsteno, materiale utilizzato nella produzione di lampadine: ritrovarlo all’interno di un polmone non è assolutamente normale. Nel caso di un linfoma di Hodgkin è stata rinvenuta una particella molto particolare perché composta da fosforo, cloro, piombo e cromo. E’ importante ricordare tale composizione per verificare non solo le problematiche di salute riferite all’uranio impoverito, quanto anche quello di indagare sui soggetti che abitano le zone limitrofe al poligono di Salto di Quirra in Sardegna. E il piombo è tossico. Ricordo, ad esempio, che nel XVIII secolo a Venezia esisteva una scuola di vetrai che produceva bellissimi vetri al piombo, attualmente esposti nei musei; ebbene, tutte le persone che operavano in quella scuola sono decedute in maniera anomala per via degli effetti tossici del piombo. Dalla biopsia del midollo osseo di un altro soggetto è stato rinvenuto anche del titanio, mentre abbiamo esaminato il caso di un soldato sminatore, che faceva cioè brillare gli armamenti nemici, al quale è stato diagnosticato un cancro della prostata. Dagli esami effettuati è risultata la presenza di notevoli quantità di metalli pesanti (bismuto, ferro, cobalto e tungsteno). In letteratura è risaputo che i metalli pesanti sono cancerogeni. Dalle immagini relative alle cellule esaminate è possibile notare che la loro forma è sempre rotondeggiante. Numerosi sono stati i casi in cui abbiamo rinvenuto particelle di acciaio, e quindi piombo, di antimonio misto a cobalto, lega che prima non conoscevo, pur lavorando nel settore dei biomateriali da molti anni. Ho ritrovato questo tipo di lega in un soldato americano che ha operato nella prima guerra del Golfo. E’ strano. Io non ho delle risposte. Ho solo delle evidenze.</p>
<p>&#8230; &#8230; &#8230; &#8230;</p>
<p><strong>Dott.ssa Antonietta Gatti</strong></p>
<p><strong>Note:<br />
Riduzione dell’audizione tenuta il 18 maggio 2005 davanti alla commissione parlamentare di inchiesta presso il Senato della Repubblica.<br />
Titolazione e adattamento a cura di Alessandro Marescotti.</strong><br />
<strong>Il testo integrale è reperibile presso </strong><a href="http://www.senato.it/"><strong>http://www.senato.it/</strong></a><br />
<strong>Articolo originale in </strong><a href="http://italy.peacelink.org/"><strong>http://italy.peacelink.org/</strong></a></p>
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		<title>SCHOCK SHOPPING: LA MANIPOLAZIONE DI MASSA</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 07:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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&#8220;Shock shopping&#8221;, da cittadino a consumatore: come la grande distribuzione ci manipola.
Una &#8220;malattia che ci consuma&#8221; ma che non sappiamo di avere. La Grande distribuzione organizzata è entrata nella nostra vita fino ad impossessarsene, velocemente. I grandi centri commerciali, disseminati in ogni angolo delle nostre città, sono diventati le nuove agorà dove il cittadino si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/FASCHION.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4296" title="SWS FashionVictim010-JPG" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/FASCHION-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>&#8220;Shock shopping&#8221;, da cittadino a consumatore: come la grande distribuzione ci manipola.</strong></p>
<p>Una &#8220;malattia che ci consuma&#8221; ma che non sappiamo di avere. La Grande distribuzione organizzata è entrata nella nostra vita fino ad impossessarsene, velocemente. I grandi centri commerciali, disseminati in ogni angolo delle nostre città, sono diventati le nuove agorà dove il cittadino si trasforma in consumatore, vittima inconsapevole di una surrettizia &#8220;manipolazione della mente&#8221;. Lo shopping è più di una moda, è uno stile di vita.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4294"></span></p>
<p> “Le strategie messe in campo per condizionare gli acquisti e tutta la filiera produttiva dei consumi sono a dir poco impressionanti”, dice Saverio Pipitone che nel suo libro-inchiesta Shock Shopping (Arianna editrice, 156 pagine, 10,80 euro) fa la scansione alla Gdo, gestita da multinazionali prive di senso etico e &#8220;dedite allo sfruttamento&#8221;. “Veniamo indotti a consumare sempre di più, utilizzando metodi creati appositamente per indurci a comprare: ci serve una cosa e usciamo dall’ipermercato con il carrello pieno”.<br />
Pipitone, siamo schiavi del consumo?</p>
<p>“Ci sono alcune pratiche come il posizionamento delle merci sugli scaffali che mirano proprio a questo, prodotti attraenti messi ad altezza d&#8217;occhi. Ci sono delle case produttrici, come per esempio Barilla, che pagano alla Gdo per inserire i prodotti negli scaffali in una posizione strategica. Quelli messi più sotto o in alto son prodotti con marche inferiori che costano meno e che pertanto devono essere più difficili da trovare. Oppure si pensi alle caramelle messe sempre ad altezza di occhi di bambino. Ma le pratiche sono tante, i percorsi prestabiliti all&#8217;interno del centro commerciale con all’ingresso frutta e verdura e prodotti in offerta. Gli elettrodomestici, invece, in punti più tranquilli perché devi avere il tempo di pensare&#8221;.<br />
 Un processo che lei definisce di &#8220;manipolazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Esatto. Nei centri commerciali, ma anche negli autogrill, sei costretto a seguire un percorso preciso per uscire, studiato proprio per farti comprare. Ci sono degli architetti che studiano come aumentare la permanenza e quindi il consumo all&#8217;interno del centro commerciale. Ci sono quelli che studiano il posizionamento delle merci negli scaffali o quelli che studiano gli elementi sui quali far leva per indurre al consumo superfluo. All&#8217;interno dei centri Ikea viene messa una musica soft italiana e vengono sparsi dei profumi piacevoli per indurre il consumatore ad aumentare la permanenza. L&#8217;obiettivo è guadagnare e vendere, puntando molto sulla quantità perché solo così si riesce ad avere prezzi bassi e quindi maggiori vendite&#8221;.<br />
Dietro la grande distribuzione c&#8217;è un sistema che annienta i piccoli produttori e, gradualmente, anche la qualità dei prodotti. Con costi sociali e ambientali altissimi.<br />
&#8220;Ci sono delle grosse aziende, delle multinazionali, che sfruttano i dipendenti. Lo si è potuto vedere recentemente all&#8217;interno di Esselunga &#8211; c&#8217;è stato il caso di una cassiera alla quale impedivano di andare in bagno &#8211; ma anche di Lidl, dove in Germania i dipendenti venivano controllati con telecamente e intercettazioni ambientali. Quindi ricattati sulla base delle cose che si raccontavano a vicenda (problemi familiari o economici) durante la pausa pranzo o caffè. Senza contare che lavorano ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Ci sono costi sociali e ambientali che non vengono considerati. Per esempio Ikea non ha mai dichiarato da dove importa il legname e gli altri materiali che usa per i suoi mobili da montare comodamente a casa. Il prezzo basso è introdotto in bilancio come un costo, un costo ambientale e sociale che sopportano evidentemente altre persone nei paesi sfruttati&#8221;.<br />
Cosa avviene in Italia?</p>
<p>&#8220;Spesso la stessa cosa. Qualche mese fa in Lombardia, in un Ipercoop i dipendenti venivano spiati con le telecamere nascoste. Il quotidiano Libero ha pubblicato un&#8217;inchiesta di Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano Spa, che ha seguito la vicenda molto da vicino. Ovviamente l&#8217;Ipercoop ha negato tutto, ma ci sono delle testimonianze che confermano questa pratica. Nei fast food i lavoratori sono costretti a un lavoro alienante, con turni pesantissimi e magari sottopagati. Inoltre, vengono preferiti i giovani e le donne, perché più fragili e quindi più controllabili. Questi sono i costi sociali peggiori&#8221;.<br />
Ma anche i piccoli produttori sono nel mirino della Gdo.</p>
<p>&#8220;Esatto. La Gdo riesce ad imporre le sue condizioni al mercato e può dire al produttore come si deve comportare perché alla fine è lei a distribuire il prodotto. Per esempio in molte parti d&#8217;Italia la Gdo non va più a comprare al mercato ortofrutticolo, ma direttamente dai produttori a cui impone le sue regole, prezzo compreso. Molti mercati ortofrutticoli all&#8217;ingrosso infatti sono in crisi e molti rischiano di chiudere. Altri, come in Emilia Romagna o qui a Bologna, si riorganizzano e riescono ad interloquire con la Gdo. Ma al Sud non ci sono organizzazioni di produttori, quindi la grande distribuzione preferisce acquistare al Nord. Le conseguenze sono facilmente immaginabili&#8221;.<br />
La Gdo si espande, acquisisce grosse fette di mercato e ne condiziona il funzionamento.<br />
&#8220;Esatto, condiziona verso l&#8217;alto la filiera. Però la cosa che ho scritto nel libro è che anche il consumatore ha la possibilità di condizionare verso l&#8217;alto tutta la filiera, attraverso le sue scelte potrebbe ridimensionare la potenza della grande distribuzione&#8221;. <br />
Inducendola a comportamenti più etici?</p>
<p>&#8220;Certo anche se ultimamente si è abusato anche di questo, dell&#8217;etica. Con il boom del prodotto biologico, poi equo e solidale, poi il prodotto locale e così via. La Gdo si organizza, è capace di seguire le tendenze e stare al passo con i tempi, di modo che anche il commercio equo e solidale, il biologico, il prodotto a chilometri zero sottostiano alle regole della Gdo. L&#8217;unica soluzione che io vedo in mezzo a tutto questo è diminuire i consumi e cercare di recuperare il valore d&#8217;uso delle cose&#8221;.<br />
Consumare meno e consumare meglio.</p>
<p>&#8220;Esatto, a prescindere dal fatto che si tratti di prodotto etico o tradizionale. Ridimensionare i propri consumi. Viviamo in un sistema che, attraverso la pubblicità e i bisogni indotti, ci spinge a consumare sempre di più in barba ai reali bisogni, è necessario essere più razionali negli acquisti&#8221;.<br />
I grandi centri commerciali, tra l&#8217;altro, si fanno &#8220;stile di vita&#8221;. Si sostituiscono alle piazze, alle strade, ai luoghi tradizionali di socializzazione.<br />
&#8220;I centri storici spesso, soprattutto nel Nord Italia, sono in abbandono. La domenica invece di andare a passeggiare in centro si va nei centri commerciali aperti sette giorni su sette o negli outlet e che hanno ricostruito l&#8217;architettura dei centri storici. Quindi il centro della città viene gradualmente abbandonato, sparisce &#8216;l&#8217;uomo politico&#8217; che si incontrava nelle piazze del centro, dove avveniva la vita associativa, per lasciare spazio all&#8217;uomo consumatore, la cui vita non più associativa ma individuale è scandita appunto dai consumi. Oltretutto sta avvenendo il passaggio &#8211; per quanto riguarda la società occidentale &#8211; da una società di produttori a una società di consumatori. Viene tutto prodotto nei paesi asiatici e poi consumato da noi. Qui non si produce più. Molte fabbriche dismesse stanno per essere traformate in centri commerciali&#8221;.<br />
Nel suo libro scrive che la prossima frontiera sono i centri storici.</p>
<p>&#8220;Proprio così. Leggevo da poco che una catena di vendita di materiali fai-da-te ha rilevato una fabbrica in chiusura che si trovava all&#8217;interno di una città per trasformarla in un grande magazzino, assumendo tutti gli ex operai licenziati. Descrive la realtà in cui viviamo in cui non si produce più ma si consuma. Negli Usa poi sta avvenendo qualcosa che sta arrivando anche da noi: mentre prima in centri commerciali stavano nelle periferie, oggi si spostano gradualmente verso il centro. La Gdo, Hm o Zara, per fare degli esempi, permette grosse disponibilità di capitali e quindi la possibilità di pagare affitti anche sostanziosi. L&#8217;obiettivo è raggiungere tutte le persone, sia quelle delle periferie che quelle del centro&#8221;.<br />
Grande disponibilità di capitali che fa gola a molti, compresa la criminalità organizzata, che può così riciclare il denaro sporco.<br />
&#8220;Se ne potrebbe parlare a lungo. Possiamo sintetizzare notando come in Sicilia negli ultimi anni, in particolare a Palermo, Catania e Trapani, ormai sia pieno di centri commerciali, ipermercati, aperti da imprenditori cosiddetti &#8216;puliti&#8217;. Ma che le inchieste scoprono presto essere prestanome di boss mafiosi come Matteo Messina Denaro nel caso Despar. Questo perché la grande distribuzione organizzata ti permette di incassare subito, pagare in seguito i fornitori e riciclare grandi quantità di denaro. Un supermercato semplice, di 250 metri quadri, ti fa guadagnare anche 10-20 milioni di euro, l&#8217;ideale. Ma non è una novità: negli Stati Uniti già avveniva negli anni &#8216;60 o &#8216;70, con le catene di ristoranti o pizzerie. Quando poi i prestanome vengono scoperti, ci sono sempre persone nuove che avviano nuovi punti vendita che nel giro di poco tempo si moltiplicano. E&#8217; un business sempre in attivo&#8221;.</p>
<p>di Antonella Loi &#8211; fonte: tiscali</p>
<p>LETTURA CONSIGLIATA:</p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/shock.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4295" title="shock" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/07/shock.jpg" alt="" width="112" height="160" /></a></p>
<p>Shock Shopping</p>
<p>La malattia che ci consuma &#8211; Scopri come le catene dei supermercati manipolano e impoveriscono la tua vita</p>
<p>Autore: Saverio Pipitone <br />
 <br />
Prezzo: € 10,80</p>
<p>Fatti e misfatti della Grande Distribuzione Organizzata.</p>
<p>Le strategie attraverso cui la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si è sviluppata ed è oggi in grado di condizionare tutta la filiera produttiva dei consumi, sono a dir poco impressionanti.</p>
<p>Il nuovo libro di Saverio Pipitone, coautore di Schiavi del Supermercato, le svela una dopo l’altra, facendo salire sul banco degli imputati tutti i grandi gruppi.</p>
<p>Shock Shopping è un libro che analizza le diverse realtà della Grande Distribuzione italiana, ne rivela i costi sociali e ambientali, osserva le numerose tecniche di fidelizzazione utilizzate per manipolare il consumatore e approfondisce la vicenda della guerra tra catene distributive per la conquista di nuovi spazi.</p>
<p>Dopo aver svelato al lettore i segreti dei giganti del commercio, Shock Shopping indica la possibile alternativa della Piccola Distribuzione Organizzata (PDO), esaminando le diverse esperienze di decrescita, sobrietà e semplicità volontaria.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>WOMEN@WORK: L&#8217;ALBA DI UNA NUOVA ERA</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 06:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TRINITY - MODERATOR</dc:creator>
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Manifesto sul futuro dei sistemi di conoscenza
MANIFESTO SUL FUTURO DEI SISTEMI DI CONOSCENZA
Sovranità della conoscenza per un pianeta vitale
Principi per un nuovo paradigma della conoscenza
PRINCIPI PER UN NUOVO PARADIGMA DELLA CONOSCENZA
Preambolo
Le soluzioni ai problemi della società dipendono dal modo in cui le conoscenze
vengono prodotte, utilizzate e diffuse. Riduzionismo, frammentazione e pensiero
meccanicistico sono all’origine delle molteplici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NATURA.jpg"><img class="size-medium wp-image-4290  aligncenter" title="NATURA" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NATURA-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p> </p>
<p>Manifesto sul futuro dei sistemi di conoscenza</p>
<p>MANIFESTO SUL FUTURO DEI SISTEMI DI CONOSCENZA<br />
Sovranità della conoscenza per un pianeta vitale</p>
<p>Principi per un nuovo paradigma della conoscenza</p>
<p>PRINCIPI PER UN NUOVO PARADIGMA DELLA CONOSCENZA<br />
Preambolo<br />
Le soluzioni ai problemi della società dipendono dal modo in cui le conoscenze<br />
vengono prodotte, utilizzate e diffuse. Riduzionismo, frammentazione e pensiero<br />
meccanicistico sono all’origine delle molteplici catastrofi che attanagliano oggi<br />
l’umanità: l’implosione finanziaria e il collasso economico, il caos climatico e le<br />
crisi energetiche e alimentari. Le soluzioni a queste crisi esigono un nuovo modo<br />
di pensare: è quindi necessario un nuovo modello di conoscenza.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4289"></span></p>
<p>In passato abbiamo visto scomparire culture e gruppi etnici in conseguenza di<br />
scelte errate. Oggi viviamo in un’epoca in cui le decisioni adottate in un luogo<br />
influenzano tutto il mondo e le scelte sbagliate possono causare una distruzione<br />
irreversibile. Per garantire il nostro futuro su un pianeta sano è necessario un<br />
approccio olistico.<br />
Questo manifesto offre la cornice per un nuovo modello di conoscenza basato<br />
sui principi sotto descritti.<br />
A. FALLIMENTI DEI SISTEMI DI CONOSCENZA DOMINANTI ATTUALI<br />
1. La mancanza di un sapere olistico e una visione del mondo meccanicistica<br />
stanno alla base delle molteplici crisi che l’umanità si trova ad affrontare<br />
Come diceva Einstein, non possiamo risolvere i problemi con la stessa<br />
impostazione mentale che li ha generati. Consciamente o inconsciamente,<br />
nelle nostre menti il mondo è stato assimilato a un’enorme macchina, libera di<br />
essere migliorata e modificata dall’uomo. Proprio come le macchine vengono<br />
montate manipolandone i componenti, abbiamo pensato che lo stesso potesse<br />
essere fatto con il mondo intero, vivente e non vivente. Ciò ha portato allo<br />
scardinamento di processi ecologici fragili, vitali per la sopravvivenza umana.<br />
Si è presupposto che la conoscenza completa del tutto potesse essere ottenuta<br />
semplicemente attraverso la conoscenza delle sue singole parti. Questo<br />
approccio, che ha dato luogo a una metodologia con scopi pratici, è stato elevato<br />
a teoria e addirittura a ideologia, tanto che la metafora “i sistemi naturali sono<br />
come macchine” si è progressivamente trasformata nell’affermazione<br />
&#8220;i sistemi naturali sono macchine”.<br />
Ma noi non conosciamo affatto tutti i componenti della biosfera, al massimo<br />
solo la funzione di ciascuno di essi. Questa mancata conoscenza vale sia<br />
per i componenti viventi che per quelli non viventi. Anche se la biosfera si<br />
comportasse come una macchina, la nostra limitata conoscenza di tutte le sue<br />
parti ci renderebbe impossibile conoscere gli esiti della modifica o addirittura<br />
dell’eliminazione di una qualsiasi di esse. Data la nostra ignoranza, dovremmo<br />
ridurre al minimo i nostri interventi sulla biosfera.<br />
Inquinamento, degrado ed esaurimento delle nostre risorse naturali, uniti al<br />
cambiamento climatico globale, costituiscono un chiaro segnale di pericolo.<br />
La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua capacità di mantenere<br />
la resilienza della biosfera e di sviluppare nuovi sistemi di conoscenza per<br />
aumentare la sua capacità d’adattamento al cambiamento. Il riduzionismo<br />
elevato da metodo a visione del mondo ha causato il collasso economico e le<br />
catastrofi climatiche che abbiamo di fronte. Questa visione del mondo ancora<br />
dominante è inadeguata a fornire soluzioni ai problemi da essa stessa creati, o<br />
a capire pienamente l’ordine di grandezza e l’entità di questi problemi. Spesso<br />
l’applicazione di questa visione del mondo scarica il peso dell’adattamento sui<br />
poveri e sui più vulnerabili. Il riduzionismo favorisce il gigantismo, la tutela del<br />
potente e del grande, rendendo il piccolo e il diverso invisibili e vulnerabili. Sia la<br />
sostenibilità che la giustizia esigono una nuova visione del mondo.<br />
2. L’esclusione del sapere tradizionale e delle culture indigene<br />
ha ristretto la base di conoscenze di cui l’umanità ha bisogno<br />
per affrontare una crisi dalle molteplici dimensioni<br />
La crescente tendenza a escludere il sapere delle comunità indigene, delle<br />
donne, dei contadini, degli anziani e i punti di vista dei giovani sta impoverendo<br />
intellettualmente l’umanità rendendola più vulnerabile a minacce di vario tipo.<br />
La visione del mondo meccanicistica ha preso il sopravvento sulle visioni del<br />
mondo ecologiche e sui sistemi di conoscenza di comunità e gruppi diversi.<br />
Il sapere tradizionale è stato falsamente identificato con la mancanza di<br />
analisi sistematica, di verifica, di evoluzione dinamica, di innovazione e ciò ha<br />
portato a identificarlo con la stagnazione e l’arretratezza. Sulla base di questo<br />
pregiudizio, il sapere scientifico riduzionista ha progressivamente preso il posto<br />
del sapere tradizionale che era sopravvissuto per secoli come parte dei sistemi<br />
di conoscenza in evoluzione, che interagiscono intimamente con gli ecosistemi<br />
e che sono caratterizzati da un’elevata capacità di adattamento. Il riduzionismo<br />
ha portato a una superspecializzazione di discipline e organizzazioni, che<br />
trasferiscono poi il sapere frammentato al mondo della produzione. Questo<br />
modello crea gerarchie e opera una divisione tra persone normali ed esperti, tra<br />
diverse parti dei sistemi di conoscenza e di produzione e tra le stesse discipline.<br />
L’imposizione della visione del mondo meccanicistica e del metodo riduzionista<br />
ha distrutto la capacità dei popoli indigeni di far evolvere continuamente il<br />
loro sapere tradizionale nel contesto di un mondo in continuo cambiamento.<br />
In effetti i sistemi di conoscenza tradizionali si sono costantemente arricchiti<br />
attraverso l’interazione dinamica tra comunità e ambiente in cambiamento e<br />
per lungo tempo sono stati alla base di una co-evoluzione virtuosa dell’uomo e<br />
della natura. Anche oggi, in molte parti del mondo, il sapere tradizionale è l’unico<br />
mezzo che i popoli indigeni hanno per affrontare le sfide della sopravvivenza.<br />
In alcuni casi abbiamo già perso per sempre un tesoro di conoscenze<br />
materialmente racchiuso nella biodiversità e in varie tradizioni culturali. La<br />
diversità delle lingue è importante nel contesto della diversità delle culture<br />
umane. L’eliminazione della diversità linguistica ha impedito il mantenimento<br />
della trasmissione del sapere tradizionale da una generazione all’altra. Le<br />
lingue sono i veicoli della conoscenza. La loro scomparsa è la scomparsa<br />
dell’immaginazione.<br />
3. Il controllo della scienza da parte delle grandi imprese<br />
e la commercializzazione del sapere attraverso brevetti<br />
e altri diritti di proprietà intellettuale stanno minando<br />
la creazione della conoscenza stessa<br />
La rivoluzione industriale e l’utopia meccanicistica hanno imposto la loro visione<br />
di un mondo, secondo la quale il pianeta è un deposito di risorse illimitate da<br />
sfruttare attraverso la scienza e la tecnologia per creare ricchezza. Pienamente<br />
compatibile con le direzioni prese dal capitalismo globale, l’utopia meccanicistica<br />
ha reso grandi servizi anche alle multinazionali. Da un lato ha dato loro l’accesso<br />
alle risorse mondiali; dall’altro ha creato un mondo della finanza fittizio, sempre<br />
più separato dai bisogni della società. Le grandi imprese capitalistiche hanno<br />
progressivamente preso il controllo delle risorse del pianeta, giustificando il loro<br />
operato con la capacità di creare ricchezza.<br />
Attraverso l’introduzione dei diritti di proprietà intellettuale, istituiti inizialmente<br />
per premiare l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza scientifica è stato<br />
sempre più privatizzato e commercializzato. Con l’alleanza tra le grandi imprese<br />
private e gli organismi di ricerca scientifica pubblici, il sapere è stato cooptato al<br />
servizio di interessi privati.<br />
I diritti di proprietà intellettuale hanno anche legittimato il processo di<br />
appropriazione del sapere tradizionale da parte delle imprese private. Negando<br />
il valore scientifico del sapere tradizionale, essi ne permettono l’appropriazione<br />
semplicemente codificandolo in un discorso scientifico moderno, poi<br />
brevettandolo come un’invenzione e impedendone alla fine l’uso da parte<br />
dei suoi stessi creatori e custodi. Ciò è quanto avvenuto, per esempio, con i<br />
contadini che sono stati progressivamente espropriati della loro conoscenza<br />
sulle sementi e del loro diritto di conservare, migliorare e scambiare sementi.<br />
B. PRINCIPI PER UN NUOVO MODELLO DI CONOSCENZA CHE GARANTISCA</p>
<p>UN PIANETA VITALE<br />
4. I nuovi modelli alimentari e agricoli dovrebbero imparare dalla scienza<br />
olistica della vita<br />
La sopravvivenza dell’uomo dipende dalla capacità della nostra specie di<br />
mantenere e preservare la plasticità della biosfera con tutti i suoi componenti<br />
interagenti, ivi compresa la specie umana. Poiché l’agricoltura è un sistema di<br />
produzione basato direttamente sulle risorse della biosfera – suolo, acqua e<br />
biodiversità – essa fornisce un buon esempio di non sostenibilità causata dal<br />
passaggio dal sapere tradizionale alla scienza tradizionale frammentata.<br />
Il metodo riduzionista, nato con la scienza moderna allo scopo di semplificare<br />
lo studio dei sistemi naturali, ha portato a un enorme progresso in campo<br />
tecnologico, ma anche a una profonda frammentazione del sapere e a una<br />
mancanza di capacità di sintesi.<br />
La costruzione di un mondo semplificato basato su singole versioni di pochi<br />
prodotti ottimali, sia viventi che non viventi, porta alla creazione di un’unica<br />
società omogenea con una sola cultura, una sola ideologia, una sola scienza, una<br />
sola tecnologia, un solo modello economico e produttivo. In altri termini significa<br />
distruggere gli strumenti e i processi che hanno consentito l’adattamento e la<br />
proliferazione dell’uomo in tutte le aree del pianeta. Implica inoltre la distruzione<br />
della diversità culturale e biologica.<br />
La non sostenibilità dei sistemi alimentari e agricoli basati sulla scienza<br />
riduzionista ha creato l’esigenza di nuovi modelli basati su una scienza olistica,<br />
sia tradizionale che moderna.<br />
In tutto il mondo i contadini stanno rivalutando il sapere tradizionale come<br />
fonte di innovazione, stanno seguendo proprie vie di sviluppo indipendenti<br />
in opposizione a quelle suggerite dai sistemi di conoscenza ufficiali e stanno<br />
costruendo sistemi di conoscenza paralleli, allineandosi con i segmenti non<br />
riduzionisti della ricerca scientifica. Allo stesso tempo, al cuore di queste stesse<br />
istituzioni scientifiche, stanno emergendo correnti di pensiero che sostengono la<br />
necessità di incorporare il sapere tradizionale nei sistemi di conoscenza moderni.<br />
I successi dell’agricoltura biologica ed ecologica e della produzione basata su<br />
sistemi alimentari locali, nati all’esterno delle – e spesso malgrado le – forme<br />
convenzionali di produzione e distribuzione, stanno accelerando la rivalutazione<br />
del ruolo del sapere tradizionale in nuovi modelli alimentari e agricoli.<br />
5. La diversità e il pluralismo dei sistemi di conoscenza sono vitali<br />
per l’evoluzione e l’adattamento, specialmente in tempi di crescente<br />
instabilità e grande imprevedibilità<br />
Tutti i sistemi viventi evolvono e quando cessano di evolvere muoiono. Ciò è<br />
vero sia per i sistemi naturali che per i sistemi culturali. Il sapere reale è un<br />
sistema vivente che cambia e si adatta alla realtà in cambiamento. L’uniformità<br />
priva i sistemi di meccanismi e potenzialità evolutivi. Oggi il presupposto<br />
semplicistico che la natura è “semplicemente meccanica” non è più valido. La<br />
diversità del sapere è necessaria per rafforzare i sistemi di conoscenza in modo<br />
da poter formulare le domande giuste e fornire le risposte alle enormi sfide del<br />
nostro tempo.<br />
Il sapere tradizionale e il sapere delle comunità indigene, anche attraverso<br />
un’integrazione con una conoscenza scientifica in grado di riconoscere la propria<br />
parzialità di fronte a fenomeni complessi, sono in grado di aiutare l’umanità<br />
ad adattarsi e ad evolvere nei nostri tempi imprevedibili e instabili, grazie al<br />
loro intimo collegamento con la diversità biologica e culturale. La capacità di<br />
osservazione quotidiana dei contadini li rende scienziati sul campo, in grado di<br />
garantire la conservazione dell’habitat, del suolo e delle risorse idriche. In tutto il<br />
mondo il sapere contadino ha protetto e potenziato la biodiversità, garantendo<br />
al tempo stesso la sicurezza alimentare per le varie comunità. Nella maggior<br />
parte delle culture le attività delle donne sono state direttamente connesse<br />
con la vita e quindi con l’adattamento e con la sopravvivenza in contesti<br />
ambientali e umani in continuo cambiamento. Le generazioni più anziane sono<br />
quelle che mantengono viva la memoria delle conoscenze e delle esperienze,<br />
fornendo alla comunità l’humus su cui può basarsi l’evoluzione, l’innovazione<br />
e l’identità. I giovani stanno sfidando creativamente i modelli superati di<br />
oggi e colgono prontamente i punti critici del sistema. Il loro contributo ai<br />
processi multidirezionali dell’apprendimento e dell’insegnamento può aiutare<br />
ad arricchire le conoscenze umane e facilitare i processi di adattamento e di<br />
trasformazione.<br />
Oggi molti scienziati, soprattutto quando riescono a non cedere alle lusinghe<br />
delle grandi imprese private, sanno bene che la soluzione riduzionista non è<br />
necessariamente la migliore. Ora che il modello dominante sta mostrando le<br />
sue inadeguatezze e i suoi fallimenti, dobbiamo necessariamente riconoscere<br />
la pluralità dei sistemi di conoscenza e le potenzialità della loro integrazione,<br />
essenziale per aumentare la nostra capacità di sopravvivenza come specie.<br />
6. La sovranità delle comunità sulle conoscenze deve essere riconosciuta<br />
e le conoscenze devono essere usate, potenziate e condivise liberamente<br />
Tutti gli esseri umani sono soggetti in grado di conoscere, indipendentemente<br />
da classe sociale, razza, genere, religione, etnia o età. Tutte le comunità e culture<br />
sono creatrici di sapere. Le culture che sono sopravvissute nel tempo hanno<br />
costantemente evoluto i propri sistemi di conoscenza, che sono classificati come<br />
“sapere tradizionale”. Le strutture e istituzioni dominanti di produzione delle<br />
conoscenze nella società contemporanea hanno portato al dominio di “esperti”,<br />
escludendo il sapere popolare.<br />
Il diritto delle comunità e delle culture di sviluppare e potenziare congiuntamente<br />
il proprio sapere, ponendo le domande di loro scelta e condividendo queste<br />
conoscenze liberamente con altri gruppi e reti, costituisce la loro sovranità<br />
sulle conoscenze. Il sapere dovrebbe circolare liberamente. La sovranità sulle<br />
conoscenze non implica il diritto di rifiutare la loro libera circolazione. Essa<br />
include la piena partecipazione democratica dei cittadini alla nuova sintesi delle<br />
conoscenze basata sull’inclusione di sistemi di conoscenza esclusi.<br />
Una nuova consapevolezza dell’importanza della diversità culturale e scientifica<br />
e la disponibilità di nuove tecnologie dell’informazione rendono necessaria una<br />
profonda trasformazione dei sistemi di conoscenza ufficiali, attualmente non<br />
democratici, tecnocratici e separati l’uno dall’altro.<br />
I nuovi sistemi di conoscenza devono essere in grado di promuovere<br />
sostenibilità, equità e flessibilità mediante:<br />
• sistemi di conoscenza che permettano a una pluralità di approcci e di forme<br />
di conoscenza di vivere fianco a fianco e integrarsi;<br />
• apertura garantita, pari dignità di tutte le conoscenze e capacità degli<br />
agricoltori e delle comunità rurali locali di essere ascoltati;<br />
• la distribuzione di risorse pubbliche e la regolamentazione della proprietà<br />
intellettuale, individuando chiaramente interessi pubblici e interessi privati,<br />
dando la priorità ai primi.<br />
Proprio come la Sovranità Alimentare è emersa come il principio organizzativo<br />
della nostra sicurezza alimentare, basata sulla piena partecipazione, dove tutti<br />
hanno il diritto di decidere che cosa mangiare e il modo in cui produrlo, così<br />
anche la Sovranità sulle Conoscenze dovrà essere pienamente integrata in<br />
strutture e istituzioni di creazione del sapere, nelle scelte tecnologiche e nelle<br />
scelte di produzione e consumo. La sovranità sulle conoscenze poggia sul dovere<br />
di condividere liberamente le conoscenze con altre comunità sovrane e di<br />
continuare la libera circolazione delle conoscenze.</p>
<p>INTRODUZIONE<br />
Pensare in modo nuovo<br />
L’umanità è attanagliata da molteplici catastrofi: implosione finanziaria e<br />
collasso economico, caos climatico e crisi energetica e alimentare. All’origine di<br />
queste molteplici crisi sta un modello di conoscenza basato su visioni del mondo<br />
frammentate, nonché su una separazione tra persone normali ed esperti, tra<br />
natura e conoscenza scientifica limitata, nonché fra economia reale ed economia<br />
finanziaria. Il sapere deve tornare a essere collegato alla realtà. Le visioni del<br />
mondo per il futuro devono essere più olistiche (“tutto è connesso a tutto”)<br />
e meno antropocentriche (“l’uomo è una parte della biosfera, non il padrone<br />
di essa”). Un sapere specialistico complicato, ottuso e opaco, sia nella sfera<br />
economica che nelle discipline scientifiche, non è la conoscenza di cui abbiamo<br />
bisogno. Questa separazione del sapere specialistico dalla realtà e degli esperti<br />
dalle persone normali ha causato instabilità e insicurezza, che si riflettono<br />
nel collasso finanziario che stiamo vivendo e nell’attuale crisi alimentare. La<br />
democratizzazione delle conoscenze in ogni settore è divenuta di importanza<br />
vitale. Questa democratizzazione esige sia la piena partecipazione democratica<br />
dei cittadini alla produzione delle conoscenze, sia la “risurrezione” dei saperi<br />
assoggettati, come il sapere tradizionale e indigeno e il sapere delle donne.<br />
Cambiare i paradigmi del sapere è divenuto un imperativo. I nuovi modelli<br />
devono basarsi sulla consapevolezza che:<br />
• tutti gli esseri umani sono soggetti in grado di conoscere e tutte le culture<br />
hanno sistemi di conoscenza;<br />
• tutto è collegato e quindi la conoscenza deve essere olistica;<br />
• gli esseri umani sono parte della natura e non i suoi padroni;<br />
• le attività umane devono contribuire alla conservazione della biosfera e della<br />
natura vivente;<br />
• deve essere applicato il Principio di Precauzione, allo scopo di evitare<br />
mutamenti irreversibili – basati sulle tecnologie – all’ecosistema<br />
e alla biosfera.<br />
Sulla base di questa consapevolezza, i principi sotto descritti forniscono la<br />
cornice per una transizione delle conoscenze e per una modificazione dei modelli<br />
che permetta di trovare soluzioni reali e durature alle molteplici crisi che ci<br />
troviamo a fronteggiare.</p>
<p>A. FALLIMENTI DEI SISTEMI DI CONOSCENZA DOMINANTI ATTUALI<br />
Capitolo 1<br />
LA MANCANZA DI UN SAPERE OLISTICO E UNA VISIONE DEL MONDO<br />
MECCANICISTICA STANNO ALLA BASE DELLE MOLTEPLICI CRISI<br />
CHE L’UMANITÀ SI TROVA AD AFFRONTARE<br />
Come diceva Einstein, non possiamo risolvere i problemi con la stessa<br />
impostazione mentale che li ha generati. Consciamente o inconsciamente,<br />
nelle nostre menti il mondo è stato assimilato a un’enorme macchina, libera di<br />
essere migliorata e modificata dall’uomo. Proprio come le macchine vengono<br />
montate manipolandone i componenti, abbiamo pensato che lo stesso potesse<br />
essere fatto con il mondo intero, vivente e non vivente. Ciò ha portato allo<br />
scardinamento di processi ecologici fragili, vitali per la sopravvivenza umana.<br />
Si è presupposto che la conoscenza completa del tutto potesse essere<br />
ottenuta semplicemente attraverso la conoscenza delle sue singole parti.<br />
Questo approccio, che ha dato luogo a una metodologia con scopi pratici,<br />
è stato elevato a teoria e addirittura a ideologia, tanto che la metafora “i<br />
sistemi naturali sono come macchine” si è progressivamente trasformata<br />
nell’affermazione “i sistemi naturali sono macchine”.<br />
Ma noi non conosciamo affatto tutti i componenti della biosfera, al massimo<br />
solo la funzione di ciascuno di essi. Questa mancata conoscenza vale sia<br />
per i componenti viventi che per quelli non viventi. Anche se la biosfera si<br />
comportasse come una macchina, la nostra limitata conoscenza di tutte le sue<br />
parti ci renderebbe impossibile conoscere gli esiti della modifica o addirittura<br />
dell’eliminazione di una qualsiasi di esse. Data la nostra ignoranza, dovremmo<br />
ridurre al minimo i nostri interventi sulla biosfera.<br />
Inquinamento, degrado ed esaurimento delle nostre risorse naturali, uniti al<br />
cambiamento climatico globale, costituiscono un chiaro segnale di pericolo.<br />
La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua capacità di mantenere<br />
la resilienza della biosfera e di sviluppare nuovi sistemi di conoscenza per<br />
aumentare la sua capacità d’adattamento al cambiamento. Il riduzionismo<br />
elevato da metodo a visione del mondo ha causato il collasso economico e le<br />
catastrofi climatiche che abbiamo di fronte. Questa visione del mondo ancora<br />
dominante è inadeguata a fornire soluzioni ai problemi da essa stessa creati, o<br />
a capire pienamente l’ordine di grandezza e l’entità di questi problemi. Spesso<br />
l’applicazione di questa visione del mondo scarica il peso dell’adattamento sui<br />
poveri e sui più vulnerabili. Il riduzionismo favorisce il gigantismo, la tutela del<br />
potente e del grande, rendendo il piccolo e il diverso invisibili e vulnerabili.<br />
Le molteplici crisi che l’umanità si trova ad affrontare sia nella sfera ecologica<br />
che in quella economica derivano dalla falsa percezione, radicata nel pensiero<br />
meccanicistico, che equipara la vita e altri sistemi dinamici a macchine che<br />
possono essere liberamente manipolate. La scienza è stata influenzata da<br />
questo concetto, come esemplificato dal “Manifesto dei medici materialisti”<br />
pubblicato nel 1847, dove veniva affermata l’equivalenza tra sistemi viventi e<br />
macchine. Come nel caso delle macchine, gli esseri viventi venivano considerati<br />
un mero assemblaggio di componenti indipendenti. Ciò ha portato al metodo<br />
riduzionista, basato sulla dissezione dei sistemi in parti separate, nell’ipotesi che<br />
la conoscenza delle parti fosse la conoscenza del tutto.<br />
Anche se il riduzionismo ha avuto successo a livello metodologico nel<br />
promuovere la ricerca scientifica, si è dimostrato inadeguato nel comprendere i<br />
sistemi come un tutto, con la loro complessità e le loro interconnessioni.<br />
La trasformazione di una efficace metodologia in ideologia ha portato la<br />
conoscenza umana a evolvere in direzioni inadeguate a fronteggiare i problemi<br />
attuali. Agire come se il mondo fosse una macchina porta a un mondo in cui<br />
i processi e i sistemi viventi sono minati e distrutti. I sistemi viventi evolvono<br />
e si adattano al loro ambiente. Le macchine non si evolvono né si adattano.<br />
Funzionano o si rompono. Ecco perché l’approccio meccanicistico è inadeguato a<br />
occuparsi del mondo vivente.<br />
A livello macroscopico, l’effetto di questo approccio è evidente nel cambiamento<br />
climatico, che è il risultato di effetti esterni e “non intenzionali” della<br />
“meccanizzazione” della produzione, senza rispettare i limiti del nostro pianeta.<br />
Lo stesso fallimento dell’utopia meccanicistica è evidente nell’aumento della<br />
fame e della povertà causato dalla promozione dell’agricoltura industriale e della<br />
rivoluzione verde, con annessa distruzione dell’agricoltura sostenibile locale su<br />
piccola scala. L’introduzione dell’ingegneria genetica sta aggravando il fallimento<br />
di questo approccio meccanicistico ai sistemi viventi.<br />
Sfortunatamente la maggior parte di questi fallimenti sono ancora pubblicizzati<br />
e considerati come successi e la percezione e la concezione del mondo reale<br />
intorno a noi e nelle nostre vite stanno diventando sempre più vaghe. Noi<br />
agiamo come se non dovessimo mai fallire. Così continuiamo a procedere alla<br />
cieca su una strada che non ha futuro.<br />
Anche il progresso materiale è stato svuotato della sua realtà. Non è<br />
più collegato alla produzione di merci e di beni materiali, ma è collegato<br />
semplicemente allo scambio di denaro. L’unico parametro usato per misurare<br />
il progresso umano è il PIL, cioè la circolazione monetaria. In effetti, prima del<br />
collasso finanziario, l’economia finanziaria era 70 volte più grande dell’economia<br />
reale. Quindi attualmente solo una piccola percentuale della circolazione<br />
monetaria è coperta dallo scambio di merci.<br />
Tutto questo sta riducendo la nostra capacità di riprenderci dalle attuali<br />
catastrofi economiche ed ecologiche, capacità che dovrebbe basarsi sulla<br />
continua innovazione di modelli di produzione e di consumo basati su modalità<br />
reciprocamente compatibili, che vengano incontro ai bisogni dell’umanità senza<br />
distruggere il pianeta. Mentre tecnologie “nuove” come l’ingegneria genetica<br />
aderiscono ancora al pensiero meccanicistico ormai superato, le scienze della<br />
vita fondamentali le stanno sfidando sulla base della “rivoluzione biologica” del<br />
terzo millennio. Negli ultimi due decenni le nuove ricerche in campo biologico<br />
contraddicono apertamente la visione del mondo meccanicistica.<br />
In particolare, oggi nella comunità scientifica vi è un’accettazione generale dei<br />
seguenti principi:<br />
• i sistemi viventi e non viventi sono tutti dinamicamente interconnessi e la<br />
conseguenza è che un qualsiasi cambiamento in un solo elemento conduce<br />
necessariamente a mutamenti non completamente prevedibili in altre parti<br />
della rete;<br />
• la variabilità è la base del cambiamento e dell’adattamento, mentre la sua<br />
assenza conduce inevitabilmente alla morte;<br />
• i sistemi viventi modificano attivamente l’ambiente e sono reciprocamente<br />
modificati da esso;<br />
• mentre l’evoluzione dei batteri si basa sulla variabilità genetica, gli organismi<br />
superiori si affidano alla plasticità – la nostra specie “ha inventato” una<br />
nuova strategia di adattamento, cioè il cambiamento attivo degli ambienti<br />
con un’interazione virtuosa. Ciò ha portato a una variabilità genetica molto<br />
bassa nella nostra specie rispetto alle altre. Tuttavia la nostra strategia di<br />
adattamento consiste nel far evolvere le diversità culturali, comprendenti<br />
sistemi di conoscenza diversi e linguaggi diversi, ciascuno adattato ad<br />
ambienti specifici.<br />
Oggi noi stiamo simultaneamente distruggendo sia la nostra biodiversità<br />
e la variabilità genetica delle nostre colture, sia la diversità culturale delle<br />
nostre lingue e dei nostri sistemi di conoscenza, perdendo così risorse preziose<br />
necessarie per l’adattamento e la ripresa dalle catastrofi attuali.</p>
<p>Capitolo 2<br />
L’ESCLUSIONE DEL SAPERE TRADIZIONALE E DELLE CULTURE INDIGENE<br />
HA RISTRETTO LA BASE DI CONOSCENZE DI CUI L’UMANITÀ HA BISOGNO<br />
PER AFFRONTARE UNA CRISI DALLE MOLTEPLICI DIMENSIONI<br />
La crescente tendenza a escludere il sapere delle comunità indigene, delle<br />
donne, dei contadini, degli anziani e i punti di vista dei giovani sta impoverendo<br />
intellettualmente l’umanità rendendola più vulnerabile a minacce di vario tipo.<br />
La visione del mondo meccanicistica ha preso il sopravvento sulle visioni del<br />
mondo ecologiche e sui sistemi di conoscenza di comunità e gruppi diversi.<br />
Il sapere tradizionale è stato falsamente identificato con la mancanza di<br />
analisi sistematica, di verifica, di evoluzione dinamica e di innovazione e ciò ha<br />
portato a identificarlo con la stagnazione e l’arretratezza. Sulla base di questo<br />
pregiudizio, il sapere scientifico riduzionista ha progressivamente preso il posto<br />
del sapere tradizionale che era sopravvissuto per secoli come parte dei sistemi<br />
di conoscenza in evoluzione, che interagiscono intimamente con gli ecosistemi<br />
e che sono caratterizzati da un’elevata capacità di adattamento. Il riduzionismo<br />
ha portato a una superspecializzazione di discipline e organizzazioni, che<br />
trasferiscono poi il sapere frammentato al mondo della produzione. Questo<br />
modello crea gerarchie e opera una divisione tra persone normali ed esperti, tra<br />
diverse parti dei sistemi di conoscenza e di produzione e tra le stesse discipline.<br />
L’imposizione della visione del mondo meccanicistica e del metodo riduzionista<br />
ha distrutto la capacità dei popoli indigeni di far evolvere continuamente il<br />
loro sapere tradizionale nel contesto di un mondo in continuo cambiamento.<br />
In effetti i sistemi di conoscenza tradizionali si sono costantemente arricchiti<br />
attraverso l’interazione dinamica tra comunità e ambiente in cambiamento e<br />
per lungo tempo sono stati alla base di una co-evoluzione virtuosa dell’uomo<br />
e della natura. Anche oggi, in molte parti del mondo, il sapere tradizionale<br />
è l’unico mezzo che i popoli indigeni hanno per affrontare le sfide della<br />
sopravvivenza.<br />
In alcuni casi abbiamo già perso per sempre un tesoro di conoscenze<br />
materialmente racchiuso nella biodiversità e in varie tradizioni culturali.<br />
La diversità delle lingue è importante nel contesto della diversità delle culture<br />
umane. L’eliminazione della diversità linguistica ha impedito il mantenimento<br />
della trasmissione del sapere tradizionale da una generazione all’altra. Le<br />
lingue sono i veicoli della conoscenza. La loro scomparsa è la scomparsa<br />
dell’immaginazione.<br />
Il riduzionismo non si limita a ridurre meccanicamente i sistemi alle loro parti, ma<br />
riduce anche il paesaggio della conoscenza. I criteri riduzionisti hanno impedito<br />
ai sistemi e alle modalità di conoscenza olistici di essere considerati sistemi<br />
di conoscenza: quindi il sapere tradizionale, collaudato dal tempo, capace di<br />
fornire modalità affidabili per vivere in modo sostenibile sul pianeta, non è più<br />
considerato conoscenza. È venuto ora il momento di far risorgere questi sistemi di<br />
conoscenza assoggettati e di costruire una scienza olistica della vita. La nascita di<br />
una filosofia meccanicistica si è basata sulla distruzione dei concetti di un pianeta<br />
autorigenerativo e autoorganizzativo che nutriva e sosteneva tutta la vita. Questa<br />
trasformazione della natura da madre vivente e nutrice a materia inerte, morta e<br />
manipolabile era particolarmente idonea allo sfruttamento della natura.<br />
Il riduzionismo è uno strumento di centralizzazione e concentrazione dei sistemi<br />
economici e politici che ha fatto emergere pochi grandi attori: grandi banche,<br />
grandi multinazionali, grandi poteri politici e grandi centri di ricerca. Sono<br />
state così create oligarchie in ogni settore e ciò ha portato all’instabilità, come<br />
testimonia lo scoppio della bolla finanziaria.<br />
Le stesse tendenze riduzioniste e gli stessi modelli meccanicistici che hanno<br />
promosso la concentrazione dei sistemi economici politici e che sono all’origine<br />
delle catastrofi planetarie vengono ora offerti come soluzioni agli stessi problemi<br />
da loro creati.<br />
Applicato all’agricoltura e all’alimentazione – attività che milioni di persone<br />
portano avanti da ben prima della creazione delle moderne istituzioni<br />
scientifiche – questo modello ha progressivamente emarginato il sapere<br />
tradizionale e tutti coloro che detengono tale sapere, cioè le donne, i contadini<br />
e i vecchi, impedendo loro di produrre nuove conoscenze per rispondere ai<br />
cambiamenti avvenuti nei loro bisogni nel loro ambiente. Vi è un’urgente<br />
necessità di passare ad altri modelli e modalità di conoscenza. Dobbiamo<br />
ampliare la nostra base di conoscenze recependo la piena diversità delle<br />
prospettive e la pluralità degli approcci per rispondere alle enormi sfide che<br />
l’umanità si trova ad affrontare.<br />
La scienza riduzionista applicata all’agricoltura ha invertito il processo di<br />
miglioramento delle sementi. Mentre nel sapere tradizionale le sementi si<br />
adattano a un ambiente che cambia, nella scienza riduzionista le sementi<br />
vengono create in laboratorio e poi l’ambiente viene modificato per adattarsi<br />
alle sementi stesse. Ora che il mutamento climatico sta creando condizioni<br />
ambientali imprevedibili, gli stessi esperti rivendicano a torto un ruolo esclusivo<br />
per l’adattamento e continuano a negare il contributo e le potenzialità del<br />
sapere contadino e del sapere tradizionale per innovare e adeguarsi a un<br />
ambiente in continuo cambiamento.<br />
Ciò che è avvenuto nel settore del miglioramento genetico delle piante è solo un<br />
esempio di un progressivo declino in molti altri settori della ricerca agricola e, di<br />
conseguenza, nella diversità alimentare. La riduzione della biodiversità è stata<br />
drastica nelle agricolture del Nord e del Sud e rappresenta una grave minaccia<br />
per la sicurezza alimentare.<br />
Il riduzionismo ha modificato la natura della conoscenza e la natura degli<br />
alimenti. Il cibo è strettamente legato ai processi metabolici, che sono l’essenza<br />
stessa della vita biologica. Capire i fondamentali del cibo significa capire i<br />
fondamentali della vita. Mentre la comprensione scientifica della vita in termini<br />
di metabolismo intrinseco e di dimensioni ecologiche ha meno di cento anni,<br />
la scienza e l’arte di produrre e preparare cibo fa parte del sapere dell’umanità<br />
maturato nel corso di millenni.<br />
Nel regno umano, il cibo non ha solo una dimensione biologica e una<br />
dimensione ecologica, ha anche una dimensione culturale. Di fatto, nel suo<br />
significato originario, il termine inglese “culture” si riferiva alla coltivazione delle<br />
piante e all’allevamento degli animali. Da lì si è esteso metaforicamente alla<br />
coltivazione della mente umana, prima di acquisire il significato di modo di vita<br />
distintivo di una data popolazione. E il significato biologico originario di “cultura”<br />
come coltivazione è ancora presente nel termine inglese “agriculture”.<br />
Privilegiare il riduzionismo non è né naturale né inevitabile. Esso si basa<br />
sull’assoggettamento della natura. Secondo Francis Bacon “La natura delle cose<br />
si manifesta più facilmente nei tormenti dell’arte che nella sua naturale libertà.<br />
La disciplina della conoscenza scientifica e le invenzioni meccaniche che essa<br />
porta a realizzare non esercitano una guida discreta sul corso della natura; hanno<br />
il potere di conquistarla e sottometterla, di scuoterla sino alle fondamenta”. Il<br />
connubio tra conoscenza e potere economico è stato una fonte per sottomettere<br />
contemporaneamente le donne e le culture indigene. La nascita della filosofia<br />
meccanicistica non ha solo sottomesso la natura, ha anche sottomesso le<br />
culture indigene e i loro sistemi di conoscenza. Robert Boyle, il famoso scienziato<br />
che fu anche a capo della New England Company, vide la nascita della filosofia<br />
meccanicistica come uno strumento di potere non solo sulla natura, ma anche<br />
sui nativi d’America. Egli dichiarò esplicitamente la sua intenzione di sradicare<br />
dagli indiani del New England le loro ridicole credenze sull’operato della natura.<br />
Egli attaccò la loro percezione della sacralità della natura, argomentando che<br />
“la venerazione da loro manifestata verso ciò che chiamano natura è stato un<br />
ostacolo scoraggiante all’imperio dell’uomo sulle creature inferiori di Dio”.<br />
I meccanismi di mercato hanno progressivamente sostituito attività svolte nelle<br />
fattorie o all’interno della comunità rurale con beni, servizi e tecnologie prodotti<br />
esternamente. Le tecniche contadine e le conoscenze in esse incorporate sono<br />
state progressivamente delegittimate e sono stati attuati enormi progetti di<br />
“trasferimento delle conoscenze” per sostituire le tecniche tradizionali con la<br />
cosiddetta “sound science” (letteralmente “solida evidenza scientifica”; è la<br />
scienza delle multinazionali contrapposta alla “junk science”, la scienza degli<br />
ecologisti, dei difensori dell’ambiente in senso lato) e con tecniche su base<br />
industriale.<br />
Le politiche pubbliche hanno continuato a sostenere questo processo di<br />
distruzione e di esclusione dei diversi sistemi di conoscenza. Nell’allocazione<br />
dei budget della ricerca pubblica, la maggior parte dei settori della conoscenza<br />
che sono vitali per la nostra futura sopravvivenza non hanno ottenuto alcun<br />
sostegno e la quota maggiore di tali budget è stata destinata a opzioni non<br />
verificate e non auspicate, come le biotecnologie o le applicazioni militari. Tale<br />
esclusione dei sistemi di conoscenza e delle priorità umane ci sta rendendo più<br />
vulnerabili di fronte alle crisi.<br />
Come integrare il sapere tradizionale<br />
Il sapere tradizionale delle culture indigene viene sempre più riconosciuto<br />
come vitale per il rinnovamento ecologico del pianeta. Specialmente nel<br />
caso dell’agricoltura, i sistemi di conoscenza tradizionali stanno fornendo<br />
ricchi contributi nel passaggio alla sostenibilità. L’uso della biodiversità nelle<br />
coltivazioni miste e nelle rotazioni è un esempio di come possiamo imparare<br />
dalla tradizione. La rinascita della medicina olistica cinese, indiana e di altri<br />
sistemi è un altro esempio di come il modello riduzionista meccanicistico stia<br />
cedendo il passo a sistemi di conoscenza olistici.<br />
L’emergere dell’agroecologia come la nuova scienza dell’agricoltura sostenibile è<br />
il risultato della combinazione tra sapere agricolo tradizionale e conoscenza delle<br />
interconnessioni a livello di sistema.<br />
Alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo del 1992<br />
venne fatto un chiaro riferimento al sapere tradizionale nella Dichiarazione di<br />
Rio e nell’Agenda 21. L’articolo 8(j) della Convenzione sulla diversità biologica<br />
si occupa delle “conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità indigene e<br />
locali”, mentre uno dei comitati intergovernativi dell’Organizzazione mondiale<br />
della proprietà intellettuale si occupa di “proprietà intellettuale e risorse<br />
genetiche, sapere tradizionale e folclore”.<br />
All’articolo 2, punto 3, la Convenzione dell’UNESCO sulla tutela e sulla<br />
promozione della diversità delle espressioni culturali (2005) afferma il principio<br />
della pari dignità e del rispetto per tutte le culture: “La tutela e la promozione<br />
della diversità delle espressioni culturali presuppone il riconoscimento della<br />
pari dignità e del rispetto di tutte le culture, comprese quelle delle persone<br />
appartenenti alle minoranze e dei popoli indigeni”.<br />
Il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e<br />
l’agricoltura della FAO (articolo 9 sui diritti degli agricoltori) dichiara che: “Le parti<br />
contraenti riconoscono l’enorme contributo che le comunità locali e indigene e<br />
gli agricoltori di tutte le regioni del mondo, particolarmente quelli nei centri di<br />
origine e di diversità delle piante coltivate, hanno dato e continueranno a dare<br />
per la conservazione e lo sviluppo delle risorse fitogenetiche che costituiscono<br />
la base della produzione alimentare e agricola in tutto il mondo” e conviene poi<br />
che i governi nazionali dovrebbero adottare misure per proteggere e promuovere<br />
i Diritti degli Agricoltori, come “la tutela del sapere tradizionale”, “il diritto a<br />
partecipare equamente alla condivisione dei benefici derivanti dall’utilizzazione<br />
delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura” e “il diritto di<br />
partecipare all’assunzione di decisioni a livello nazionale”.<br />
I Registri comunitari della biodiversità Community Biodiversity Registers (CBRs)<br />
stanno documentando il sapere tradizionale detenuto dagli anziani, aiutando<br />
così la trasmissione di questo sapere alle future generazioni. I CBR agiscono<br />
anche come strumenti per ottenere il riconoscimento ufficiale dei diritti<br />
comunitari alla biodiversità e come mezzi per contrastare la biopirateria.<br />
I movimenti a favore delle banche dei semi comunitarie e della salvaguardia<br />
delle sementi originarie non solo proteggono la biodiversità, ma tutelano anche<br />
le conoscenze e la diversità culturale che le sementi portano in sé.<br />
Un po’ in tutto il mondo, iniziative partecipative relative al miglioramento delle<br />
piante associano il sapere dei contadini alla scienza degli scienziati, allargando la<br />
base di fornitura delle sementi e la loro sicurezza. Le sementi migliorate a livello<br />
comunitario attraverso metodi partecipativi, in collaborazione con i ricercatori,<br />
si sono dimostrate più adatte alle condizioni locali e al cambiamento climatico.<br />
Vengono organizzate fiere sulla biodiversità e sulle sementi, che riuniscono<br />
agricoltori provenienti da varie comunità e da vari Paesi e permettono lo<br />
scambio di conoscenze, sementi, esperienze e aspettative.</p>
<p>Capitolo 3<br />
IL CONTROLLO DELLA SCIENZA DA PARTE DELLE GRANDI IMPRESE<br />
E LA COMMERCIALIZZAZIONE DEL SAPERE ATTRAVERSO BREVETTI<br />
E ALTRI DIRITTI DI PROPRIETÀ INTELLETTUALE STANNO MINANDO<br />
LA CREAZIONE DELLA CONOSCENZA STESSA<br />
La rivoluzione industriale e l’utopia meccanicistica hanno imposto la loro<br />
visione di un mondo, secondo la quale il pianeta è un deposito di risorse<br />
illimitate da sfruttare attraverso la scienza e la tecnologia per creare ricchezza.<br />
Pienamente compatibile con le direzioni prese dal capitalismo globale, l’utopia<br />
meccanicistica ha reso grandi servizi anche alle multinazionali. Da un lato ha<br />
dato loro l’accesso alle risorse mondiali; dall’altro ha creato un mondo della<br />
finanza fittizio, sempre più separato dai bisogni della società. Le grandi imprese<br />
capitalistiche hanno progressivamente preso il controllo delle risorse del<br />
pianeta, giustificando il loro operato con la capacità di creare ricchezza.<br />
Attraverso l’introduzione dei diritti di proprietà intellettuale, istituiti<br />
inizialmente per premiare l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza scientifica<br />
è stato sempre più privatizzato e commercializzato. Con l’alleanza tra le grandi<br />
imprese private e gli organismi di ricerca scientifica pubblici, il sapere è stato<br />
cooptato al servizio di interessi privati.<br />
I diritti di proprietà intellettuale hanno anche legittimato il processo di<br />
appropriazione del sapere tradizionale da parte delle imprese private. Negando<br />
il valore scientifico del sapere tradizionale, essi ne permettono l’appropriazione<br />
semplicemente codificandolo in un discorso scientifico moderno, poi<br />
brevettandolo come un’invenzione e impedendone alla fine l’uso da parte<br />
dei suoi stessi creatori e custodi. Ciò è quanto avvenuto, per esempio, con i<br />
contadini che sono stati progressivamente espropriati della loro conoscenza<br />
sulle sementi e del loro diritto di conservare, migliorare e scambiare sementi.<br />
Come modalità dominante di lettura della realtà il riduzionismo si è rivelato, per<br />
gli interessi commerciali, uno strumento perfetto per appropriarsi e mercificare<br />
ogni dimensione della natura e della vita umana.<br />
Il connubio tra sapere e potere che sta attualmente avvenendo tramiti brevetti e<br />
altre rivendicazioni di proprietà intellettuale sul sapere stesso sta trasformando<br />
la proprietà comune della conoscenza in proprietà privata della conoscenza.<br />
Ogniqualvolta i brevetti sono stati associati alla ricerca scientifica, il risultato è<br />
stato il rinchiudersi della comunicazione all’interno della comunità scientifica.<br />
Riflettendo sul venir meno dell’apertura scientifica, nel suo libro Biotechnology:<br />
the University Industrial Complex (1993) Martin Kenney osserva che “il timore<br />
che qualcuno ci rubi un’idea o che il nostro lavoro venga trasformato in merce<br />
può indurre al silenzio anche tra colleghi. Vedere una cosa prodotta da noi<br />
trasformarsi in un prodotto venduto da qualcuno sul quale non abbiamo<br />
controllo può darci la sensazione di essere stati violati nella nostra intimità.<br />
La fatica dell’“amore” si trasforma in una semplice merce – il lavoro ora è un<br />
articolo che viene scambiato sulla base del suo prezzo di mercato. Il denaro<br />
diviene l’arbitro del valore dello sviluppo scientifico”.<br />
Riducendo la conoscenza a “sapere in cambio di denaro”, sia la scienza<br />
fondamentale che il sapere tradizionale vengono considerati sempre meno<br />
utili. Lo scopo non è più una migliore comprensione della natura o dei bisogni<br />
dell’uomo, ma la produzione di beni e l’aumento dei profitti delle imprese<br />
attraverso il commercio e i diritti di proprietà intellettuale.<br />
Oggi tutto può essere brevettato, dai prodotti industriali concreti ai processi<br />
applicati a oggetti viventi e non viventi. Questi comprendono prodotti<br />
della mente come algoritmi per l’informatica, software generale, metodi e<br />
processi finanziari come le tecniche per la dichiarazione dei redditi. Ciò sta<br />
necessariamente ostacolando il progresso della scienza, perché limita l’accesso<br />
alle conoscenze brevettate o impedisce l’adattamento dell’uomo tramite la<br />
conoscenza.<br />
I prodotti geneticamente modificati hanno aperto la strada all’applicazione di<br />
brevetti globali sugli esseri viventi, conferendo alle grandi imprese la proprietà<br />
di tale forma di vita, materiale o processo “contenente l’invenzione”. Gli OGM,<br />
oggi coltivati su milioni di ettari, sono un perfetto esempio della privatizzazione<br />
e della commercializzazione della conoscenza scientifica, con un pugno di grandi<br />
multinazionali che detiene il controllo su questi prodotti e sui mercati di tutto il<br />
mondo. Suscitano particolare preoccupazione gli strumenti costituiti dai diritti di<br />
proprietà intellettuale, che vietano la conservazione, lo scambio, la vendita delle<br />
sementi e l’accesso ai materiali di proprietà esclusiva necessari alla comunità<br />
dei ricercatori indipendenti per condurre analisi e ricerche a lungo termine<br />
sui rischi e sulla sicurezza. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, gli OGM e i<br />
brevetti a essi collegati hanno fatto aumentare i costi. I brevetti agricoli limitano<br />
la sperimentazione da parte del singolo agricoltore o del ricercatore pubblico<br />
e potenzialmente minano le pratiche locali che contribuiscono alla sicurezza<br />
alimentare e alla sostenibilità economica.<br />
I brevetti, inoltre, vietano l’accesso della società a prodotti essenziali della<br />
conoscenza come sementi e farmaci, creando monopoli e incoraggiando la<br />
biopirateria tramite la loro appropriazione e brevettazione da parte di interessi<br />
societari e commerciali. Così alle comunità che sviluppano le proprie conoscenze<br />
è ora impedito l’accesso a ciò che esse stesse hanno creato collettivamente e<br />
comunitariamente. Ciò è vero soprattutto nei settori agricolo e farmaceutico.<br />
Vengono distrutte le pratiche agricole tradizionali e la medicina tradizionale.<br />
Come conseguenza di tutto questo, la conoscenza sta perdendo il suo valore<br />
di guida per l’adattamento a un mondo in costante evoluzione, un ruolo<br />
particolarmente importante in un periodo di instabilità mondiale.<br />
È venuto il momento di fermare questa sempre crescente commercializzazione<br />
e mercificazione del sapere e di difendere le conoscenze come bene pubblico<br />
al quale tutti hanno accesso. È evidente che l’appropriazione del sapere<br />
tradizionale tramite i brevetti deve cessare. A questo scopo la revisione del<br />
TRIPS sui diritti di proprietà intellettuale legati al commercio, ancora incompleto,<br />
da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) dovrà essere<br />
completato come deciso. Fin dall’entrata in vigore dell’OMC questi cambiamenti<br />
hanno costituito un imperativo etico. Oggi queste modifiche delle normative<br />
internazionali allo scopo di permettere nuovamente la libera circolazione delle<br />
conoscenze e l’uso della loro variabilità, sono divenuti imperativi per adeguarsi ai<br />
mutamenti planetari sempre più rapidi.</p>
<p>B. PRINCIPI PER UN NUOVO MODELLO DI CONOSCENZA CHE GARANTISCA<br />
UN PIANETA VITALE<br />
Capitolo 4<br />
I NUOVI MODELLI ALIMENTARI E AGRICOLI DOVREBBERO IMPARARE<br />
DALLA SCIENZA OLISTICA DELLA VITA<br />
La sopravvivenza dell’uomo dipende dalla capacità della nostra specie di<br />
mantenere e preservare la plasticità della biosfera con tutti i suoi componenti<br />
interagenti, ivi compresa la specie umana. Poiché l’agricoltura è un sistema di<br />
produzione basato direttamente sulle risorse della biosfera – suolo, acqua e<br />
biodiversità – essa fornisce un buon esempio di non sostenibilità causata dal<br />
passaggio dal sapere tradizionale alla scienza tradizionale frammentata.<br />
Il metodo riduzionista, nato con la scienza moderna allo scopo di semplificare<br />
lo studio dei sistemi naturali, ha portato a un enorme progresso in campo<br />
tecnologico, ma anche a una profonda frammentazione del sapere e a una<br />
mancanza di capacità di sintesi.<br />
La costruzione di un mondo semplificato basato su singole versioni di<br />
pochi prodotti ottimali, sia viventi che non viventi, porta alla creazione di<br />
un’unica società omogenea con una sola cultura, una sola ideologia, una sola<br />
scienza, una sola tecnologia, un solo modello economico e produttivo. In altri<br />
termini significa distruggere gli strumenti e i processi che hanno consentito<br />
l’adattamento e la proliferazione dell’uomo in tutte le aree del pianeta. Implica<br />
inoltre la distruzione della diversità culturale e biologica.<br />
La non sostenibilità dei sistemi alimentari e agricoli basati sulla scienza<br />
riduzionista ha creato l’esigenza di nuovi modelli basati su una scienza olistica,<br />
sia tradizionale che moderna.<br />
In tutto il mondo i contadini stanno rivalutando il sapere tradizionale come<br />
fonte di innovazione, stanno seguendo proprie vie di sviluppo indipendenti<br />
in opposizione a quelle suggerite dai sistemi di conoscenza ufficiali e stanno<br />
costruendo sistemi di conoscenza paralleli, allineandosi con i segmenti non<br />
riduzionisti della ricerca scientifica. Allo stesso tempo, al cuore di queste stesse<br />
istituzioni scientifiche, stanno emergendo correnti di pensiero che sostengono la<br />
necessità di incorporare il sapere tradizionale nei sistemi di conoscenza moderni.<br />
I successi dell’agricoltura biologica ed ecologica e della produzione basata su<br />
sistemi alimentari locali, nati all’esterno delle – e spesso malgrado le – forme<br />
convenzionali di produzione e distribuzione, stanno accelerando la rivalutazione<br />
del ruolo del sapere tradizionale in nuovi modelli alimentari e agricoli.<br />
Il sapere olistico è necessario per poter tener conto delle conseguenze di ogni<br />
azione e manipolazione umana. Per l’evoluzione e lo sviluppo della conoscenza<br />
olistica occorre andare al di là del riduzionismo meccanicistico e includere sia il<br />
sapere popolare che le conoscenze che scaturiscono dalla scienza stessa.<br />
La scienza degli scienziati e il sapere tradizionale<br />
Esiste una differenza ben precisa tra il termine e la metafora inglese “Science” e<br />
il termine tedesco “Wissenschaft” o quello italiano “Sapere”. Il termine “Science”<br />
è stato spesso usato per escludere le persone “sbagliate” e i tipi di conoscenza<br />
“sbagliati”. “Wissenschaft” significa la creazione del sapere, qualunque siano<br />
i mezzi o i metodi. Ciò implica che un contadino o un pescatore, giovane e<br />
vecchio, uomo e donna, è in grado di partecipare agli eterni processi di creazione<br />
della conoscenza. “Sapere” significa l’eredità dell’apprendimento, tecnico ed<br />
empirico, manuale e concettuale, accumulato dalle persone nel corso del tempo<br />
e trasmesso da una generazione all’altra.<br />
Le metafore condivise di una società sono la base per concezioni, presupposti,<br />
azioni, attività giuste o sbagliate e per la creazione e utilizzazione delle<br />
conoscenze. È evidente che le metafore governano le domande sollevate e<br />
le ipotesi create all’interno di una data società. Le metafore della Scienza del<br />
Nord e dell’agro-biotecnologia derivano spesso da un’ingegneria meccanicistica,<br />
dall’industria bellica o da un’economia orientata esclusivamente al profitto.<br />
La cessazione del normale discorso scientifico all’interno di campi di ricerca<br />
importanti, legati alle biotecnologie, è stato un tragico effetto collaterale<br />
delle polarizzazioni estreme all’interno della società e tra la società nel suo<br />
complesso e i vasti investimenti e proventi economici che sono in gioco.<br />
Questo è particolarmente vero nel caso degli OGM. Inoltre, e malgrado un<br />
bisogno riconosciuto, tutta una serie di questioni etiche, socioeconomiche,<br />
culturali, legali e di genere, ivi compresa la preoccupazione per la sicurezza<br />
alimentare, la sicurezza dell’ecosistema e lo sviluppo sostenibile, non ha ricevuto<br />
la dovuta attenzione nei contesti di ricerca e normativi. In tutta una serie di<br />
Paesi, gli stessi organismi governativi di controllo sono incaricati di eseguire<br />
contemporaneamente compiti tra loro in conflitto, cioè la promozione delle<br />
biotecnologie e la governance del rischio. È un gioco di destrezza impossibile,<br />
soprattutto perché i poteri e le risorse per un’azione di lobbying efficace sono<br />
così inegualmente distribuiti tra le parti interessate. In tali casi troppo spesso<br />
la promozione delle biotecnologie mette in ombra le preoccupazioni relative<br />
a sicurezza, biodiversità e sostenibilità. Le questioni relative agli OGM sono<br />
caratterizzate da una “spinta tecnologica” anziché dallo “stimolo della domanda”.<br />
Inoltre i dati basati su alcune annate e su alcuni raccolti OGM indicano aumenti<br />
variabili delle rese, nell’ordine del 10-33%, in alcuni luoghi e cali delle rese<br />
in altri. Ciò indica una fondamentale mancanza di conoscenze e di interesse<br />
scientifico relativamente all’influenza dei differenti parametri dell’ecosistema sul<br />
funzionamento e sulla regolazione dei genomi vegetali.<br />
Anche se saldamente radicato nella maggior parte delle leggi nazionali e degli<br />
accordi internazionali, il Principio di Precauzione non è stato il principio-guida<br />
adottato per buone pratiche normative e per la scienza della valutazione del<br />
rischio e in larga parte non ne viene tenuto conto nelle decisioni politiche<br />
relative agli OGM.<br />
Nel prossimo futuro gli organismi normativi saranno sommersi dalle applicazioni<br />
commerciali relative alle future generazioni di piante geneticamente modificate<br />
(per esempio oli multitransgenici, dal valore nutrizionale migliorato, per la<br />
produzione di plastica, migliorati per l’allevamento del pesce, per la produzione<br />
di farmaci, vaccini ecc.).<br />
Avremo inoltre tecniche provenienti dalle nanotecnologie e dalla biologia<br />
sintetica, che convergeranno, insieme a metodi di DNA ricombinante, in nuove<br />
tecnologie che – sia detto con ironia – promettono di risolvere virtualmente<br />
tutti problemi ambientali e sanitari che si possano creare e immaginare. Ma esse<br />
possono potenzialmente creare anche problemi di sicurezza per l’alimentazione<br />
umana e animale e per l’ecosistema mai considerati o immaginati.<br />
La situazione globale richiede modi nuovi e migliori per regolamentare le<br />
moderne biotecnologie. La società non può lasciare la ricerca sulla biosicurezza<br />
alle biotecnologie industriali. Il controllo democratico sulla catena alimentare<br />
è di importanza cruciale. Devono essere istituite e fortemente sostenute<br />
organizzazioni di regolamentazione della biosicurezza e istituzioni di ricerca<br />
veramente indipendenti. Tutte le regioni e tutti i Paesi hanno bisogno di<br />
una ricerca sulla biosicurezza che corrisponda alle proprie società e ai propri<br />
ecosistemi. Occorre valutare se la ricerca indipendente sulla biosicurezza<br />
finanziata con fondi pubblici sia o no realmente “più costosa” per la società<br />
quando si prendono in considerazione i rischi di un danno “inatteso” e dei<br />
mancati benefici.<br />
In cammino verso un pianeta più sano<br />
Nello stato attuale del nostro pianeta non vi è niente che indichi la necessità di<br />
una scienza e di tecnologie coerentemente non olistiche, diverse da quelle oggi<br />
dominanti. La nostra piccola astronave azzurro-verde ha invece un disperato<br />
bisogno di nuovi tipi di scienza e di conoscenza.<br />
Le conseguenze avverse dei cambiamenti globali si ripercuotono soprattutto<br />
sui più poveri e sui più vulnerabili, che storicamente hanno avuto pochi diritti e<br />
opportunità di influenzare le politiche globali.<br />
Un approccio orientato ai problemi della ricerca e dello sviluppo agricolo<br />
dovrebbe incentrarsi su priorità locali individuate attraverso processi<br />
partecipativi e trasparenti, favorendo soluzioni olistiche ai problemi locali.<br />
Ciò esige nuovi tipi di sostegno al pubblico perché si impegni in modo critico<br />
nella valutazione degli impatti tecnici, sociali, politici, culturali, di genere,<br />
legali, ambientali ed economici delle moderne biotecnologie. La nuova<br />
scienza dovrebbe essere utilizzata per sostenere e mantenere le competenze<br />
e le coltivazioni locali, in modo che la comunità locale abbia le capacità per<br />
continuare la ricerca. Tali approcci porrebbero l’accento – e ve ne è bisogno –<br />
soprattutto sui progetti di coltivazione partecipativa e sulla agroecologia.<br />
Anche i consumatori possono contribuire alla produzione agricola partecipativa,<br />
specialmente individuando obiettivi come gusto, qualità e valore nutritivo.<br />
Alimentare con successo il mondo in modi sostenibili, rispondendo al contempo<br />
a nuove priorità e a mutate circostanze, richiederebbe una trasformazione di<br />
fondo nelle strategie agricole e nelle visioni del mondo, con ramificazioni nella<br />
scienza, la tecnologia, le politiche, le istituzioni, nonché lo sviluppo delle capacità<br />
e degli investimenti. Tale trasformazione riconoscerebbe e darebbe maggiore<br />
importanza all’olismo nell’agricoltura, che spiega la complessità dei sistemi<br />
agricoli all’interno di contesti sociali ed ecologici diversi. Ciò richiederebbe nuovi<br />
accordi istituzionali e organizzativi per promuovere approcci olistici e integrati<br />
allo sviluppo e alla diffusione di conoscenze, scienza e tecnologie. Le comunità<br />
rurali, le famiglie contadine e gli agricoltori dovrebbero essere riconosciuti come<br />
utenti, custodi e gestori degli ecosistemi. I cambiamenti necessari devono<br />
essere rivolti in primo luogo a coloro che sono stati meno aiutati e più colpiti<br />
dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche e agricole, cioè contadini poveri,<br />
donne e minoranze etniche. Per riuscire a conseguire questo obiettivo il sapere<br />
tradizionale e locale deve essere integrato in un approccio interdisciplinare,<br />
olistico e sistemico alla produzione e alla condivisione delle conoscenze.<br />
Se tali nuove tecnologie agroecologiche olistiche devono contribuire a<br />
una maggiore equità, sostenibilità e alla salute del pianeta, devono essere<br />
accompagnate da un più ampio accesso dei contadini e delle altre popolazioni<br />
rurali all’istruzione professionale, formale e non formale. Dovrebbero inoltre<br />
essere creati sistemi di incentivi e di premi per le pratiche olistiche e sostenibili<br />
e sovvenzioni organizzate in considerazione della vulnerabilità delle comunità<br />
agricole. Il sapere locale e tradizionale, nonché le preoccupazioni e le priorità<br />
delle comunità agricole, dovrebbero essere inclusi negli obiettivi dei programmi<br />
di ricerca e nell’offerta formativa dell’insegnamento universitario. Devono essere<br />
incoraggiate e attuate nuove modalità di governance, volte a sviluppare reti<br />
locali innovative basate sulla partecipazione.</p>
<p>Capitolo 5<br />
LA DIVERSITÀ E IL PLURALISMO DEI SISTEMI DI CONOSCENZA<br />
SONO VITALI PER L’EVOLUZIONE E L’ADATTAMENTO, SPECIALMENTE<br />
IN TEMPI DI CRESCENTE INSTABILITÀ E GRANDE IMPREVEDIBILITÀ<br />
Tutti i sistemi viventi evolvono e quando cessano di evolvere muoiono. Ciò<br />
è vero sia per i sistemi naturali che per i sistemi culturali. Il sapere reale<br />
è un sistema vivente che cambia e si adatta alla realtà in cambiamento.<br />
L’uniformità priva i sistemi di meccanismi e potenzialità evolutivi. Oggi il<br />
presupposto semplicistico che la natura è “semplicemente meccanica” non<br />
è più valido. La diversità del sapere è necessaria per rafforzare i sistemi di<br />
conoscenza in modo da poter formulare le domande giuste e fornire le risposte<br />
alle enormi sfide del nostro tempo.<br />
Il sapere tradizionale e il sapere delle comunità indigene, anche attraverso<br />
un’integrazione con una conoscenza scientifica in grado di riconoscere la<br />
propria parzialità di fronte a fenomeni complessi, sono in grado di aiutare<br />
l’umanità ad adattarsi e ad evolvere nei nostri tempi imprevedibili e instabili,<br />
grazie al loro intimo collegamento con la diversità biologica e culturale.<br />
La capacità di osservazione quotidiana dei contadini li rende scienziati sul<br />
campo, in grado di garantire la conservazione dell’habitat, del suolo e delle<br />
risorse idriche. In tutto il mondo il sapere contadino ha protetto e potenziato<br />
la biodiversità, garantendo al tempo stesso la sicurezza alimentare per le<br />
varie comunità. Nella maggior parte delle culture le attività delle donne sono<br />
state direttamente connesse con la vita e quindi con l’adattamento e con<br />
la sopravvivenza in contesti ambientali e umani in continuo cambiamento.<br />
Le generazioni più anziane sono quelle che mantengono viva la memoria<br />
delle conoscenze e delle esperienze, fornendo alla comunità l’humus su cui<br />
può basarsi l’evoluzione, l’innovazione e l’identità. I giovani stanno sfidando<br />
creativamente i modelli superati di oggi e colgono prontamente i punti critici<br />
del sistema. Il loro contributo ai processi multidirezionali dell’apprendimento e<br />
dell’insegnamento può aiutare ad arricchire le conoscenze umane e facilitare i<br />
processi di adattamento e di trasformazione.<br />
Oggi molti scienziati, soprattutto quando riescono a non cedere alle lusinghe<br />
delle grandi imprese private, sanno bene che la soluzione riduzionista non è<br />
necessariamente la migliore. Ora che il modello dominante sta mostrando le<br />
sue inadeguatezze e i suoi fallimenti, dobbiamo necessariamente riconoscere<br />
la pluralità dei sistemi di conoscenza e le potenzialità della loro integrazione,<br />
essenziale per aumentare la nostra capacità di sopravvivenza come specie.<br />
La complessità si è dimostrata il principio organizzativo più importante per gli<br />
organismi, i sistemi e i processi viventi. La complessità è legata alla diversità ed<br />
entrambe danno origine a una nuova capacità di adattamento e di plasticità nel<br />
contesto del cambiamento.<br />
L’uniformità e la centralizzazione dei sistemi riduzionistici li rendono di fatto<br />
meno resilienti. Il modelling scientifico riduzionistico dei sistemi “complessi”<br />
mostra che quando i sistemi raggiungono uno stato di instabilità critica si<br />
scompongono nei loro componenti oppure collassano passando a un altro<br />
ordine di funzionamento integrale. Poiché questi sono “punti di non ritorno”<br />
irreversibili, il mantenimento di uno status quo o il ritorno a una precedente<br />
modalità di organizzazione e di funzionamento sono impossibili. Instabilità e<br />
collasso sono attestati a tutti i livelli, da quello cellulare a quello planetario.<br />
Epidemie come il morbo della mucca pazza, l’influenza aviaria e l’influenza suina<br />
sono segnali che la nostra manipolazione degli organismi e delle specie sta<br />
oltrepassando i limiti dell’equilibrio e della stabilità.<br />
L’utopia meccanicistica semplicistica è priva della complessità e della diversità<br />
necessarie per far evolvere le conoscenze. Sotto stress, i sistemi meccanicistici<br />
unidimensionali collassano a causa della loro mancata capacità di adattamento.<br />
L’uniformità è rigida, la diversità è flessibile. Le monocolture contemporanee,<br />
che richiedono grandi quantità di energia, dipendono da un alto livello di<br />
apporti esterni e sono quindi soggette a collassare quando la fornitura di<br />
apporti si interrompe a causa di mutamenti economici, politici o ecologici. I<br />
sistemi alimentari ecologici locali, caratterizzati da biodiversità e apporti interni,<br />
sono invece resilienti nel contesto di turbolenze esterne, sia climatiche che<br />
economiche.<br />
La nascita della monocoltura del sapere ha reso invisibili le molteplici tradizioni<br />
di conoscenza, le diverse metafore e differenti modi di comunicazione, di<br />
importanza così vitale per il nostro tempo.<br />
Le diverse forme di conoscenza hanno modi diversi di trasmissione e di verifica:<br />
orale, simbolica, osservazionale. La monocultura del sapere riconosce solo ciò<br />
che è scritto e quantificato, ignorando le tradizioni orali e la scienza delle qualità.<br />
È divenuto importante riconoscere, ricodificare e ringiovanire questi sistemi di<br />
conoscenza marginalizzati e dimenticati, sfruttando le possibilità offerte dai<br />
moderni sistemi di comunicazione.<br />
Il sapere popolare (sviluppato da contadini maschi e femmine e dalle comunità<br />
indigene) e la scienza degli Scienziati non sono necessariamente in contrasto<br />
tra loro. La differenza principale è di natura metodologica: i contributi della<br />
gente a una nuova tecnologia si basano su osservazioni ripetute nel tempo,<br />
mentre le conclusioni degli scienziati si basano spesso su osservazioni ripetute<br />
nello spazio (repliche) per un periodo di tempo limitato. Il sapere tradizionale si<br />
arricchisce ogni giorno con le osservazioni di una natura sempre in cambiamento<br />
e permette un’interazione sostenibile con l’ambiente.<br />
Occorre riconoscere che i contadini, uomini e donne, hanno addomesticato le<br />
piante che nutrono oggi l’umanità. Hanno continuato a modificare, adattare,<br />
migliorare e diffondere le piante e piantano, raccolgono, scambiano sementi e<br />
nutrono i loro vicini, tutto questo da migliaia di anni. Facendo tutto questo i<br />
nostri antenati hanno accumulato un immenso tesoro di sapere comunitario<br />
condiviso che la “scienza” ha quasi interamente ignorato. Tuttavia, come<br />
abbiamo visto, oggi le aziende stanno sempre più appropriandosi di quel sapere<br />
per sfruttarlo a fini di profitto attraverso la brevettazione e la biopirateria,<br />
senza condividerne i benefici con i proprietari. L’utilizzo da parte delle persone<br />
del proprio sapere per il miglioramento delle piante ha prodotto la biodiversità<br />
agricola, ancora presente nelle poche aree non toccate dal miglioramento<br />
genetico a fini commerciali. Questo perché parte di quel sapere è connesso alla<br />
diversità, che riduce il rischio di perdita dei raccolti e aumenta quindi la sicurezza<br />
alimentare. La diversità dei climi, dei terreni e degli usi ha inoltre portato<br />
progressivamente alla scelta di piante diverse e di varietà diverse all’interno di<br />
queste, con un forte accento sull’adattamento nel tempo e di conseguenza sulla<br />
specificità locale. Al contrario, la commercializzazione basata sul “miglioramento<br />
scientifico” mette l’accento sul grande adattamento spaziale, addirittura globale,<br />
con un’inevitabile e progressiva riduzione della biodiversità.<br />
Sebbene praticata solo da circa vent’anni e da relativamente pochi gruppi,<br />
la selezione partecipativa delle piante, un tipo di attività agricola realizzato<br />
in collaborazione con i contadini e basato sulla selezione in vista di un<br />
adattamento specifico, ha dato risultati importanti sia in termini di biodiversità<br />
che di produzione di raccolti. La selezione partecipativa può essere sviluppata in<br />
“selezione evolutiva”, per affrontare in modo dinamico i cambiamenti climatici.<br />
I sistemi locali indigeni tradizionali che si sono evoluti nel contesto di condizioni<br />
ambientali in continuo mutamento hanno una grande resilienza e un’elevata<br />
capacità di adattamento. La scienza dominante non ha preso in considerazione<br />
la possibilità di trarre vantaggio dal sapere tradizionale collaudato dal tempo o<br />
di contribuire al suo arricchimento a favore delle comunità locali. Non abbiamo<br />
bisogno di una transizione da un sistema a un altro basata sulla reciproca<br />
esclusione. Ciò che occorre sono nuove partnership, una nuova comunicazione<br />
e una nuova capacità di fare rete tra sistemi diversi in base al principio di<br />
uguaglianza e di rispetto reciproco. Per poter rispondere alle grandi sfide che<br />
abbiamo davanti, l’inclusione dei sistemi di conoscenza esclusi diviene una<br />
necessità storica.<br />
L’adattamento in periodi di turbolenza esige il mantenimento di alti livelli di<br />
libertà e di scelta. Ciò esige diversità in tutte le sue forme. A livello intellettuale,<br />
questo significa pluralismo dei sistemi di conoscenza e degli approcci<br />
scientifici. A livello ecologico, significa diversità delle specie e degli ecosistemi.<br />
A livello culturale, significa lingue diverse, sistemi di comunicazione diversi,<br />
forme di espressione artistica diverse. A livello economico, significa forme di<br />
produzione e commercializzazione diverse. Tutte queste diversità devono essere<br />
riconosciute, protette, nutrite a tutti i livelli. Le piccole nicchie e le tradizioni<br />
emarginate potrebbero rappresentare il più grande potenziale per l’innovazione<br />
e l’adattamento dei sistemi. Proprio come le piccole banche dei semi e le banche<br />
dei geni sono vitali per la continua evoluzione dell’agricoltura, la tutela dei<br />
diversi sistemi di conoscenza è vitale per la continua evoluzione del sapere.<br />
Alla Conferenza dei popoli indigeni sul cambiamento climatico, tenutasi ad<br />
Anchorage nell’aprile 2009, un anziano della comunità indigena ha dichiarato:<br />
“Noi sappiamo come sopravvivere a questi mutamenti climatici. Occorre usare<br />
il sapere tradizionale per aiutare tutte le nostre culture a sopravvivere a questi<br />
cambiamenti”.<br />
Una sintesi olistica tra il sapere popolare e il meglio della scienza ecologica<br />
moderna è vitale per tornare a un pianeta vitale e per guarire la società umana.<br />
Questa sintesi deve essere costruita sulla comprensione delle interconnessioni e<br />
dei rapporti tra le parti e deve basarsi sul reciproco rispetto e sul riconoscimento<br />
della loro pari importanza.<br />
La diversità dei sistemi di conoscenza e la loro continua evoluzione si basano<br />
sulla condivisione delle conoscenze. La conoscenza può essere condivisa<br />
solo quando è un bene comune. Gli attuali regimi di proprietà intellettuale<br />
impediscono la diversità delle conoscenze e arrestano i processi di apprendimento<br />
e di innovazione in quanto bloccano la condivisione delle conoscenze. Essi creano<br />
inoltre la minaccia di appropriazione e privatizzazione del sapere tradizionale<br />
attraverso la biopirateria. Proprio nel momento in cui l’umanità ha bisogno<br />
dell’integrità e della solidità di culture e sistemi di conoscenza diversi, la<br />
biopirateria minaccia l’evoluzione futura del sapere tradizionale.<br />
La diversità viene creata e cresce attraverso lo scambio – tra generazioni, culture,<br />
sistemi di conoscenza e tradizioni.<br />
Il sapere indigeno e tradizionale deve essere fatto “risorgere” sulla base<br />
della pluralità e della necessaria discussione tra modelli scientifici, con pari<br />
riconoscimento di tutte le forme di conoscenza. Tale dialogo deve basarsi sulla<br />
consapevolezza che l’innovazione è il risultato dell’apprendimento attraverso<br />
l’interazione sociale e la capacità di integrare saperi diversi e modi di conoscere<br />
diversi.<br />
In tali sistemi pluralistici, il sapere scientifico e quello tradizionale locale<br />
crescono e si arricchiscono grazie a un processo complementare di ibridazione. Il<br />
sapere locale, che si evolve in un lungo arco di tempo, può trarre beneficio dalla<br />
velocità del flusso di informazioni attraverso processi di condivisione e scambio.<br />
I ricercatori universitari possono creare nuove conoscenze interagendo con<br />
tutti coloro che, fuori del mondo universitario, sviluppano capacità specifiche<br />
di osservazione, analisi e sperimentazione all’interno dei loro rispettivi campi di<br />
attività.<br />
Terra Madre è un esempio delle migliaia di comunità di diverse parti del mondo<br />
che portano le loro tradizioni locali in uno scambio globale facilitato dalle nuove<br />
tecnologie della comunicazione.<br />
L’UNESCO ha un’importante iniziativa relativa al sapere tradizionale, che<br />
consiste nel documentare l’intero corpus di conoscenze, know-how, pratiche e<br />
iter delle comunità locali. Questi insiemi sofisticati di conoscenze, interpretazioni<br />
e significati costituiscono parte integrante di un complesso culturale che<br />
abbraccia lingua, sistemi di denominazione e classificazione, pratiche relative<br />
all’uso delle risorse, ritualità, spiritualità e visione del mondo. Questo sapere<br />
locale e indigeno è una risorsa fondamentale per mettere in grado le comunità<br />
di combattere l’emarginazione, la povertà e l’impoverimento.</p>
<p>Capitolo 6<br />
LA SOVRANITÀ DELLE COMUNITÀ SULLE CONOSCENZE DEVE ESSERE<br />
RICONOSCIUTA E LE CONOSCENZE DEVONO ESSERE USATE, POTENZIATE<br />
E CONDIVISE LIBERAMENTE<br />
Tutti gli esseri umani sono soggetti in grado di conoscere, indipendentemente<br />
da classe sociale, razza, genere, religione, etnia od età. Tutte le comunità e<br />
culture sono creatrici di sapere. Le culture che sono sopravvissute nel tempo<br />
hanno costantemente evoluto i propri sistemi di conoscenza, che sono<br />
classificati come “sapere tradizionale”. Le strutture e istituzioni dominanti di<br />
produzione delle conoscenze nella società contemporanea hanno portato al<br />
dominio di “esperti”, escludendo il sapere popolare.<br />
Il diritto delle comunità e delle culture di sviluppare e potenziare<br />
congiuntamente il proprio sapere, ponendo le domande di loro scelta e<br />
condividendo queste conoscenze liberamente con altri gruppi e reti, costituisce<br />
la loro sovranità sulle conoscenze. Il sapere dovrebbe circolare liberamente.<br />
La sovranità sulle conoscenze non implica il diritto di rifiutare la loro libera<br />
circolazione. Essa include la piena partecipazione democratica dei cittadini alla<br />
nuova sintesi delle conoscenze basata sull’inclusione di sistemi di conoscenza<br />
esclusi.<br />
Una nuova consapevolezza dell’importanza della diversità culturale e scientifica<br />
e la disponibilità di nuove tecnologie dell’informazione rendono necessaria una<br />
profonda trasformazione dei sistemi di conoscenza ufficiali, attualmente non<br />
democratici, tecnocratici e separati l’uno dall’altro.<br />
I nuovi sistemi di conoscenza devono essere in grado di promuovere<br />
sostenibilità, equità e flessibilità mediante:<br />
• sistemi di conoscenza che permettano a una pluralità di approcci e di forme<br />
di conoscenza di vivere fianco a fianco e integrarsi;<br />
• apertura garantita, pari dignità di tutte le conoscenze e capacità degli<br />
agricoltori e delle comunità rurali locali di essere ascoltati;<br />
• la distribuzione di risorse pubbliche e la regolamentazione della proprietà<br />
intellettuale, individuando chiaramente interessi pubblici e interessi privati,<br />
dando la priorità ai primi.<br />
Proprio come la Sovranità Alimentare è emersa come il principio organizzativo<br />
della nostra sicurezza alimentare, basata sulla piena partecipazione, dove<br />
tutti hanno il diritto di decidere che cosa mangiare e il modo in cui produrlo,<br />
così anche la Sovranità sulle Conoscenze deve essere pienamente integrata<br />
in strutture e istituzioni di creazione del sapere, nelle scelte tecnologiche e<br />
nelle scelte di produzione e consumo. La sovranità sulle conoscenze poggia sul<br />
dovere di condividere liberamente le conoscenze con altre comunità sovrane e<br />
di continuare la libera circolazione delle conoscenze.<br />
La società contemporanea viene spesso definita come la società della<br />
conoscenza. Questa definizione si basa sull’ampia diffusione delle tecnologie<br />
informatiche. Ma l’informazione non è conoscenza. A differenza della<br />
conoscenza, l’informazione in sé non fornisce la discriminazione, i modelli per<br />
separare l’utile dall’inutile, il sostenibile dal non sostenibile.<br />
Laddove l’informazione non fornisce una comprensione più approfondita della<br />
vita e del modo di vivere, il suo uso è limitato. Senza una prospettiva olistica, la<br />
conoscenza si riduce a nozioni frammentarie.<br />
Sostituita dalla mera informazione, la conoscenza promuove un nuovo tipo<br />
di consumismo dell’informazione. Come avviene con il cibo, le informazioni<br />
possono servire a soddisfare bisogni essenziali delle persone, ma possono anche<br />
essere consumate in eccesso. Una grave penuria o mancanza di conoscenze<br />
essenziali può coesistere con un flusso eccessivo di informazioni e con una<br />
“obesità informativa” ed entrambe possono causare differenti forme di<br />
dipendenza che minano la sovranità.<br />
Insieme alla privatizzazione e alla concentrazione dei processi cognitivi, noi<br />
rileviamo altre tendenze che stanno radicalmente cambiando il modo in<br />
cui il sapere viene prodotto, riprodotto e diffuso. Facilitati dalla circolazione<br />
delle persone e dalle tecnologie dell’informazione, oggi sistemi di conoscenza<br />
orizzontali, non gerarchici, stanno facendo la loro comparsa e si stanno<br />
sviluppando grazie a reti “ibride” di singoli individui – ricercatori, tecnici,<br />
consumatori, produttori – connessi tra loro su base paritaria, che permettono<br />
processi di apprendimento attraverso le persone e le cose.<br />
Ogni volta che i processi di apprendimento portano a nuovi modi di fare le cose,<br />
un nuovo sapere nasce all’interno di queste reti. La separazione tra produttori,<br />
intermediari e detentori del sapere diviene sempre più tenue e viene sostituita da<br />
una distinzione de facto tra esperti locali, mediatori culturali, comunicatori e teorici.<br />
La conoscenza si sviluppa tramite l’interazione con il nostro ambiente e cresce<br />
in risposta alle nuove sfide. È inoltre guidata dalla domanda e dai valori e la<br />
sua qualità e rilevanza dipendono dalla sua capacità di rispondere alle sfide del<br />
mondo reale. In altri termini, la conoscenza dovrebbe facilitare l’attività, avere<br />
una storia evolutiva, un contesto regionale. Le comunità del sapere condividono,<br />
mantengono e ulteriormente sviluppano le conoscenze, non solo tra se stesse,<br />
ma anche in reti più ampie e più complesse di scambio e collaborazione.<br />
La proprietà democratica è essenziale perché le conoscenze siano significative,<br />
migliorino la vita e incoraggino la creatività e l’ulteriore sviluppo. Devono<br />
rispondere ai bisogni dei popoli e garantire la partecipazione comunitaria. In<br />
questo contesto le comunità vengono definite come forme diverse di una<br />
convivialità umana attiva, dalle comunità e famiglie tradizionali dei villaggi<br />
alle comunità scientifiche, alle comunità di collaborazione professionale e di<br />
cooperazione culturale, fino alle comunità virtuali o alle nuove comunità del<br />
nuovo stile di vita urbano. La maggior parte degli esseri umani appartiene a più<br />
di una comunità e può cambiare le comunità cui appartiene.<br />
Sono stati definiti diversi tipi di conoscenza – conoscenza scientifica, tradizionale o<br />
indigena. Tutti questi tipi si basano su modelli, valori e regole applicative, nonché sul<br />
modo di distinguere se una cosa è vera o falsa, giusta o sbagliata. La conoscenza ci<br />
aiuta a definire il nostro posto sulla terra e il nostro rapporto con la vita sulla terra.<br />
Oltre a fornirci la comprensione, la conoscenza ci porta anche vantaggi attraverso<br />
le sue applicazioni pratiche. La maggior parte del sapere viene trattata e condivisa<br />
come bene pubblico, mentre molte forme della sua applicazione vengono anche<br />
scambiate su differenti mercati per soddisfare la domanda e premiare il lavoro e<br />
l’eccellenza nel padroneggiare aspetti specifici della conoscenza.<br />
Come avviene nel caso di altri prodotti dell’epoca contemporanea, anche nella<br />
produzione delle conoscenze la velocità sostituisce contenuto e qualità. L’accesso<br />
istantaneo alle informazioni sostituisce l’assorbimento dei saperi, proprio come<br />
l’accesso istantaneo al cosiddetto fast food sostituisce l’alimentazione di qualità.<br />
Il cambiamento si impone a una velocità sempre più rapida, senza tener conto<br />
della volontà della gente e spesso andando contro di essa. Nuovi prodotti<br />
“migliorati” riempiono gli scaffali dei supermercati mentre scompaiono cibi da<br />
tempo collaudati. Analogamente, sementi di comprovata validità, ottenute con<br />
la selezione partecipativa degli agricoltori, vengono sostituite da sementi non<br />
rinnovabili che devono essere comprate di anno in anno.<br />
La sostituzione costante dei vecchi prodotti con prodotti nuovi comporta una<br />
perdita di storia e un accumulo di rifiuti. Ciò fa parte delle strategie principali<br />
di produzione e commercializzazione di una società “usa e getta” (prendere<br />
quanto più si può per poi gettarne via gran parte), ivi compresa la creazione di<br />
un consumismo passivo e sprecone. Parallelamente a questo consumo materiale<br />
caratterizzato dagli sprechi, osserviamo oggi un consumo di conoscenza diffuso<br />
e fortemente alienato, che serve in gran parte per scopi secondari (prestigio,<br />
distrazione, sostituzione). La domanda “Ho davvero bisogno di sapere questo?”<br />
viene posta raramente e pesantemente punita.<br />
Laddove il sapere non viene più prodotto e usato per scopi pratici e conviviali,<br />
le qualità derivate da questi scopi perdono importanza, compresi i loro valori a<br />
lungo termine che consistono nell’essere parte di un’evoluzione storica di una<br />
cultura e di valori condivisi in comunità. Il risultato è che quantità crescenti<br />
di pezzi di “sapere spazzatura” di proprietà riservata, con cicli di mercato<br />
brevi, bassa densità d’uso e scarsa qualità, vengono scaricate sui mercati della<br />
“società della conoscenza” in quantità crescenti e riprodotte, contraffatte o<br />
semplicemente falsificate ad alta velocità.<br />
Lo stato attuale delle conoscenze relative all’alimentazione e alle sue<br />
applicazioni è un esempio perfetto di questo tipo di sapere industrializzato.<br />
Tali conoscenze, costituite da informazioni sconnesse, in costante e rapido<br />
cambiamento, hanno di fatto portato il consumatore a un livello di confusione<br />
senza precedenti, con risultati pesantemente negativi per la salute, l’ambiente,<br />
la cultura e la qualità.<br />
Il ritmo accelerato di questi sistemi di conoscenza, legato all’introduzione di<br />
nuove tecniche e nuovi input, ha impedito ai sistemi locali di svilupparsi e<br />
di introdurre conoscenze che, essendo al di fuori dello schema dominante,<br />
richiedono più tempo per essere elaborate e consolidate. Allo stesso tempo, ciò<br />
ha generato falsi bisogni e sprechi sia per i consumatori che per i produttori.<br />
Secondo il principio “o lo usi o lo perdi”, il sapere tradizionale, che si è evoluto ed<br />
è stato accuratamente conservato e arricchito da una generazione all’altra, deve<br />
essere protetto perché possa fornirci un sapere sano per un modo di vivere più sano.<br />
Produrre conoscenze indipendentemente dal loro contesto d’uso, al di là del<br />
controllo delle comunità, mina la sovranità. Anche se intende servire il bene<br />
pubblico e le comunità, e malgrado il fatto che la maggior parte di tale scienza<br />
non democratica sia sempre stata finanziata dalle grandi imprese e dall’industria<br />
bellica, questo modello dominante pretende di creare la conoscenza per la<br />
conoscenza, mentre in realtà è intimamente legato agli interessi economici<br />
o politici. Questa tradizione basata sull’utopia meccanicistica differisce<br />
sostanzialmente da altre tradizioni di conoscenza, che sono guidate dalla<br />
sovranità dei popoli e delle comunità e lavorano per il loro bene. Occorre un<br />
cambiamento rispetto al decisionismo non democratico, di vedute ristrette,<br />
esclusivista, tecnocratico, in tutti i campi dell’attività umana. La sovranità<br />
sulle conoscenze è il diritto del popolo di creare conoscenze e di partecipare ai<br />
processi che riguardano la sua vita. Il sapere popolare deve essere pienamente<br />
integrato in strutture e istituzioni di produzione delle conoscenze, nella scelta<br />
delle tecnologie e nelle scelte di produzione e di consumo. Tale partecipazione<br />
non è possibile nelle strutture di conoscenza commercializzate e centralizzate<br />
e nei sistemi di ricerca oggi dominanti. Una scienza indipendente e pubblica è<br />
fondamentale per la sovranità sulle conoscenze.<br />
In epoca contemporanea la fusione tra sapere e potere è divenuta una minaccia<br />
per la libertà dell’uomo e per la sua sicurezza. La tirannia degli interessi<br />
commerciali sta soffocando il sapere e impedendo la piena evoluzione delle<br />
nostre capacità e potenzialità umane. Democratizzare le conoscenze significa<br />
partecipare alla loro creazione. Significa inoltre accedere alle conoscenze<br />
rimuovendo i muri di esclusione costituiti dai diritti di proprietà intellettuale e<br />
dalle violenze contro il sapere indigeno e tradizionale, il sapere delle donne e il<br />
sapere dei cittadini.<br />
La sovranità sulle conoscenze esiste a più livelli: livello individuale, livello<br />
comunitario e livello sociale. Essa va quindi di pari passo con il dovere di<br />
condividere liberamente le conoscenze con altre comunità sovrane e non implica<br />
il diritto di rifiutare la libera circolazione delle conoscenze stesse.<br />
Noi abbiamo bisogno di una nuova scienza olistica basata sulla partecipazione<br />
democratica, che tenga conto del benessere della natura, dei popoli e delle<br />
future generazioni. La cura e l’interessamento verso le future generazioni<br />
possono essere costruiti solo sulla partecipazione democratica delle generazioni<br />
attuali.<br />
Sapere è potere. La sovranità sulle conoscenze garantisce che questo potere sia<br />
condiviso da tutti.<br />
COMMISSIONE INTERNAZIONALE PER IL FUTURO<br />
DELL’ALIMENTAZIONE E DELL’AGRICOLTURA</p>
<p><strong>Iniziativa promossa da<br />
Claudio Martini, Presidente della Regione Toscana, Italia<br />
Vandana Shiva, Direttore esecutivo di Research Foundation for Technology, Science<br />
and Ecology/Navdanya, India<br />
Membri della Commissione<br />
Vandana Shiva, Presidente della Commissione<br />
Miguel Altieri, Professore presso il Dipartimento di Scienze, politica e gestione<br />
dell’ambiente, Università della California, Berkeley; Presidente SOCLA<br />
Alexander Baranov, Presidente dell’Associazione Nazionale per la Sicurezza Genetica (ALL),<br />
Mosca<br />
Debi Barker, Co-Direttore e Presidente della Commissione Agricoltura dell’International<br />
Forum on Globalization (IFG)<br />
Wendell Berry, Ambientalista, agricoltore, scrittore e poeta<br />
Jose Bové, Via Campesina<br />
Marcello Buiatti, Consulente sugli OGM per la Regione Toscana, Professore presso<br />
l’Università di Firenze<br />
Tewolde Egziabher, Direttore Generale, Autorità per la Protezione Ambientale, Etiopia<br />
Bernward Geier, Rappresentante IFOAM, COLABORA e attivista<br />
Edward Goldsmith, Scrittore, fondatore e direttore di The Ecologist<br />
Benny Haerlin, Fondazione di Future Farming, ex Coordinatore Internazionale della<br />
campagna OGM di Greenpeace<br />
Colin Hines, Autore di “Localisation: A Global Manifesto”; membro di IFG<br />
Vicki Hird, Senior Campaigner on Food and Farming, Amici della Terra<br />
Andrew Kimbrell, Presidente del Centro Internazionale per la valutazione delle tecnologie<br />
Tim Lang, Professore di Politica Alimentare, Institute of Health Science, City University,<br />
Londra<br />
Frances Moore Lappe, Scrittore, Fondatore del Small Planet Institute<br />
Alberto Pipo Lernoud, Diretore di Fundación Cocina de la Tierra<br />
Caroline Lucas, Membro del Parlamento Europeo, Partito dei Verdi, Regno Unito<br />
Jerry Mander, Presidente del Consiglio Direttivo del International Forum on Globalization<br />
Samuel K. Muhunyu, Coordinatore di NECOFA (Network for Ecofarming for Africa)<br />
Helena Norberg-Hodge, International Society for Ecology and Culture<br />
Carlo Petrini, Fondatore di Slow Food<br />
Assétou Founé Samake, Biologa, genetista, professoressa presso la Facoltà di Scienze<br />
dell’Università del Mali<br />
Percy Schmeiser, Agricoltore canadese e attivista contro gli OGM<br />
Aminata Dramane Traoré, Scrittrice, coordinatrice del “Forum pour un Autre Mali”,<br />
ex Ministro della Cultura e del Turismo del Mali</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Vandana Shiva, Helena Norberg-Hodge ed altri</strong></p>
<p><strong>Fonte: slowfood</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>GLI ASSASSINI DELL&#8217;ANIMA</title>
		<link>http://www.destrablog.eu/gli-assassini-dellanima/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 08:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
La pedofilia è sempre esistita da quando esiste forse il mondo, eppure nessuno osa parlarne, resta rinchiusa tra i muri di casa , nell&#8217;antichità veniva considerata una cosa normale, ancora oggi nel terzo millennio in molte culture, soprattutto islamiche, è normale, allo ordine del giorno sposarsi con bambine.

Oggi si parla tanto di pedofilia,  ma ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/pedofilia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4286" title="pedofilia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/pedofilia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p> </p>
<p>La pedofilia è sempre esistita da quando esiste forse il mondo, eppure nessuno osa parlarne, resta rinchiusa tra i muri di casa , nell&#8217;antichità veniva considerata una cosa normale, ancora oggi nel terzo millennio in molte culture, soprattutto islamiche, è normale, allo ordine del giorno sposarsi con bambine.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4285"></span></p>
<p>Oggi si parla tanto di pedofilia,  ma ancora oggi è considerata un tabu ,ci sono leggi che puniscono i pedofili, ma purtroppo le pene sono dannatamente irrisorie , anzi in alcuni casi grazie ad emendamenti che considerò anticostituzionali, le violenze di minor gravità o entità non verranno più punite, grazie all&#8217;emendamento 1707 presentato da alcuni politici del Pdl e della Lega Nord per l&#8217;Indipendenza della Padania (poi ritirato dopo l&#8217;ondata di sdegno che ha attraversato il Paese&#8230;), che a mio avviso devono solamente vergognarsi di essere considerati tali , ma soprattutto di far parte delle Istituzioni, prevede una variazione, per chi non ne fosse a conoscenza , dell&#8217;articolo 380 del codice di procedura penale, in questo emendamento, si dice che non necessariamente si deve ricorrere all&#8217;arresto quando il reato commesso è un atto di&#8221; minore gravità&#8221;.<br />
Ma cosa si intende per atto sessuale di minore gravità? Qualcuno sa darmi una risposta , ma soprattutto sa dare una risposta alle vittime di abusi?<br />
Essere palpato , essere sottoposto a pedo pornografia , oppure avere in casa o sul proprio computer materiale pedo pornografico , oppure portare nel proprio letto una minorenne non è un reato tanto grave da poter garantire l&#8217;arresto o quanto meno da ritenerlo necessario.<br />
E&#8217; il delirio più assoluto di una Società e di uno Stato che si è ammalato e nella sua malattia e nel suo delirio giustifica o rende non punibile i carnefici, rendendo le vittime ancora una volta doppiamente puniti non solo dal proprio carnefice , ma anche da parte di uno Stato e di una Giustizia che dovrebbe tutelare i più deboli ma che ahimè ancora una volta si ritrovano oltre il danno anche la beffa.<br />
Mi chiedo se qualcuno si è mai chiesto cosa realmente è la pedofilia , cosa sia abusare di un bambino?<br />
Ai bambini durante gli abusi del pedofilo non solo vengono privati dell&#8217;innocenza , della loro infanzia , strappati dai propri sogni e dalle favole di cui dovrebbe essere circondata l&#8217;infanzia e il mondo di un bambino , ma il pedofilo strappa l&#8217;anima del bambino , la sua essenza , rendendolo privo di nulla , vuoto.<br />
Un bambino abusato è un bambino senza anima , il suo silenzio non ascoltato non è altro che l&#8217;urlo del suo pedofilo che più delle volte si nasconde in famiglia, la pedofilia non conosce razza, sesso, ceto sociale, colore; la pedofilia molte volte si nasconde dietro le persone meno sospettabili.<br />
Chi difende , chi nasconde un pedofilo e i suoi abusi , si macchia  in ugual misura di questo orribile crimine e come tale dovrà essere punito.<br />
La pedofilia in ambito psichiatrico è catalogata nel gruppo delle&#8221; PARAFILIE&#8221; ,ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale , e consiste nel preferire  come oggetto del proprio piacere sessuale bambini non superiori agli 11 /13 anni , ovvero prima della pubertà.<br />
Il pedofilo a differenza delle altri pazienti psichiatrici , è in grado di intendere e di volere , completamente lucido e consapevole di ciò che sta facendo , quindi questa sua consapevolezza lo rende doppiamente colpevole.<br />
Il pedofilo non guarirà mai dalla sua depravazione o malattia , essa potrà solamente essere inibita , grazie all&#8217;uso di farmaci che inibiscono la libido , ovvero la castrazione chimica , ma è temporanea , deve essere eseguita periodicamente , ripetutamente e per tutta la durata dell&#8217;esistenza del pedofilo. Purtroppo una volta fuori dal carcere non sono più controllati come dovrebbero e quindi molti di loro non si sottoporranno mai volontariamente alla terapia farmacologica. Ultimamente  le pene sono leggermente in aumento , ma a mio avviso dannatamente irrisorie per il crimine di cui si macchiano e cosa ancora più abominevole è che grazie all&#8217;indulto , grazie alla buona condotta le pene vengono ulteriormente ridotte. Mi chiedo se lo Stato , le Istituzioni , si sono mai chiesti  cosa significa essere abusati , credo proprio di no. Solo  chi è vittima si rende conto sulla propria pelle cosa sia il dramma di essere abusati, un dramma che va oltre il dolore fisico , quello con il tempo si attenua , le ferite guariscono , si cicatrizzano , ma il dolore morale , psicologico esso non sarà mai attenuato, ne tanto meno guarito. Guardate gli occhi di un bambino vittima di pedofilia , guardateli  con attenzione essi  vi diranno il dramma che hanno vissuto e continuano  a vivere , dietro quegli occhi , cari politici , caro Stato, care Istituzioni ci potrebbe essere vostro figlio , vostro fratello , voi stessi se per un attimo vi metteste nei panni delle vittime, nei panni di uno di loro. Ascoltate l&#8217;urlo del silenzio , un silenzio che non vuole altro che essere tirato fuori per poter gridare al mondo, la rabbia, la paura , ma soprattutto l&#8217;innocenza che degli infami hanno rubato.<br />
Il bambino abusato non ha più anima.<br />
Allora chiedo alle Istituzioni e allo Stato di ridare l&#8217;anima alle vittime di pedofilia, alle vittime di stupro, punendo i loro carnefici senza nessuno sconto di PENA!<br />
 <br />
<strong>di Petronilla Corsaro <br />
Vicepresidente di Destra Razionale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>DI PIETRO ED I RIMBORSI ELETTORALI</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
Giulietto Chiesa: io, Di Pietro e quei soldi.
Antonio Di Pietro? «E’ un uomo di potere, ma soprattutto è una persona sleale e scorretta, che usa il finanziamento pubblico per assicurarsi il controllo totale del suo partito, e quindi per conservare e incrementare il suo ruolo nella scena politica italiana».
Giulietto Chiesa, 70 anni a settembre, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/di-pietro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4280" title="di pietro" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/di-pietro-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p> </p>
<p>Giulietto Chiesa: io, Di Pietro e quei soldi.</p>
<p>Antonio Di Pietro? «E’ un uomo di potere, ma soprattutto è una persona sleale e scorretta, che usa il finanziamento pubblico per assicurarsi il controllo totale del suo partito, e quindi per conservare e incrementare il suo ruolo nella scena politica italiana».</p>
<p>Giulietto Chiesa, 70 anni a settembre, è stato eletto all’Europarlamento nel 2004 proprio nella lista capeggiata da Di Pietro, in un’alleanza di breve durata tra l’ex pm e Achille Occhetto. Chiesa, appunto, era candidato “in quota” a Occhetto e fu eletto a Strasburgo dopo la rinuncia dell’ex segretario del Pds. Il divorzio politico, poi, divenne una sanguinosa questione di soldi e di finanziamento pubblico che Di Pietro «si prese per intero», lasciando a secco l’altra componente, che lo portò in tribunale.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4279"></span></p>
<p>Ora che Di Pietro è indagato proprio per una presunta appropriazione non lecita di rimborsi elettorali, Piovonorane ha chiesto a Chiesa di raccontare la sua versione e i suoi ricordi di quel 2004.</p>
<p>Iniziamo da quando lei divenne europarlamentare con l’Italia dei Valori.</p>
<p>«Per la precisione, era una lista di coalizione tra Antonio Di Pietro e Achille Occhetto. Io fui chiamato appunto da Occhetto, che mi propose di candidarmi. Poi ebbi un colloquio con Di Pietrò e tutto sembrò andare bene».</p>
<p>In che senso?</p>
<p>«Io posi una questione per me dirimente, quella del pacifismo e dell’opposizione alla guerra in Iraq. Spiegai a Di Pietro le mie posizioni in merito, e lui mi rispose che non era ferratissimo sul tema ma si fidava di me, insomma non c’erano problemi. Così accettai la candidatura».</p>
<p>E poi?</p>
<p>«La lista andò male, meno del due per cento. Con due eletti, ovviamente Di Pietro e Occhetto. L’ex segretario del Pds però scelse di restare senatore e si dimise. Quindi gli subentrai io, primo dei non eletti».</p>
<p>E con Di Pietro?</p>
<p>«All’inizio ci fu una separazione consensuale, morbida. Insomma, avevamo capito subito che l’alleanza tra lui e Occhetto non aveva funzionato in termini di voti e quindi conveniva a tutti andare per la propria strada. Da una parte lui, con l’Italia dei Valori, dall’altra parte noi – diciamo – “occhettiani”, che ci chiamavamo Il Cantiere. Ma, ripeto, all’inizio non litigammo. Anzi, Di Pietro mi chiese di iscrivermi al gruppo liberal-democratico, per fargli avere più peso, e io accettai, anche se ero un po’ perplesso».</p>
<p>E poi?</p>
<p>«Poi passò l’estate e in autunno il gruppo del Cantiere – Occhetto, Novelli, Veltri, Falomi e altri – mi chiese di andare da Di Pietro per domandargli una parte del “rimborso elettorale” che lo Stato aveva dato alla nostra lista comune, cioè due milioni e mezzo di euro. Avevamo anche noi l’affitto della sede da pagare, i manifesti da stampare, insomma le solite cose».</p>
<p>Quanto volevate?</p>
<p>«Guardi, eravamo ben consci che Di Pietro era l’asse portante di quella lista, però anche noi avevamo portato i nostri voti ed eletto un eurodeputato. Insomma, non ci sognavamo nemmeno di chiedergli la metà e quindi lasciammo decidere a lui».</p>
<p>In che senso?</p>
<p>«Io andai a trovare Di Pietro nel suo ufficio di Strasburgo e gli chiesi, cortesemente: “Secondo te, quanto ci spetta?”».</p>
<p>E lui?</p>
<p>«Apriti cielo. Perse quasi subito la calma, s’inalberò furibondo e iniziò a urlare che non ci spettava neanche una lira. Gridava: “Io non vi devo niente, sei tu che devi tutto a me, se sei qui è tutto merito mio” e così via. Non l’avevo mai visto alterarsi così e non mi aspettavo che alzasse la voce in quel modo. Fu di una volgarità offensiva».</p>
<p>E lei?</p>
<p>«Io gli feci presente che c’era una questione di lealtà e di correttezza politica, ma anche giuridica, perché non poteva tenersi tutto visto che il gruppo parlamentare eravamo noi due e ci si era appena divisi. Lui si mise a ridere e mi disse: “Sì sì, provateci pure a portarmi in tribunale, tanto avete firmato una delega secondo la quale il finanziamento pubblico spetta tutto a me”».</p>
<p>Che cosa avevate firmato?</p>
<p>«Ecco, io al momento nemmeno capii. E rimasi zitto. Ma tornato a Roma lo chiesi a miei compagni del Cantiere: scusate, che cosa abbiamo firmato?».</p>
<p>E alla fine lo avete capito?</p>
<p>«Sì: con molta amarezza scoprimmo che nel giorno dell’accettazione delle candidature, nell’ufficio del notaio di Di Pietro in piazza del Tritone, quello ci aveva messo in mano un bel po’ di carte da firmare e tra queste c’era anche l’accettazione che i rimborsi elettorali andassero tutti a Di Pietro. Ovviamente nessuno di noi quella carta l’aveva letta, se non altro per educazione: vai dal notaio che ti fa firmare la candidatura e mica pensi che ci sia sotto la fregatura. Invece era proprio così: come le assicurazioni che ti rifilano le clausole vessatorie in fondo al contratto».</p>
<p>Quindi?</p>
<p>«Abbiamo intentato lo stesso la causa civile, ritenendo che il modo in cui ci era stata estorta quella firma la invalidasse. E abbiamo anche cercato di trovare una mediazione con Di Pietro. Ma lui niente, non ha voluto sganciare un euro. Comunque il procedimento giudiziario è ancora in corso».</p>
<p>Allora secondo lei ha ragione Veltri, quando accusa Di Pietro di essersi intascato i rimborsi con false autocertificazioni?</p>
<p>«Guardi, io sull’indagine penale non voglio entrare, anche perché si riferisce a un’altra questione. E non penso che Di Pietro usi il denaro del finanziamento pubblico per arricchimento privato. Ma sicuramente, avendo una gestione molto personalistica del partito, sa che il controllo dei finanziamenti è fondamentale per continuare a garantirsi questo suo ruolo di padrone. E quindi perpetuare e allargare il suo peso nella politica italiana. E lo fa senza badare né alla correttezza, né alla lealtà. Di Pietro è semplicemente un pezzo della Casta».<br />
 <br />
Fonte: gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 &#8211; NO ALLA LEGGE BAVAGLIO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4282" title="LEGGE BAVAGLIO" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/LEGGE-BAVAGLIO.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 &#8211; LUTTO DEMOCRATICO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTURA CONSIGLIATA DA NOI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>MANOVRA: LA CORTE DEI CONTI PER NOI HA RAGIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Corte dei Conti: «La manovra frena la crescita. Ora, basta agli sprechi»
di Claudio Tucci
La manovra di Tremonti porta con sé «un elevato rischio di impatto negativo sulla crescita economica». E&#8217; questo l&#8217;allarme lanciato nella Relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato 2009, illustrata, a Roma, dai presidenti di sezione, Gian Giorgio Paleologo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/corte-dei-conti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4277" title="corte dei conti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/corte-dei-conti-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>Corte dei Conti: «La manovra frena la crescita. Ora, basta agli sprechi»</strong></p>
<p>di Claudio Tucci</p>
<p>La manovra di Tremonti porta con sé «un elevato rischio di impatto negativo sulla crescita economica». E&#8217; questo l&#8217;allarme lanciato nella Relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato 2009, illustrata, a Roma, dai presidenti di sezione, Gian Giorgio Paleologo e Maurizio Meloni che hanno evidenziato, come conseguenza, il pericolo «di un assottigliamento degli effetti attesi sul disavanzo, soprattutto per via della flessione del gettito fiscale connessa a un più basso livello di attività economica».</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4276"></span></p>
<p>La Corte dei Conti ha dato, comunque, il suo &#8220;ok&#8221; ai conti dello Stato 2009 e il presidente Tullio Lazzaro, alla sua ultima udienza di parifica visto che andrà in pensione a fine mese, ha ricordato come solo «l&#8217;affidabilità e la certezza di risultanze contabili complessive consentano di aumentare il quoziente di fiducia nell&#8217;attività del governo, in tema di finanza pubblica».</p>
<p>I magistrati contabili, pur riconoscendo gli effetti negativi della crisi, hanno evidenziato, tuttavia, alcune perplessità sui risultati ottenuti dagli interventi messi in campo lo scorso anno dal Governo. «Gli indici relativi all&#8217;esercizio 2009 &#8211; scrive il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia nella sua requisitoria sul Rendiconto &#8211; hanno disatteso sia l&#8217;auspicio di una progressiva riduzione del debito pubblico, sia deluso l&#8217;aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici». «Il Pil &#8211; ha ricordato Ristuccia &#8211; ha registrato una flessione del 5%; l&#8217;indebitamento netto è salito a 80,8 miliardi pari al 3,3% del Pil, l&#8217;avanzo primario è sceso a -0,6% del Pil e il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 1.760,76 miliardi, pari al 115,8% del Pil. La crisi economica, e la conseguente flessione del reddito, oltre ad alcuni sgravi fiscali hanno rallentato la crescita delle entrate fiscali (+1,9% è la variazione rispetto al totale entrate del 2008) e la pressione fiscale è salita al 43,2% del prodotto, in aumento di 3 decimi di punto rispetto al dato relativo al 2008, risentendo del rallentamento dell&#8217;attività economica.</p>
<p>Positivo, invece, il giuidizio sulla lotta all&#8217;evasione. Nel 2009, ha evidenziato Ristuccia, é stato raggiunto un livello di riscossioni superiore rispetto al già significativo risultato registrato nel 2008, con un incremento del 19,8% (a 7,043 miliardi) frutto soprattutto «di linee operative adottate dall&#8217;Agenzia delle Entrate, mirate e calibrate alle caratteristiche e peculiarità del contribuente e alla realtà economica e territoriale in cui esso opera». Dall&#8217;azione della Guardia di Finanza sono stati individuati 7.513 evasori totali, per 13,7 miliardi di redditi imponibili non dichiarati, con incrementi del 5,3 e del 3,8% rispettivamente in confronto al 2008. Importanti, le attese future. Per il quinquennio 2009-2013, evidenza la relazione della Corte, ci si aspettano circa 37 miliardi di maggior gettito atteso dalla lotta all&#8217;evasione.</p>
<p>Tabelle allegate alla Memoria aggiunta del Procuratore generale dott. Mario Ristuccia<br />
 <br />
La Corte si è poi soffermata sul costo eccessivo dell&#8217;apparato amministrativo locale. «La struttura amministrativa delle regioni e degli enti locali &#8211; ha sottolineato Ristuccia &#8211; è pletorica, ripartita in numerosissimi, e spesso, inutili, centri». Si tratta &#8211; ha aggiunto &#8211; di un sistema che sopravvive grazie anche ai corposi trasferimenti agli enti locali, che oscillano annualmente tra i 15 e i 20 miliardi. Si pensi, ha poi proseguito, che «il mantenimento dell&#8217;apparato burocratico delle province costa al cittadino italiano circa 43 euro pro-capite (nella regione Calabria 83,5 euro)». E, quindi, ha concluso Ristuccia, «se è necessario chiedere sacrifici a molte categorie di cittadini, tra le quali purtroppo anche quelle più deboli, appare ancora più necessario affrontare con decisone e concretezza i problemi della cattiva amministrazione e dello spreco di pubblico denaro come la gran parte del Paese invoca da tempo».</p>
<p>fonte il sole24ore</p>
<p>INUTILI CENTRI CHE RICHIEDONO STIPENDI A MANAGER-AMMINISTRATORI (ANSA) &#8211; ROMA, 24 GIU &#8211; La Corte dei Conti &#8216;boccià la struttura «pletoriaca» di Regioni ed enti locali «ripartita in numerosissimi e spesso inutili centri di spesa» che «richiedono soprattutto erogazione di stipendi, gettoni ed emolumenti vari per una moltitudine di amministratori, manager pubblici, consiglieri e consulenti» e che hanno «un elenco di attività utili sovente a procurare unicamente opportunità di una comoda collocazione a soggetti collegati con gli ambienti della politica». È quanto afferma il procuratore generale Mario Ristuccia nella sua requisitoria del giudizio di parificazione sul rendiconto dello Stato per il 2009 nella quale mette in risalto la struttura decentrata divisa spesso in numeresissimi «centri, autorità, enti, agenzie, commissioni, comunità, società miste, istituti, scuole ecc.».</p>
<p>Ristuccia definisce questo un «un sistema parcellizzato che rimane perennemente in attesa di un vero piano riformatore e che sopravvive grazie anche ai corposi trasferimenti agli enti locali, di cui all&#8217;apposito capitolo di spesa presso il Ministero dell&#8217;Interno, che oscillano annualmente tra i 15 e i 20 miliardi e che inevitabilmente alimentano anche un insieme di finalità ed interessi particolari, spesso mal controllati o controllabili». Il procuratore ricorda che «nella direzione della razionalizzazione del governo locale molti sono stati, nel recente passato, gli interventi i cui intenti soppressori e riformatori spesso scompaiono sia per non attuazione delle disposizioni emanate sia per proroghe, modificazioni o integrazioni dovute ad interessi di categorie o di territori. Il tema delle Province, ad esempio, costituisce da alcuni anni argomento di vivo e acceso dibattito a tutti i livelli, economico, politico, istituzionale, soprattutto in relazione ai costi e ai relativi finanziamenti connessi al loro mantenimento. È stato accertato che tra le spese delle Province, quella più rilevante attiene alla funzione di amministrazione generale, per cui, in media, il mantenimento dell&#8217;apparato burocratico delle Province costa al cittadino italiano circa 43 euro pro-capite (nella Regione Calabria 83,5 euro)». Altro tema è quello delle troppe società partecipate: «un numero assolutamente rilevante di presidenti e consiglieri di societ… e consorzi che attendono alla gestione dei servizi idrici, di raccolta di rifiuti, di produzione e distribuzione di energia e gas, di trasporto, di consulenza e formazione, di gestione di case-vacanze, di informatica e di telecomunicazioni, ecc..Un elenco di attività utili sovente a procurare unicamente opportunità di comoda collocazione a soggetti collegati con gli ambienti della politica».</p>
<p>IN 2009 DISATTESO AUSPICIO RIDUZIONE DEBITO RALLENTATA CRESCITA ENTRATE FISCALI, INDEBITAMENTO OLTRE 80 MLD (ANSA) &#8211; ROMA, 24 GIU &#8211; Gli indici relativi all&#8217;esercizio 2009 «hanno disatteso sia l&#8217;auspicio di una progressiva riduzione del debito pubblico sia deluso l&#8217;aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici». Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, durante la requisitoria nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l&#8217;esercizio 2009. «Il Pil &#8211; ha ricordato &#8211; ha registrato una flessione del 5%; l&#8217;indebitamento netto è salito a 80,8 miliardi pari al 3,3% del PIL, l&#8217;avanzo primario è sceso a -0,6% del PIL ed il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 1760,76 miliardi, pari al 115,8% del Pil. La crisi economica, e la conseguente flessione del reddito, oltre ad alcuni sgravi fiscali hanno rallentato la crescita delle entrate fiscali (+1,9% è la variazione rispetto al totale entrate del 2008), la pressione fiscale è salita al 43,2% del prodotto, in aumento di 3 decimi di punto rispetto al dato relativo al 2008, risentendo del rallentamento dell&#8217;attività economica. La spesa primaria corrente è cresciuta del 4,2%. La dinamica della spesa per consumi finali è passata dal 4,3% del 2008 (variazione percentuale rispetto all&#8217;anno precedente) al +3,3% nel 2009. Vi hanno contribuito l&#8217;ulteriore accelerazione dei consumi intermedi, aumentati del 7,5 per cento (+ 6,4 per cento nel 2008). Le prestazioni sociali in denaro hanno continuato ad aumentare a un ritmo sostenuto (+ 5,1%) cui hanno maggiormente influito gli interventi della Cassa integrazione guadagni, gli assegni di disoccupazione e le misure a sostegno delle famiglie. Le spese in conto capitale sono aumentate in un anno del 12,7 per cento, soprattutto nel comparto degli investimenti(+ 7,0%) dei contributi agli investimenti (+ 10,3%). Se si escludono le retrocessioni degli immobiliari,agli enti di previdenza l&#8217;incremento della spesa per investimenti si riduce poco più del 4%. Si registra anche la netta diminuzione della spesa per interessi (-12,2%)».</p>
<p>ELEVATO RISCHIO IMPATTO NEGATIVO SU CRESCITA = Roma, 24 giu. (Adnkronos) &#8211; Il rischio di una riduzione della crescita del Pil causata dalla manovra è «elevato». È quanto si legge nella relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato. «È elevato il rischio di un impatto di segno negativo sulla crescita e -si legge nel documento- di conseguenza il rischio di un assottigliamento degli effetti attesi sul disavanzo, soprattutto per via della flessione del gettito fiscale connessa ad un più basso livello di attività economica». La magistratura contabile, sottolineando che non effettua stime sulla percentuale che l&#8217;impatto potrebbe avere, spiega che l&#8217;effetto potrebbe comunque essere quello già stimato dal ministero dell&#8217;Economia e dalla Banca d&#8217;Italia di uno 0,5% in tre anni.</p>
<p>FEDERALISMO, TROPPE DIFFERENZE PIÙ RISCHI (ANSA) &#8211; ROMA, 24 GIU &#8211; Occorre «un&#8217;armonizzazione» dei diversi apparati pubblici anche perchè le troppo differenze aumentano i rischi nel &#8216;camminò verso il federalismo. Lo spiega il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, durante la requisitoria nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l&#8217;esercizio 2009. «Non si tratta di attuare un processo di omologazione degli apparati pubblici, difficile da concepire di fronte alla complessità delle situazioni da governare, ma di perseguire un&#8217;armonizzazione che ponga come obiettivi di tutto il settore pubblico allargato la semplificazione delle regole, la trasparenza, la circolarità elettronica e la conoscibilità dei flussi di informazioni sia a fini di controllo e di lotta alla corruzione sia a fini di attendibile comparabilità dei costi di funzionamento e di determinazione dei cosiddetti &#8216;costi standard&#8217;. Questi obiettivi, oggi tutti in risalto a causa di una situazione congiunturale molto critica, rischiano di diventare di fatto non esigibili, se persistono, molto forti, le troppe diversificazioni che oggi caratterizzano i modelli di organizzazione sulla cui base operano i soggetti che svolgono le attività amministrative e gestionali pubbliche. Il tasso di rischio si innalza nella prospettiva dell&#8217;incremento del decentramento istituzionale e amministrativo che va comunemente sotto il nome di federalismo e che, per sua intrinseca natura, non esclude inevitabili divaricazioni tra aree geografiche».</p>
<p>PROVINCE COSTANO 43 EURO PRO CAPITE = Roma, 24 giu. (Adnkronos) &#8211; «Il mantenimento dell&#8217;apparto burocratico delle Province costa al cittadino italiano circa 43 euro pro capite, nella regione Calabria 83,5 euro». È quanto si legge nella relazione del procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Riscuccia, sul rendiconto generale dello Stato. Il tema delle Province, si sottolinea nel documento, «costituisce da alcuni anni argomento di vivo e acceso dibattito a tutti i livelli economico, politico, istituzionale, soprattutto in relazione ai costi e ai relativi finanziamenti connessi al loro mantenimento». La magistratura contabile sottolinea quindi come sia stato accertato che tra le spesa delle Province «quella più rilevante attiene alla funzione di amministrazioni generiche».</p>
<p>SOCIETÀ PARTECIPATE SPESSO UTILI SOLO PER ASSEGNARE POSTI «Comoda collocazione per soggetti collegati alla politica» (Il Sole 24 Ore Radiocor) &#8211; Roma, 24 giu &#8211; Le società partecipate dal settore pubblico comprendono un «numero assolutamente rilevante di presidenti e consiglieri di società e consorzi che attendono alla gestione dei servizi idrici, di raccolta di rifiuti, di produzione e distribuzione di energia e gas, di trasporto, di consulenza e formazione, di gestione di case-vacanze, di informatica e di telecomunicazioni». Lo sottolinea il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, nella requisitoria sul Rendiconto generale dello Stato, osservando che si tratta «di un elenco di attività utili sovente a procurare unicamente opportunità di comoda collocazione a soggetti collegati con gli ambienti della politica». Da ciò, prosegue, «il principale aspetto dei costi di tale sistema, destinati in primo luogo, a sostenere le spese di funzionamento» a cui va aggiunto «il depauperamento delle risorse pubbliche che può verificarsi non solo per effetto del ripianamento delle perdite da parte dei soggetti pubblici ma anche per effetto di mancata ricapitalizzazione».</p>
<p>CONTENIMENTO SPESA PUBBLICA È ESSENZIALE PREVIDENZA, ALIENAZIONI LOTTA A EVASIONE POSSIBILI SOLUZIONI (ANSA) &#8211; ROMA, 24 GIU &#8211; Il contenimento della spesa pubblica «è essenziale». Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, durante la requisitoria nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l&#8217;esercizio 2009. «Il problema essenziale &#8211; spiega Ristuccia &#8211; appare essere quello del contenimento della spesa pubblica e della individuazione dei settori in cui operare. Nella precedente relazione si erano in particolare prese in esame le possibili soluzioni offerte da un forte recupero dell&#8217;area dell&#8217;evasione fiscale, dall&#8217;alienazioni di beni del patrimonio pubblico e da una più incisiva riforma pensionistica».</p>
<p>STRUTTURA PLETORICA REGIONI ED ENTI LOCALI = MANCA PIANO RIFORMA, TRASFERIMENTI ALIMENTANO INTERESSI &#8216;PARTICOLARÌ Roma, 24 giu. (Adnkronos) &#8211; La struttura amministrativa di Regioni ed Enti locali è «pletorica», «ripartita in numerosissimi e spesso inutili centri, autorità, enti, agenzie, commissioni, comunità, società miste, istituti, scuole eccetera tutti o quasi autonomi centri di spesa». È quanto si legge nella relazione del procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, sul rendiconto generale dello Stato. Strutture che, sottolinea il Procuratore, «richiedono soprattutto l&#8217;erogazione di stipendi, gettoni ed emolumenti vari per una moltitudine di amministratori, manager pubblici, consiglieri e consulenti. Un sistema parcellizzato che -sottolinea la magistratura contabile- rimane perennemente in attesa di un vero piano riformatore e che sopravvive grazie anche a corposi trasferimenti agli enti locali che oscillano annualmente tra i 15 e i 20 miliardi e che inevitabilmente alimentano anche un insieme di finalità e interessi particolari, spesso mal controllati o controllabili».</p>
<p>DISATTESO OBIETTIVO 2009 = ITALIA NON HA ATTUATO POLITICA FISCALE ESPANSIVA Roma, 24 giu. (Adnkronos) &#8211; «Gli indici relativi all&#8217;esercizio 2009 hanno disatteso sia l&#8217;auspicio di una progressiva riduzione del debito pubblico sia deluso l&#8217;aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici». È quanto si legge nella relazione del procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, sul rendiconto generale dello Stato. La magistratura contabile evidenzia quindi l&#8217;effetto diretto che ha avuto la crisi economica sui conti italiani: «Oltre ad alcuni sgravi fiscali che hanno rallentato la crescita delle entrate fiscali, la pressione fiscale è salita al 43,2% del prodotto, risentendo del rallentamento dell&#8217;attività economica». L&#8217;analisi dei provvedimenti varati dal governo, proprio per sostenere l&#8217;economia nella crisi, «mette tuttavia in luce che l&#8217;Italia non ha attuato comunque una politica fiscale che possa definirsi realmente espansiva». Nella crisi degli investimenti nel corso del 2009, sottolinea inoltre la magistratura contabile, «non può non avere influito la significativa restrizione dell&#8217;offerta di credito bancario e il peggioramento delle aspettative delle imprese».</p>
<p>DIETRO FENOMENO EVASIONE ALIBI PSEUDO ETICI = Roma, 24 giu. (Adnkronos) &#8211; «Non si possono trascurare gli alibi pseudo etici che sono alla base di fenomeni di disobbedienza civile» come l&#8217;evasione fiscale che viene giustificata all&#8217;elevato peso della pressione fiscale o alla molteplicità degli adempimenti giudicati «troppo vessatori rispetto a livello e qualità dei servizi pubblici offerti al cittadino». A criticare le false giustificazioni che vengono date da parte di chi evade il fisco è il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato. L&#8217;incremento della propensione all&#8217;evasione, secondo alcune tesi, sottolinea Ristuccia «potrebbe essere riconducibile alla crisi» che avrebbe indotto Pmi e lavoratori autonomi all&#8217;evasione «come una sorta di ammortizzatore sociale occulto. Quali che siano i moventi che inducano ad evadere sta di fatto che la lotta all&#8217;evasione fiscale è andata assumendo un importante ruolo quale strumento di politica di bilancio». Nel 2009, ricorda il procuratore, le riscossioni complessive derivanti dall&#8217;accertamento sono stati pari a 7 miliardi, con un incremento del 19,8% rispetto al 2008. Risultati che la Corte dei conti giudica «molto positivi».</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611 &#8211; &#8220;LEGGE BAVAGLIO&#8221;: LUTTO NAZIONALE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>LA GIUSTIZIA CON LA &#8220;G&#8221; MAIUSCOLA</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 06:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Giustizia. Il nostro bene comune.
Il libro di Michael Sandel non offre una trattazione nuova e originale della giustizia secondo gli argomenti del filosofo dell&#8217;università di Harvard conosciuto sotto l&#8217;etichetta di “comunitarista”. È piuttosto l&#8217;opera “didattica” di un docente carismatico che pare attragga un enorme pubblico di studenti alle sue lezioni di filosofia politica, dalle quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/michael-sandel.jpg"><img class="size-medium wp-image-4272 aligncenter" title="michael-sandel" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/michael-sandel-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a></p>
<p> </p>
<p>Giustizia. Il nostro bene comune.</p>
<p>Il libro di Michael Sandel non offre una trattazione nuova e originale della giustizia secondo gli argomenti del filosofo dell&#8217;università di Harvard conosciuto sotto l&#8217;etichetta di “comunitarista”. È piuttosto l&#8217;opera “didattica” di un docente carismatico che pare attragga un enorme pubblico di studenti alle sue lezioni di filosofia politica, dalle quali verrà prossimamente tratta persino una serie televisiva. E in effetti questo Giustizia. Il nostro bene comune offre ai lettori la possibilità di compiere un viaggio appassionante quanto facile e persino divertente nei meandri del concetto di giustizia.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4271"></span></p>
<p>Dico ciò perché è vero che non ci si stanca di leggere queste pagine, ben raccontate e vivacizzate coi “casi”, che corrispondono alla “narrazione” filosofica come quelle di Stephen King o John Grisham alla fiction di genere noir o giuridico. Quasi un philosophical thriller insomma, senza delitti se non quelli contro le idee, che offre una visione ampia e illuminante dei problemi della giustizia, soprattutto quelli che non si rivolgono esclusivamente a questioni economiche come l&#8217;aumento della produzione economica e la sua distribuzione, ma mirano a questioni etiche più elevate. Anche se prevalentemente di principi si tratta, alcuni personaggi emergono dalle loro teorie, e non viceversa come sarà nelle lezioni di Bobbio: Bentham dall&#8217;utilitarismo, Kant dalla teoria dell&#8217;intenzione, Rawls da quella dell&#8217;equità, Aristotele dalla dottrina della giustizia teleologica.</p>
<p>La posizione di Sandel è comunque improntata dal suo, dicevo, “comunitarismo”, ampiamente rivelato e propagandato nel decimo e ultimo capitolo, e col quale si intende un&#8217;impostazione non neutrale o astratta dalle convinzioni di fede dei cittadini, bensì una impostazione incarnata nella comunità e capace di trasferire tali convinzioni nella sfera pubblica: insomma un incentivo a promuovere il ritorno prepotente delle religioni nella centralità del dibattito politico nel più puro stile di Obama.</p>
<p>E siamo subito arrivati al finale “a sorpresa” che disturba lo studioso laico che fino a quel momento aveva ammirato le capacità didattiche come pure la scrittura avvincente di “casi esemplari”, nei quali il lettore è peraltro abilmente portato ad assumere il punto di vista dello scrivente. Salvo scontrarsi col problema della neutralità liberale, a parere di Sandel difficile da conseguire, o per meglio dire non opportuna da ricercare perché svuotata, a suo avviso, di reale impegno etico. Si possono affrontare questioni politiche solamente partendo dalle proprie convinzioni etiche e religiose, asserisce Sandel, anzi è bene formulare visioni politiche improntate ai propri precisi obiettivi religiosi, se si hanno, altrimenti etici. Pensare di aspirare alla neutralità in nome della tolleranza sarebbe, ripete Sandel, un esercizio di sterile moralismo: meglio entrare nell&#8217;agone coi propri convincimenti, con le proprie preferenze e i propri desideri e cercare di introdurli nella vita pubblica. Questo permette, sempre secondo Sandel, di evitare sia la Scilla dell&#8217;utilitarismo (che fa della giustizia una questione di calcoli e non di principio) quanto la Cariddi del liberalismo (che accetterebbe le preferenze delle persone quali che siano). Che è una presentazione quantomeno approssimativa, e poco aderente al vero, di queste posizioni-politiche. Come se il principio della neutralità liberale accettasse ogni preferenza, anche quelle del fumo o della pedofilia, senza guardare ai danni e/o ai benefici che esse apportano alla società.</p>
<p><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4274" title="giustizia" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/giustizia1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p><strong>Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.<br />
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.<br />
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]</strong></p>
<p>di Francesca Rigotti</p>
<p>Fonte: recensionifilosofiche</p>
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<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><strong>DESTRA RAZIONALE TRAMITE L’ASSOCIAZIONE LEPANTO E’ LIETA DI INVITARTI A QUESTO EVENTO CULTURALE:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg"><img title="logo_lepanto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg" alt="" width="110" height="110" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Siamo lieti di invitarLa alla conferenza del prof. Alexandre Del Valle sul tema</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il burqa attraversa l’Europa”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg"><img title="NO AL BURQA" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg" alt="" width="200" height="156" /></a><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center;">che si terrà il 24 giugno prossimo alle ore 18:30 presso la nostra sede (piazza Santa Balbina 8 – Roma).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il prof. Del Valle insegna Geopolitica dell’Islam alla Università Europea di Roma ed è autore dei recenti volumi pubblicati in Italia : Rossi, Verdi, Bruni (Lindau 2009) e Perché la Turchia non può entrare in Europa (Guerrini e Associati 2009).</strong></p>
<p style="text-align: center;">Contiamo molto sulla sua partecipazione a questo incontro che sarà seguito, come d’abitudine, da un momento conviviale.</p>
<p style="text-align: center;">Con i miei più cordiali saluti</p>
<p style="text-align: center;">Roberto de Mattei<br />
Presidente Fondazione Lepanto</p>
<p style="text-align: center;"><strong>NOTIZIE SU ALEXANDER DEL VALLE </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio"><strong>http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>LA LOTTA PER L&#8217;ACQUA PUBBLICA E&#8217; SOLO ALL&#8217;INIZIO</title>
		<link>http://www.destrablog.eu/la-lotta-per-lacqua-pubblica-e-solo-allinizio/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acquabenecomune.org]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<category><![CDATA[liberalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ronchi]]></category>

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Egr. Ministro Ronchi non ci incanti, l&#8217;accusatio è manifesta!
Da molti mesi il Ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, ha dato il via a una vera e propria campagna mediatica per difendere un “suo” decreto dall’accusa di privatizzare l’acqua e sconfessare il referendum abrogativo “l’acqua non si vende” (www.acquabenecomune.org). Non c’è media e giornale dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/acqua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4267" title="acqua" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/acqua.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>Egr. Ministro Ronchi non ci incanti, l&#8217;accusatio è manifesta!</strong></p>
<p>Da molti mesi il Ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, ha dato il via a una vera e propria campagna mediatica per difendere un “suo” decreto dall’accusa di privatizzare l’acqua e sconfessare il referendum abrogativo “l’acqua non si vende” (<a href="http://www.acquabenecomune.org">www.acquabenecomune.org</a>). Non c’è media e giornale dove il ministro non sia intervenuto, qualche volta in contraddittorio con noi del comitato promotore del referendum, e molto più frequentemente in solitaria.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4266"></span></p>
<p>Col primo giugno ministro e ministero hanno lanciato una “operazione verità” (testuale) intitolata “Acqua le ragioni dell’intervento”, una sorta di “decalogo” di “vero” e “falso” sulla Legge che sarebbe mistificata da noi referendari, dai movimenti dell’acqua bene comune e da tutti i difensori del servizio pubblico. Il testo, che è una vera perla, è stato messo bene in evidenza sul sito del ministero.</p>
<p>Per ironia della sorte un’idea simile era già venuta alle multinazionali francesi dell’acqua Suez e Veolia che in diverse occasioni (Forum internazionali e giornate mondiali dell’acqua) hanno divulgato pubblicazioni e istruzioni ai loro dipendenti su come rispondere alle accuse dei movimenti sociali. Il caso vuole che le risposte del ministro siano davvero molto simili a quelle delle multinazionali. Ma non c’è mistero. L’ideologia è la stessa.</p>
<p>Anche se l’epoca è cambiata. Lo testimoniano le quasi 900mila firme raccolte in un mese e mezzo proprio dalla campagna per l’acqua pubblica. E allora proviamo a fare chiarezza anche noi, sul “decreto Ronchi” e la “liberalizzazione” dell’acqua.</p>
<p>E prima di procedere – come ha scelto di fare il ministro e come fanno le multinazionali nelle loro campagne – al gioco del “vero” e “falso”, ricordiamo solo di cosa stiamo parlando perché rischiamo tutti (i media per primi) di prendere da subito un abbaglio.</p>
<p>Il provvedimento</p>
<p>Il 9 settembre 2009 il Consiglio dei Ministri vara un decreto legge “salva infrazioni”: un “rapido assolvimento di obblighi nei confronti dell’Unione europea per ovviare a procedure di infrazione per ritardato o non corretto recepimento di direttive comunitarie”. Nel decreto c’è un po’ di tutto. Come riporta il sito del ministero, c’è la riforma dei servizi pubblici locali con l’apertura del mercato ai privati, misure per la difesa del Made in Italy, regolamentazione degli spot telefonici e ancora, previsione di norme anti-mafia per l’Expo 2015, proroga delle convenzioni per la Tirrenia, obbligo di vendita di lampadine ed elettrodomestici a basso consumo a partire dal 2010.</p>
<p>Il 17 novembre il decreto è in dibattito alla Camera e per la 28esima volta il governo decide di porvi la fiducia con la consueta formula, annunciata dal ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito, velocizzare i tempi”. Mancava una settimana alla scadenza, il tempo per discutere c’era. Ma il governo non vuole discutere e si vota: 302 voti a favore e 263 contrari.</p>
<p>Il punto che riguarda l’acqua nel Decreto Legge 135/09 è l’art. 15 “Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica” (e notate bene “di rilevanza economica”) ed è molto corposo (<a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm">http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm</a>).<br />
È oggetto del primo quesito referendario della nostra campagna, che riguarda l’abrogazione totale dell’art. 23 bis della legge 133/2008 modificato appunto da questo art. 15.</p>
<p>Un solo articolo all’interno di un provvedimento omnibus che porta ad estreme conseguenze la “liberalizzazione” per i servizi pubblici locali (in teoria solo quelli a rilevanza economica: trasporti, rifiuti…).</p>
<p>Quindi fa sorridere che il ministero ex-post scriva frasi del tipo: “il sistema disegnato dal decreto Ronchi nasce dall’esigenza di adeguare il settore dei servizi pubblici locali, governato da leggi ormai anacronistiche, alle attuali esigenze dei cittadini, della società e dell’economia del Paese. Una necessità ancora più evidente relativamente alla gestione del servizio idrico integrato e al dissesto in cui versano le reti”.</p>
<p>Puro fumo negli occhi. Non c’è alcun sistema. Non c’è nessuna legge organica o riordino della materia. Sulle reti, le perdite, la qualità del servizio non c’è una parola nella Legge. Ci sono un sacco di chiacchiere per giustificarla, ma l’intervento di Ronchi è solo un articolo per spingere un po’ più in là la privatizzazione dei servizi pubblici. Non c’è riforma, non c’è dibattito, non c’è riordino legislativo. E infatti il ministro che orgogliosamente rimane col cerino in mano è quello per “le politiche comunitarie”, invece di quello per l’ambiente e la tutela del territorio o di quello per le infrastrutture. Non lo affiancano nemmeno. È rimasto solo Ronchi a parlare di reti idriche, concessioni, tariffazioni… Tutta roba che non gli competerebbe ma gli è caduta sul tavolo.</p>
<p>Vero o falso?</p>
<p>L’operazione “verità” del ministro è presentata in alcune affermazioni “vero o falso” con i relativi commenti.</p>
<p>La lista delle affermazioni è la seguente:</p>
<p>- Il decreto Ronchi privatizza l’acqua: falso<br />
- Un intervento nel settore era necessario: vero</p>
<p>- Le tariffe aumenteranno in maniera indiscriminata: falso</p>
<p>- L’acqua resta un bene accessibile a tutti: vero</p>
<p>- Non è più possibile affidare la gestione dei servizi in house: falso</p>
<p>- Nessuno vigilerà sui gestori del servizio e sulle tariffe applicate: falso</p>
<p>E il primo dato davvero significativo per noi dei movimenti per “l’acqua bene comune” è il rovesciamento di senso. Fino a sei/sette anni fa la privatizzazione veniva rivendicata come giusta ed efficiente. Adesso non riescono più a dirlo, devono giustificarsi a priori, assicurare che nessuno vuole privatizzare. Non c’è niente da rallegrarsi, purtroppo, perché se il senso comune si sta rovesciando a favore del pubblico (non del partitico, lottizzato, burocratizzato…) è perché dove è esistita la privatizzazione in toto o in parte le cose sono peggiorate e di molto. Ovunque. Lo dicono i numeri, quelli del governo, non i nostri. Guardare per credere.</p>
<p>Quindi il nostro gioco del “vero o falso” comincia proprio da qui, dall’idea che “il mercato fa meglio”, l’ultima spiaggia della privatizzazione all’italiana (mentre nel resto d’Europa hanno cominciato a ripubblicizzare).</p>
<p>Liberalizzare?<br />
Il decreto Ronchi sancisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e apre un mercato importantissimo alla concorrenza.</p>
<p>FALSO</p>
<p>Liberalizzazioni e concorrenza nulla hanno a che vedere con la gestione del servizio idrico. Il servizio idrico, come tutti sanno, è un monopolio naturale.</p>
<p>Ciò significa che, in questo settore, non esiste la concorrenza, che presuppone l’esistenza di più gestioni tra le quali i fruitori del servizio possono scegliere.</p>
<p>Il massimo che il mercato può offrire, in questo caso, sono le gare per aggiudicare il servizio. E qui emerge un altro problema: siccome il servizio idrico necessita di elevati investimenti prolungati nel tempo, le gare sono costruite con scadenze lunghe e revisioni brevi. Le concessioni durano 20-25 anni, mentre ogni 3 anni si possono ricalcolare tariffe, investimenti e le altre grandezze del servizio. Le condizioni ideali perché grandi potentati, magari multinazionali, possano fare “buone” offerte all’inizio e poi, grazie al fatto di detenere in modo pressoché esclusivo le informazioni sui costi e le modalità di erogazione del servizio, poter rinegoziare di fatto la situazione concordata. Basta andare a guardare le esperienze concrete: è sufficiente andare oltreconfine, in Francia, dove il meccanismo della gara è molto utilizzato per vederne i risultati. Lì il numero di procedure di gara è molto elevato, circa 580 in media all’anno, visto che il sistema è molto frammentato. Ebbene, in quasi il 90% dei casi, la gara ha confermato i precedenti gestori che risultano essere, nella grandissima maggioranza, le 3 grandi multinazionali francesi del settore, Veolia, Suez e Saur.</p>
<p>Si dice allora che è bene istituire una buona regolamentazione, magari tramite un’ Authority, per evitare che i grandi monopoli possano decidere su tariffe, investimenti, consumi ecc. Ora, anche prescindendo dal fatto che finora si è andati in direzione assolutamente contraria (il CONVIRI è stato ridimensionato, le Autorità degli ATO addirittura abolite entro l’anno), ci spiega il ministro Ronchi come una piccola pattuglia di studiosi, certamente assai indipendenti (come si è soliti fare in questo Paese), riuscirà a convincere Suez, Veolia, Acea, Hera ecc. a tenere basse le tariffe, fare tanti investimenti, accontentarsi di bassi profitti?</p>
<p>Lo vuole l’Europa?<br />
La legge Ronchi detta una serie di norme sui servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti) di adeguamento alla disciplina comunitaria.</p>
<p>FALSO</p>
<p>L’incipit del decreto Ronchi è menzognero. La norma non adempie ad alcun obbligo comunitario. Tale disposizione non esplicita le fonti comunitarie di riferimento che dovrebbe “applicare”.</p>
<p>Essa si “auto-proclama” norma di attuazione di obblighi comunitari perché l’Europa demanda ai singoli Stati membri la scelta in merito alla modalità di gestione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali. Ma il governo non ha legiferato, non ha detto: “il servizio idrico è di rilevanza economica”.</p>
<p>L’ultima parola sul servizio idrico in Italia spetta ancora ai Comuni (e per questo il Forum Italiano dei Movimenti da oltre un anno chiede ai Comuni di inserire nel loro statuto la dizione di “servizio idrico privo di rilevanza economica”). Il decreto, quindi, obbliga i Comuni a vendere le quote delle loro aziende di servizi violandone le competenze e il ruolo. Forza il passaggio del servizio a esclusivo valore economico senza dirlo chiaramente. Si nasconde dietro l’Europa.</p>
<p>Pubblica, privata o….?<br />
Il discrimine non è la scelta tra pubblico e privato, ma tra chi (pubblico o privato non importa) è efficiente e chi no.</p>
<p>FALSO</p>
<p>La gestione pubblica e quella privatistica si differenziano in modo sostanziale perché hanno obiettivi alternativi: la prima è finalizzata a soddisfare interessi e diritti della collettività, la seconda a raggiungere il massimo profitto. E anche il concetto di efficienza non è neutro: nel primo caso vuol dire pareggio tra costi e ricavi, nel secondo massimizzazione dell’utile aziendale.</p>
<p>O l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, da conservare per le generazioni future o diventa un bene economico soggetto alle regole della valorizzazione del capitale economico-finanziario.</p>
<p>Non si tratta di demonizzare il mercato e il profitto (che funzionano per altri beni e servizi). Si tratta di avere solo chiaro che quando si parla di acqua e servizio idrico, e di beni comuni in generale, il mercato non c’è e il profitto si costruisce, oltre che sulla domanda garantita, intervenendo in modo contrario agli interessi generali: incremento delle tariffe, sottoinvestimenti, aumento dei consumi. Abbiamo presente che anche la gestione pubblica può essere piegata ad interessi particolaristici, di natura lobbistica o clientelare. Ma proprio per questo la nostra idea di gestione pubblica è strettamente legata a quella di partecipazione e democrazia.</p>
<p>Parliamo di gestione pubblica partecipata, perché è quella corrispondente all’idea di bene comune. Vogliamo andare al di là della gestione pubblica intesa come proprietà statale o dell’Ente locale, perché se essa è premessa necessaria per soddisfare gli interessi della collettività, non ne è però condizione sufficiente. Occorre costruire meccanismi di partecipazione dei lavoratori e dei cittadini in grado di intervenire sulle scelte e gli obiettivi di fondo dell’utilizzo della risorsa idrica e della gestione pubblica del servizio: solo così si potrà affermare realmente il fatto che l’acqua è bene comune e il servizio idrico rispondente agli interessi generali.</p>
<p>Per cominciare a farlo non c’è poi granché da inventare, basterebbe ripartire dall’articolo 43 della Costituzione.</p>
<p>Cosa resta pubblico?<br />
Oggi in Italia la gestione pubblica è assolutamente preponderante e l’acqua è e resta un bene pubblico.</p>
<p>FALSO</p>
<p>È evidente e noto a tutti che la proprietà del bene acqua è pubblica e non cedibile, anche se poi il meccanismo delle concessioni (dall’acqua minerale alla produzione di energia idroelettrica) spesso mette a repentaglio il suo utilizzo per finalità pubbliche.</p>
<p>In ogni caso, la privatizzazione è in primo luogo la gestione a fini privatistici del servizio idrico, che è in corso ormai da 15 anni. Dalla metà degli anni ’90 alla gestione svolta da soggetti di diritto pubblico (Aziende speciali, Consorzi tra Comuni) si sostituisce progressivamente la gestione tramite società di capitali, in particolare S.p.A., che, com’è noto, sono soggetti di diritto privato e, come recita il codice civile, vengono costituite “per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili”.</p>
<p>È qui che si passa da un’idea di servizio pubblico, finalizzato al soddisfacimento degli interessi collettivi e imperniato su una logica economica di pareggio costi-ricavi anche con il ricorso alla fiscalità generale, ad un’impostazione mercantile, che assume come priorità la realizzazione del profitto e si finanzia con le tariffe e il ricorso al mercato e alla Borsa.</p>
<p>È qui il discrimine e il passaggio di campo, che porta i sevizi presunti “a rilevanza economica” a differenziarsi dagli altri servizi pubblici che garantiscono fondamentali diritti di cittadinanza, come sanità, istruzione, sicurezza.</p>
<p>Poi, si può discutere sul grado di privatizzazione: le S.p.A. a totale capitale pubblico sono dette spesso “privatizzazioni formali” mentre le S.p.A. miste e quelle private, definite “sostanziali”, sono maggiormente piegate a una logica legata al profitto. Per questo non si può sostenere che il servizio idrico non sia privatizzato perché sono solo 7 le S.p.A. totalmente private che finora gestiscono il servizio sul territorioitaliano: è più chiaro e rispondente alla realtà evidenziare che dei 110 soggetti che gestiscono il servizio idrico nei 69 Ambiti territoriali che hanno affidato il servizio tutte sono società di capitali, 106 S.p.A. e 4 srl. Poi, delle 106 S.p.A., 65 sono a totale capitale pubblico, 34 miste pubblico-privato (ma comanda il privato con patti parasociali in fotocopia) e 7 totalmente private.</p>
<p>Chi vincerà le gare?<br />
La gestione pubblica potrà rimanere: basterà che le Spa a totale capitale pubblico vincano le gare.</p>
<p>FALSO</p>
<p>Fermo restando che anche le SpA a totale capitale pubblico costituiscono una forma, seppure blanda, di privatizzazione, è necessario sottolineare che la vera innovazione del decreto Ronchi è proprio quella di ridimensionare drasticamente la presenza delle attuali 65 SpA a totale capitale pubblico, che dovranno cedere almeno il 40% del proprio capitale a soggetti privati entro la fine del 2011 pena la decadenza delle concessioni loro affidate. Perché il servizio idrico, alla fine del 2011, possa ancora essere affidato a SpA a totale capitale pubblico bisognerà affrontare una vera e propria corsa ad ostacoli, passando per il parere preventivo da parte dell’Antitrust, che dovrà accertare che non sussistono le condizioni per far ricorso al mercato, a riprova dell’ispirazione del decreto Ronchi.</p>
<p>Poi, certo, una volta reso residuale il loro ruolo, le SpA a totale capitale pubblico potranno partecipare alle gare, che, come visto prima, costituiscono il meccanismo più efficace per consegnare il servizio idrico alle grandi aggregazioni dominate dai soggetti privati e dalle logiche finanziarie.</p>
<p>Più investimenti, meno perdite, tariffe più basse?<br />
Con la riforma vengono poste le premesse proprio per una rapida e progressiva ripresa degli investimenti necessari per il settore e, in particolare, per la ristrutturazione della stessa rete idrica. Più efficienza porterà nel medio periodo a tariffe più basse.</p>
<p>FALSO</p>
<p>Qui siamo alla pura fantasia o alla pura mistificazione. Intanto bisognerebbe rispondere di cosa è già successo da 15 anni in qua, da quando è iniziato e si è affermato il processo di privatizzazione del servizio idrico. Negli anni 1996-2006 le tariffe sono cresciute di più del 60%, mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo, è stata di poco superiore al 25%. Gli investimenti dall’inizio degli anni ’90, quando assommavano a circa 2 mld euro/anno, sono letteralmente crollati (-2/3) ai circa 6-700 mil euro/anno dall’inizio degli anni 2000. con quello che ne consegue in termini di mancata ristrutturazione delle rete idrica e delle perdite ad essa connesse.</p>
<p>Va aggiunta poi l’allarmante, e per fortuna irrealistica, previsione di incremento dei consumi nell’ordine di quasi il 20% per i prossimi 15 anni. Ciò è dovuto a due fattori di fondo. Il primo è il meccanismo tariffario, fissato con un decreto ministeriale del 1996 e confermato nell’impianto della ”riforma” Ronchi, che costituisce il secondo grande pilastro della privatizzazione del sistema. Tale meccanismo sancisce che le tariffe devono coprire integralmente i costi di gestione del servizio, gli investimenti, nonché riconoscere un 7% di profitto garantito sul capitale investito ai soggetti gestori.</p>
<p>Il secondo è la possibilità per i soggetti gestori di intervenire nel poter definire tutte queste grandezze. E ciò ha “naturalmente” portato a considerare unica variabile indipendente il profitto garantito al 7% sul capitale investito, subordinando a ciò tariffe, investimenti e consumi. Le prime crescono sensibilmente, i secondi hanno una flessione pesante, gli ultimi diventano ambientalmente insostenibili: e tutto ciò non solo continuerà, ma con il decreto Ronchi avrà un’ulteriore accelerazione negativa.</p>
<p>In realtà, per far ripartire gli investimenti è necessario un Piano nazionale straordinario, slegandoli dal finanziamento tramite la tariffa e costruendo un efficace intervento di finanza pubblica a loro supporto. Una sorta di “grande opera pubblica”. Solo per questa via si riuscirà ad affrontare l’annosa problema delle perdite della rete e, assieme alla ripubblicizzazione della gestione, contenere le tariffe e disincentivare i consumi.</p>
<p>L’acqua resta un bene accessibile a tutti?</p>
<p>FALSO</p>
<p>La mercificazione dell’acqua e la sua conseguente trasformazione in bisogno (invece che diritto) rende reale il pericolo di estromissione delle fasce sociali meno abbienti e costruisce una relazione più stretta tra reddito delle famiglie e possibilità di avere accesso all’acqua potabile. Non è uno spauracchio, ma semplicemente la registrazione di quanto è già avvenuto dove il processo di privatizzazione si è spinto più avanti e che è destinato a realizzarsi se il disegno di Ronchi e del governo andrà avanti. Da questo punto di vista, basta dare un’occhiata al sistema inglese, dove, assieme ad una gestione totalmente privatizzata, esiste peraltro una forte e “preparata” autorità di regolazione pubblica, l’OFWAT. Ebbene, proprio in questa situazione, oltre a forti aumenti tariffari e a una situazione di rilevanti sottoinvestimenti, si è arrivati a un record negativo di “water poverty”, l’indicatore che misura l’insostenibilità del costo della fornitura d’acqua rispetto al reddito percepito: le famiglie inglesi che si trovano in questa situazione sono ormai circa il 10% del totale. In Italia, per altro, 8 milioni di cittadini non hanno ancora uno stabile e dignitoso accesso all’acqua potabile. Quanti diventeranno?</p>
<p>di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua</p>
<p>Fonte: megachip</p>
<p><strong>Acqua pubblica, Davide contro Golia</strong></p>
<p>Un milione tondo tondo di firme per l&#8217;acqua pubblica. Ovvero duecento cinquantamila in più del traguardo che inizialmente il Forum si era dato per questa campagna referendaria. Una gigantesca grande risposta a politiche di governo liberiste. Un movimento in tanti aspetti simile a quello nato all&#8217;epoca del G8 di Genova: i partiti sono ospiti, una rete diffusa, capillare e solida di movimenti e associazioni. E&#8217; impossibile nelle pagine di un giornale elencare le centinaia di sigle che hanno reso possibile un obiettivo così straordinario. Si possono indicare le aree, sapendo che si sta facendo il torto a qualcuno: i cattolici progressisti insieme ai centri sociali, interi pezzi di sindacato (soprattutto Cgil e Cobas) insieme alle associazioni di consumatori, il mondo ambientalista al gran completo, fino ai lavoratori delle società che gestiscono l&#8217;acqua. E poi cittadini comuni, quell&#8217;onda che progressivamente cresce attorno al popolo viola, le piazze per la difesa del diritto all&#8217;informazione, pezzi di quell&#8217;Italia che vuole capire perché siamo il paese più autoritario, più liberista e meno libero d&#8217;Europa.</p>
<p>Per capire conviene fermarsi in uno dei banchetti sparsi in Italia: «Acqua pubblica? Non c&#8217;è bisogno di spiegare nulla, firmo subito», è la frase più comune. Poi la seconda domanda riguarda il marchio doc: «Non siete per caso quelli dell&#8217;Idv, vero?», come chiedeva un&#8217;anziana signora a Roma. Domande a fiumi: come difendersi dalle società private, come ribellarsi all&#8217;aumento delle tariffe, come fare le analisi all&#8217;acqua che beviamo. In un clima che può ricordare le feste di paese. Come quando sulla cima dello Zoncolan, durante il giro d&#8217;Italia, sono apparsi i banchetti, scatenando gli applausi dei tifosi. O come a Nettuno, la settimana scorsa, quando le persone hanno lasciato la spiaggia per andare ad ascoltare Ascanio Celestini, e a firmare.</p>
<p>A ripercorrere a ritroso la strada che ha portato alla mobilitazione milionaria, si trovano episodi che raccontano bene quanto vale questo milione di firme. Due erano gli ostacoli solo apparentemente insormontabili, i partiti politici e l&#8217;informazione. Partiamo dall&#8217;ultimo, è una storia che ci riguarda da vicino. Fino a pochi mesi fa il tema acqua pubblica era sostanzialmente un tabù. E d&#8217;altra parte guardando le grandi imprese e i forti poteri finanziari che si nascondono dietro la privatizzazione delle risorse idriche si trovano nomi che pesano nei media mainstream. Grandi gruppi come Acea, ad esempio, hanno tra gli azionisti industriali di peso come Caltagirone, salito oggi al 13% della società romana, pronto a scalare il gruppo in vista dell&#8217;ulteriore privatizzazione già avviata da Alemanno. Il nuovo colosso multiutility del Nord, Iride, ha visto l&#8217;ingresso pesante di F2I, alla cui presidenza siede il nuovo banchiere di dio Ettore Gotti Tedeschi, a capo dello Ior, la banca del Vaticano. O le potentissime lobby delle acque minerali, budget destinati alla pubblicità in grado di interferire nelle scelte del mondo televisivo. Golia contro le voci che hanno accompagnato in questi anni la crescita del movimento per l&#8217;acqua pubblica, raccontando cosa significa privatizzare l&#8217;acqua, trovandosi davanti alla porta i tecnici delle multinazionali e i vigilantes pronti a tagliare i tubi se non riesci a pagare.</p>
<p>Il vero ostacolo, quello apparentemente più difficile, è venuto però dai partiti, anche dell&#8217;opposizione. Al momento della presentazione dei quesiti fu l&#8217;Italia dei Valori, con un Di Pietro particolarmente agguerrito, a cercare di allungare una gamba per lo sgambetto. Prima l&#8217;IdV chiese un posto in prima fila nel comitato organizzatore del referendum, dopo aver capito che quell&#8217;anomalo movimento poteva arrivare molto lontano; poi forzò la mano, presentando un quesito alternativo &#8211; che mantiene il modello privato come una delle scelte possibili di gestione &#8211; sul tema dell&#8217;acqua.</p>
<p>Segue la questione Pd. O meglio, di una parte del Pd. O, meglio ancora, probabilmente di una parte minoritaria del Pd. Una posizione ufficiale, come è noto, ancora non c&#8217;è. Ufficialmente si è espresso contro i referendum e contro la totale gestione pubblica dell&#8217;acqua il gruppo che si riconosce nella componente &#8220;ecodem&#8221;. L&#8217;impressione è che nell&#8217;alta dirigenza conti probabilmente molto il Pd &#8220;di governo&#8221;, quella parte del partito che è storicamente vicina alle gestioni miste pubblico private &#8211; vedi il modello Toscana, o il colosso Acea &#8211; oggi in forte difficoltà rispetto ad un referendum chiaro e radicale.<br />
I partiti della sinistra hanno invece accolto l&#8217;invito del Forum a dare una mano senza protagonismi. Federazione della sinistra, Sel, Verdi, Sinistra critica e PCdL fanno parte del comitato di sostegno al referendum, dando un sostegno deciso ma autonomo.</p>
<p>Quel milione tondo tondo di firme è dunque stato possibile grazie alla mobilitazione nata e cresciuta dal basso, nelle piccole sedi improvvisate di centinaia di comitati locali, abituati ad aprire le porte a cittadini di ogni tipo, arrivati con bollette a tre zeri in mano e magari con l&#8217;acqua staccata. Sono comitati dove in prima fila trovi le donne che fanno i conti per prime con la crisi economica e con la scientifica capacità predatoria delle multinazionali dei servizi, o gli anziani, memoria storica della capacità di combattere al minimo odore di ingiustizia. E poi professionisti, operai, insegnanti, precari stufi di essere visti come la parte flessibile del lavoro, stranieri che scoprono come l&#8217;Italia non sia quel paradiso promesso e non mantenuto. Un&#8217;esperienza di lotte e vertenze accumulate in cinque anni, partite dopo le prime privatizzazioni vere, spacciate per gestione mista.</p>
<p>La macchina organizzativa per i referendum è partita a fine marzo, grazie a volontari e forme creative di autofinanziamento. C&#8217;è chi ha creato il gadget richiestissimo delle borracce con la scritta &#8220;l&#8217;acqua non si vende&#8221;, chi ha preparato i manifesti che univano il 25 aprile con la liberazione dell&#8217;acqua, chi si è ingegnato a realizzare i sistemi informatici per il conteggio delle firme. Ma subito tutti hanno capito la potenzialità dirompente dei tre quesiti: chiedere una gestione pubblica senza se e senza ma, mettendo all&#8217;angolo le mediazioni, gli interessi e quel sistema gelatinoso che garantisce lobbies e affari era quello che questo paese aspettava. Non servivano manifesti, campagne pubblicitarie e informazione diffusa. I referendum dell&#8217;acqua pubblica vincono proprio perché sono radicali, perché toccano sulla carne viva un paese ferito. Un vero uovo di Colombo.</p>
<p>di Andrea Palladino</p>
<p>Fonte: Il Manifesto</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DESTRA RAZIONALE TRAMITE L’ASSOCIAZIONE LEPANTO E’ LIETA DI INVITARTI A QUESTO EVENTO CULTURALE:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg"><img title="logo_lepanto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg" alt="" width="110" height="110" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Siamo lieti di invitarLa alla conferenza del prof. Alexandre Del Valle sul tema</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il burqa attraversa l’Europa”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg"><img title="NO AL BURQA" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg" alt="" width="200" height="156" /></a><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center;">che si terrà il 24 giugno prossimo alle ore 18:30 presso la nostra sede (piazza Santa Balbina 8 – Roma).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il prof. Del Valle insegna Geopolitica dell’Islam alla Università Europea di Roma ed è autore dei recenti volumi pubblicati in Italia : Rossi, Verdi, Bruni (Lindau 2009) e Perché la Turchia non può entrare in Europa (Guerrini e Associati 2009).</strong></p>
<p style="text-align: center;">Contiamo molto sulla sua partecipazione a questo incontro che sarà seguito, come d’abitudine, da un momento conviviale.</p>
<p style="text-align: center;">Con i miei più cordiali saluti</p>
<p style="text-align: center;">Roberto de Mattei<br />
Presidente Fondazione Lepanto</p>
<p style="text-align: center;"><strong>NOTIZIE SU ALEXANDER DEL VALLE </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio"><strong>http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
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		<title>GERMANIA: IL NUCLEARE NON E&#8217; PIU&#8217; COMPETITIVO</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 07:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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Da Amburgo a Monaco, in viaggio tra le rinnovabili. E il nucleare non è più competitivo.
 
GERMANIA: non solo vento e sole, ma anche nuove tecniche per tirare fuori gigawatt dall’erba o dalle maree. E il nucleare non è più competitivo.
Da Amburgo a Monaco in sette giorni, un viaggio irripetibile tra tecnologie innovative e impiantidi ultima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/energie.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4264" title="energie" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/energie-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p>Da Amburgo a Monaco, in viaggio tra le rinnovabili. E il nucleare non è più competitivo.<br />
 <br />
GERMANIA: non solo vento e sole, ma anche nuove tecniche per tirare fuori gigawatt dall’erba o dalle maree. E il nucleare non è più competitivo.<br />
Da Amburgo a Monaco in sette giorni, un viaggio irripetibile tra tecnologie innovative e impiantidi ultima generazione. In Germania va in scena il futuro possibile dell’energia e noi siamo lì per raccontarlo.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4263"></span></p>
<p>A far gli onori di casa è la Daad, organizzazione tedesca che si occupa di scambi accademici, 14 uffici e 48 centri informativi ovunque nel mondo, attività promozionali e borse di studio per un totale di 280 milioni di euro all’anno, decine di migliaia di beneficiari tra professori e studenti. «Scambiare per cambiare» è il motto dell’organizzazione. Le università tedesche cercano le idee per costruire il mondo che verrà e spendono fior di quattrini allo scopo di intercettare gli studenti migliori in ogni angolo del pianeta. Allo stesso tempo inviano i loro universitari all’estero ad imparare quel che c’è da imparare altrove. Alle spalle la consapevolezza che bisogna investire oggi per ottenere risultati domani. In sessant’anni di storia, 670mila tra studenti, ricercatori e professori internazionali sono venuti a condividere con la Germania le loro conoscenze e capacità. 770mila tedeschi sono andati invece a studiare e lavorare oltreconfine. Risultato ultimo, dappertutto nel mondo la Germania è sinonimo di efficienza e innovazione tecnologica. In cinese il suo nome è de guo che, tradotto, significa Paese della virtù.<br />
 </p>
<p>Willkommen in Deutschland, annuncia il programma della “visita di informazione sulle fonti rinnovabili”, quelle pulite e infinite come il sole, il vento, il mare, il sottosuolo, le biomasse. Quelle che in futuro garantiranno all’umanità tutta l’energia necessaria senza problemi di inquinamento o rischi di distruzione di massa. Siamo in dodici tra giornalisti ed editori provenienti da mezzo mondo, tutti più o meno specializzati in politiche economiche e ambientali. Dall’Egitto, dal Kazakistan, dalla Malesia, dall’Australia, ci parliamo e ci comprendiamo senza grande sforzo, non solo perché l’inglese è la lingua di scambio ma soprattutto perché, con tutta la nostra diversità, esprimiamo concetti che sono patrimonio comune. Compatibilità ambientale, strategie industriali, ricerca di base, alternative tecnologiche, le questioni chiave legate all’energia sono le stesse ovunque, in Cina come in Giordania o in Spagna. Così come ovunque accade che le idee rivoluzionarie vengano osteggiate da coloro che sono mentalmente cementati nel mondo dell’industria pesante, dei combustibili fossili e della fissione nucleare. Come in Repubblica Ceca dove, racconta Adam Sura del settimanale Respekt, gli ingegneri e i politici formatisi nel periodo sovietico hanno ragionato per tutta la vita di torba e carbone e semplicemente non sanno guardare in altre direzioni.<br />
 <br />
Come scolari ubbidientipassiamo da un laboratorio a una fabbrica, da un congresso a un seminario, e ascoltiamo una dopo l’altra le lezioni di scienziati visionari che ci snocciolano davanti cifre su cifre, modelli futuribili, pacchi di informazioni senza fine.<br />
 <br />
Incontriamo decine di studenti che sanno come tirar fuori gigaWatt di energia dall’erba o dalle maree. Giovani dirigenti d’azienda che posseggono la chiave per trasferire elettricità attraverso gli oceani e ci parlano di mix energetici e griglie intelligenti. A noi, cui basterebbe poter dire che c’è abbastanza intelligenza nelle stanze del potere per fare la differenza tra sostenibile e insostenibile, tra il vantaggio immediato e il disastro futuro, tra la formica e la cicala. Incontriamo Peter Stehr, coltivatore diretto, che in sei fazzoletti di terra ha impiantato altrettante torri eoliche da 600 kW l’una per un investimento di 4,25 milioni di euro, finanziato al 90 per cento dalle banche e recuperabile in circa 12 anni. Sulla facciata della sua casa monofamiliare si vedono i segni di una profonda fede evangelista: «Tutto ciò che vedi appartiene al Signore, ora et labora». Da sette generazioni la sua famiglia produce in loco mele di alta qualità e lui, per tutta la vita, ha imparato solo a coltivare la terra e a pregare Dio. Eppure ci porta a visitare torri alte 126 metri e sa spiegarci, in dialetto ma con competenza, il funzionamento dell’impianto e la lettura dei vari parametri.<br />
 <br />
Parliamo col dottor Timon Kampschulte, uno dei più giovani professori all’Università di scienze applicate di Amburgo, cui basta poco per mostrarci come oggi sia economicamente più conveniente sovvenzionare l’energia fotovoltaica a 40 centesimi per kWh piuttosto che insistere sui combustibili fossili a 4 centesimi. Durante il pranzo alla mensa studentesca gli chiediamo quanto costa al netto delle sovvenzioni un kWh di energia nucleare e ci ride letteralmente in faccia. «Il nucleare non ha prezzo», dice. Nel senso che, messi in conto i conflitti necessari a procurarsi il materiale fissile e la spesa per lo smaltimento delle scorie, problema ancora oggi senza soluzione, il nucleare diventa una scelta dal costo incalcolabile.<br />
 <br />
Invitati una sera a una cena in un ristorante italiano non lontano dal centro di Amburgo, ci troviamo circondati da duecento tra attivisti, operatori, dirigenti d’azienda e politici, tutti attori impegnati nello sviluppo delle energie rinnovabili. Loro si incontrano cinque volte l’anno e, tra chili di pizza, innaffiati di chianti, stringono alleanze e immaginano strategie industriali. Nella ressa davanti all’insalata caprese e ai funghi trifolati incontriamo Pyung-Hee Kim, educatissimo direttore generale dell’Agenzia per la promozione degli investimenti in Corea del Sud. Il suo governo è impegnato a 360 gradi nello sviluppo delle rinnovabili e propone partnership a tutti i soggetti disponibili. Lo ascoltiamo parlare mentre ci illustra le linee politiche della sua patria lontana, consapevoli che sotto ai nostri occhi quest’uomo sta contribuendo a disegnare la società del futuro. E ci chiediamo come sarà possibile spiegare tutto questo a coloro che, nelle stanze del potere di casa nostra, ancora non hanno aperto gli occhi per guardare nella giusta direzione, quella del vento e del sole.</p>
<p>di Bruno Picozzi</p>
<p>Fonte: Terra</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DESTRA RAZIONALE TRAMITE L’ASSOCIAZIONE LEPANTO E’ LIETA DI INVITARTI A QUESTO EVENTO CULTURALE:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg"><img title="logo_lepanto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/logo_lepanto.jpg" alt="" width="110" height="110" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Siamo lieti di invitarLa alla conferenza del prof. Alexandre Del Valle sul tema</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il burqa attraversa l’Europa”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg"><img title="NO AL BURQA" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA1.jpg" alt="" width="200" height="156" /></a><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/NO-AL-BURQA.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center;">che si terrà il 24 giugno prossimo alle ore 18:30 presso la nostra sede (piazza Santa Balbina 8 – Roma).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il prof. Del Valle insegna Geopolitica dell’Islam alla Università Europea di Roma ed è autore dei recenti volumi pubblicati in Italia : Rossi, Verdi, Bruni (Lindau 2009) e Perché la Turchia non può entrare in Europa (Guerrini e Associati 2009).</strong></p>
<p style="text-align: center;">Contiamo molto sulla sua partecipazione a questo incontro che sarà seguito, come d’abitudine, da un momento conviviale.</p>
<p style="text-align: center;">Con i miei più cordiali saluti</p>
<p style="text-align: center;">Roberto de Mattei<br />
Presidente Fondazione Lepanto</p>
<p style="text-align: center;"><strong>NOTIZIE SU ALEXANDER DEL VALLE </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio"><strong>http://www.alexandredelvalle.it/biografia.php?leggere=bio</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DDL 1611</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg"><img title="lutto 3" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/lutto-3.jpg" alt="" width="550" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg"><strong><img title="accame" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/accame.jpg" alt="" width="300" height="204" /></strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche nel movimento delle idee.”</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giano Accame</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1928 — 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2.jpg"><img title="gandhi2" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gandhi2-243x300.jpg" alt="" width="196" height="256" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mahatma Gandhi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1869 — 1948)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti.jpg"><img title="GiacintoAuriti" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/GiacintoAuriti-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giacinto Auriti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1923 – 2006)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1.jpg"><img title="Niccolai1" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/04/Niccolai1-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beppe Niccolai</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1920 — 1989)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg"><img title="gentile" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/05/gentile.jpg" alt="" width="181" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni Gentile</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1875 – 1944)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg"><img title="Montanelli" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Montanelli.jpg" alt="" width="225" height="280" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 – 2001)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres.jpg"><img title="albert_londres" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/albert_londres-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Albert Londres</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1884 – 1932)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg"><img title="Norberto_Bobbio" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Norberto_Bobbio.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Norberto Bobbio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1909 — 2004)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri.jpg"><img title="dante-alighieri" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/dante-alighieri-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Dante Alighieri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1265 — 1321)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto.jpg"><img title="Toro Seduto" src="http://www.destrablog.eu/wp-content/uploads/2010/06/Toro-Seduto-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(1831 — 1890)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>RICERCA: IL PETROLIO NATURALE HOME MADE</title>
		<link>http://www.destrablog.eu/ricerca-il-petrolio-naturale-home-made/</link>
		<comments>http://www.destrablog.eu/ricerca-il-petrolio-naturale-home-made/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 05:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MORPHEUS - SUPERVISOR</dc:creator>
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