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CARO MONTI ANCHE NOI SIAMO MONOTONI

 

Fanno scandalo le parole del premier Monti: “il posto fisso è noioso”. Ma prima di scandalizzarci proviamo ad analizzare la frase:

IL                        = articolo determinativo maschile

POSTO FISSO (lavoro fisso)   = leggenda risalente ai tempi dei carolingi, si narra che lo stesso Carlo Magno dal momento che non riusciva a trovare un posto di lavoro fisso si diede a guerreggiare per l’Europa occidentale, oltretutto, a far crescere la sua ira ci pensò un antenato di Michel Martone che gli diede dello sfigato perché non divenne imperatore entro i 28 anni.

E’                        = verbo: essere-esistere

MONOTONO   = neolinguismo italiano. Significa: ORMAI SIETE FOTTUTI, quindi accontentatevi dei posti di lavoro precari, sottopagati, senza nessun diritto, senza nessuna pensione.

E qui sorge la prima domanda: se il posto fisso è monotono, per quale motivo “spingete” amici e parenti in posti di lavoro statali e superfissi?

Eh lo so, son dei duri lavori quelli che appioppate, e qualcuno li deve fare, se non ci foste voi a sacrificarvi per noi…

Ora, non volendo pensar male, vorrei provare ad analizzare l’affermazione del nostro primo ministro; son sicuro che egli stesso intenda con queste parole, auspicare ad un mercato del lavoro veramente libero, in stile americano per essere chiari, dove si ha (o meglio si aveva) la possibilità di poter cambiare lavoro praticamente in qualsiasi momento si desideri, l’importante è avere un buon curriculum e voglia di fare.

Ma in Italia, signor primo ministro, non possiamo ragionare in questi termini; ci sarebbero troppe cose da cambiare e da stravolgere, clientelismi, aiuti in cambio di voti, spinte, baronati, nepotismi: altro che mobilita’ sociale, qui stiamo all’era della glaciazione sociale.

A meno che non vi sia una rivoluzione che stravolga il quieto (e mafioso) modus operandi italiano, quello che lei auspica è pura fantasia.

Per prima cosa si dovrebbe cambiare la mentalità dei nostri industriali, non parlo dei piccoli artigiani o delle piccole imprese che il più delle volte vengono tenuti per le palle (mi si passi il termine) dai grandi gruppi industriali, parlo proprio della nostra CONFINDUSTRIA, come pensa di far capire a questi signori che non è più possibile avere finanziamenti statali per sopravvivere, o meglio continuare a vivere (bene) come stanno facendo ora?  Come pensa di fargli capire che invece di avere dei CDA con soci che coprono dei ruoli in più aziende (e spesso anche tra loro concorrenti), grazie al clientelismo o al fatto che certi posti di lavoro son “cosa loro” , è ora che assumano dei giovani capaci? Non crede che sia arrivato il momento di pretendere dagli industriali di investire in ricerca, sbloccando oltretutto molti posti di lavoro? Come pensa di “sbloccare” il mondo degli appalti pubblici, così da far lavorare più aziende e quindi più lavoratori? Non crede anche lei che il mondo del lavoro stia andando sempre di più verso una cerchia ristretta di persone?

Poi stiamo vendendo tutto e siamo terra di conquista straniera: Confindustria invece di blaterare cosa fa? Oramai che rappresenta? Le aziende italiane o quelle straniere?

Non pensa che sia una tragedia perdere ogni anno tanti giovani che scoraggiati devono andare all’estero per crearsi un futuro e lavorando (e pagando le tasse all’estero), non potranno pagare le pensioni dei futuri anziani? Quindi dovremmo aspettarci un’altra riforma delle pensioni?

Per quale motivo, Signor Presidente, ogni volta che si pensa alla riforma del lavoro la prima cosa che vi viene in mente è di eliminare i diritti come l’art.18 che sanno tutti essere solo un falso problema?

Son d’accordo con lei, quando dice che in Italia ci sono iperprivilegi che sono stati un danno per i giovani di oggi. Ma se per una volta provaste a cambiar le cose partendo dall’alto, credo che ne guadagneremmo tutti.

Prima di eliminare certi diritti (o super privilegi) provate a cambiar la mentalità di chi il lavoro lo fornisce e di Voi che state al Potere.

Prima di affrontare un argomento considerato, a torto, un tabù (niente è un tabù signor primo ministro, il tabù lo si impone come autodifesa)  provate a fornire una controproposta, un qualcosa su cui dibattere, non solo e sempre promesse ed intenzioni, come il fantomatico contratto unico.

Ma non voglio parlare solo di industria e industriali signor Presidente, il mondo del lavoro è vasto, soprattutto in Italia: incentivare il lavoro nel turismo, investire nel turismo (come è possibile che in Pompei vi sia un solo albergo?), ma forse toccare certi tasti è per voi un grosso tabù; l’Italia ha il più alto numero al mondo di siti protetti dall’UNESCU, e non si può sfruttare questa immensa risorsa, vuoi per un menefreghismo istituzionale vuoi per un interesse personale o magari perché siamo talmente abituati a vederle tutti i giorni certe opere uniche che è diventato…MONOTONO.

Altra monotonia da combattere, il settore agricolo. Gli stessi operanti del settore denunciano quotidianamente che le grandi GDO li stanno mettendo alla fame, vengono sottopagati e l’unica monotonia che provano è quella di tornare a casa sfiniti, sconfitti, controllando cartelle esattoriali, controllando i bilanci di famiglia sempre più magri. Non pensa che intervenire in questo settore, dando la possibilità ai giovani di intraprendere una nuova avventura, possa liberare altre migliaia di posti di lavoro? Non pensa che perseguitando lo sfruttamento di extracomunitari clandestini (e a volte anche di connazionali in regola) possa dare un futuro lavorativo ai nostri giovani?

Per quale motivo i soldi pubblici, e quindi nostri, devono essere in larga parte fagocitati da quella tenia che è CONFINDUSTRIA e non vengono spartiti più equamente per tutti gli altri settori?

Come vede signor Presidente, idee per un lavoro meno monotono ce ne sono a iosa, basta semplicemente avere il coraggio di riformare questo Paese a 360°, perché per noi l’unica triste monotonia è che siamo sempre i più sfigati e quelli che ci rimettono di più. Vorremmo crearci un futuro signor Presidente, vorremmo delle risposte dal nostro Stato, vorremmo la possibilità di creare una famiglia, vorremmo un giorno essere orgogliosi di quello che è diventata l’Italia.

Ma lo so, con tutte queste richieste stiamo diventando sempre più MONOTONI.

di Ivan D’Alessandro

Memmbro del CdA e Coordinatore Nazionale per il Centro Italia DR

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