DEPRESSIONE ECONOMICA O ‘29? PARLA IL PREMIO NOBEL
Adesso che lo dice un premio Nobel…
Adesso che lo dice Krugman, si può essere sicuri che molti riprenderanno la tesi che il sottoscritto sostiene fin da subito dopo l’inizio di questa crisi. In particolare, “sbaveranno” per il piacere tutti i banaloni della “sinistra” che credono di essere progressisti quando si allineano al keynesismo (se sia proprio il pensiero del grande economista inglese lo discutano i suoi seguaci, personalmente ne faccio volentieri a meno).
Questa crisi assomiglierà alla lunga depressione di fine XIX secolo piuttosto che alla “molto più terribile” grande depressione iniziata il 1929. Questo il succo, molto succinto ma non alterato, del premio Nobel. Lasciamo perdere che avere questo premio due anni fa non è poi un gran titolo di merito; ormai da molto tempo esso è ampiamente squalificato. Non mi sogno però di sostenere che Krugman non sia un economista preparato e intelligente, cosa non poi tanto frequente in quel ramo sedicente “scientifico” da ormai alcuni decenni a questa parte. Il problema, appunto, è che è un economista. Vediamo un po’ che cosa si può scrivere sulle sue affermazioni.
Intanto non è lecito alcun paragone (“molto più terribile”) tra la “lunga” e la “grande” depressione. Alla fine del XIX secolo la depressione (anche indicata come stagnazione; e che viene solitamente datata 1873-96) è l’epoca in cui si accentua e prende grande slancio la “seconda rivoluzione industriale” con l’apertura di interamente nuovi settori produttivi; oserei parlare di nuove frontiere o orizzonti legati ad un ben più incisivo e stretto intreccio tra scienza, tecnologia e produzione. Si aprono nuove frontiere nel campo della produttività del lavoro con la riorganizzazione dei processi della sua estrinsecazione, pur se l’introduzione più ampia del taylorismo-fordismo (a partire dagli Usa) è appena successiva alla depressione (ma inizia già in essa). Tutto ciò ha conseguenze rilevantissime nella riclassificazione della stratificazione e segmentazione sociali.
Viene a quell’epoca in evidenza, fra l’altro, il più radicale passaggio dalla vecchia impresa – quasi identificata con la fabbrica (l’opificio di trasformazione dei prodotti) – alla nuova che s’imporrà largamente a partire dagli Usa, diventando nel giro di qualche decennio la vera forma dell’unità produttiva capitalistica. L’affermarsi di questa nuova impresa è stata vissuta, in particolare dai marxisti, quale semplice passaggio dalla concorrenza al monopolio (in realtà oligopolio, ma non sottilizziamo). La grande dimensione d’impresa, confusa per lo più appunto con quella della fabbrica, è stata da una parte trattata come processo di espansione della classe operaia; dall’altra come centralizzazione dei capitali. Anche di questo processo, su cui non posso qui soffermarmi, Marx aveva una visione di controllo e potere nella società. Sbagliò non prendendo attentamente in considerazione l’aspetto della complessificazione degli strati (in verticale) e dei segmenti (in orizzontale) sociali. Tuttavia, gli sclerotici marxisti, del resto ampiamente seguiti da molti economisti e sociologi radical, si sono fissati soltanto sulla centralizzazione della proprietà, sul possesso di pacchetti di maggioranza: prima assoluta, poi relativa, quella che comunque attribuisce il controllo della proprietà azionaria dell’intera impresa. Inoltre, come già notato, ci si limitò al mutamento delle “forme di mercato” (tali essendo concorrenza e monopolio) e non alle trasformazioni dei rapporti tra gruppi sociali.
I processi appena considerati condurranno poi nel tempo alla perdita relativa di rilevanza della “classe” operaia, che sia le correnti riformiste sia quelle rivoluzionarie del movimento operaio avevano ormai ridotto alle mansioni esecutive (alle “tute blu”), perdendo del tutto la grande acquisizione di Marx secondo cui chi avrebbe emancipato la società in direzione del socialismo e comunismo sarebbe stato l’operaio combinato o lavoratore collettivo, in quanto ricomposizione, non senza frizioni e contraddizioni, dei ruoli direttivi ed esecutivi nel processo produttivo.
Marx aveva errato nell’individuare questa tendenza dinamica, che supponeva intrinseca allo sviluppo capitalistico. Quest’errore di previsione andava semmai corretto, non certo messo da parte per inneggiare ad una classe operaia fatta di meri esecutori (privi “delle potenze mentali della produzione” sussunte sotto il capitale; detto da Marx, non da me), preparando così la lunga epoca dell’esaurimento e finale sconfitta del sedicente “movimento operaio”. Molte volte ho ormai scritto su questi argomenti, e non vi torno.
Qui mi premeva mettere in luce le radicali trasformazioni avvenute nella “lunga depressione” di fine ‘800. Nulla di così “epocale” si verificò nella “molto più terribile” (secondo Krugman) “grande depressione” del 1929. Solo un economista, che disputa tra i neoclassici e i neokeynesiani (e si mette dalla parte di questi ultimi), può essere così miope (e questo dimostra, fra l’altro, che i premi Nobel sono assegnati da tempo a meri “tecnici”, non a personaggi con una solida visione dei processi storico-sociali). Il bello è che Krugman ammette (o almeno mi sembra, perché non è poi così chiaro) che comunque non si esce dalla depressione del 1929 nel 1933 (anno di lancio del “mitico” New Deal) così come si afferma solitamente (in effetti si parla sempre di crisi 1929-33). L’economia ebbe in realtà piccoli sbalzi e nel ’37 fu di nuovo in forte perdita di velocità; con il ritardo normale nel corso di una crisi, la punta della disoccupazione negli Stati Uniti (la più alta dopo quella del 1932) si ebbe nel 1939.
Poiché, come già rilevato, nessuna trasformazione socio-produttiva dell’importanza di quelle di fine ‘800 (e primissimo ‘900) si era verificata, il “keynesiano” s’immagina che il merito spetti all’aver supplito, mediante spesa pubblica, alla carenza della domanda complessiva “privata” in paesi “opulenti” (ad alto sviluppo capitalistico e con elevata propensione, marginale, al risparmio). Un cervello “più fino” si rende però conto che, non essendo usciti dalla crisi nel 1933, il vero merito dello “scossone” positivo subito dall’economia capitalistica va ascritto non tanto al New Deal (semplice “pannicello caldo” utilizzato dal ’33 al ‘37) quanto alla seconda guerra mondiale (così come il merito dell’analogo superamento dell’altra “grande depressione” del 1907 era spettato alla prima guerra mondiale; questo è un “piccolo fatto” sempre messo tra parentesi dagli economisti). Ovviamente, il suddetto “scossone” positivo avviene subito negli Usa (che non sono teatro della guerra) e, dopo aver assorbito e risanato le devastazioni della stessa, nel resto del mondo capitalistico.
Il “cervello più fino” di cui sopra, quando è un economista keynesiano (pur se magari divenuto marxista alla guisa di uno Sweezy), che cosa pensa subito dopo avere “scoperto” che la crisi è risolta dalla guerra? La spesa per armi è il toccasana. Vengono prodotti beni che non alimentano l’offerta nel mercato perché inviati “al fronte” e presto distrutti o resi obsoleti, ecc. Generano però reddito che viene speso mettendo in moto il moltiplicatore dello stesso, e via discorrendo. Quando la guerra è finita, quando i paesi distrutti sono stati per l’essenziale ricostruiti, come alimentare ancora questa domanda? “Elementare Watson” risponde il keynesiano divenuto anche un po’ (o molto) “di sinistra”; come minimo “progressista” e “politicamente corretto”. Si deve dare slancio al Welfare State, meglio detto “Stato sociale” più che del benessere (quest’ultimo sa un po’ di spese superflue, di mero godimento di una vita poco frugale; mentre lo Stato sociale….. orsù, suvvia, vivaddio, volete mettere?!). Quindi via con le pensioni (“salario differito”) e con la sanità pubblica (“salario indiretto”). Se poi si va in pensione dopo 15 anni, sei mesi ecc. o se la sanità è uno spreco dietro l’altro, meglio ancora; si ha reddito da spendere e questo traina l’economia. La gran parte della spesa “pubblica” va in stipendi per gli impiegati, mentre poco resta per assicurare servizi minimamente decenti alla “collettività”? Sempre meglio; l’importante è assicurare che tutti abbiano da spendere: semmai bisogna convincerli a non risparmiare, ma ad acquistare il più possibile: “il vizio privato assicura il bene collettivo” e viceversa.
Tuttavia, il dopoguerra viene caratterizzato per decenni da sviluppi e brevi crisi (dette recessioni per distinguerle dalle “grandi depressioni” tipo ’29); le politiche economiche si limitano al ben noto stop and go, all’alternanza di misure contrapposte di allargamento e restringimento dei “cordoni della borsa” da parte del sistema bancario e dell’apparato pubblico. Un alternarsi di inflazione (soprattutto dei prezzi) e di deflazione (soprattutto della produzione “reale”). Nel complesso, però, prevale nettamente l’inflazione dei prezzi e s’ingigantisce il debito pubblico (fenomeno particolarmente evidente nel nostro paese, ma non solo italiano). Alla fine si ha la reazione neoclassica, neoliberista: contenimento dell’inflazione (obiettivo fallito a lungo fino ai prodromi di una nuova vera depressione) e del debito pubblico, anch’esso obiettivo non proprio ben riuscito e comunque con larghi effetti di deflazione (ammesso che questa sia dovuta principalmente alle nuove politiche economiche).
Ecco di nuovo strepitare i keynesiani che vogliono il ritorno all’antico, in una situazione mondiale totalmente mutata con la sparizione del “campo socialista” e gli Usa non più centro predominante globale. Intanto, come sempre avviene da metà ‘800 almeno, la ricchezza “fittizia” (finanziaria, molto effettiva finché dura) si accresce, e si accentra, assai più rapidamente di quella reale. Si profila il patatrac, che si cerca di dimenticare per oltre un anno. Infine il bubbone scoppia nel 2008 e allora tutti si mettono ad ululare che è la peggiore crisi dopo quella del ’29, qualcuno anzi sostiene che è come quella, in pochi (quelli del continuo sognare il “crollo del capitalismo”) che è peggiore e, ovviamente, finale. Sui giornali si offendono gli economisti che non prevedono nulla, che sono molto peggiori dei meteorologi (unica affermazione vera e sensata). Naturalmente, questi ignorantoni, accusati di essere incapaci di vedere al di là del proprio naso, continuano ad essere ospitati, pagati a peso d’oro, sui giornali e in TV, e pontificano senza cessa. Pure alcuni “critici critici”, perfino degli (auto)sedicenti “marxisti”, vengono recuperati e conoscono il loro periodo di gloria.
Nel 2009 tutto sembra acquietarsi; la situazione è grave ma non disperata, l’uscita dalla crisi si avvicina. Ci sono i soliti brontoloni, ma sono quelli dell’Apocalisse “nella manica” con la catastrofe imminente da sempre, dall’inizio dei tempi: catastrofe economica, ambientale, del convivere sociale, delle psicologie individuali, di tutto insomma. Non badarli è lecito, anzi doveroso, perché sono poveri malati di mente e andrebbero curati in luoghi appositi. Arriva comunque l’ulteriore botta del 2010 che dura tuttora, pur se si ricomincia – da parte di alcuni – a parlare di crisi in via di risoluzione. Nello stesso tempo, si riattizza la solfa prima accennata: gli economisti non ci azzeccano mai, ma si fanno scrivere e pontificare come e più di prima, ecc. ecc.
Finalmente arriva qualcuno che avverte: questa non è una crisi come le altre, ma un mutamento d’epoca. Ohibò, finalmente delle persone sensate. “Manco pe’ gnente”; il mutamento d’epoca sarebbe la crisi di un mondo senza morale, che deve tornare ai sani principi dell’insegnamento cattolico, della Chiesa (e perché non del Corano o di qualsiasi altra religione? Quanto a sfoggio d’etica, non ce n’è una che resti indietro rispetto alle altre). E si arriva allora ad un Krugman (e qualche altro, ma pochissimi) che avanza un’ipotesi senz’altro più acuta delle altre: questa crisi assomiglia alla depressione o stagnazione (non priva di balzi di crescita alternati a tonfi, con un trend sostanzialmente “orizzontale”) di fine ottocento (quasi un quarto di secolo, un’intera generazione). Non vi è dubbio che ci fa un figurone, è il classico monocolo nella terra dei ciechi. C’è però un “ma”, una piccola dimenticanza, tipica “da economista”.
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Si è già sopra rilevato che la fine del XIX secolo è stata caratterizzata da buona parte della “seconda rivoluzione industriale” con innovazioni di grande momento, in cui la scienza con le sue ricadute tecniche scopre “nuovi continenti” e questi alimentano nuovi settori produttivi. Si preparano innovazioni di processo della portata del taylorismo-fordismo, vi sono decisive trasformazioni sociali con ascesa del “movimento operaio”. Importante è poi il passaggio all’impresa moderna poiché annuncia l’avvento della nuova formazione dei funzionari del capitale, che in alcuni decenni sostituirà il capitalismo borghese (di matrice inglese). Del resto, in un periodo di tempo appena più lungo, anche il movimento operaio verrà messo fuori gioco perché attardatosi, in tutte le sue correnti (la “comunista” in particolare), su una interpretazione del capitalismo di tipo economico e giuridico, di cui sono state considerate quasi solo le forme mercantili e proprietarie.
Queste trasformazioni sono quelle decisive o prendono il davanti della scena riducendo a loro effetto quella che è la loro causa? Intanto va ricordato come siano quelle caratterizzanti gran parte del secolo XX, in senso appunto sociale e non meramente economico, fino alla “terza rivoluzione industriale” che si accelera e acquista particolare rilievo negli ultimi due decenni. Le “grandi depressioni” (1907 e 1929) stanno dentro l’epoca iniziata con la “lunga depressione”, non sono quindi della stessa natura e importanza di quest’ultima. Questo punto va rimarcato e tenuto fermo. L’epoca a cavallo tra otto e novecento è stata detta dell’imperialismo; tuttavia, troppo spesso confuso con il colonialismo, con la lotta tra potenze per la suddivisione del globo in gran parte ancora non capitalistico e contadino. Lenin intuì questa confusione, ma sbagliò affermando che, delle cinque caratteristiche da lui attribuite all’imperialismo, la più rilevante era la prima, la formazione del capitale monopolistico; anch’egli era d’altronde orientato dal marxismo (non esattamente dal pensiero marxiano) che metteva l’accento sulla centralizzazione e finanziarizzazione del capitale.
La caratteristica che si sarebbe dovuto valorizzare è invece l’ultima: la lotta tra potenze per la divisione del mondo in sfere d’influenza; una divisione continuamente rimessa in discussione a causa dello sviluppo ineguale delle formazioni capitalistiche (altra intuizione di Lenin) e dal conseguente mutamento dei rapporti di forza tra i vari gruppi nazionali capitalistici a livello mondiale. La “lunga depressione” di fine XIX secolo è sintomo e portato del declino dell’Inghilterra quale paese predominante (centrale) e della nascita di alcuni concorrenti (non certo in termini puramente economici) che si disputeranno la nuova predominanza. Innanzitutto gli Usa, le cui basi di nuova potenza in forte ascesa furono poste con la guerra civile o di secessione; inoltre la Germania (soprattutto dopo la guerra franco-prussiana) e appena più tardi il Giappone che inflisse una dura lezione alla Russia, frustrando le sue aspirazioni di diventare una di queste potenze e ponendo in evidenza la sua intrinseca debolezza (che la rese teatro della rivoluzione del ’17).
L’imperialismo è stato fin troppo caricato di singolarità. Ogni fenomeno storico è specifico; eppure è nello stesso tempo un seguito di eventi, alcune caratteristiche dei quali si ripresenta con diverse manifestazioni “puntuali”. Ho denominato multipolarismo la fase storica in cui una potenza declina e altre sorgono, in competizione fra loro, per prenderne il posto. L’epoca della “lunga depressione” è precisamente una fase di crescente multipolarismo che sarà poi seguita dal più aperto policentrismo conflittuale (con il suo seguito di eventi anche bellici assai radicali). La “stagnazione” di fine ‘800 va così definita solo in termini di crescita economica (del Pil diremmo oggi); fu però epoca di grandi trasformazioni sociali, di innovazioni, di scoperte scientifiche, di mutamenti culturali, ecc. Soprattutto, appunto, cambiò radicalmente il quadro delle influenze geopolitiche delle varie nazioni/potenze. I rapporti di forza a livello internazionale si modificarono notevolmente ma in modo non immediatamente tanto visibile, non del tutto percettibile. A parte alcuni scontri bellici, ci fu un grande movimento di diplomazie, di bracci di ferro seguiti da superficiali mediazioni e riappacificazioni, ecc. La politica – il livello delle mosse tattiche e strategiche per attaccare e difendersi, per aggirare l’ostacolo o affrontarlo a muso duro, per mostrare la volontà di cooperare che nasconde la preparazione dei prossimi tranelli e giravolte, e via dicendo – si mostrò in tutto il suo “splendore” di inganno, menzogna, raggiro; in ogni caso di astuzia.
Sembra incredibile che in così pochi si accorgano che ci troviamo oggi in un’epoca multipolare, in cui gli Usa hanno ancora un “surplus” notevole di forza, ma non possono più comportarsi da “padroni” del mondo; ed ecco la loro tattica (o, se si preferisce, strategia) del “serpente” che prende il posto di quella della “tigre” di pochissimi anni fa. Ecco le altre potenze in rafforzamento, ma ancora troppo deboli per scontri più “robusti”, manifestare una tendenza al compromesso e ad “improvvisi” allineamenti alle posizioni statunitensi, che lasciano nello sconcerto gli sprovveduti sempre alla ricerca del loro “paladino”, cui affidare i loro sogni di una “Umanità rigenerata”. Piaccia o non piaccia, questo è il modo in cui una parte dell’Umanità (quella piccola parte che domina) si “rigenera” coinvolgendo drammaticamente tutti gli altri che non decidono nulla. Inaudito che, proprio nel paese del grandissimo Machiavelli, siano così numerosi gli incapaci di capire questa banale “verità”. O si segue l’evolversi di questa “rigenerazione” dei dominanti o è meglio ritirarsi a fare l’eremita, a contemplare le “eterne Verità” rivelate da Dio o da qualche “Filosofo” in vena di prendersi per Dio.
Siamo con molta probabilità dentro una fase che ricorda quella della “lunga depressione” di fine ‘800 perché stiamo entrando in un’epoca di multipolarismo, quella che precede l’aperto policentrismo. La “volta scorsa” l’umanità non ce la fece a liberarsi dei (pochi) gruppi dominanti – nazionali, o sciocchi sostenitori della “transnazionalità” che prende il posto del fallimentare “internazionalismo”! Ed è già fallita anch’essa! – prima dell’affermarsi dell’aperto policentrismo con il suo seguito di drammi. Questa volta invece ci riuscirà? Non lo so, non sono nato per fare il Profeta e nemmeno, più modestamente, colui che legge l’avvenire nella sfera di cristallo. Di una cosa sono certissimo: non si tratterà mai della Rivoluzione Proletaria Mondiale. Intanto allora, se vogliamo essere utili a qualcosa, seguiamo questa epoca multipolare, attrezzandoci a capire che quanto vien detto ufficialmente non è mai ciò che accade realmente.
Non semplicemente per malafede degli attori in gioco. Il fatto è che gli interessi contrapposti delle varie potenze non sono oggettivamente componibili. Fin che una di queste è nettamente superiore alle altre – epoca monocentrica: diciamo inglese tra il 1815 e metà di quel secolo o poco dopo; americana tra il 1991 e il 2001-3 – tutto sembra andare quasi bene (a parte le ricorrenti crisi economiche più o meno gravi o semplici “recessioni”). L’epoca bipolare fu qualcosa di eccezionale, una fase di pace nel “primo mondo” e di atrocità nel “terzo”. Una fase, i cui effetti durano ancora “per trascinamento”, ma cesseranno fra qualche tempo; e ancora non la si è compresa a causa dell’annebbiamento provocato dall’ideologia dello scontro tra capitalismo e “socialismo”. Adesso però cominciamo, per primi barlumi, a capire come il capitalismo fosse la formazione dei funzionari del capitale (ormai totalmente vincitrice del capitalismo borghese, che alcuni ritardatari si affannano a combattere ancora) mentre il “socialismo” era una nuova formazione sociale in gestazione, che oggi si esprime nella crescita di nuove potenze. La sfera economica di queste ultime è caratterizzata dalle forme del mercato e dell’impresa, mentre quella politica (gli apparati, ecc.) hanno diversità ancora non ben colte e valutate.
Una volta finito il bipolarismo, durato pochissimo il monocentrismo statunitense, il mondo è di nuovo nel caos. La potenza in solo relativo declino riesce ancora a difendersi e a contrattaccare efficacemente. Questo fatto è responsabile della mutazione della “recessione” in più aperta e netta “crisi”, di cui tutti vedono però soltanto il lato economico. Qualcuno, come Krugman, intuisce che non si tratta di “grande depressione” (tipo ’29) ma di “lunga depressione” come alla fine dell’800. Non si capisce però che si tratta di fenomeni diversi, per niente ben espressi con il ricorso ad aggettivi come “grande” e “lunga”. E’ più che probabile (non credo a soluzioni diverse) che gli Usa non riprenderanno (non pacificamente almeno e non a breve termine) la predominanza monocentrica; per cui si rinunci all’idea del centro regolatore di un sistema economico uniformemente capitalistico con le sue “normali” crisi economiche periodiche. Tale paese è però in grado di resistere, ed in questa resistenza metterà in atto tutte le manovre possibili, fra cui quelle economiche e finanziarie, uno strumento della politica (come insieme di mosse tattiche e strategiche).
Gli attori di queste mosse credono a volte di poter inseguire la “cooperazione”; solo che ognuno vuole che questa sia vantaggiosa per lui e, quando vede che così non è, pensa siano gli altri a ingannarlo, si mette in sospetto e reagisce. Alla fine ognuno si muove con intenti di raggiro, per cui le intenzioni dichiarate sono del tutto diverse dagli obiettivi perseguiti. Non basta. Quando gli attori cominciano ad essere in discreto numero, e in grado di pensare e agire per i propri interessi, il risultato delle azioni è differente da quello perseguito da ognuno di essi. Nessuno è soddisfatto e ognuno attribuisce questa insoddisfazione o alla malafede degli altri oppure – quando si tratti di attore di fatto subordinato ad altro più forte (mettiamo l’Italia nei confronti degli Usa) – si inventa diversivi del tipo della “mancanza d’etica” negli affari, dei banchieri troppo avidi di forti guadagni, da colpire con durezza salvo poi fare dietrofront per paura di ulteriori collassi (sappiamo di chi si sta parlando, no?).
Prima di arrivare al policentrismo con i suoi duri scontri anche bellici (molto diversi sicuramente dalle guerre novecentesche), è possibile sperare nel rovesciamento dei gruppi dominanti (e subdominanti)? Finora non ci si è riusciti, ma sperare è sempre lecito. Ogni speranza va però abbandonata se non si capisce a quale fenomeno siamo di fronte, in quale epoca stiamo vivendo. Oggi, a parte questo barlume (però distorto e quindi alla fin fine sviante) di un Krugman, abbiamo solo molti chiacchieroni che si buttano a pesce sulla “superficie” della fase storica (certo drammatica per i singoli, per i dominati, non lo nego) creando il più grande caos di idee che si possa immaginare. O riprendiamo il timone in mano o “andiamo al diavolo”.
di Gianfranco La Grassa
Fonte: Conflitti e strategie
DDL 1611 – NO ALLA LEGGE BAVAGLIO
DDL 1611 – LUTTO DEMOCRATICO
LETTURA CONSIGLIATA DA NOI
Sandel, Michael, Giustizia. Il nostro bene comune, trad. it. di Tania Gargiulo.
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 332, € 25,00, ISBN 9788807104541.
[Ed. orig.: Justice. What’s the right thing to do?, Farrar, Straus and Giroux, New York 2009]
“E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti.
Anche nel movimento delle idee.”
Giano Accame
(1928 — 2009)
“Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l’odio con l’amore, la menzogna con la verità, la violenza con l’abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell’educazione di un bambino.”
“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”
“Il grado di civiltà di un popolo si misura da come vengono trattati i più poveri dello Stato e da come vengono trattati gli animali.”
Mahatma Gandhi
(1869 — 1948)
“Lo Stato di diritto ha considerato, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ça ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”
Giacinto Auriti
(1923 – 2006)
“Denunciare i nemici mortali che sono dentro di noi: la partitocrazia che genera professionismo politico contro la militanza; la casta contro l’impegno morale; la burocratizzazione; la corte e i cortigiani; la tendenza a ridurre il partito periferico ad un rete di piazzisti del voto, e che conduce ad una selezione verticistica della classe dirigente secondo le fedeltà, non alle linee ideali, ma alle persone che hanno il potere”
Beppe Niccolai
(1920 — 1989)
“Lo stato non si restaura se non si restaurano le forze morali che nello stato trovano la loro forma concreta, organizzata, perfetta. Lo stato non si restaura se non si restaura la famiglia, e nella famiglia l’uomo, che è la sostanza della famiglia, della scuola, dello stato.”
Giovanni Gentile
(1875 – 1944)
“L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.”
Indro Montanelli
(1909 – 2001)
“L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria.”
Albert Londres
(1884 – 1932)
Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.
Norberto Bobbio
(1909 — 2004)
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”
Dante Alighieri
(1265 — 1321)
“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”
Toro Seduto — Ta-Tanka I-Yotank
(1831 — 1890)












































































CHIARIMENTI SU “DESTRA RAZIONALE – SAPERE AUDE”
SI TRATTA DI UN’ASSOCIAZIONE POLITICO CULTURALE E NON DI UN PARTITO; COME SCRITTO CHIARAMENTE NEL NOSTRO STATUTO.
AL PROPRIO INTERNO VI SONO ASSOCIATI CON VARIE SENSIBILITA’ DI DESTRA (ESCLUSO ESTREMISMI) SINO AL CENTRO ED ABBIAMO LAICI, CATTOLICI ED EBREI.
PER QUESTO IL NOSTRO STATUTO PREVEDE CHE SIA POSSIBILE ESSERE ISCRITTI ANCHE AD ALTRI PARTI, MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI ETC… PURCHE’ RISPETTOSI DELLA LEGGE ITALIANA E DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA.
AL LIMITE SI PUO’ PORRE COME UN “MOVIMENTO D’OPINIONE” DATO ANCHE L’ASPETTO POLITICO PORTATO AVANTI.RIMANE IL FATTO CHE NON SIA, NE VUOLE ESSERE, UN PARTITO POLITICO.
NON SIAMO QUELLI “CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE” MA QUELLI CHE DICONO “RAGIONARE, CONFRONTARSI, COMBATTERE”.
IN ITALIA NON SI HA BISOGNO DI NUOVI PARTITI MA DI UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE.
I CONTENITORI ESITONO: MANCANO LE PERSONE CHE FANNO I CONTENUTI E LE AZIONI.
SIAMO E SAREMO UNO SPLENDIDO LABORATORIO POLITICO AVANZATO FATTO DA PERSONE LIBERE E PENSANTI – SAPERE AUDE – CHE SI SONO RICONOSCIUTE ATTORNO AD UNO STATUTO EQUILIBRATO E “RAZIONALE” CHE HA SAPUTO UNIRE PERSONE CON ESPRIENZE DIVERSE CHE RIMANGONO, SU ALCUNI TEMI, DIVERSE.
PERSONE CHE SI SANNO CONFRONTARE SENZA PRECONCETTI O PREGIUDIZI NEL MASSIMO RISPETTO DELL’INTERLOCUTORE.
PERSONE CHE NON AMANO FACILI SPOT, SLOGAN RETRO’ O LA POLITICA-CULTURA FAST FOOD.
RIMARCATO LA NOSTRA INDIPENDENZA E LIBERTA’ DI PENSIERO.
RIMARCO CHE QUESTA E’ UN’ASSOCIAZIONE PERCHE’ LE IDEE, LE NOSTRE IDEE COPIATE SPESSO E MALAMENTE, SONO UNA FORZA GENERATRICE IMPORTANTE PER L’ITALIA.
NOI AMIAMO LA PATRIA, NON I GIOCHI DI SEGRETRIA.
PER QUESTO E’ UN’ASSOCIAZIONE; PER QUESTO NON E’ UN PARTITO.
AUDERE MEMENTO SEMPER,
IL PRESIDENTE NAZIONALE E FONDATORE
MAURIZIO GUARINO
MORPHEUS - SUPERVISOR
12 lug 10 at 07:15
A.A.A. CERCASI PERSONE CON LA POLITICA NEL SANGUE E CON SETE DI APPROFONDIMENTO E CULTURA
LEGGI: STATUTO – MANIFESTO – REGOLAMENTO
http://www.destrablog.eu/?page_id=3285
DOVE NON SIAMO PRESENTI METTITI IN GIOCO SE ANCHE TU SEI UN “AMMALATO CRONICO DI POLITICA” COME NOI.
PROPONI QUALCHE COMMISSIONE IN AMBITO DELLA TUA PROFESSIONALITA’.
SOTTOLINEAMO CHE NON POSSIAMO OFFRIRE NULLA SE NON PASSIONE EDETERMINAZIONE.
UNA NUOVA REALTA’ CULTURALE C’E’’:
SE REALEMNTE INTERESSATO E MOTIVATO RISPONDI A QUESTA NOTA DOPO AVER LETTO CHI SIAMO AL LINK DI SOPRA.
PUOI ANCHE SCRIVERCI SULLA EMAIL DI FB O A destrarazionale@gmail.com
ORGANIGRAMMA ASS. POL. DESTRA RAZIONALE – SAPERE AUDE
WORKING IN PROGRESS
+ CDA NAZIONALE +
MAURIZIO GUARINO – FONDATORE et PRESIDENTE NAZIONALE
PETRONILLA CORSARO – VICEPRESIDENTE NAZIONALE
VALERIO EVANGELISTA – CONSIGLIERE NAZIONALE
+ SOCI ONORARI +
SEN. ANDREA AUGELLO
SEN. CESARE CURSI
DR.SSA BARBARA ACCAME
DR. NICOLO’ ACCAME
DR. GIULIO BUFFO
DR. LUCA MALCOTTI
DR. CAMILLO SCOYNI
+ + PRESIDENTI REGIONALI E PROVINCIALI + +
ABRUZZO: OMAR FAVORITI
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Pescara
RODOLFO DEL VECCHIO
Teramo
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L’Aquila
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Potenza
Matera
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Catanzaro
Cosenza
INES MARIA FAVORITA
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Reggio Calabria
Crotone
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Avellino
ATTILIO DE PIETRO
Salerno
Agro Nocero Sarnese
ELIO IOVINO
Napoli
Caserta
Benevento
EMILIA ROMAGNA: GIACOMO VENTURI
Parma
DIEGO DALCIELO
Bologna
Ferrara
Forlì-Cesena
Modena
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Ravenna
Reggio nell’Emilia
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FRIULI: CDA AD INTERIM
Udine
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Pordenone
Gorizia
Trieste
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Rieti
Roma
Frosinone
Castelli Romani
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Latina
Viterbo
LIGURIA: MARCO GARIBALDI
Genova
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Imperia
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LOMBARDIA: ROSSELLA FLOCCO
Bergamo
MARCO RESMINI
Brescia
FEDERICO SCRIMIERI
Como
Cremona
Lecco
FRANCESCO TISTI
Lodi
Mantova
Milano
Monza e Brianza
MARCO REBOSIO
Pavia
Sondrio
Varese
MARCHE: MASSIMO MONTESI
Ancona
Ascoli Piceno
Macerata
Fermo
Pesaro e Urbino
MOLISE: CDA AD INTERIM
Campobasso
Isernia
PIEMONTE: RICCARDO GHEZZI
Alessandria
Asti
Biella
Cuneo
Novara
Torino
Verbano-Cusio-Ossola
Vercelli
PUGLIA: AZZURRA MONACO
Foggia
VALERIO SALVO
Taranto
ANTONIO TARANTINI
Bari
MARIA PIA FERRANTE
Brindisi
GUGLIEMO CAFIERO
Lecce
Barletta-Andira-Trani
SARDEGNA: GIUSEPPINA SIAS
Cagliari
ANGELICA CAPPAI
Nuoro
FRANCESCA FIORI
Sassari
PIER PAOLO NAPOLI
Olbia-Tempio
Oristano
SICILIA: DAVIDE BRUGALETTA
Messina
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Palermo
Siracusa
Ragusa
Trapani
TOSCANA: EDDA GIUBERTI
Arezzo
Firenze
MIURA CAROSI
Grosseto
MARIO LUPI
Livorno
Lucca
Massa e Carrara
Pisa
Pistoia
Prato
Siena
TRENTINO-ALTO-ADIGE: CDA INTERIM
Trento
Bolzano
UMBRIA: MICHAEL SURACE
Perugia
GIOVANNI CUCCIARDI
Terni
VALLE D’AOSTA: DIEGO CARCASSI
Aosta
VENETO: CLAUDIO SARAGOZZA
Belluno
Padova
Rovigo
Treviso
Venezia
Verona
Vicenza
+ + +COMMISSIONI ATTIVATE + + +
DROGA – PRESIDENTE AVV. ROMOLO REBOA anche Direttore di “InGiustizia” http://www.facebook.com/group.php?gid=242170913044
ESTERI – MEDIO ORIENTE: PRESIDENTE DR. ELIO RABELLO dalla Città Santa di Gerusalemme http://www.facebook.com/group.php?gid=415055225323
GIUSTIZIA – PRESIDENTE NOTAIO DR. PROF. ERIC ROBERTAZZI http://www.facebook.com/group.php?gid=271581572618
INFRASTRUTTURE – PRESIDENTE ING. MAURIZIO MAZZOLA http://www.facebook.com/group.php?gid=254791154904
TRASPORTI – PRESIDENTE ING. ANDREA PRIMICERIO http://www.facebook.com/group.php?gid=247199589437
FORMAZIONE – PRESIDENTE DR.SSA ALESSANDRA BOCCA http://www.facebook.com/group.php?gid=243919782756
SALUTE – PRESIDENTE DR.SSA FIORELLA ANGELI PIGLIACAMPO
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-SALUTE/116633358375556?v=wall
CULTURA – PRESIDENTE DR. VINCENZO BOI
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-CULTURA/119006584808840?ref=ts
UNIONE DELLE DESTRE – PRESIDENTE DR. MARCO AFFATIGATO
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-UNIONE-DELLE-DESTRE/116866268350623?v=wall
AMBIENTE E NATURA – PRESIDENTE DR. PRIMIANO SCHIAVONE
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-AMBIENTE-E-NATURA/127279637287823
SICUREZZA – PRESIDENTE SOVRAINTENDENTE ENRICO STURMAN
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-SICUREZZA/120147534683884?ref=ts
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – PRESIDENTE DR. AUGUSTO GHIENLLI – Coordinatore Nazionale UGL per il MEF
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-PUBBLICA-AMMINISTRAZIONE/122292147803966?ref=ts
TECNOLOGIA – PRESIDENTE DANIELE RICCIARDI – Responsabile sistemi informatici dipartimento nanobiotecnologie IIT
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-TECNOLOGIA/122360914464996?ref=ts
PARI OPPORTUNITA’ – PRESIDENTE KETTY SIRACUSA
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-PARI-OPPORTUNITA/112217512155871?ref=ts
SOCIALE – PRESIDENTE EZECHIELE RAPAGLIA’
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-SOCIALE/126524120701956?ref=ts
ECONOMIA E FINANZE – PRESIDENTE DR. MARCO SABA
http://www.facebook.com/group.php?gid=255132947409&ref=ts
LAVORO – PRESIDENTE AVV. STEFANIA CASCU
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-LAVORO/132449136778132?ref=ts
MORPHEUS - SUPERVISOR
12 lug 10 at 07:15
CERCASI PRESIDENTI DI COMMISSIONE
DESTRA RAZIONALE HA ATTIVATO ALCUNE COMMISSIONI.
SE HAI ESPERIENZA ATTIVA O UN TITOLO DI STUDIO SPECIFICO INERENTE I TEMI RIPORTATI DI SEGUITO E VUOI ESSERE PRESIDENTE DI COMMISSIONE SCRIVICI SU FACEBOOK O EMAIL PER PRENDERE CONTATTO: destrarazionale@gmail.com INVIANDO UN TUO CV O SCRIVICI QUI SUL BLOG NAZIONALE.
POTETE ANCHE SUGGERIRCI UNA COMMISSIONE DA ATTIVARE.
COMMISSIONI DA ATTIVARE:
INFANZIA
FAMIGLIA
SPORT
SCUOLA
ESTERI – UNIONE EUROPA
ESTERI – OCCIDENTE
ESTERI – ASIA
TURISMO
ISTRUZIONE
RICERCA
BENI ED ATTIVITA’ CULTURALI
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DROGA – PRESIDENTE AVV. ROMOLO REBOA anche Direttore di “InGiustizia” http://www.facebook.com/group.php?gid=242170913044
ESTERI – MEDIO ORIENTE: PRESIDENTE DR. ELIO RABELLO dalla Città Santa di Gerusalemme http://www.facebook.com/group.php?gid=415055225323
GIUSTIZIA – PRESIDENTE NOTAIO DR. PROF. ERIC ROBERTAZZI http://www.facebook.com/group.php?gid=271581572618
INFRASTRUTTURE – PRESIDENTE ING. MAURIZIO MAZZOLA http://www.facebook.com/group.php?gid=254791154904
TRASPORTI – PRESIDENTE ING. ANDREA PRIMICERIO http://www.facebook.com/group.php?gid=247199589437
FORMAZIONE – PRESIDENTE DR.SSA ALESSANDRA BOCCA http://www.facebook.com/group.php?gid=243919782756
SALUTE – PRESIDENTE DR.SSA FIORELLA ANGELI PIGLIACAMPO
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CULTURA – PRESIDENTE DR. VINCENZO BOI
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UNIONE DELLE DESTRE – PRESIDENTE DR. MARCO AFFATIGATO
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AMBIENTE E NATURA – DR. PRIMIANO SCHIAVONE
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-AMBIENTE-E-NATURA/127279637287823
SICUREZZA – PRESIDENTE SOVRAINTENDENTE ENRICO STURMAN
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-SICUREZZA/120147534683884?ref=ts
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – PRESIDENTE DR. AUGUSTO GHIENLLI – Coordinatore Nazionale UGL per il MEF
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-PUBBLICA-AMMINISTRAZIONE/122292147803966?ref=ts
PARI OPPORTUNITA’ – PRESIDENTE KETTY SIRACUSA
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-PARI-OPPORTUNITA/112217512155871?ref=ts
SOCIALE – PRESIDENTE EZECHIELE RAPAGLIA’
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TECNOLOGIA – PRESIDENTE DANIELE RICCIARDI – Responsabile sistemi informatici dipartimento nanobiotecnologie IIT
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-TECNOLOGIA/122360914464996?ref=ts
ECONOMIA E FINANZE – PRESIDENTE DR. MARCO SABA
http://www.facebook.com/group.php?gid=255132947409&ref=ts
LAVORO – PRESIDENTE AVV. STEFANIA CASCU
http://www.facebook.com/pages/DESTRA-RAZIONALE-Commissione-LAVORO/132449136778132?ref=ts
MORPHEUS - SUPERVISOR
12 lug 10 at 07:16
Articolo 4 della Costituzione Italiana
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Articolo 21 della Costituzione Italiana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
MORPHEUS - SUPERVISOR
12 lug 10 at 07:16
Buongiorno a tutti.
Post interessante , come dice Gianfranco dobbiamo prendere il timone in mano se non vogliamo realmente finire alla deriva , anche se a mio parere ci manca poco .
La depressione economica è tornata sarebbe da ipocriti dire che non è cosi , credo che ci sia tanto da fare , tanto da cambiare , ma le parole servono a ben poco senza i fatti e soprattutto quando vengono pronunciate da gente che pensa esclusivamente ai propri interessi anzicchè a quelli del paese .
L’economia sta andando allo sfascio e l’Italia ormai non riesce più a dare una risposta chiara e precisa per risollevarsi da questa crisi .
Qui non si tratta di destra , sinistra o quant’altro , capitalismo o non capitalismo , si tratta di fatti concreti che possano realmente rinnovare l’economia e soprattutto migliorarla .
Eliminare a mio avviso il signoraggio bancario e riprenderci il quarto potere sarebbe la risoluzione di questa crisi infinita.
petronilla.corsaro
12 lug 10 at 09:11
Nelle loro mani pure l’energia pulita si zozza!
Sarebbero almeno cinque gli indagati nella tranche dell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna condotta dalla Procura di Roma che ha svelato “un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti” e volta “a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione”. Tra questi appare anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini accusato come gli altri di violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete. Nel registro degli indagati oltre all’imprenditore sardo Flavio Carboni, all’ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e all’imprenditore napoletano, Arcangelo Martino, arrestati tre giorni fa, risulta iscritto anche l’assessore regionale della Campania Ernesto Sica. Anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino sono indagati a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosidetta ‘P3’ nata da uno stralcio dell’indagine degli appalti sull’eolico in Sardegna. Dell’Utri e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete. Il Pdl sbanda: quindicimila pagine, ore ed ore di intercettazioni, di conversazioni tra affaristi, magistrati e politici. E tra questi il coordinatore del Pdl, Denis Verdini ed il creatore di Forza Italia, il senatore Marcello Dell’Utri. Tutti insieme uniti appassionatamente a tramare, a “nominare” politici e magistrati, ad organizzare convegni per pilotare affari, assunzioni ed intrallazzi di ogni genere, possibilmente del peggior genere! Sponsorizzandole oppure tentando di affossarle diffondendo false informazioni. Un’operazione mastodontica che fa tremare tanti palazzi e che i carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, hanno chiamato “Operazione Insider”.
Caro Gianfranco, come fai a stare con “Certa Gente”! Cacciali via, sbattili tutti fuori, prendi in pugno il partito. Non sei tu a dover lasciare, ma ‘loro’! Non è più tempo di ignorare la gravità ‘morale’ di ciò che sta accadendo, continuare a sopportare, ingoiare il rospo senza restarne strozzati è impossibile: un suicidio politico! Adesso che il “padre-padrone” è finito, politicamente morto, c’è solo da seppellirlo, da sospingerlo dentro quella fossa che i “suoi” gli hanno scavato utilizzando i suoi stessi strumenti: corruzione, malaffare, disonestà. Adesso o mai più, ti direbbe Giorgio Almirante. Adesso, ti chiede il popolo italiano, la gente perbene di questo paese, naturalmente!
LiberalVox
13 lug 10 at 09:57